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Erri De Luca. Nato a Napoli nel 1950, ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. Il nome, Erri, è la versione italiana di Harry, il nome dello zio. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi. Il suo ultimo libro è "A grandezza naturale", edito da Feltrinelli.
Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d'inverno, Il purgatorio dell'angelo e Il pianto dell'alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero).
Lisa Ginzburg, figlia di Carlo Ginzburg e Anna Rossi-Doria, si è laureata in Filosofia presso la Sapienza di Roma e perfezionata alla Normale di Pisa. Nipote d'arte, tra i suoi lavori come traduttrice emerge L'imperatore Giuliano e l'arte della scrittura di Alexandre Kojève, e Pene d'amor perdute di William Shakespeare. Ha collaborato a giornali e riviste quali "Il Messaggero" e "Domus". Ha curato, con Cesare Garboli È difficile parlare di sé, conversazione a più voci condotta da Marino Sinibaldi. Il suo ultimo libro è Cara pace ed è tra i 12 finalisti del Premio Strega 2021.
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Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Renée Conte
Titolo: Se per una volta
Genere Romance
Lettori 1833 1 1
Se per una volta
Avevo quasi dimenticato quanto fosse caotica questa città, il traffico nell'ora di punta è notevole.
Il taxi procede a passo di lumaca, al contrario i pedoni camminano in fretta sui marciapiedi come tante formiche in fila indiana. Scompaiono nelle viscere della terra per stiparsi nei vagoni della metropolitana, per poi riemergere in superficie e riversarsi in uffici o negozi, pronti a dare inizio a una nuova trafelata giornata di lavoro, con la speranza che finisca il prima possibile.
Più osservo tutto questo e più sono contento di essermi trasferito a Seaview, nell'Isola di Wight, più di cinque anni fa; lì ho ritrovato il ritmo di una vita a misura d'uomo senza provare l'ansia dello scorrere del tempo, riuscendo a dedicare il giusto spazio alla mia passione, che ora si è trasformata in un'attività a tempo pieno: scrivere legal thriller.
Trasferirmi è stata una scelta d'impulso ma inevitabile, avevo bisogno di un cambiamento radicale e l'ho fatto.
Non potevo rimanere dopo quello che era successo con Sonya, rivederla più spesso di quanto ero disposto a sopportare non giovava al mio umore. Inoltre, dovevo troncare il rapporto che si era venuto a creare con Clarissa; non ricambiavo i suoi sentimenti, l'avevo illusa e delusa solo per un mio tornaconto.
Come non bastasse, mi trovavo mio malgrado a svolgere la professione di avvocato che, nonostante mi piacesse praticare, ero consapevole non facesse per me. Non sono come mio padre, lui non si crea problemi a difendere anche i colpevoli in nome del dio denaro, per farlo ci vuole il pelo sullo stomaco, che io evidentemente non ho.
Devo comunque ringraziarlo per avermi spronato a seguire le sue orme, convincendomi a scegliere la facoltà di legge; quello che ho imparato lo metto a frutto nei miei romanzi.
Infatti, uso la mia esperienza per creare personaggi che scelgo di accusare o difendere a seconda delle mie trame e, quello che è più importante, non c'è alcun pericolo di commettere errori nel giudicarli, evitando così di far condannare un innocente o assolvere un colpevole. Rischio che nella vita reale non è poi così improbabile.
«Signore, siamo arrivati.» La voce del tassista mi riporta al presente.
Pago la corsa, lo saluto e scendo, alzando lo sguardo verso il palazzo di vetro dove sto per entrare. Do un'occhiata all'orologio, notando con piacere che sono in perfetto orario per l'appuntamento con Patricia Parker, il mio editore.
Se posso evitare di venire a Londra per incontrarla lo preferisco e lei lo sa. Quando serve ci sentiamo per telefono o in conference call.
Non che mi dispiaccia vederla in carne e ossa, anzi, è una donna di carattere, gentile, intelligente e molto affascinante; oggi deve parlarmi di un'importante proposta e ha preferito che fossi qui di persona, e quando il capo ordina non mi resta che obbedire.
