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Autore: Fiore Forti
Titolo: Mare nella Terra dei Vulcani
Genere Romanzo Fantastico
Lettori 139
Mare nella Terra dei Vulcani

Uno sguardo su Blumondi

Blumondi, dove viveva la protagonista di questo racconto, era una cittadina piccolina e piena di case colorate disposte su lunghi viali alberati. Tutte le persone che passavano da quelle parti, respirando l'aria pura che aleggiava in quel luogo, non riuscivano più a pensare ad un posto migliore di quello dove vivere, e così non andavano più via.
Blumondi era immersa nella natura, ed era nata per amore della natura, per questo ogni strada era stata chiamata col nome di una pianta; che fosse albero, cespuglio o fiore, non importava, ognuno aveva il suo spazio. Viale dei Tigli, ad esempio, è il più grosso viale esistente da quelle parti, ma se volete mangiare il gelato più buono (nonché l'unico), dovete camminare per Via degli Abeti e fermarvi da Fico: lo riconoscete dall'insegna a forma di fico. Consigliatissimo il gusto pescarancia.
A realizzare questo piccolo paese agreste era stato Gelsomino Del Verde, amante di tutti gli esseri viventi, in particolar modo delle piante. Proprio grazie alla sua conoscenza della flora, il Signor Gelsomino si era super arricchito, creando una pianta che purifica l'aria dallo smog, cento volte più potente di un tiglio comune. Il memorabile giorno in cui aveva venduto l'unico seme esistente della pianta salvacittà, era corso a spendere quasi tutti i suoi soldi acquistando terreni. Ogni giorno comprava terreni, e ancora terreni confinanti ai primi terreni comprati. Da questa moltitudine di campi era nata Blumondi, la cittadina agreste. Qui, proprio su queste terre incontaminate, avevano visto la luce piante stranissime, come la Margherita Farfallosa o l'Agerato Multifunzione, oltre alle classiche rose e alle ortensie, ai gigli e alle primule, ai cespugli e alle siepi e tutti gli alberi da frutto e da ombra che vi vengono in mente...
Tutto era verde e profumato e bello a Blumondi, ma Gelsomino si era reso presto conto che tanta naturale bellezza e gli squisiti frutti che offriva non potevano essere un tesoro segreto, ed ecco che aveva iniziato a costruire le strade, le piazze, e le case, (queste ultime le aveva volute tutte colorate come i fiori: una gialla come la mimosa, un'altra rossa come il papavero, una viola come la lavanda...). Col tempo erano arrivate le persone, che avevano iniziato a vivere nelle abitazioni colorate, e piano piano gli abitanti avevano aperto anche qualche negozietto.
Tutta la cittadina così composta era racchiusa tra due grossi lombrichi blu: i due fiumi che circondavano Blumondi.
Un giorno, all'età di settanta anni (ma dimostrandone quasi la metà grazie a dei segretissimi rimedi naturali da lui scoperti), Gelsomino del Verde e i suoi baffetti appena spruzzati di bianco, aveva inaugurato la Piazza principale del paese in un tripudio di applausi e colombi volanti.
- Oggi è un giorno importante, oggi inauguriamo Piazza Gelsomino Del Verde! - aveva detto al microfono la voce squillante di Lorenzo Grano, il capogruppo del paese. Alla presentazione era seguito un gran banchetto a base di verdure alla brace condite con maionese e ketchup, frutti caramellati e un tripudio di gusti speciali del famoso gelato di Fico. Per concludere il cielo si era colorato di fuochi d'artificio e gli abitanti festosi avevano ballato fino a tarda notte.
Si capisce che Blumondi era un posto piuttosto speciale, e non solo perché ai bambini che ci vivevano piaceva ogni tipo di verdura, compresi gli spinaci e i fagiolini, ma anche perché tutto era sempre rigoglioso e verde, soprattutto d'inverno.
A nord di Blumondi si trovava una piccolissimissima stazione ferroviaria o meglio, un deposito dove passavano le rotaie che proseguivano oltre il paese, allacciandosi ad altre rotaie sparse un po' in tutto il mondo.
La persona con più esperienza di viaggi da quelle parti era il capotreno, nonché agente di condotta, o più semplicemente il conducente del treno, Nino Senzacognome.
Nino Senzacognome era un ragazzone di due metri, con la faccia larga e due enormi spalle quadrate, che dirigeva il treno più buono e dolce del mondo, che i bambini del posto avevano soprannominato il Trenino Fiorellino.
Fiorellino, come tutti lo chiamavano in confidenza, era un treno con molte carrozze per le merci e una sola per i passeggeri. Con lui si era sempre certi che i carichi di piante sarebbero arrivati a destinazione perché, anche se non lo dava a vedere, ci teneva molto ad essere preciso. Lo stesso dobbiamo dire di Nino che, nonostante la stazza, era un tipo gentile e delicato.
Delle sue origini si sapeva ben poco perché era stato trovato una mattina di primavera tra le piante di zucca, nell'orto della Villa Verde di Gelsomino Del Verde.
Il fondatore di Blumondi raccontava spesso di quando una mattina di molti anni prima, uscendo a controllare l'orto, avesse visto un fagottino rosa con la coda dell'occhio. A quella vista aveva così esclamato: - Che strana zucca è nata stanotte! - . Poi la zucca rosa aveva emesso un gemito, e Gelsomino si era accorto che quello non era un ortaggio, ma un bambino, e da quel giorno lo aveva cresciuto come suo figlio, ringraziando la natura di quel regalo inatteso e stupendissimo.
A Blumondi, oltre ai campi, alle serre, alla stazione e alla gelateria Fico, erano presenti anche: un negozio di fiori (che riscuoteva molto successo nonostante i chilometri di campi dove prendere le piante), una falegnameria in cui si produceva arredamento d'interni e molti giocattoli, un negozio di alimentari, una piccola scuola, due bar dove venivano serviti decotti di fiori e frullati di frutta, un parrucchiere per grandi e piccini, e una piccola locanda per gli avventurieri.
E questo, per adesso, è tutto quello che c'è da sapere di Blumondi.

