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Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d'inverno, Il purgatorio dell'angelo e Il pianto dell'alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero).
Lisa Ginzburg, figlia di Carlo Ginzburg e Anna Rossi-Doria, si è laureata in Filosofia presso la Sapienza di Roma e perfezionata alla Normale di Pisa. Nipote d'arte, tra i suoi lavori come traduttrice emerge L'imperatore Giuliano e l'arte della scrittura di Alexandre Kojève, e Pene d'amor perdute di William Shakespeare. Ha collaborato a giornali e riviste quali "Il Messaggero" e "Domus". Ha curato, con Cesare Garboli È difficile parlare di sé, conversazione a più voci condotta da Marino Sinibaldi. Il suo ultimo libro è Cara pace ed è tra i 12 finalisti del Premio Strega 2021.
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Writer Officina
Autore: Leonardo Nebbia Fanelli
Titolo: Pensionato in affitto
Genere Distopia Umorismo
Lettori 872 19 6
Pensionato in affitto
Giovedì, 29 settembre 2072. [Aint got no, I got life, Nina Simone].

Armando Mancini, svegliatosi come tutte le mattine da sogni agitati, controllò subito di non esser diventato il protagonista di un romanzo di Kafka. Assicuratosi che fosse ancora umano, si sollevò dal letto non senza qualche difficoltà dovuta alle articolazioni arrugginite, inforcò con maestria le fedeli ciabatte e si diresse verso il gabinetto, indispensabile luogo di culto mattutino per qualsiasi pensionato che si rispetti, dove espletò l'incarico d'ufficio.
L'appartamento del Mancini era un grazioso esempio di architettura nazionalpopolaressenziale: una indispensabile camera da letto con annessa cabina armadio incorporante tecnologiche funzioni di lavatrice-sterilizzatrice-asciugatrice e un grazioso soggiornino con annesso cucinotto le cui finestre affacciavano su Von RibbentroppStraße, la circonvallazione che delimita il secondo anello anulare della Roma del terzo millennio.
L'uomo, dalla postura somigliante a quella di un bradipo, si appressò al cucinotto per il secondo rito mattutino e cioè la preparazione di un quanto mai aromatico caffè di cicoria e succedanei vari (bucce di patate e scorze di arancia). Lo sorseggiò alla finestra come sua abitudine, dall'alto del suo undicesimo piano, da dove poteva godere della vista dei mostruosi palazzoni che si ergevano di fronte al suo, separati da un nastro d'asfalto per il movimento dei mezzi e dai larghi marciapiedi affollati di bancarelle di immigrati americani e giapponesi. Enormi schermi a cristalli attivi campeggiavano sulle facciate dei palazzi e dei grattacieli che erano sorti alla periferia di Roma dopo la III guerra mondiale, trasmettendo immancabilmente consigli per gli acquisti, reclami, pubblicità.
Il cielo plumbeo come sempre, per via della cappa di particolati inquinanti, rendeva la Città eterna disperatamente simile alla Londra di una domenica pomeriggio di dicembre: buia e triste. Il sibilo proveniente dall'impianto di ossigenazione dell'appartamento, era l'unico rumore che si udiva nei pochi momenti in cui le sirene non scandivano il traffico e i ritmi lavorativi della città. A quella usuale vista il Mancini pensò che il panorama di Roma era finito per essere identico a quello di tante città in altrettanti film di fantascienza del secolo passato, anche se a lui gliene veniva in mente uno solo.
L'uomo col caffè di cicoria si sedette alla piccola scrivania del soggiornino dove c'erano la tastiera e il monitor principale del Computer Centrale Domestico e si collegò a un sito di annunci e offerte di lavoro dove aveva aperto un profilo che recitava: “Pensionato in affitto per non fare niente, eccetto mangiare e bere, ottimo per compagnia ad altri anziani che non vogliono mangiare da soli, senza competenze specifiche, a domanda risponde in modo semplice, offre anche un servizio di accompagnamento in ospedale”. Da tempo ormai la pensione non era più sufficiente a garantirgli una vita dignitosa e probabilmente, con l'approssimarsi dell'ennesima manovra economica che avrebbe ancora una volta decurtato il suo vitalizio, non gli avrebbe garantito neanche una vita non-dignitosa. I suoi limitati risparmi erano ormai all'esaurimento e doveva arrabattarsi nei modi più disparati per mettere insieme un piatto di similminestra. Da qualche settimana Armando era riuscito a trovare una modesta occupazione presso un negozio di acquari: per un'ora al giorno, quella in cui c'era maggior traffico di potenziali clienti, lavorava come “agitatore di pesci rossi”, in pratica controllava i pesci negli acquari e qualora fossero poco vivaci, inseriva una mano all'interno e ne agitava l'acqua per far sì che le pinnate creaturine si muovessero. Sosteneva infatti il proprietario del negozio che il pesce mobile dava un'idea di vitalità e allegria e si vendeva come il pane, mentre quello stanziale era remissione certa.