Arrivato al piano che ospita gli uffici della Parker & Davies Publishers mi avvicino alla reception dove c'è Claire, una signora di mezza età più larga che alta. È spassosissima con la sua chioma rosa fucsia e un paio di occhiali dalle lenti spesse con la montatura dello stesso colore. Dopo essersi ripresa dallo stupore di vedermi, mi rivolge un largo sorriso.
«Logan, allora sei vivo! Ormai ti davamo tutti per disperso» scherza, agitando le mani per dare più enfasi a ciò che dice. «Come stai?» Si avvicina per un abbraccio che ricambio con piacere.
«Bene, tesoro, lo sai che diventi sempre più bella? Ti sposerei se tuo marito non lo avesse già fatto. Fammi sapere quando lo lascerai, d'accordo?» Le faccio l'occhiolino e lei sbuffa, sa che la prendo in giro scherzosamente e lo accetta. «E a te come va?»
«Come al solito, ma non mi lamento. Ora vai, Patricia ti sta aspettando, però mi sei debitore di un caffè, non dimenticarlo» mi ammonisce agitando l'indice.
«Non l'ho dimenticato, come potrei!» mi fingo offeso che l'abbia detto.
«Sì, sì,... Sono anni che prometti e puntualmente te ne scordi, perché hai sempre qualcos'altro di più interessante da fare. Ora vai, meglio non far aspettare il grande capo» conclude arricciando il naso.
«Claire, prometto solennemente che tra un'ora e mezza vengo a prenderti e usciamo io e te da soli, andiamo al bar da Gino e ti farò assaggiare un vero espresso all'italiana, il caffè più buono che tu abbia mai bevuto» le confermo portandomi una mano sul cuore con fare solenne.
«Ah, lascia perdere, tanto so che anche questa volta mi darai buca.» Scuote la testa e sorride.
«Non lo farò» rispondo guardandola mentre cammino all'indietro lungo il corridoio.
«Vedremo» replica tornando a fare quello che stava facendo.
Questa volta voglio sorprenderla. Imposto un promemoria sullo smartphone per non dimenticarmene e proseguo verso l'ufficio di Patricia.
Busso alla porta e dopo il suo invito a entrare varco la soglia. È molto bella ed elegante come al solito; se non fosse il mio editore, e che con le mie avances comprometterei il nostro rapporto di lavoro, giuro che metterei in pratica più che volentieri i pensieri non proprio puri che inevitabilmente mi capita di fare ogni volta che me la trovo davanti.
«Logan, è un piacere averti qui.» Mi viene incontro porgendomi la mano che stringo con piacere, mentre le rivolgo un sorriso che ricambia. «Accomodati. Gradisci qualcosa da bere?» chiede prima di prendere posto sulla sua poltrona.
«Sono a posto così, grazie. Allora, quali buone notizie hai in serbo per me?» Vado subito al sodo, come sono solito fare.
«Noto che non sei affatto cambiato, sempre diretto al punto tu, eh?» Annuisco, mantenendo un atteggiamento rilassato. «Ottimo, è anche per questo che mi piace parlare di affari con te senza troppi giri di parole. Dunque, ci sono diverse novità, la prima è che abbiamo ricevuto la richiesta da parte di importanti editori per tradurre e distribuire i tuoi romanzi in altre lingue e in diversi Paesi, questa è la lista.» Apre una cartellina e ne estrae un foglio porgendomelo.
Scorro velocemente la lista e devo dire che ne sono piacevolmente colpito.
«Mi sembra un'ottima cosa, no?» rispondo.
«È senza dubbio un'ottima cosa! I tuoi guadagni decuplicheranno, come minimo, e ovviamente anche i nostri. Abbiamo già una bozza del contratto, devi solo controllarla e firmarla, se decidi di accettare. Cosa che ti consiglio caldamente di fare. Eccola qui, leggila con calma ma non prendertela troppo comoda, devo dare una risposta entro venerdì mattina» sottolinea.
«Okay, tra oggi e domani la leggerò ed eventualmente evidenzierò le clausole che non mi stanno bene o potrebbero essere riviste, ma immagino sia un contratto standard che utilizzi già per altri autori, perciò, in linea di massima non dovrebbero esserci problemi neanche per me» affermo e il suo volto si rilassa.
