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Raul Montanari è autore di 17 libri di successo. Vive a Milano, dove tiene dal ‘99 corsi di scrittura creativa fra i più quotati a livello nazionale. Collabora con i principali editori italiani e ha pubblicato numerose traduzioni dalle lingue classiche e moderne. Dal 2008 al 2016 ha diretto il festival letterario Presente Prossimo. Nel 2012 ha ricevuto l'Ambrogino d'oro, il massimo riconoscimento istituzionale della città di Milano. Nel maggio del 2021 è uscito per Baldini+Castoldi la sua ultima opera: Il vizio della solitudine.
Patrizia Rinaldi si è laureata in Filosofia all'Università di Napoli Federico II e ha seguito un corso di specializzazione di scrittura teatrale. Vive a Napoli, dove scrive e si occupa della formazione dei ragazzi grazie ai laboratori di lettura e scrittura, insieme ad Associazioni Onlus operanti nei quartieri cosiddetti "a rischio". Dopo la pubblicazione dei romanzi "Ma già prima di giugno" e "La figlia maschio" è tornata a raccontare la storia di "Blanca", una poliziotta ipovedente da cui è stata tratta una fiction televisiva in sei puntate, che andrà in onda su RAI 1 alla fine di novembre.
Cinzia Tani è giornalista e scrittrice, autrice e conduttrice radiotelevisiva. Dopo la maturità classica consegue la laurea in Lettere Moderne e il diploma come interprete e traduttrice di lingua inglese, francese e spagnola. Debutta nel 1987 come scrittrice con il libro “Sognando California” con cui vince il Premio Scanno. Notata dalla RAI, entra nella tv di stato come inviata di Mixer. In seguito debutta come autrice e conduttrice di alcuni programmi tv: “Chi è di scena”, “L’occhio sul cinema”, “Il caffè”, “Italia mia benché” e “Delitti“. Il suo ultimo romanzo è "L'ultimo boia". .
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Autore: Abel Wakaam
Titolo: Meraki
Genere Noir Avventura
Lettori 1763 101 38
Meraki
Gran Bretagna - Cornovaglia - Scilly Islands

Gugh è un'isola tidale, un lembo di terra collegato all'isola St. Agnes da un tombolo, una sottile banda sabbiosa che periodicamente viene ricoperta dalle acque durante l'alta marea. È una situazione geologica di per sé instabile e, proprio per tale natura, queste terre emerse vengono utilizzate per costruzioni particolari come fortezze o abbazie. Fa parte dell'arcipelago delle isole Scilly, da sempre considerate una terra di frontiera, dove le comunità di residenti hanno mantenuto tradizioni e abitudini vecchie di secoli. A differenza di molti altri luoghi simili, come il Mont Saint Michel e la Penisola di Giens in Francia, il Castello Aragonese di Ischia in Italia, Lindisfarne in Inghilterra e il Castello di Methoni nel sud della Grecia, Gugh ospitava una proprietà privata, costituita da una fattoria e della rispettiva abitazione, entrambe in disuso da alcuni anni.

Quando quello strano uomo arrivò col traghetto, trascinandosi dietro il suo enorme baule e vi si sedette sopra in attesa che calasse la marea, per tutti fu chiaro che era venuto per restare. Qualcuno disse che il suo nome fosse Warren. L'aveva sentito pronunciare durante la traversata, in uno scambio di informazioni con uno dei marinai, ma per tutti a St. Agnes, era soltanto "lo straniero". Prese possesso della sua terra oltre il tombolo con passo incerto. Chi lo vide, disse che si inginocchiò sulla sabbia ed alzò le mani al cielo, prima di percorrere con fierezza gli ultimi passi come se fosse Cristoforo Colombo quando raggiunse finalmente le sue Indie.

Aveva sessant'anni ma ne dimostrava il doppio, con quel viso nascosto dai lunghi capelli bianchi stropicciati dal vento. Per qualche giorno sembrò essere svanito nel nulla, poi riapparve al tramonto sulla riva, armato di canna da pesca.

- Mangia solo quello che riesce a pescare... - fu il commento di uno degli anziani - vive senza acqua corrente né luce elettrica, proprio come un eremita!

In realtà Warren si era portato con sé tutto ciò che poteva trasportare dentro il suo capiente baule, sistemato a mo' di carretto su due piccole ruote, ma era ovvio che prima o poi si sarebbe dovuto spingere fino al villaggio per fare provviste. La prima volta che osò presentarsi nell'emporio di St. Agnes, il commesso corse subito nel retrobottega a chiamare il gestore. Entrambi restarono imbambolati lì a fissarlo, in attesa che pronunciasse qualche parola. Invece lui tirò fuori dalla tasca un pezzo di carta da pacchi, su cui aveva scritto diligentemente la lista di ciò che aveva bisogno. Attese che la merce venisse appoggiata sul bancone, ne controllò etichette e scadenze e poi, lentamente, si avvicinò alla cassa per pagare. Saldò il conto fino all'ultimo penny, quasi volesse liberarsi dagli spiccioli. Ripose ordinatamente la spesa in una sacca e se ne tornò con calma da dov'era venuto.

Da quel giorno, lo straniero divenne l'incubo dei curiosi ed ogni sua mossa, ogni respiro, veniva seguito con attenzione da chiunque si trovasse ad incrociarlo. Le domande che si rincorrevano erano sempre le stesse. Come aveva potuto acquistare le proprietà del vecchio Murray e come aveva fatto a pagarlo, considerata la sua apparente indigenza? Quello che poi mandava tutti in bestia era il non sapere il motivo per cui si era trasferito da quelle parti.

- Dovrebbero fare una legge per cui le proprietà delle Scilly debbano essere vendute soltanto a chi è nato e vissuto qui! - Sbraitò Morgan, picchiando il pugno sul pesante tavolo del bar.

- Guardati intorno, - obiettò Martin - quelli che sono rimasti lo hanno fatto perché non hanno abbastanza denaro per scappare sul continente. A nessuno interessa più investire su queste terre.

- E allora perché lo straniero ha acquistato la proprietà di Murray? Visto che sei così informato, svelaci cosa è venuto a fare qui!

- Sarà uno scrittore... - affermò senza troppa convinzione - di solito sono loro a estraniarsi dalla civiltà per trovare l'ispirazione per un nuovo libro.

- Certo, - lo incalzò, sollevando il bicchiere in aria - oppure un ricercato dalla Polizia o un assassinio seriale che vuole far perdere le sue tracce.

- E' solo un vecchio! - Intervenne Theodore, cercando di pulire il bancone, colmo di bicchieri vuoti - Non ricamateci sopra troppe storie o finirà che passerete inutilmente le vostre notti insonni. State cercando risposte complicate invece di farvi la domanda più semplice.

- Sei diventato anche un filosofo adesso? Sentiamo questa domanda facile facile.

- Chiedetevi come mai non siete mai andati via da questo posto e probabilmente scoprirete perché lui è venuto qui.

- Per me è muto, - tagliò corto Morgan - nessuno l'ha mai sentito parlare.

- Ma che dici? Perché un muto dovrebbe venire qui?

- Perché così non sente le vostre cazzate! - scoppiò a ridere - Datemi retta, lo straniero è arrivato per un motivo specifico, qualcosa di losco, ed io lo scoprirò!

Dopo qualche giorno dal suo arrivo e dopo svariati tentativi di seguirlo nei suoi ripetuti andirivieni all'emporio, il postino confermò che il vero nome dello straniero era davvero Warren. - ...ed il cognome dovrebbe essere Beker, o qualcosa di simile. - spiegò - E' arrivato un pacco per lui e sull'etichetta c'era scritto appunto Warren B. Gugh Island.

Alla domanda sul mittente, l'uomo si guardò in giro e abbassò repentinamente il tono della voce: - Sembra che provenisse da Hong Kong.

- Allora è tutto chiaro! - commentò Morgan, ordinando una bottiglia di birra - Solo chi ha qualcosa da nascondere poteva comprare la proprietà di Murray e intrallazzare segretamente coi cinesi!

Un ulteriore indizio su quel misterioso personaggio arrivò alla fine dell'anno scolastico, quando i ragazzi erano soliti festeggiare lungo il tombolo che univa St. Agnes a Gugh. Appena provarono a oltrepassare quella piccola lingua sabbiosa, si trovarono di fronte a Warren che subito tracciò una linea per terra: - Consideratelo un confine invalicabile. - sentenziò - Tutto quello che si trova oltre a questo punto è proprietà privata.