Poca roba, per un'ora al giorno avrebbe guadagnato 160 crediti mensili, ma quel lavoretto gli aveva dato la speranza di poter migliorare la sua condizione e vivere un po' più tranquillamente. Come sempre controllò anche la propria casella mail, speranzoso che qualcuno lo avesse contattato in forma privata, ma trovò:
– un sollecito di pagamento da parte del negozio di forniture per animali, per i croccantini del suo cane, 378 crediti;
– un sollecito di pagamento da parte dell'Ente Case Popolari per tre mesi di pigione arretrati, 1270 crediti oltre spese di spedizione e messa in mora;
– un sollecito di pagamento da parte della Oxyfree (società che gestiva la distribuzione dell'ossigeno casalingo per conto del Ministero del Benessere Sociale) per delle bollette non pagate in merito alla fornitura di ossigeno nel suo appartamento, 866 crediti oltre spese di spedizione e messa in mora;
– una pubblicità di un istituto di credito svizzero che garantiva prestiti a pensionati in cambio della “proprietà nuda” degli organi vitali in buono stato.
Ma di offerte di lavoro, neanche a parlarne. La situazione era grave, i debiti, già solo quelli contestati formalmente, avrebbero definitivamente esaurito il suo conto in banca. Doveva assolutamente inventarsi qualcosa che gli permettesse un seppur minimo guadagno.
«Regolo – questo il nome del suo assistente virtuale a comando vocale – dammi qualche buona notizia» quelle parole scossero dal torpore del risparmio energetico l'intelligenza artificiale che rispose con voce meccanica.
«Buongiorno Armando, dal Corriere del Pallone la notizia numero uno: la Juventus pareggia con la Sanremese dopo aver fallito un rigore con Bošnjak, la cui staffilata dagli undici metri ha sorvolato la porta andando a rompere due costole di un metalmeccanico della Fiat...»
«Ma lo sai benissimo che non mi sono mai interessato al calcio – lo interruppe Mancini con un tono che non ammetteva repliche – potresti cortesemente darmi notizie d'attualità, sempre che la cosa non ti disturbi troppo?»
«Dal Tgor3, telegiornale olografico regionale delle venti e trenta di ieri: quattro adolescenti romani in gita scolastica incendiano un albergo a Parigi, i genitori li difendono: “Non c'era la Playstation in camera”».
«Fermati Regolo, direi che per oggi possono bastarmi le buone notizie, porto Ulisse a fare la passeggiata».
«Va bene Armando» rispose Regolo rimettendosi in stand by.
Il pensionato si avvicinò al divanetto del soggiornino sul quale, ben dissimulato tra i cuscini, giaceva inerte un cane meticcio di taglia medio-grande che ronfava sommessamente. Lo aveva chiamato Ulisse, perché dargli da mangiare, data la voracità atavica del canide, era sempre un'odissea. Lo svegliò e dopo i necessari preparativi i due uscirono alla volta del mercato rionale all'incrocio tra BorisBeckerStraße e largo Adriano Panatta, dove avrebbe racimolato un po' di verdure minestroidarie. Fu lì, al mercato rionale, osservando l'offerta di un profugo giapponese che proponeva ai propri clienti tre broccoli romaneschi al prezzo di due, che decise di fare al proprietario del negozio di pesci dove lavorava, la medesima offerta: il triplo delle ore di lavoro per il doppio dell'attuale compenso. Era sicuramente un affare a cui lui, se fosse stato al posto di Alvaro Koenig, il suo datore di lavoro, non avrebbe certamente rinunciato.