«Bene. La seconda cosa importante è che stiamo trattando le licensing con un'importante casa di produzione che vorrebbe creare una serie televisiva tratta dai tuoi romanzi. Finora ne hai pubblicati sei e non è male, dividerebbero ogni libro in due puntate, ma per creare una stagione di quattro mesi, come vorrebbero, hanno bisogno di ottenere almeno altri due romanzi entro i prossimi sei mesi. So che sei a buon punto con quello che stai scrivendo, quindi ti chiedo: pensi di farcela a scriverne un altro in meno di sei mesi? Rispondi con estrema sincerità Logan, non voglio tu faccia promesse che non sei in grado di mantenere, c'è in ballo una cifra considerevole per te, e di conseguenza per me.» Mi guarda severa in attesa che le risponda. Sta già calcolando quanto guadagnerà da questo accordo.
«Patricia, questa notizia mi lascia senza parole, in senso positivo, ovviamente; è una grande opportunità che non ho alcuna intenzione di sprecare. So che se prenderò questo impegno non posso permettermi di sgarrare e in tutta onestà penso di potercela fare, mi manca veramente poco per terminare quello che sto scrivendo e in sei mesi dovrei riuscire tranquillamente a scriverne un altro, quindi la mia risposta è sì. Anche di questo accordo vorrei poter visionare il contratto, se non ti dispiace» le dico con gentilezza ma determinato.
«Non c'è problema, ecco il nostro contratto tipo. Anche per questo dovresti farmi avere le eventuali annotazioni entro la fine della settimana. Per ora è tutto, ci aggiorniamo venerdì mattina, alla stessa ora qui da me, per rivedere insieme i contratti. Se è tutto chiaro e non hai nulla da aggiungere o chiedere devo salutarti, ho un altro appuntamento» continua impassibile.
Questa donna, quando lavora, è un automa freddo e calcolatore. Se anche nella vita privata è così non invidio suo marito.
«Ora che mi ci fai pensare c'è una cosa che vorrei chiederti.»
«Va bene, di cosa si tratta?» Toglie gli occhiali appoggiandoli sulla scrivania, accigliandosi.
Si mette sulla difensiva aspettandosi chissà quale richiesta da parte mia. Istintivamente sorrido per la sua reazione.
«Avrei bisogno di Scott come assistente da adesso per i prossimi sei mesi e, chiaramente, dovrà stabilirsi a Seaview in pianta stabile. Lo sai che io e lui siamo una squadra collaudata per ottenere i risultati che ti aspetti, è anche merito suo se i miei libri hanno successo. Pensi sia fattibile?» le chiedo mantenendo un tono garbato. Sembra sollevata che si tratti solo di questo.
«Credo dovresti chiederglielo personalmente, se accetta per me non ci sono problemi, ci possiamo accordare.»
«Perfetto, dove posso trovarlo? Vorrei affrontare subito la questione in modo da organizzarmi.»
«A quest'ora di sicuro è nel suo ufficio. Mi ha fatto veramente piacere vederti, Logan, ti aspetto venerdì» taglia corto per farmi capire che la conversazione è finita.
«È stato un piacere anche per me, Patricia.» Faccio un cenno della testa ed esco dal suo ufficio per dirigermi in quello di Scott. La porta è aperta, così entro senza bussare.
«Ciao, Scott!» lo saluto avanzando verso la scrivania colma di fascicoli sui quali sta lavorando.
«Ehi Logan! Che sorpresa, non pensavo di vederti prima di sabato» esclama con la sua solita allegria.
«Perché sabato?» chiedo un po' sorpreso di non ricordare nulla in merito.
«Te ne sei dimenticato?!» Lo guardo sorpreso e non dico niente per evitare una colossale gaffe. «Dovevo immaginarlo. Non dovrei esserne sorpreso, tu dimentichi sempre quello che non ti interessa» spiega scuotendo la testa contrariato.
«Scott, non è che ho dimenticato del tutto il nostro appuntamento» fingo spudoratamente. «Più che altro è il motivo che proprio non ricordo, serata di baldoria in bella compagnia di una bruna per me e una bionda per te?» provo a indovinare, buttandola sullo scherzo.