- Privata di chi? - obiettò Alvin, considerato da tutti il capo della compagnia.

- Privata mia! - ribadì lo straniero, avvicinandosi con aria decisa.

- Noi abbiamo sempre giocato dove ci pareva... non esistono proprietà private su quest'isola e poi, da quella parte c'è il nostro castello!

- Non c'è nessun castello sulla mia terra! Se oltrepassate il confine ve ne farò pentire amaramente.

- Il castello c'è! - insistette il ragazzino - Si trova oltre quegli alberi laggiù e, anche se a te possono sembrare solo quattro mura diroccate, per noi ha un grande valore. E' il nostro punto di ritrovo.

Warren mutò improvvisamente espressione: - Il vostro castello si trova dalla parte sbagliata del confine... ma possiamo fare un patto.

- Noi non scendiamo a patti con uno sconosciuto!

- Ah no? Allora stanotte, mentre dormirete, prenderò il piccone e raderò al suolo quelle quattro mura. Poi butterò i sassi di cui sono fatte in mare così risolviamo il problema del castello una volta per tutte!

Il ragazzino si allontanò di qualche metro e confabulò con gli altri per alcuni minuti: - Possiamo ascoltare la tua proposta, - esclamò, tornando sui propri passi - ma non è detto che intavoleremo una trattativa.

- Potrei concedervi il diritto di passaggio fino al vostro rifugio, - spiegò lo straniero, sedendosi a cavallo del confine - ma questo vi costerà un pedaggio.

- La tua richiesta è scartata, - rispose Alvin - noi siamo ragazzi, non abbiamo soldi.

- Non ho parlato di denaro, un pedaggio si può pagare in molti modi.

- Cosa abbiamo da guadagnare nel pagarti un pedaggio?

- Intanto sarete gli unici a poter raggiungere il castello, e questo mi sembra un ottimo privilegio. Immaginate quando gli altri ragazzi del posto sapranno di questo vostro vantaggio. Pensateci bene... gli unici a poter calpestare la terra di Gugh.

Dopo un rapido conciliabolo, il ragazzino domandò quale fosse il pedaggio da pagare.

- Pane, frutta, burro, marmellata... insomma, quello che vi passano come merenda. Non voglio tutto, ma soltanto quello che deciderete di dividere con me.

- Non hai da mangiare? Se hai comprato l'isola devi avere un sacco di soldi.

- Diciamo che ho speso tutto quello che avevo per acquistare questa terra e adesso sono un po' a corto di contanti. Almeno finché non avrò finito di sistemare la casa e non troverò un lavoro.

Alvin si voltò di scatto per controllare l'espressione degli altri ragazzi e poi annuì. - Un giorno, in chiesa, il prete ci ha letto una frase in cui si raccomandava di dar da mangiare agli affamati...

- ...anche dar da bere agli assetati... - si affrettò ad aggiungere Warren - accetto anche qualche bottiglia di birra come pedaggio.

- Non ci danno la birra per merenda! - lo affrontò a muso duro - Dovrai accontentarti di quello che ci passano le nostri madri.

Suggellarono il patto con una stretta di mano ed uno sputo dietro la schiena. - Non dite nulla a nessuno del nostro accordo, - ribadì lo straniero - deve restare un segreto tra noi, altrimenti decadrà ogni cosa.

- Non vuoi far sapere che hai fame? Se lo dici al prete, potrebbe aiutarti.

- C'è una cosa che conta più della fame, - gli sussurrò all'orecchio - e si chiama dignità.

- Cosa significa?

- Cerca la parola sui libri di scuola. Ti sarà utile saperlo.

Il giorno successivo, quando i ragazzi si presentarono sul tombolo, trovarono un cesto vuoto ad attenderli, coperto da un tovagliolo che lo proteggeva dalla sabbia. Alvin si guardò in giro con attenzione e poi invitò tutti i presenti a riempirlo con una parte delle loro merende. Appena lo ricoprirono, il piccolo contenitore cominciò a scivolare sulla sabbia fino a scomparire dietro alcuni cespugli dove Warren si era appostato. - Perché ti sei nascosto? - gli domandò Alvin che aveva seguito il filo della lenza, usato come traino.

- Non voglio che i curiosi di St. Agnes scoprano dove finisce una parte delle vostre merende.

- Sempre per quella questione della dignità?

- Hai scoperto cosa significa?

- Ho cercato il termine nel dizionario ma non ci ho capito niente. Troppo difficile.

- Lo capirai strada facendo. - gli sorrise Warren - Ora porta i tuoi amici al castello, stanotte ho tolto un po' di erbacce e sistemato le mura.

E' così che si conquistano i ragazzi, usando il baratto come chiave di volta. Non gli si può dare tutto senza chiedere nulla in cambio, altrimenti perdono il senso del valore di ogni piccola cosa. In pochi giorni, tra Alvin e lo straniero si sigillò un patto che andava oltre quel semplice accordo, ma nel villaggio qualcuno cominciò a chiedersi il perché di quel cesto di vimini appoggiato alla fine del tombolo. - Sembra che si muova da solo, - affermò Morgan - e vi assicuro che non avevo ancora bevuto nemmeno un sorso di birra quando l'ho visto scivolare via come se ci fosse dentro un serpente!

- Lo userà per tenerci i pesci che ha pescato, - commentò Martin - e magari è stato un soffio di vento a darti l'impressione che si muovesse.

- No, vi assicuro che quel coso si muove da solo e lo fa solo dopo che i ragazzi gli si avvicinano. Bisogna che qualcuno vada a vedere cosa combina quell'uomo... specialmente adesso che la scuola è chiusa.

- Calmati vecchio mio, - lo incalzò il barista - i ragazzi sono sempre andati a giocare su Gugh, non ci sono pericoli.

- Mio caro Theodore, tu dimentichi che adesso su quell'isola c'è lo straniero e non sappiamo niente di lui. Potrebbe essere anche un pedofilo, bisogna mandarci la Polizia a fare un controllo. Se nessuno ha il coraggio di fare una denuncia, la farò io!

Fu così che Arthur, il rappresentante della legge, fu convinto ad effettuare un sopralluogo su Gugh per verificare quali misteriosi eventi accadessero sull'isola quando la marea la rendeva irraggiungibile da St. Agnes. Quando tornò, passò dal solito bar a raffreddare gli animi, spiegando che aveva visto i ragazzi giocare nel loro solito rifugio mentre lo straniero era intento a pescare poco distante.

- Lo vedi? - si infervorò Morgan - avrebbe dovuto stare molto distante e non poco distante come invece lo hai trovato!

- Ho parlato anche coi ragazzi, mi hanno riferito che non li ha mai disturbati e che, in loro assenza, ha provveduto a mettere in sicurezza le mura, cementando quelle danneggiate e rifinendo la superficie superiore con alcuni merletti. Lo sapete bene che loro considerano da sempre quel posto il loro castello.

- E' un modo per avvicinarli, per carpire la loro fiducia!

- O forse è solo un modo per sentirsi meno solo, - spiegò il poliziotto - considerato che, da quando è arrivato, nessuno di voi si è preso la briga di parlare con lui.

- Per forza, è muto!

- Non è muto, - affermò Arthur – abbiamo scambiato qualche parola e l'ho invitato a venire al bar nei prossimi giorni. Offritegli da bere almeno.

Quell'ultima affermazione creò una forma di aspettativa tale da caricare l'atmosfera di una indescrivibile tensione. Ci vollero tre giorni prima che Warren si presentasse nel villaggio. Lo videro arrivare da lontano ed il passaparola fu così rapido che metà della popolazione di St. Agnes si fece trovare appoggiata al bancone. Quando lo straniero entrò nel bar, il brusio si trasformò in un silenzio imbarazzante, tanto che Theodore rimase pietrificato col vassoio colmo di birre in mano. Lui abbozzò un cenno di saluto, timido e rispettoso, ricambiato con un frettoloso cenno di assenso da parte di tutti i presenti.

