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Autore: Sabrina Pennacchio
Titolo: The Devil and The Lady
Genere Urban Fantasy
Lettori 152
The Devil and The Lady

Credete nelle leggende e nel sovrannaturale?

I secoli sono ricchi di avvenimenti insoliti che narrano di città maledette dal Diavolo, una di queste, forse, è anche a voi ben nota, il suo nome è Benevento: sì, esatto, sita in Italia, come voi e come me.
Conoscete la sua storia? Si narra che un tempo fosse conosciuta come Maleventum e che fu la vittoria dei Romani su Pirro – anzi, più che di vittoria, si trattò della ritirata del Re dell'Epiro nella terza guerra pirrica o tarantina che dir si voglia – a chiamarla Beneventum, per derubricare il nome dal male al bene.
Pochi sanno che, in realtà, la città fosse posseduta davvero da quelle stesse streghe che poi hanno popolato le sue leggende... Col tempo le cose migliorarono, vennero scacciate e il male estirpato... o almeno è ciò che si crede. Fate attenzione a questa storia e non pronunciate con noncuranza le parole che ne seguiranno: dietro ogni racconto c'è sempre un pizzico di verità, statene certi.

- Ego vocare vobis, Mephisto. Tibi respondere, ut mihi vocant... -

La nostra storia comincia con una perdita, un dolore che porterà alla scoperta di verità che nemmeno voi, come me prima di questo momento, avreste mai ritenuto possibili...

***

La famiglia Parker si trovava in Italia da ben quindici anni, si era trasferita per portare avanti i propri affari dall'estero e in poco tempo si era ambientata. Gregory e Cassandra erano benestanti e proprietari di un importante azienda edilizia, non potevano desiderare niente di PIÙ dalla vita quando il buon Dio decise di benedirli con un figlio e una figlia. Adrell e Aleyn erano ciò che di PIÙ caro potessero avere e per ben diciotto lunghi anni vissero nella serenità di quella che era una famiglia amorevole e senza alcun problema che gravasse sulle loro giovani spalle.
Aleyn, la PIÙ grande, era una ragazza giudiziosa, mentre Adrell, di cinque anni PIÙ piccolo, era per lo PIÙ timido e insicuro ma con tanto amore da dare alla sua famiglia e al prossimo.
Nulla sembrava andare storto, fu forse per quel motivo che una notte un incidente d'auto decise di rovinare per sempre la loro vita: i due ragazzi riuscirono a sopravvivere ma per i genitori, purtroppo, non ci fu niente da fare.
Ci vollero ben tre anni, difficili e tormentati dal dolore, per far sì che i loro cammini riprendessero almeno una parvenza di normalità , o almeno quello di Aleyn che come sorella maggiore aveva avuto su di sé il dovere di occuparsi del minore e non far pesare su di lui anche il proprio sconforto. Aveva sempre cercato di assimilare ogni preoccupazione, imparando a fingere che tutto andasse bene per permettere ad Adrell di vivere sereno.
E poi un anno PIÙ tardi aveva incontrato lui: Luca, giovane uomo di ventisette anni, conosciuto al ritorno dall'università di economia in un pomeriggio autunnale. Si erano innamorati, sembrava finalmente che la sua vita potesse tornare ad essere felice ma purtroppo nemmeno quella serenità durò molto: sette mesi dopo, Luca venne trovato morto in un viale e Aleyn non riuscì a fingere ancora una volta che tutto andasse bene, uscendone devastata.
Sofferenza, depressione, altre sedute dallo psicologo, fin quando quello stesso ottobre – in concomitanza con il primo anniversario del loro incontro – aveva trovato un libro di rituali in una vecchia bottega nei pressi della frazione di San Marco ai Monti, a pochi passi dal Belvedere Del Sannio, dov'era la casa di famiglia – luogo scelto appositamente per il magnifico panorama –. Qualcosa di totalmente folle le frullò per la testa, portando la sua vita ad una piega del tutto inaspettata.

Aleyn Parker a soli ventitré anni aveva pronunciato quelle parole senza attenzione.
Voi non fate mai lo stesso.