Un po' di Mare (e Omar)

In una delle case a due piani di Blumondi, precisamente quella azzurra all'angolo tra Via dei Peschi e Via dei Ciliegi, viveva una bambina di nome Marina Lucenti che tutti chiamavano Mare perché così era più corto.
Durante l'inverno Mare aveva preso una brutta influenza che l'aveva costretta a letto per un'intera settimana in cui si era nutrita quasi esclusivamente di tè fatto con fiori rinvigorenti e biscotti, e adesso non poteva più vedere il tè e nemmeno i biscotti, tranne quelli al cioccolato, quelli non riusciva proprio a smettere di mangiarli.
Marina Lucenti era una bambina piuttosto alta per la sua età, aveva gli occhi tondi, color nocciola, e le guance sempre un po' rosse. Oltre alla passione per i biscotti al cioccolato, amava la pizza e le patate cotte in qualsiasi modo, anche semplicemente bollite.
Quell'inverno, dopo essere guarita dalla febbre, Mare prese una decisione che lasciò tutti stupiti: si sarebbe tagliata i lunghi capelli biondi! Qualcuno ci provò, ma nessuno fu capace di farle cambiare idea. Così il giorno dopo, quando tornò a scuola con un taglio a caschetto degno di una rivista di moda di quelle che leggono le signore dal parrucchiere di Via Ortensia, raccontò a tutti di essere stata rapita dai pirati e di aver dovuto affrontare la dura prova del taglio dei capelli con un solo, preciso, colpo di sciabola. Ovviamente nessuno le dette credito, tranne Omar Ramo, il suo compagno di banco nonché amico da quando erano ancora nella culla. Omar credeva a tutto quello che l'amica gli diceva.
Leggermente più basso di Mare, Omar Ramo aveva i capelli castani, la faccia tonda e una sola fossetta sulla guancia sinistra. Un giorno si era svegliato strano e aveva trovato il coraggio di chiedere all'amica di sposarlo, ma lei gli aveva detto che senza un anello di fidanzamento non se ne parlava proprio. Tornato a casa dalla scuola il compagno di Mare aveva messo a soqquadro la camera e anche la soffitta, rovistando in ogni cassetto, fin a scovare un anellino di vetro rosa dentro ad un portagioie in un baule. Il giorno dopo aveva regalato l'anello a Mare che dopo averlo infilato al mignolo, l'unico dito in cui le entrava, aveva dovuto spiegare a Omar che intendeva un vero e proprio anello di diamanti. Omar non si era dato per vinto e i soldi che prima spendeva da Fico per un doppio gelato al lampone e cioccolato, adesso li nascondeva dentro un salvadanaio a forma di rospo.
Al contrario di Omar, Mare aveva sempre qualche idea buffa che le passava per la testa; dal giorno in cui si era tagliata i capelli, ad esempio, consigliava a tutte le compagne di farsi il caschetto; ai maschi invece diceva di lasciarli allungare, ed era talmente seria che riuscì a convincerne un paio.

Margherita Fiorino e Michele Lucenti

Marina Lucenti, detta Mare, non abitava certo da sola, essendo ancora all'incirca una bambina, anche se lei già si sentiva una ragazza (e in queste pagine così la definiremo se sarà necessario).
Nella casa azzurra tra Via dei Peschi e Via dei ciliegi, viveva anche Margherita Fiorino, sua mamma, e Michele Lucenti, il papà di Marina, che lei chiamava babbo.
Margherita Fiorino, al contrario di Mare, non si era mai tagliata i capelli che erano biondi e lunghi fino alla vita e anche di più. Anche lei come la figlia era alta e snella, e profumava sempre di fiori; non a caso faceva la fioraia.
Il suo amore per le piante era nato da piccolissima, quando cercava di acchiappare i fiori volanti che i genitori le avevano messo sopra la culla. Appena era diventata grande aveva fatto le valige ed era andata ad abitare nel luogo dove le piante sono importanti come le persone e dove molte varietà speciali vengono coltivate, Blumondi, appunto.
C'è da dire che Margherita non sopportava i fiori recisi e nel suo negozio vendeva solo quelli in vaso, o di tipo aereo, un particolare tipo di pianta che non ha bisogno della terra e quindi nemmeno del vaso.
Spesso Margherita aveva passeggiato per i larghi prati di Blumondi, incantandosi ogni volta a guardare gli strani fiori che crescevano da quelle parti... Il Signor Gelsomino Del Verde, che conosceva tutti gli abitanti del suo paese, quando la vide la prima volta, riconobbe subito in lei lo stesso amore incondizionato per le piante che anche lui nutriva. Decise così di mostrarle le sue più bizzarre creazioni, tipo l'Orchidea Arcobaleno, un rarissimo esemplare di orchidea che cambia colore a seconda dell'umore di colui che se ne prende cura.
- Questa è una pianta unica nel suo genere. - le aveva detto Gelsomino, porgendole il vaso dello speciale esemplare di orchidea.
- È una phalaenopsis rosa! - aveva sorriso Margherita, guardando i bellissimi fiori della pianta e le sue foglie carnose e verdi.
Gelsomino aveva riso sotto ai baffi: - È rosa perché sono sempre di buon umore! - aveva detto con una strizzatina d'occhio. - E adesso è tua, te la regalo! -

Fiore Forti
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