Adesso non sembrava più così vecchio com'era apparso il giorno del suo arrivo. Aveva accorciato i capelli, sistemato un po' la barba incolta ed il sole delle Scilly aveva riempito le sue profonde rughe. Si guardò in giro con circospezione, si avvicinò al bar e immediatamente Morgan gli porse la sua birra, ancora intonsa nel boccale appena schiumato. Prima di sorseggiarla, si avvicinò alla bacheca dov'erano affissi gli avvisi del municipio e vi aggiunse un foglio scritto a mano: si aggiusta ogni cosa a poco prezzo.

- Che cosa sai aggiustare? - osò chiedergli Martin.

- Ogni cosa, - sussurrò, allargando le braccia - mi intendo un po' di tutto, dall'idraulica all'elettricità. Se avete qualcosa che non funziona, mettetemi alla prova.

Quello fu l'unico dialogo di tutta la giornata, come se, di colpo, nessuno osasse domandargli altro. Solo quando se ne andò, il parlottare sommesso si trasformò in un appassionato chiacchiericcio ed ognuno disse il contrario dell'altro in un susseguirsi di ipotesi sempre più assurde. Quando calò la sera, la più accreditata sembrò quella dell'ex carcerato perché, a dir di tutti, solo chi era stato in prigione poteva aver avuto il tempo di imparare ad aggiustare ogni cosa.

Il primo lavoro fu Alvin a proporglielo: - Al villaggio dicono che sai aggiustare le cose,- gli disse - il padre di Tom sta impazzendo da due giorni per far partire il trattore. Puoi dargli una mano?

- Perché non me lo chiede lui?

- Perché è un'idea mia... e anche un po' di Tom. E' stanco di sentire suo padre che si arrabbia e dice che vuole andare via da questo posto in cui niente va mai bene.

- Dov'è il trattore?

- Nei campi, dietro a Turks Head. Si è fermato lì e non è più riuscito a metterlo in moto per riportarlo a casa.

- Non c'è un meccanico a St. Agnes?

- Non può pagarlo!

- Troverò il modo di parlare col padre di Tom, - sospirò Warren - ma non ti assicuro niente.

Il ragazzo lo guardò dritto negli occhi, quasi volesse supplicarlo: - C'è un altro favore che ti devo chiedere. - sussurrò.

- Dimmi... - lo esortò Warren - tu sei il primo amico che ho su quest'isola, non devi vergognarti a chiedermi un favore.

- Davvero mi consideri un amico?

- Un buon amico... - lo corresse immediatamente - probabilmente il migliore che abbia mai avuto.

- Ma ci conosciamo da così poco tempo.

- Sì, è vero, ma ho notato che spesso hai rinunciato a tutta la frutta che tua madre ti ha dato per merenda per darla a me.

- E' lei che ha bisogno di un aiuto, - abbozzò un sorriso - sai aggiustare anche un bollitore dell'acqua calda? Il nostro non funziona più e il tecnico dell'emporio dice che va sostituito.

- E tuo padre cosa dice?

- Mio padre non esiste.

- Se ti ha messo al mondo, non può non esistere.

- E' andato a cercare lavoro in Cornovaglia quando ero ancora piccolo... e da allora è sparito. Non esiste più.

- Magari ha avuto un problema. Appena riuscirà a risolverlo tornerà a casa.

- Ha mandato una lettera in cui diceva che non sarebbe mai più tornato. Mamma ha detto che c'erano anche dei soldi ed un saluto personale per me.

Warren lo accarezzò dolcemente sulla testa: - Sei un bravo ragazzo, - sospirò - quando posso venire a controllare il vostro bollitore?

- Anche adesso se vuoi! - lo abbracciò - Però prima devi darmi il tempo di avvertire mia madre. Di solito, quando abbiamo visite, vuole sistemare per bene la casa. Ci tiene che sia in ordine. Puoi venire tra due ore se ti va bene.

Quando lo straniero attraversò il villaggio con la borsa degli attrezzi sotto braccio, Morgan lo seguì con lo sguardo da dietro le vetrate del bar: - Quell'uomo non mi convince, - commentò - guardate come cammina, sembra che vada ad un duello.

- Tu vedi troppi film alla televisione, - sorrise Theodore - quell'uomo cammina come tutti gli altri.

- Ti sbagli, - insistette - ha un modo tutto suo, avanza sulla strada controllando ogni cosa che gli si muove intorno. E non è tutto! Danfoss, il pescatore, mi ha riferito che ha visto spuntare dal tetto della sua casa una grossa antenna. Sai... una di quelle bianche, fatte a scodella, puntata verso il cielo. Che se ne fa di un'antenna simile se nemmeno ha l'energia elettrica?

- Forse parla con gli alieni. - lo schernì il barista - Magari gli sta passando le coordinate per uno sbarco nelle Scilly Islands.

- Non scherzare su queste cose. Alla prima occasione organizzerò una spedizione segreta su Gugh e faremo chiarezza una volta per tutte su questo mistero.

- Chi porterai con te? I vecchi amici dello sbarco in Normandia? Siete sicuri di riuscire a oltrepassare indenni il tombolo di sabbia? Magari lo ha minato.

Nel frattempo, Warren raggiunse la casa indicata da Alvin. In assenza di campanello, bussò timidamente con le nocche sulla porta di legno e attese. Non passò che qualche secondo quando l'uscio si aprì all'improvviso. La madre del ragazzo apparve in tutta la sua complicata esistenza. - Prego, - sussurrò, facendogli cenno di entrare, mentre si sistemava continuamente i capelli - la stavamo aspettando.

Pur nella sua semplicità, ogni cosa sembrava ordinata al proprio posto, apparentemente perfetta in quel contesto senza inutili fronzoli. Le pentole di rame erano allineate sulla parete dietro la cucina, sulla tavola invece la tovaglia nuova che aveva ancora le pieghe sul tessuto di quando era riposta dentro il cassetto. - Che succede al bollitore? - domandò, accennando ad un timido saluto.

- Non lo posso lasciare acceso! - rispose, indicando un locale esterno, accanto al bagno - Se lo faccio, va in ebollizione. Il tecnico dell'emporio ha detto che è vecchio, che va cambiato, ma costa più di trecento sterline e, al momento, non posso permettermi una simile spesa.

- Quanto potrebbe spendere? - le domandò, accarezzando la superficie smaltata del serbatoio come se fosse un veterinario che visita il ventre di una vacca.

- Trenta... - rispose - al massimo cinquanta sterline.

- E' il termostato, - sentenziò Warren - se l'acqua va in ebollizione, può essere solo il termostato. - Così dicendo, smontò il coperchio di una scatoletta che si trovava in cima, prese un lungo cacciavite dalla borsa e cominciò e premere sul meccanismo di rilascio. - Avete una biro? - continuò.

- Non serve che mi scriva un preventivo, - balbettò la donna - mi basta che me lo comunichi a voce. Alvin mi ha detto che di lei posso fidarmi.

- Mi serve una biro vecchia, va bene anche se non funziona.

Quando il ragazzo gliela portò, scardinò il tappo di chiusura e ne trasse la molla di ritegno. La maneggiò con cura mentre la accostava al termostato ed infine la tagliò col tronchese circa a metà. Dopo aver trafficato per qualche minuto, disse alla donna di accendere il bollitore.

- Si può aggiustare? - domandò lei con apprensione.

- E' già aggiustato. - rispose Warren - Dobbiamo solo verificare se adesso il termostato scatti regolarmente.

- A cosa ti è servita la molla della mia biro? - chiese Alvin.

- Quella di prima si era spezzata. Sarà caduta da qualche parte e da quel momento non scattava più il contatto quando l'acqua raggiungeva i sessanta gradi. Così il gas continuava a bruciare fino a portarla all'ebollizione.

- E adesso siamo sicuri che funzioni? - domandò la madre.

- Vogliamo scommettere? - sorrise.

Quella fu la prima volta che Alvin lo vide sorridere. - Mia madre si chiama Bess, - esclamò - non vi siete nemmeno presentati.

Lei accennò una smorfia, arricciando un po' il naso e lo sguardo tra loro divenne timido e imbarazzato. Era ancora una bella donna, quarant'anni portati egregiamente sopra la solitudine e la disperazione, con un figlio da tirare grande in un posto fuori dal mondo. - Intanto che l'acqua bolle, - sussurrò, abbassando gli occhi - posso offrirle qualcosa da bere?