Più tardi, intorno alle diciassette, si presentò come tutti i giorni da Fischwelt, il negozio dove operava come “agitatore di pesci rossi”, ben deciso a strappare un aumento di ore lavorative (ed emolumenti) al buon Koenig.
«Ciao Alvaro, posso parlarti prima di prendere servizio?»
«Sicuramente, vieni in ufficio, devo dirti qualcosa anche io».
«Volevo proporti un aumento del mio impegno giornaliero nel tuo negozio a condizioni particolarmente vantaggiose: invece di un'ora al giorno per la modica cifra di 160 crediti mensili, potrei lavorare tre ore al giorno per soli 320 crediti invece di 480, magari con l'incentivo di una percentuale sulle vendite nell'ora extra, che te ne sembra?»
«Anche io volevo parlarti Armando».
«Sì? Abbiamo aumentato il fatturato?»
«No Armà, sono stato dal commercialista. Devo chiudere».
Armando restò di sasso mentre Alvaro gli porgeva una busta. Dentro c'erano 160 crediti.
«Non si vende più carassius aurutus neanche a pagarlo oro».
«Un cosa?»
«Un pesce rosso. Negli ultimi mesi il negozio ha avuto una perdita netta per oltre 3.000 crediti mensili, mi spiace ma non posso più continuare così Armando. Stavolta devo tirare giù la saracinesca definitivamente».
«Ma... ma... quel contratto per la fornitura di pesci rossi al Luna Park dell'Eur?»
«Ma quale Luna Park, non li vedi i telegiornali olografici? Era una truffa della mafia russa: rastrellavano pesce a basso prezzo che neanche pagavano e che rivendevano ai ristoranti di sushi o a qualche ditta cinese per la produzione di alici sott'olio».

Venerdì, 30 settembre 2072
[Take California, Propellerheads]

Svegliarsi la mattina sapendo di essere ormai alla canna del gas, non è una sensazione piacevole e quel giorno Armando si svegliò molto tardi, “una misura dell'inconscio per rimandare la presa di coscienza” avrebbe detto qualche psicologo.
Ulisse giaceva inerte in uno stato semicomatoso ai piedi del letto, Regolo come al solito, in stand by. Quando il pensionato andò nel cucinotto per la preparazione di quello che impropriamente chiamava caffè, il cicalino del Computer Centrale Domestico lo avvertì che c'era un messaggio di posta certificata per lui.
Armando finì di prepararsi il caffè di cicoria allietandolo con uno schizzetto di un distillato infame che aveva vinto a una riffa parrocchiale l'anno precedente, e con la tazzina in mano andò a sedersi alla sua scrivania e ci fu la prima, sgradita, sorpresa della giornata: Regolo aveva lasciato una nota sul desktop che lo avvisava dell'arrivo di una mail certificata della Compagnia delle Esazioni. E qualcosa, una qualsiasi cosa, che recava il timbro della Compagnia delle Esazioni, non era mai una buona cosa. Recuperò dalla scrivania il block notes dove aveva segnate tutte le password che gli necessitavano e tentò l'accesso al Sistema Statale di Posta Elettronica Certificata Personale per i Soggetti Fisici.
«Password non valida» proferì la voce stranamente squillante dell'assistente virtuale. Benché fosse giorno e la stanza ben illuminata, Armando accese l'abat-jour per leggere meglio il foglietto su cui aveva riportato le password di cui aveva bisogno, rilesse attentamente quella del Sspecpsf e tentò nuovamente l'accesso.
«Username non valida» sentenziò ancora la voce di Regolo.
«Ehmaccheccà...» non terminò l'imprecazione, lo spazientito Mancini.
Il pensionato bevve l'ultimo sorso di caffè e cliccò sul tasto “Hai dimenticato la password?” quasi immediatamente il cicalino del Computer Centrale Domestico gli notificò l'arrivo di una normalissima mail, che l'uomo aprì senza indugiare.

Gentile contribuente,
la tua password per l'accesso al Sistema Statale di Posta Elettronica Certificata Personale per Soggetti Fisici (di seguito Sspecpsf) è scaduta.