Non ride, mi guarda in modo serio e alquanto infastidito. Okay, di sicuro non ho dato la risposta esatta.
«Sabato mi sposo, Logan, e tu sei il mio testimone» dichiara fulminandomi con lo sguardo.
Oh, cazzo!
«Scherzavo amico, certo che mi ricordo del tuo matrimonio! Non è per questo che sei tornato a Londra due settimane prima del previsto?» provo a salvarmi da una pessima figura, dandogli una leggera pacca sulla spalla. Non reagisce, ha ancora quell'espressione contrariata e offesa.
«Se ci hai ripensato vorrei saperlo subito, qualcuno che ti sostituisca lo troverò. Certo non mi aspettavo che mi voltassi le spalle in questo modo, avevi promesso e per me le promesse tra amici valgono, ma evidentemente la considerazione che hai di me è ben poca cosa» continua a lamentarsi.
«Scott, giuro che non mi ero assolutamente dimenticato del tuo matrimonio, ti stavo solo prendendo in giro e, come promesso, sabato sarò il tuo testimone di nozze. Ora possiamo parlare di affari?» Provo a deviare il discorso, altrimenti va a finire che litighiamo.
Finalmente il suo viso riprende colore e un accenno di sorriso gli fa inarcare le labbra.
«Va bene, di che affari si tratta?» chiede tornando a sedersi dietro la scrivania, io mi accomodo su una delle due poltroncine di fronte a lui.
Gli racconto della conversazione avvenuta poco fa con Patricia e dell'impegno che mi sono preso di scrivere un altro romanzo entro i prossimi sei mesi. Scott ascolta in silenzio, continuando a guardarmi senza capire perché lo stia mettendo al corrente di affari che non dovrebbero riguardarlo.
«Non dici niente?» gli chiedo per sentire il suo parere.
«Mi sembra un'ottima opportunità per te, quello che non capisco è perché lo stai dicendo a me.»
«Secondo te? Mi manca veramente poco per terminare l'ultimo romanzo che, come al solito, dovrai editare prima di consegnarlo a Patricia, poi mi dedicherò fin da subito a quello nuovo, devo cercare di accelerare i tempi. Ovviamente ti voglio al mio fianco come assistente, perciò ti revoco il permesso di un mese che avevamo concordato. Il capo ha detto che se accetti per lei non ci sono problemi, così la prossima settimana torni da me a Seaview e...» mi interrompe con un gesto deciso della mano.
«Logan, tanto per cominciare avevamo concordato due mesi di pausa, non uno, sarei tornato da te solo per il tempo necessario a editare il romanzo. E poi non posso accettare, mi dispiace, e il motivo credo sia ovvio.»
«Ovvio? Non lo è, invece. Siamo amici, lavoriamo bene insieme, ci siamo anche divertiti spesso a sfidarci su chi riusciva per primo tra i due a conquistare una donna per l'avventura di una notte e ti sei trovato bene a casa mia, se non sbaglio... Davvero non capisco dove sta il problema» insisto.
«Sul serio non lo capisci? Sabato mi sposo, Logan. Sono passati appena due minuti da quando te l'ho ricordato e già lo hai scordato?» Inarca le sopracciglia incredulo.
«Certo che no, ma veramente non comprendo il tuo rifiuto» provo a ribattere, lui sbuffa esasperato.
«Per prima cosa ti sarei grato se non confidassi a Lauren le nostre avventure notturne o rischio di divorziare ancora prima di averla sposata, e tengo a informarti che, dopo le nozze, io e mia moglie partiamo per la luna di miele, un mese intero negli States. Ora capisci dove sta il problema?» chiede con evidente sarcasmo.
«Un mese intero? Stai scherzando, spero. Scott, non puoi farmi questo!» sbotto seccato scattando in piedi.
«Farti questo?!» Anche lui si alza in piedi, puntando le mani sulla scrivania. «Sto per sposarmi, Logan, la mia vita cambierà, voglio passare più tempo con la mia futura moglie e non lo faccio di certo per farti un dispetto o per complicarti la vita!» ribatte alzando un po' il tono.