- Una birra... - sorrise per la seconda volta, pregustandone il sapore.

- Mi dispiace, - si scusò Bess - ma non abbiamo alcolici in casa. Posso preparare un the verde o una tisana.

- O qualcosa da mangiare... - aggiunse Alvin, provocando una reazione risentita da parte di Warren.

- Scusami, - continuò il ragazzo - mi ero dimenticato quella cosa della dignità.

- Sto cucinando un arrosto, - intervenne la donna - se non ha fretta, appena sarà pronto posso dargliene una fetta. Intanto può dirmi a quanto ammonta il costo dell'intervento al bollitore.

- Una sterlina. - fu la sua laconica risposta - La ringrazio dell'offerta ma non posso fermarmi oltre.

- E' un prezzo ridicolo. Il tecnico dell'emporio me ne ha chieste dieci soltanto per venire qui a dirmi che andava cambiato tutto. Me le avrebbe scontate solo se avessi fatto il lavoro con lui.

- Se una birra costasse di più, - sentenziò, facendosi serio - avrei aumentato la mia tariffa. In fondo ho soltanto sistemato il termostato usando la molla della vostra biro. Credo che una sterlina possa bastare.

Fu allora che Alvin gli si avvicino con l'aria triste e dispiaciuta: - Ti devo confessare una cosa. - sussurrò - mia madre sa del nostro accordo. Non ho mai avuto segreti con lei.

Warren guardò Bess dritta negli occhi.

- Ti lasciavo nel cesto più frutta degli altri perché lei me ne dava il doppio, sapendo che l'avrei divisa con te. - aggiunse - Scusami se ho tradito la tua fiducia, ma a lei ho sempre detto tutto.

- Va bene, - gli rifilò la solita carezza sulla testa - ad una madre non si deve mai nascondere nulla.

Il click del termostato interruppe quello strano momento. - Funziona! - sorrise Bess - Il bruciatore si è fermato.

Una sterlina, lo straniero tornò di colpo ad essere straniero, salutò con garbo e andò dritto al bar. Quando appoggiò la moneta sul bancone, tutti si voltarono a guardarlo. - Basta per una birra? - domandò

Theodore annuì. Riempì il boccale sino all'orlo e glielo fece scorrere sul marmo sino a pochi millimetri della mano destra. - Come mai da queste parti? - domandò, con tutti gli sguardi addosso e le orecchie tese per ascoltare la risposta.

Lui grugnì qualcosa solo dopo il terzo sorso: - Il destino... - sussurrò - oppure il caso, non c'è mai un solo motivo che ci spinge a cambiare il senso della nostra vita.

- A volta la vita richiede delle scelte, - lo incalzò il barista - e a volte invece ci accompagna senza farci domande.

- E' come un boccale di birra, - annuì Warren - riesci a vedere il fondo solo dopo essertelo gustato tutto.

Quando uscì dal bar, nessuno osò aggiungere una sola parola, ma tutti i presenti si affacciarono alla finestra perché sapevano che sarebbe accaduto qualcosa. L'incontro avvenne proprio lì davanti, sotto gli occhi di Arthur, il poliziotto, che controllava a distanza la scena.

Chester, il fabbro, gli si parò davanti stringendo il martello in pugno: - Non mi piace che tu vada in giro per le case senza un valido motivo. - esordì.

- Il motivo è che ho bisogno di guadagnare qualcosa, - rispose con calma Warren - ho soltanto aggiustato un bollitore. Non mi pare che sia un lavoro di tua competenza.

- Non è il lavoro che mi interessa, - tagliò corto - ma la persona. Quella donna è mia!

- Ma tu sei un fabbro o un maniscalco? Non mi sembra di aver visto un marchio a fuoco sulla sua pelle. In ogni caso, le ho soltanto aggiustato un termostato. Non hai di che preoccuparti.

Prima che la discussione degenerasse, Arthur si frappose tra i due. - Chester, datti una calmata, - lo affrontò con decisione - e tu, straniero, evita di provocarlo. Non voglio casini qui a St. Agnes!

- Non voglio creare nessun problema, - rispose Warren - ma non immaginavo che la gente di qui fosse rimasta al medioevo.

Dopo aver rimandato il fabbro alla sua officina, il poliziotto accompagnò lo straniero fino al limite del tombolo di sabbia. - Bess è una donna sola, - gli spiegò - e qui sono tutti molto protettivi nei suoi confronti. Specialmente Chester che la corteggia da molti anni.

- E' la sua donna?

- Sono usciti insieme qualche volta, ma poi non ha funzionato. Personalmente credo che lei non abbia voluto approfondire la faccenda per via del figlio.

- Di cosa vive?

- Lavoretti domestici... e poi fa la sarta, cuce e rammenda, insomma si arrangia.

- Ed il padre del ragazzo che fine ha fatto? Nessuno sa dove si trova?

Fu allora che Arthur assunse un'espressione truce: - E' morto! - sentenziò.

- Come mai nessuno lo ha detto ad Alvin?

- Perché è stato ucciso. Un tragico evento che ha sconvolto quest'isola e tutti i suoi abitanti.

- Chi è stato?

- Bella domanda! - commentò il poliziotto - A quei tempi ero da poco entrato in servizio e del caso si era occupato il mio superiore. Ha perso le notti per venire a capo di quel mistero e alla fine un infarto se l'è portato via. Ne aveva fatto una questione personale perché era la prima volta che succedeva un omicidio qui a St. Agnes. Tutt'ora nessuno ne vuole parlare e non soltanto per preservare il ragazzo dalla verità.

- Come è stato ucciso? - insistette Warren.

- In modo barbaro e disumano, - spiegò, guardandolo dritto negli occhi - e poi hanno dato fuoco al cadavere.

- Qualche sospetto? Qualcuno aveva dei motivi per vederlo morto?

- Non era certo un tipo con cui si poteva far amicizia. Scontroso e taciturno, non aveva amici, ma dubito che si sia trattato di qualcuno del posto. Dalle indagini di quel tempo, risulta che c'era una grande barca a vela che in quei giorni girava attorno all'isola e che poi è sparita improvvisamente. Perché ti interessa tanto questa storia?

- I ragazzi vengono a giocare su Gugh e ho avuto modo di conoscerli nella loro semplicità. Alvin sembra più cresciuto degli altri e vorrei far qualcosa per lui.

- Per lui oppure per la sua bella mamma? Se le giri troppo intorno, ti troverai a dover affrontare Chester. Come hai sentito prima, la considera di sua proprietà.

- Non voglio creare questioni, - ribadì Warren - ma nemmeno posso accettare che qualcuno le crei a me! Questo riguarda sia Bess che chiunque altro, fallo pure sapere agli amici del bar... ed anche al fabbro.

- Il mio dovere è evitare che succedano incidenti su quest'isola, - aggiunse Arthur - quindi cerca di evitare situazioni che possano turbare la quiete di St. Agnes.

- Ci proverò, - rispose lo straniero, aspettando che l'ultima risacca della marea liberasse il tombolo - ma questo non deve in alcun modo limitare la mia libertà.

- Se deciderai di restare, avremmo modo di parlare di questa tua scelta di vita ed anche del modo in cui sei venuto in possesso della proprietà dei Murray.

- L'ho comprata ad un'asta, - spiegò, saltellando sulla sabbia più asciutta fino a raggiungere l'altra sponda - e posso dirti fin da ora che ho intenzione di restare qui a lungo.

Nei giorni che seguirono, l'estate scoppiò all'improvviso ed il gruppo dei ragazzi si accampò a ridosso del tombolo, dove si creavano delle pozze calde in cui giocavano da mattina a sera. E fu in uno di quei pomeriggi afosi che Bess comparve all'improvviso. Sistemò una vecchia coperta sulla riva, raccolse i capelli e si sdraiò a prendere il sole, stretta in una camicetta bianca che esaltava le sue forme sensuali.

Warren la notò da lontano, mentre sistemava le tegole del tetto. Scosse il capo più volte e si lasciò sfuggire un'imprecazione: - ...anche quando cerco di star lontano dai guai, - sussurrò - i guai vengono a cercarmi!