Ti ricordiamo di rinnovarla ogni mese per non incorrere nelle sanzioni amministrative previste. Inserendo il codice provvisorio riportato di seguito al posto della password nella schermata di accesso al Sspecpsf, potrai impostare una nuova password.
Codice provvisorio: YweR52fGPS164000gFeMnYDF484.

Il nostro si preparò una seconda tazzina di caffè prima di procedere all'inserimento della nuova password: annotò su un foglietto il codice provvisorio, chiuse la casella di posta elettronica e tornò alla schermata per l'accesso al Sspecpsf. Pedissequamente, ricopiò il codice provvisorio nell'apposito campo e stavolta sullo schermo si aprì una finestra in cui gli si chiedeva di impostare una nuova password.
«Dunque, ho già usato la mia data di nascita, quella della mia ex moglie, la data del matrimonio anche, che cosa potrei mettere che posso ricordare facilm... Ulisse!» il meticcio si era svegliato e aveva dato segno della sua presenza con una roboante ravanata delle parti basse vicino ai piedi del pensionato. L'uomo gli fece un fugace grattino sul cranio per poi tornare alla tastiera e digitare “Ulisse” nel campo “nuova password”.
«Password non valida».
«Uhcchennoia... Ulisse70».
«Password non valida».
«Ulisse2070».
«Password non valida».
«Caneulisse2070».
«Password non valida».
«Bastardoulisse2070».
«Password non valida».
«Michiamoulisseesonounmucchiodipeli2070!»
«Password troppo lunga».
«Maccheddiavolo vuoi che scriva?» esclamò ad alta voce lo spazientito Mancini.
Fu la voce metallica di Regolo a rispondere.
«La password deve contenere almeno 8 caratteri alfanumerici, tra cui maiuscole e minuscole, un segno d'interpunzione e un carattere speciale».
«Ulisse2070!»
«La password potrebbe essere valida, tuttavia è consigliato l'uso di un segno di interpunzione che non sia il punto esclamativo e non sia all'inizio o alla fine della frase, che lì ce lo mettono tutti, inoltre manca il carattere speciale».
Per un istante, Armando si accasciò sconsolato sulla sedia, ma poi come ogni eroe che si rispetti, riunì le proprie forze e digitò la nuova password.
«Uli?sse&2070».
«La password potrebbe essere valida, ma a causa delle differenze tra le versioni internazionali della tastiere, il carattere “&” non può essere utilizzato».
Il pensionato contò mentalmente fino a 116, inspirando ed espirando profondamente, poi con la calma che avrebbe fatto impallidire un monaco buddista, azionò di nuovo i polpastrelli.
«Uli?sse$2070».
Come se la maga buona di Cenerentola avesse usato la sua bacchetta magica, in un mulinare di pixel sullo schermo, sottolineati da quello che a Mancini sembrò un sospiro di sollievo dell'assistente virtuale, nella nuova schermata apparirono tre campi da riempire.
“Digita la tua attuale password”.
“Digita la tua nuova password”.
“Conferma la tua nuova password”.
Con la concentrazione e la calma che neanche un artificiere avrebbe potuto avere nel momento topico del taglio del filo rosso (o di quello blu, dipende dal film) Armando inserì l'attuale password nel primo campo, che dopo l'ultimo inserimento, si illuminò di uno squillante verde speranza.
«Inserimento corretto» evidenziò Regolo.
«Ormai sei mio» sussurrò Mancini in un sussulto da conquista napoleonica.
«Credici» gli rispose sottovoce l'assistente virtuale.
Era ormai mattinata inoltrata, con nonchalance Armando si alzò, andò in cucina, si versò un'ultima tazzina di caffè, prese due biscottini e tornò alla scrivania, il cursore nel campo “Digita la nuova password” lampeggiava impazientemente. Mangiò con calma i due biscotti e sorseggiò il caffè davanti al monitor. Era ormai una guerra di nervi tra l'umano e la maledetta password. Doveva sentirsi come lui, lo gnomo Davide, mentre mulinava la sua fionda che avrebbe mandato Golia il grosso a tappeto.
Con tutta l'attenzione necessaria, digitò la nuova password nel campo apposito, che si illuminò di verde.
«Inserimento corretto» commentò con una punta di mestizia la voce metallica di Regolo.
Leonardo Nebbia Fanelli
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