«E invece me la stai complicando, e alla grande!» insisto appoggiando a mia volta le mani sulla scrivania, in modo da guardarci bene in faccia.
«Beh, mi dispiace per te, fattene una ragione, non rinuncerò a sposare Lauren solo per farti un piacere.»
Okay, così non vado da nessuna parte, meglio cercare di essere più conciliante.
«Va bene, vediamo di trovare una soluzione. Ad esempio potresti rimandare le nozze per un po', diciamo... sei mesi?» azzardo, sperando egoisticamente che accetti.
Scoppia in una risata di scherno.
«Assolutamente no! Non ci penso minimamente a rinviare le nozze, l'ho già fatto l'anno scorso per accontentarti, perché il tuo lavoro viene sempre prima di tutto. Ho rischiato seriamente di perdere la donna che amo per colpa tua. Non sprecare più fiato per cercare di convincermi, la mia risposta è no su tutti i fronti!»
Rimango colpito dalla sua forza di volontà e capisco che non ha tutti i torti, solo perché io non ho una compagna non mi rendo conto di quanto lui tenga alla sua donna.
Okay, forse sono stato un po' insistente e ho dimostrato totale assenza di sensibilità, fatto sta che devo trovare una soluzione, ho veramente bisogno di un assistente valido che prenda il posto di Scott, e uno come lui non è affatto facile da trovare.
«Va bene, ho capito» gli dico tornando a sedere, lui fa lo stesso.
«Finalmente!» esclama allargando le braccia e alzando gli occhi al soffitto.
«Però potresti darmi una mano a trovare un valido sostituto fino a quando tornerai, di sicuro ne conosci qualcuno, sai come lavoro e cosa mi serve.»
«Posso provare a sentire qualche collega freelance.»
«Te ne sarei infinitamente grato, l'importante è che sia veramente capace come editor, meglio se è single, così non avrà problemi familiari, deve essere disposto a trasferirsi da me e infine non può essere una donna» dichiaro convinto.
Mi guarda contrariato.
«Perché non può essere una donna? Ne conosco di realmente capaci, di gran lunga migliori di alcuni colleghi maschi. Da quando sei diventato misogino?»
«Non sono affatto misogino e nemmeno maschilista o sessista, adoro le donne, solo che quando lavoro non voglio averle intorno, mi distraggono. E poi hanno la tendenza a parlare troppo, a criticare e a voler imporre le loro teorie, lo so per esperienza. Quando Annabelle stava ancora con me ha provato a intromettersi, diceva che voleva aiutarmi ed è stato il periodo più frustrante della mia carriera e del nostro rapporto, forse anche questo ha contribuito al nostro allontanamento o forse è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, non lo so con precisione... Comunque sia non voglio sentire ragioni, mi serve un assistente maschio» ribadisco a scanso di equivoci.
«Annabelle non fa testo. E se non lo trovassi? Se l'unico editor disponibile fosse una donna, cosa faresti?» prova a sondare il terreno in caso di fallimento.
«Dovremo trovare un compromesso che soddisfi entrambi.»
«Che tipo di compromesso?» chiede mettendosi in allarme.
«Ad esempio potresti venire a Seaview due settimane al mese fino a quando non potrai riprendere a tempo pieno. Potrebbe funzionare» gli propongo.
«Non riprenderò più a tempo pieno, Logan, ti ho già spiegato perché. Sarebbe più semplice lavorare a distanza e vederci ogni tanto, esiste internet che permette agevolmente di farlo, se non lo sapessi» risponde ironico.
«Non sono un cavernicolo, so bene che esiste internet e come funziona. Comunque, nessuno scritto uscirà dal mio studio finché il romanzo non è finito, né fisicamente né tramite internet, sai bene come la penso, quindi questa ipotesi non è applicabile» replico determinato a non cedere.
«Come vuoi, mi metto subito alla ricerca di un valido editor con i requisiti che soddisfino le tue richieste, ti farò sapere quanto prima.»
«Ti ringrazio Scott, sei davvero un buon amico ed egoisticamente spero che dopo il viaggio di nozze ti venga il desiderio di tornare a lavorare con me. Puoi portare anche Lauren, naturalmente» cerco di convincerlo. Non è da me mollare facilmente e poi tentare non nuoce.