Era inevitabile che, nel proseguo della giornata, Bess attraversasse il tombolo, invitata dai ragazzi a visitare il loro castello. Si fermò davanti alla scritta "Si aggiusta tutto" e, quando si trovò di fronte allo straniero, non poté esimersi dal dire: - Puoi aggiustare anche me?

- Per le anime serve un prete, - sorrise Warren - e per il corpo un buon dottore. Io non sono pratico né dell'una e né dell'altro, preferisco sistemare le cose meccaniche. Almeno quelle non si disperano.

- Quindi, l'altra notte, nei campi dietro a Turks Head, avevi un appuntamento con una donna di latta?

- Mi piace visitare l'isola quando non c'è nessuno a farmi domande.

- La mattina successiva, Tom è venuto a far colazione con Alvin. Pare che suo padre sia finalmente riuscito ad aggiustare il trattore.

- E tu che ci facevi nei campi dietro Turks Head?

- Ci vado spesso... - sospirò - specialmente nelle notti in cui la tristezza si fa sentire più forte.

- E' lì che è successo? - la incalzò, con voce calda.

- Per essere uno straniero sai molte cose di quest'isola. Te lo ha detto Arthur vero?

- Chi altro poteva farlo? - obiettò - A parte i ragazzi, nessuno mi rivolge mai la parola.

- Io non sono nessuno!

- Cosa c'è stato tra te e Chester?

- Dopo la morte di Luc, voleva sposarmi. - raccontò Bess, stringendosi le spalle - L'ho frequentato per un po' ma non mi piaceva come trattava Alvin. Si atteggiava a padre padrone e non perdeva occasione per umiliarlo. Così ho fatto la mia scelta e gli ho intimato di non venire più a casa mia.

- Non l'ha presa bene vero?

- Non ha importanza come l'ha presa. Mio figlio viene prima di qualunque uomo.



2° capitolo


Fu in quel momento che Warren notò un uomo dall'altra parte del tombolo. Si sbracciava per richiamare la sua attenzione, facendo grandi gesti affinché lo raggiungesse.

- Lo conosci? Cerca te? - domandò a Bess.

- E' Scott, - rispose - il proprietario dell'emporio. Credo proprio che stia cercando te!

- Beh, almeno lui non è armato di martello come il tuo amico Chester, - commentò - vado a vedere che tipo di guai porta.

All'inizio non sembrarono neppure guai. L'uomo si dimostrò disponibile e cortese e, dopo un lungo giro di parole, propose allo straniero di lavorare per lui: - Ti offro una sorta di collaborazione, - disse - io ci metto i pezzi di ricambi e tu la mano d'opera. Così guadagniamo entrambi e saremo tutti felici e contenti!

- Il problema è quanto guadagno tu caricherai su quei pezzi, - obiettò - e, come sai, io lavoro invece proprio a buon mercato.

- Senza ricambi non puoi lavorare. Non sempre potrai aggiustare un bollitore con la molla di una biro!

- Già... - ribadì con aria pensierosa - però finora mi sono arrangiato ad aggiustare tutto senza mai dovermi rivolgere al tuo fornitissimo magazzino.

- Hai fatto una dozzina di interventi ed hai guadagnato in totale meno di cinquanta sterline. - insistette Scott, dimostrando di essere ben informato - Sai quanto è costata a me la tua ingegnosità? Te lo dico subito, probabilmente un migliaio di sterline, di cui almeno quattrocento di puro guadagno. Possiamo trovare un accordo, una via di mezzo.

- Il mio non è un lavoro, lo faccio per puro divertimento e per raggranellare qualche spicciolo. Non voglio avere padroni a cui dover far riferimento.

- Cosa farai quando avrai finito le lampadine usate che hai ripulito prima di venderle? Sì perché, prima o poi, finiranno anche i lampadari nella vecchia casa che hai comprato.

- Mi dispiace deluderti, ma le lampadine del vecchio Murray sono ancora tutte al proprio posto. Quelle che ho barattato con Theodore sono nuove di zecca. Chiediglielo, erano ancora sigillate.

- Da oggi non voglio più vederti nel mio emporio. Quando ti servirà qualcosa, dovrai fartelo arrivare da Helston e allora vedremo quanto a lungo riuscirai ad essere competitivo coi miei prezzi.

- Non mi rifornisco a Helston, - affermò, lasciandolo lì sulla riva a mangiarsi le mani - io compro all'estero dove il cambio è più favorevole.

Ed infatti, i pacchi che arrivavano per lui per posta erano sempre più numerosi, tanto che il postino dovette attrezzarsi con un portapacchi, fissato dietro la bicicletta. - Vengono da tutto il mondo, - raccontò al bar, tra lo stupore collettivo - uno persino dalla Corea del sud!

- Sta costruendo qualcosa, - commentò Morgan - qualcosa di molto pericoloso!

- Non ha senso quello che dici, - obiettò Martin - se fosse davvero qualcosa di pericoloso e segreto, non farebbe arrivare i pezzi da nazioni comuniste!

- Ma dove siete rimasti? - scoppiò a ridere Theodore - la Corea del sud non ha niente a che vedere col comunismo. Le maggiori fabbriche di tecnologia in Asia sono residenti lì.

- Comunisti e musi gialli son sempre stati i nostri primi nemici e la miglior tecnologia, dopo quella inglese naturalmente, è tedesca.- ribadì Morgan.

- Già, - lo schernì il barista - quelli invece vi hanno accolti in Normandia con le bottiglie di birra in mano!

- Non confondiamoci le idee, - cambiò subito discorso - il problema qui è lo straniero!

- Io resto del parere che stia contattando gli alieni, - lo provocò Theodore, abbassando repentinamente il tono della voce - e poi hai ragione, ho notato anche io che cammina in modo strano.

- Allora non sono davvero rimbambito come pensate!

- No amico mio, - lo rincuorò Martin - noi che abbiamo fatto la guerra, abbiamo un sesto senso per le persone strane. Riusciamo a capire subito quando qualcuno ha un segreto da nascondere.

Quel pomeriggio stesso, Warren entrò nel bar in compagnia dei ragazzi. Erano sette, tutti accaldati e scottati dal sole. Chiamò Theodore in disparte e gli domandò quanti gelati poteva dargli con tre sterline.

- Abbastanza per tutti, - fu la risposta che voleva sentire - e credo che ci possa stare anche una birra fresca.

Qualche tavolo più in là, Morgan discuteva animatamente col suo compagno di gioco e, pur reggendosi in piedi a malapena, insisteva nell'insegnargli a riconoscere l'asso nel mazzo. - Devi percepirne l'odore, - si ostinava a ripetere - ogni carta ha la sua puzza particolare, completamente diversa dalle altre. Dipende da come il giocatore la tiene tra le dita, come la maneggia, come la nasconde. Più una carta ha valore e più ha un pessimo odore! Vi ricordate il mazzo di Erik, quello a cui mancava un asso... beh, a me bastava annusare le carte per riconoscerle una ad una.

- Possiamo provare? - intervenne inaspettatamente Warren nella discussione.

Il silenzio calò immediatamente nel locale.

- Non è possibile, - balbettò il vecchio - quel mazzo di carte è andato perduto.

- Perduto?

- Era vecchio di cent'anni e più, - continuò Morgan - si diceva che appartenesse alla regina e che l'avesse dimenticato qui durante una sua visita. Aveva un valore immenso e nessuno lo sapeva. Quando lo abbiamo scoperto, il mazzo era sparito. Lo abbiamo cercato inutilmente da ogni parte per anni.

- Come facevate a giocare con un mazzo a cui mancava una delle carte principali?

- La tenevamo a turno. - rispose, allargando le braccia come se fosse la spiegazione più logica del mondo - chi aveva una carta in meno, ne era il possessore!

- Io credo che dovreste cercare quel mazzo allora. Lo potreste vendere e dividere il denaro ricavato tra tutta la comunità.

- Lo straniero ha avuto una buona idea, - lo spalleggiò Theodore - così almeno avrete qualcosa da fare invece di litigare tutto il giorno.

- Non è possibile, - affermò Morgan - quel mazzo è andato perduto.

- Io so dove si trova! - sentenziò Warren.

- E allora perché non lo prendi? - intervenne Martin.

- Perché non mi appartiene, quindi non spetta a me cercarlo.

- Fammi capire bene, straniero... tu stai dicendo che sai dove si trova ma vuoi che siamo noi a trovarlo? Perché? Cioè... insomma, perché non lo vai a prendere e non ce lo porti? E poi chi ci dice che lo sai davvero e che invece non ci stai prendendo in giro?

- Facciamo così, io domani a quest'ora torno qui al bar con una carta di quel mazzo. Se tu, come hai asserito prima, la riconosci dall'odore, te la consegno come prova di ciò che ho detto.

- E se sbaglio?

- Se sbagli, mi dovrai pagare una birra e riproveremo il giorno dopo.

- Con la stessa carta però!

- Con la stessa carta.

- Come faccio a sapere che non la cambierai?

- Ci scrivi sopra il tuo nome.

- Non lo so... - obiettò Morgan - non ne sono convinto. Il mio naso non è più quello di una volta e questo giochetto potrebbe anche costarmi quaranta birre.

- Trentotto, - lo corresse - e questo soltanto nel caso che l'indovini l'ultimo giorno.

- Posso segnarmi le carte che dico per evitare di dirle due volte?

- Certo che puoi. - lo rassicurò Warren.

- C'è un imbroglio, lo sento, - insistette il vecchio - devi farla vedere ad un altro... altrimenti, se io la indovino, puoi asserire ugualmente che ho sbagliato.

- In questo caso serve una persona di assoluta fiducia, qualcuno al di sopra delle parti. Io suggerisco Bess.

- Perché mia madre? - sbottò Alvin.

- Perché è l'unica persona adulta di questo villaggio di cui mi fido.

- Facciamo così, - tornò alla carica Morgan, dopo aver riflettuto in silenzio - io ti pago quaranta birre e tu domani mi porti la carta.

Fu allora che Warren stupì tutti:- Ti ricordi quando stavi uscendo dal mezzo da sbarco, in Normandia? Ti ricordi quale era il tuo portafortuna?

- Chi sei tu? - lo affrontò barcollando, nel silenzio generale - Chi ti ha dato il permesso di leggere nel mio passato?

Lo straniero abbozzò un saluto, fece rotolare le tre sterline sul bancone del bar e uscì senza rispondere, inseguito dai ragazzi che si gustavano felici il loro gelato.

Quella sera, la teoria sul suo conto era cambiata. Ora si riteneva che sapesse aggiustare tutte le cose perché qualcuno o qualcosa gli avesse prima segnalato quale fosse la causa del guasto. - Sono gli alieni, - ripeté continuamente Theodore, divertendosi a creare zizzania - loro creano i guasti e poi glieli comunicano. Guardate le lampadine che mi ha venduto, non vi sembra che facciano una luce diversa dalle altre?

Lo scherzo però duro poco meno di ventiquattr'ore perché Warren si presentò il pomeriggio del giorno successivo, mostrando una carta coperta. Per tutta risposta, Morgan si fece trovare completamente ubriaco. - Rimettetelo in sesto! - fu l'invito del suo inseparabile compagno di avventure - qualcuno porti una caraffa di caffè nero, senza zucchero!

Mezz'ora dopo, Warren si avvicinò al suo tavolo e gli fece annusare la carta mentre lui, con lo sguardo perso nel vuoto, emise un rutto senza ritegno. Dopo qualche istante, fu Martin a tradurre il suo grugnito. - Dice che è un tre di spade! - esclamò.

Lo straniero non rispose, si allontanò dal tavolo e raggiunse lentamente il bancone. Ordinò la solita birra e ancora non si sapeva chi l'avrebbe pagata, ma quando, dopo averla finita, poggiò con la destra il boccale sul marmo consumato, usò l'altra mano per trarre dalla tasca la carta incriminata. Non disse nulla, nemmeno una parola, la lasciò lì accanto alla caraffa vuota affinché qualcuno trovasse il coraggio di voltarla. A farlo fu Theodore, col sorriso stampato sulla faccia. Era sicuro che si trattasse di uno scherzo, di una presa in giro, e quindi fece di tutto per aumentare il patos. - Ha uno strano odore, - sospirò - è come se emanasse la puzza di tutte le dita che l'hanno toccata. Migliaia di persone che in cento anni le hanno passato le loro preoccupazioni. E' come se mi parlasse.

- Falla finita, - gli urlò Martin - e dicci cosa diavolo c'è dall'altro lato!

Quando, con un gesto rituale delle dita la prese per un angolo, la tensione nel bar raggiunse il suo massimo livello. - Forza Theodore, datti una mossa, devo andare in bagno!

Lui fu il primo a guardarla e sul suo volto si disegnò un'espressione enigmatica.

- Voltala, - grugnì Morgan, con le mani tremanti - non tirarla troppo per le lunghe.

Il barista si guardò attorno con aria spaventata, poi trovò il coraggio di mostrare la carta scoperta. Il silenzio nel locale restò tale e quale, nessun commento, nessuna costatazione, ma decine di occhi fissi sulle tre spade incrociate tra loco. Martin fu l'unico a trovare il coraggio di avvicinarsi e l'accarezzò con lo sguardo sbarrato, come se gli fosse apparso un fantasma. Un tonfo sul pavimento interruppe quel momento di tensione. - Chiamate un dottore, presto... - gridarono alcuni degli astanti - Morgan si è sentito male.

Una volta soccorso, il vecchio soldato riacquistò presto conoscenza, ma da quel pomeriggio non fu più lo stesso. In quanto allo straniero, la sua posizione era cambiata radicalmente. Accantonate tutte le ipotesi bizzarre sul suo conto, adesso era stato investito da un'aurea mistica, quasi fosse uno stregone di passaggio.

Gli unici a vederlo sempre allo stesso modo, erano i ragazzi, anche se, in verità, Alvin trovò il coraggio di fargli una strana domanda: - Rispondimi solo se vuoi, - esclamò - tu hai qualche potere magico?

- Perché mi chiedi questo?

- Al villaggio dicono che tu riesci a vedere le cose che sono accadute e, dopo che te ne ho parlato, il padre di Tom è riuscito a far partire il trattore.

- E' importante per te saperlo?

- Sì, - continuò il ragazzo - perché in tal caso, potresti dirmi dove si trova mio padre.

- Non ho nessun potere. - lo abbracciò teneramente - Se l'avessi, aggiusterei più cose di quanto io possa davvero fare.

- Anche la vita di mia madre? So che ti ha parlato... ricordi, noi ci diciamo tutto.

- La vita degli altri non può essere aggiustata. Ognuno deve farlo da solo, a modo suo. Deve trovare la forza ed il coraggio di percorrere la propria strada fino in fondo, senza mai smettere di guardarsi intorno. Cessiamo di vivere non quando siamo morti, ma quando smettiamo di guardarci intorno.

- Cosa intendi per guardarci intorno?

- Cosa vedi attorno a te?

- Mia madre distesa sulla sabbia a prendere il sole, Tom e gli altri amici che si schizzano l'acqua nelle pozze accanto al tombolo...

- E niente altro?

- Il mondo... vedo il mondo.

- Tra le due cosa c'è una via di mezzo, - gli spiegò Warren - c'è la marea che arriva sul tombolo due volte al giorno e scandisce la nostra esistenza. E' il segno della costanza del tempo, dei momenti che passano e che non torneranno più. Bisogna saper vivere ogni istante come se fosse meraviglioso, senza pensare troppo al domani perché la vita è adesso.

- Allora è sbagliata la favola della cicala e della formica? Non bisogna mettere da parte il cibo e la legna per l'inverno?

- Hai presente la bilancia che c'è nell'emporio, quella con cui il commesso pesa il grano?

- Intendi quelle con due braccia, dove da una parte mette i semi e dall'altra quel peso di ferro?

- Esatto... il grano rappresenta ciò che ti serve per sopravvivere e il peso è quello che ti serve per vivere.

- Non è la stessa cosa vivere e sopravvivere?

- No, non lo è. Tu sei riuscito a sopravvivere senza tuo padre, ma immagina come avresti potuto vivere insieme a lui.

Alvin si grattò ripetutamente la testa come faceva quando si trovava in difficoltà: - E' come per la questione della dignità, - disse - si capisce il senso, ma è difficile da spiegare. Mia madre dice che sei una brava persona, ma che non parli volentieri con lei. Spiegami il perché.

- Tua madre è giovane e bella, - rispose - dovrebbe trovarsi qualcuno che le stia vicino.