Scuote la testa negando in modo deciso.
«Lei lavora qui a Londra, non può trasferirsi a Seaview per seguirmi e rinunciare al suo incarico, ama molto il suo lavoro. Potrei considerare di venire da te a settimane alterne, questo è già più fattibile, sempre che nel frattempo non riesca a trovare un valido sostituto che ti aggradi, ovviamente.»
«Ovviamente» confermo, provando soddisfazione per essere riuscito a convincerlo a concedermi almeno un paio di settimane al mese. Non è molto, ma me lo faccio bastare. Per il momento.
Una notifica sullo smartphone mi avvisa che l'ora e mezza che mi ero concesso è passata, ho una promessa da mantenere.
«Notizie dalla tua ultima fiamma?» Scherza divertito il mio amico, indicando il telefono che tengo in mano.
«Nessuna fiamma all'orizzonte, ho promesso a Claire di portarla a bere un caffè e voglio mantenere la parola data almeno per una volta» rispondo riponendo il cellulare nella tasca della giacca.
«Claire? La nostra Claire?» Annuisco sorridendo. «Accidenti amico, devi essere messo proprio male con le donne se l'unica disponibile a darti retta è lei» scoppia a ridere.
«Ah-Ah, ma quanto sei divertente!» commento sarcastico. «Non è come pensi» tengo a precisare.
«Se vuoi posso mandarti qualche amica giovane, carina e molto disponibile, ho ancora degli ottimi contatti, anche se dopo sabato dovrò dimenticarmi della loro esistenza, Lauren mi metterà l'anello al dito, quindi time-out per me per certe avventure... Forse» aggiunge dopo averci pensato qualche secondo, e riprende a ridere di gusto.
«Guarda che so ancora come conquistare una donna, non ho bisogno del tuo aiuto, ad ogni modo non mi offendo se mi passi il numero di qualche amica, ci penserò io a soddisfarla, visto che tu ormai sei fuori dai giochi.» Il cellulare mi ricorda ancora una volta la promessa fatta a Claire. «Devo andare Scott, se non hai impegni possiamo cenare insieme, mi farebbe davvero piacere continuare la nostra chiacchierata.»
«Piacerebbe anche a me» sospira rassegnato. «Però, questa settimana sono troppo preso con gli ultimi preparativi, mi sa che dobbiamo rinviare.»
«Okay, magari puoi venire a trovarmi tra un mese al ritorno dal tuo viaggio.»
«Può darsi. Ci si vede, Logan, e non dimenticarti che sei il mio testimone, se non ti presenti scordati che esisto.»
«Ci sarò, non mancherei per niente al mondo, sarà troppo divertente vederti finalmente con il cappio al collo» sorrido beffandomi di lui.
«Sarà divertente anche per me quando sarai tu a farti accalappiare da una donna» replica con un ghigno divertito.
«Farai tempo a invecchiare, te lo garantisco. Datti da fare e trovami un sostituto o sarai costretto a passare i prossimi sei mesi appiccicato al mio culo» lo minaccio, fingendomi serio.
«Se mi piacessero gli uomini la proposta potrebbe anche essere alettante, ma sono etero al cento percento e le donne mi piacciono troppo. Rassegnati, non passerò mai all'altra sponda» ribatte convinto.
«Mai dire mai, amico» gli dico con aria solenne strizzando l'occhio.
Sollevo una mano per salutarlo, anche lui la solleva ma per mostrarmi bene il dito medio, accompagnandolo con due parole: «Fottiti, amico.»
Esco dal suo ufficio che sto ancora ridendo e mi dirigo in segreteria da Claire, le ho promesso che le avrei finalmente offerto quel caffè che non le ho mai concesso e questa volta non voglio deluderla, è una persona squisita e sempre disponibile ad aiutarmi quando ho bisogno di lei.
«Allora, piccola, pronta per gustare un ottimo caffè italiano?» la sorprendo comparendole davanti all'improvviso.
Sbarra gli occhi incredula che questa volta mi sia ricordato della promessa.
«Prontissima!» risponde allegra mettendosi al mio fianco e usciamo.
Renée Conte
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