- Chester è stato l'unico a venire a casa nostra per qualche tempo, dopo di lui nessuno ha più osato.

- Per paura di finire nella fucina del fabbro? - sorrise Warren, accarezzandogli la testa - A te piaceva Chester?

- Per la verità non mi è mai piaciuto ma non l'ho detto a mia madre. Non mi ha mai picchiato ma non mi voleva tra i piedi. Quando veniva a cena, insisteva sempre perché io andassi a casa di Tom. E' come se la volesse tutta per lui. In quel periodo il frigorifero era sempre pieno di cose buonissime ed ho avuto anche tre vestiti nuovi, però non ero felice. Poi, per fortuna, lo ha mandato via. Ti prego, parla un po' con lei. Da quando ti conosce, l'ho vista sorridere.

- Non voglio crearle delle illusioni, - sospirò - sono troppo vecchio per queste cose.

- Allora la tua bilancia è storta.- affermò il ragazzo.

- Cosa vuoi dire?

- Che pende dalla parte del grano!

Warren annuì: - Sei un ragazzo molto intelligente, - rispose - non sai capire a fondo il senso delle parole complicate, ma ne assimili perfettamente il concetto.

Fu così che, per la prima volta, lo straniero non attese che Bess varcasse il tombolo ma la raggiunse sull'altra sponda. - Tuo figlio è in gamba, - esordì - perché non glielo dici?

- Cosa cambierebbe ormai?

- Forse avrebbe una tomba su cui piangere e non passerebbe il tempo ad aspettare inutilmente il ritorno di suo padre.

La donna si mise a sedere, cercando la sagoma della sua ombra per non avere il sole negli occhi: - Luc non era suo padre. - sentenziò - non vorrei che si trovasse a piangere sulla tomba sbagliata.

- Suo padre è vivo? E' di quest'isola?

- Che importanza ha?

- Mi chiedo perché negare ad un ragazzo la possibilità di avere un padre.

- Forse perché se ne meriterebbe uno migliore.

- Lui lo sa... intendo quell'uomo lo sa?

- No, - sussurrò Bess - l'ultima cosa che avrebbe voluto da me era un figlio.

- Posso sapere perché...

- Perché, nonostante Luc, io frequentassi un altro uomo?

- Già... - annuì - non mi sei sembrata il tipo di donna che possa amare due uomini contemporaneamente.

- E che tipo di donna sono adesso che lo sai?

- La stessa di prima, - affermò Warren - non sono qui per giudicarti.

- E tu invece? Fai tante domande agli altri, sai cose che nessun altro sa sulla gente di questo posto, conosci persino dove si trova il mazzo di carte di Erik... ma non dici nulla di te.

- Non ho una bella storia da raccontare. Sono qui perché a sessant'anni ho deciso di azzerare la mia vita e ricominciare da capo. Ciò che è stato, non mi appartiene più.

- Vuoi vivere come un eremita per il resto dei tuoi giorni?

- Cosa voglio è difficile da definire, - spiegò - è quel che non voglio è complicare la vita degli altri.

- Allora facciamo così, - lo affrontò Bess - per un attimo facciamo finta che tutto sia azzerato, la mia vita e la tua. Cosa faresti in questo caso?

Warren allungò lo sguardo verso i ragazzi che giocavano sul tombolo.

- Sì... - continuò la donna - lui non può essere azzerato. Quando Chester ha provato a farlo, non ho più voluto vederlo.

- Il problema non è tuo figlio. - l'affrontò con decisione - Il vero problema sono io.

- Certo, ti capisco, tu sei lo straniero, quello che quando entri nel villaggio la gente ti spia dalle persiane socchiuse. Sei l'innominabile che parla con gli alieni usando quella grossa antenna che nascondi sul tetto, sei uno stregone in incognito che conosce il segreto di Morgan e che custodisce il prezioso mazzo di carte che tutti cercano da cinquant'anni. Ma allo stesso tempo sei quello che ha ricostruito le mura diroccate di ciò che i ragazzi considerano il loro castello e che va in giro di notte ad aggiustare il trattore del padre di Tom lasciandogli credere che il merito è suo! Vedi... io non lo so chi sei, eppure ti ho raccontato segreti che nessuno si sogna nemmeno di conoscere. E' questa la differenza tra noi due, e non è poco.

- Non capisco dove vuoi arrivare.

- Al bar, quel pomeriggio, hai detto a tutti che avresti fatto vedere quella carta a me, ma io non ho mai visto nulla. Hai dimenticato che Alvin mi racconta ogni cosa? Il giorno successivo hai fatto in modo che Morgan indovinasse il tre di spade e da quel momento non è più stato la stessa persona. Sei un uomo buono straniero, ma c'è qualcosa in te che non mi torna. Perché sei venuto i questo posto e cosa stai cercando?

- Vieni, - la invitò ad alzarsi - chiama i ragazzi e andiamo dentro casa a dissetarci.

- Perché vuoi che vengano anche i ragazzi, hai paura di me?

- Qualcuno ci sta spiando, - tagliò corto Warren - evitiamo di alimentare le dicerie del villaggio... ed anche che il tuo amico Chester mi aspetti per strada per regolare i conti.

- Hai paura anche di lui?

- Forza ragazzi, - li chiamò a raccolta senza rispondere - vi invito per una spremuta di limone? Che ne dite?

Quando oltrepassarono la soglia di quella casa, restarono tutti a bocca aperta. Era rimasta esattamente come Murray l'aveva lasciata. Bess fu l'ultima ad entrarvi, si guardò intorno e gli venne spontaneo domandargli dove vivesse.

- Mi sono sistemato in soffitta. -rispose Warren - Ho sempre sognato di vivere in alto da quando ho visto in televisione le immagini di un'alluvione. Inoltre la casa è troppo grande per una sola persona, così ho raccolto le mie cose in un unico posto. Dobbiamo salire, ma cercate di pulirvi i piedi per non portare la sabbia ovunque.

Dopo tre rampe di scale, si ritrovarono in quello che sembrava un campo di battaglia. - Vi piace? - domandò.

- Sembra camera mia quando è entrato Black. - rispose Alvin - Che ci fai con la tenda?

- Ci dormo... così non ho il problema delle zanzare. Chi è Black?

- Era il cane di mio padre, - spiegò il ragazzo - quando è andato via, l'ha portato con sé.

- Sistematevi da qualche parte, io intanto prendo i limoni nel secchio e vi preparo la spremuta.

- Faccio io, - intervenne Bess, guardando il vecchio computer portatile, collegato ad una miriade di cavi - Come fai ad usarlo senza corrente? Ed il frigorifero?

- Quando se n'è andato, Murray ha lasciato in cantina un vecchio generatore.

- Il generatore funziona a gasolio...

- Ce n'erano diverse taniche, - spiegò Warren - ed io lo uso con parsimonia, soltanto quando proprio non ne posso fare a meno.

- Che ci fai con quell'antenna? - insistette la donna.

- Internet, - rispose, allargando le braccia con soddisfazione - acquisto il materiale che mi serve su eBay. Mi rendo conto che a St. Agnes la tecnologia non sia qualcosa di cui avete necessità, ma personalmente la trovo molto utile, anche per restare informati su quello che accade nel mondo.

- C'è la televisione! - obiettò Bess, spremendo i limoni dentro una caraffa mentre i ragazzi perlustravano la soffitta.

La televisione ci racconta quello che fa comodo ai politici, - rispose Warren, cercando di dare una sistemata tutt'intorno - Internet invece mi da modo di ascoltare altre versioni ed anche di reperire informazioni su come aggiustare i bollitori.

- Prima non mi hai risposto riguardo alla carta che hai fatto indovinare a Morgan.

- E' stato un caso, un colpo di dannata fortuna. Lo scopo era solo quello di metterlo in difficoltà e di bere qualche birra gratuita.

- No, tu il giorno prima gli hai ricordato cosa portava con sé durante lo sbarco in Normandia. Come fai a saperlo?

- Ho tirato ad indovinare. Tutti i soldati avevano un portafortuna.

Trenta secondi dopo, la voce di Tom creò scompiglio nell'allegra compagnia: - Wow... sei un militare? - domandò, con gli occhi sbarrati davanti al baule aperto.

- Lo sono stato, - tagliò corto Warren - però quella cassa non dovevate aprirla.

- Scusaci, - intervenne Alvin - è stata un'idea mia. Siamo ragazzi curiosi e tu mi hai insegnato che dobbiamo guardarci intorno.

- Guardarci intorno non significa guardare dentro le mie cose!

- Guardare dentro le persone però è importante! - affermò Bess - Quindi sei un militare?

- Lo sono stato, - ripeté - adesso invece sono lo straniero che vive su Gugh. Potrebbero farci un film.

- Sulla vita di ognuno degli abitanti di quest'isola potrebbero farci un film! Morgan e Martin, per esempio, sono due personaggi incredibili. La loro amicizia dura da settant'anni. Anche adesso che il primo non sta bene, l'altro gli fa da badante. Dovresti andarlo a trovare.

Quel giorno, mentre i ragazzi si dissetavano con la limonata, Warren cominciò a guardare Bes con altri occhi. Non che prima non si fosse accorto del suo fascino discreto, ma qualcosa gli aveva impedito di vederla per ciò che era e non per l'ennesimo pericolo da cui fuggire. A volte, l'animo umano ha bisogno di una spinta per abbandonare le proprie convinzioni, e sporgersi oltre il recinto delle abitudini per guardare oltre gli ostacoli della vita. Ci fu un attimo, in quell'afoso pomeriggio, in cui entrambi restarono appesi nei propri sguardi e le voci dei ragazzi sparirono all'improvviso. Ecco, in quel momento esatto entrambi si affacciarono alla finestra del solaio e si resero conto di quanto il mondo avesse bisogno di essere guardato insieme. Inavvertitamente, le loro mani si sfiorarono sulla balaustra arrugginita. Nessuno dei due però si ritrasse, a riprova che in fondo si stessero già cercando.

Il mattino seguente, Warren tornò a St. Agnes e domandò dove fosse l'abitazione di Morgan. Quando bussò alla porta, fu Martin ad aprirgli: - Stavamo parlando proprio di te, - sorrise - il mio amico sarà ben felice di vederti.

Lo trovò seduto sulla vecchia poltrone a dondolo, posta davanti alla vetrata che dava sul giardino: - Mia moglie diceva che qui si rilassava, - disse - ci passava le ore mentre lavorava a maglia. Io invece, dopo un po' soffro il mal di mare, probabilmente perché mi torna in mente quel giorno della traversata.

- Mi dispiace di averti fatto stare male.

- Non è colpa tua, - scosse ripetutamente il capo - il dottore dice che devo essere più morigerato con la birra e altre porcherie, altrimenti il mio fegato si spappolerà come un mucchio di panna sotto il sole. Ma lo diceva anche vent'anni fa. Qualche giorno di finto riposo e tornerò quello di prima. Ho saputo che sei un militare, - sorrise - quindi non avevo sbagliato il mio giudizio su di te.

- Come l'hai saputo?

- Su quest'isola non ci sono segreti, il piccolo Tom lo ha detto a sua madre che l'ha riferito alle amiche che l'hanno raccontato ai mariti che si sono confidati al bar. Dove hai combattuto?

- In Afghanistan. - rispose, sedendosi accanto a lui.

- Non dev'essere stata una bella esperienza, ho sempre seguito quello che combinavate laggiù ed ho capito quanto è cambiata la guerra. Noi, sul fronte di battaglia, sapevamo sempre chi fossero i nostri nemici. Erano i tedeschi e stop! Invece da quelle parti, chiunque poteva spararvi alle spalle o farsi esplodere al vostro passaggio. Una brutta gatta da pelare!

- Hai detto che su quest'isola non ci sono segreti, - lo affrontò Warren - eppure qualcosa di irrisolto è rimasto.

- Quella è una storia che ha macchiato St. Agnes e deve rimanere sepolta. - intervenne Martin - Non bisogna più parlarne.

- Le storie vanno sepolte quando si trova e punisce il colpevole, altrimenti resta qualcosa di sospeso nell'anima di chi sopravvive.

- Lo straniero ha ragione, - continuò Morgan - credo sia arrivato il momento di riaprire questa pagina oscura del nostro passato.

- Non c'è riuscito nessuno, - obiettò l'amico di sempre - come pensi che lui possa aiutarci?

- Se è vero che quest'uomo ha il potere di leggere nella mente altrui, allora può anche cambiare le carte in tavola. Chi finora si è sentito al sicuro, comincerà a preoccuparsi e sappiamo tutti e tre che un uomo preoccupato commette degli errori.

- Ma se il colpevole o i colpevoli fossero gli uomini di quella grossa barca a vela che si aggirava nei dintorni in quei giorni? - domandò Warren.

- Tutte balle! - sbottò il vecchio, trattenendo a stento la tosse che non gli dava pace - Chi ha ucciso Luc era qualcuno di qui ed è questa certezza che mi fa terribilmente arrabbiare. Va trovato ed estirpato come una pianta infestante che si insinua nell'orto, altrimenti toglierà luce e calore ai nostri raccolti. Chi uccide un uomo è pronto a farlo di nuovo, magari non per lo stesso motivo, ma semplicemente per nascondere la verità. E noi che abbiamo fatto la guerra, lo sappiamo bene come funziona.

- Arthur, il poliziotto, mi ha raccontato qualcosa. Ha detto che Luc è stato ucciso e poi bruciato nei campi dietro a Turks Head. Cosa c'è da quelle parti?

- C'è lo sbarco del traghetto che arriva dalla Cornovaglia, ma il motivo per cui Luc si trovava da quelle parti era il Turks Head Pub. Era un assiduo frequentatore, ci andava tutte le sere compresa l'ultima, e faceva il percorso a piedi.

- Quindi chiunque avesse intenzione di ucciderlo, sapeva bene dove trovarlo?

- Sì certo, - intervenne Martin - ma perché bruciarne il cadavere?

- Siete sicuri che fosse davvero lui?

- Beh, - obiettò Morgan - di certo non era scomparso nessun altro... e poi è stato riconosciuto dalla fede nuziale e da alcuni particolari degli abiti. Su questo almeno non ci sono dubbi.

- Anche il cane è stato bruciato?

- Il cane? Quale cane?

- Alvin mi ha raccontato che quando suo padre è partito, si è portato Black con lui.

- Sì... ricordo che avesse un grosso cane nero, forse un terranova, ma a questo particolare nessuno ha mai dato importanza, ammesso che ne abbia. Comunque, se vogliamo venire a capo di questo enigma, tu devi scompigliare le carte. Sei l'unico che può farlo. Usa i tuoi poteri e fai preoccupare l'assassino.

- Tu sei così sicuro che io li abbia?

- Lo siamo entrambi, - continuò il vecchio, cercando la conferma dell'amico - consegnandomi il tre di spade hai fatto in modo che io venissi a sapere più cose di te, di quante tu possa conoscerne di noi due. Devi soltanto far sentire il fiato sul collo a quella maledetta pianta infestante prima che torni di nuovo a rovinare i nostri raccolti.

- Parlami di Bess.

- Era la più bella di St. Agnes, - annuì - tutti i giovanotti erano pazzi di lei. Non c'era lite che non la riguardasse, non c'era giorno che qualcuno non le portasse un mazzo di fiori. Ma lei aveva occhi solo per Luc, il meno adatto a farla felice. Si sa da sempre, le donne si innamorano dei poco di buono perché hanno la convinzione di riuscire a cambiarli, salvo poi accorgersi troppo tardi che le mele marce possono solo andare a male. Anche lui era un bel ragazzo, strafottente, sicuro di sé, sempre pronto a correre dietro alle sottane. Per anni sembrava che fosse la mancanza di un figlio a renderlo così selvatico, ma quando lei restò finalmente incinta, tutto cominciò ad andare peggio di prima.

- Non aveva pazienza, - aggiunse Martin - e non aveva rispetto per la condizione di sua moglie.

- Che significa?

- Significa che non la trattava con la delicatezza che sarebbe servita in quel momento e non accettava che il suo corpo in gravidanza avesse perso le forme sensuali di cui lui aveva costantemente bisogno. La obbligava a fare l'amore anche quando non stava bene e quando è nato il bambino, cominciò a considerarlo un impiccio invece di amarlo come un un figlio.
Abel Wakaam
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