Si era nascosta nel garage in giardino con solo alcuni lumi accesi: il libro era a terra, aperto, e spiccava al centro di un cerchio magico improvvisato sul pavimento.
Non credeva a quelle cose, seppur le leggende su Benevento gridavano tutt'altro, ma ormai cos'altro aveva da perdere? C'era Adrell, era vero, ma era anche per lui che doveva trovare un modo per riparare ogni cosa: in città definivano la sua famiglia maledetta, perché dopo la morte di Luca si era pensato che chiunque fosse loro vicino facesse una brutta fine, e che fosse per quel motivo che non avevano nemmeno altri parenti in vita.
Per Aleyn era un'assurdità ma se quella era davvero la città delle streghe, cosa le impediva di provare a trovare una soluzione a quelle morti? Le persone non potevano tornare indietro, ne era quasi certa, ma perché non tentare? Era come se ormai ci fosse qualcosa di irrimediabilmente rotto in lei, tanto da farla sentire matta, ed era proprio quella follia a gridarle che sì, doveva farlo!
Non riusciva PIÙ a gestire da sola se stessa e Adrell si era chiuso in quella sua ormai totale timidezza che lo rendeva quasi muto, come se anche il solo parlare gli portasse via quel poco di esistenza che gli rimaneva. L'azienda di famiglia, che aveva bisogno costantemente delle sue firme, nonostante non fosse ancora laureata e ne capisse davvero poco e niente, la metteva in crisi ogni volta, ma non poteva arrendersi, non poteva vendere. I suoi si sarebbero rivoltati nelle loro tombe al solo pensiero. Doveva stringere i denti e andare avanti. Lo doveva al sudore che suo padre aveva perso per creare l'azienda e, anche se era stato nominato un amministratore delegato – socio e amico di famiglia da ormai tanti anni – per occuparsi delle cose PIÙ ostiche sino alla sua laurea, Aleyn era certa che c'erano tante cose che le venivano nascoste solo perché non aveva lei stessa un uomo di fiducia a tutelare la sua posizione.
Voleva solo che tutto smettesse di fare così male, nonostante fossero passati anni.
Per un breve istante esitò, dandosi della stupida ad aver pensato che uno sciocco libro per bambini potesse davvero risolvere ogni suo problema. - Ego vocare vobis, Mephisto. Tibi respondere, ut mihi vocant, e questo dovrebbe risolvere tutto? Quanto sei sciocca, Aleyn. - Nel momento in cui portò le falangi ad asciugarsi le lacrime, però, le fiammelle dei lumi ondeggiarono sino a spegnersi completamente, lasciandola nella totale oscurità.

Dall'abisso infernale qualcuno aveva udito le sue parole.

Se Egli avesse dovuto descriverlo, probabilmente non avrebbe saputo farlo.
Finché qualcuno non chiamava il suo nome, poteva concedersi quell'ozio del corpo e delle forze che secondo dopo secondo si rigeneravano, come un neonato che si lasciava nutrire dalla madre, ancora rinchiuso nel suo grembo. E poi, eccolo, arrivava il momento propizio in cui veniva chiamato, in cui poteva abbandonare il suo personale limbo, per essere scaraventato nuovamente in quell'agonia umana che lui avrebbe plasmato a suo piacimento, fino all'attimo in cui l'anima dannata sarebbe divenuta un ente perfetto che l'avrebbe sfamato.
Quella voce femminile arrivò dapprima come un lieve sussurro alle sue orecchie, un mormorio carico d'incredulità che fece aprire di scatto i suoi occhi cremisi. Le labbra si curvarono in un ghigno e si lasciò condurre da quella frase che era diventata, ormai, la liberazione e la condanna di colei che l'aveva pronunciata, neanche credendoci davvero. Era ciò che preferiva: accogliere le evocazioni di coloro che erano scettici, mostrando il vero terrore per la stupidità che li aveva condotti da lui.
Il buio fu la prima cosa a cui dovette riabituarsi ma non ci mise molto: lasciò che la sua figura galleggiasse per qualche istante a mezz'aria prima di far sbattere le grandi e maestose ali nere che fecero riaccendere, una ad una, tutte le candele presenti nel posto dov'era stato condotto.
A guardarlo vi erano gli occhi verdi di una giovane donna.
Il Diavolo, così lo conoscevano i mortali, poggiò con delicatezza i piedi proprio al centro di quel cerchio che lei sembrava essersi tanto impegnata a disegnare e la guardò, socchiudendo appena le palpebre. - Sei stata tu ad avermi evocato? -
Quando Aleyn riportò lo sguardo dinanzi a sé sgranò gli occhi e il respiro sembrò mancarle per qualche secondo, così come i battiti del suo cuore.
Il Demonio si presentava in una forma alquanto singolare e spaventosa: i piedi erano zampe di animale e le gambe venivano ricoperte da un manto oscuro – che fosse una veste o altro, era incomprensibile –, le braccia sfumavano nel colorito dall'avambraccio al braccio, quasi fossero sporche di cenere, mentre le mani avevano dita affilate come artigli, indistinguibili carne e unghia. Gli occhi cremisi spiccavano sul colorito marmoreo della carnagione, il viso era incorniciato da capelli abbastanza lunghi da arrivare a coprire buona parte del petto nudo, mentre una coda affilata sembrava muoversi alle sue spalle, dello stesso colore scuro delle corna da caprone che completavano la figura imponente. Infine, quelle che sembravano ali terminavano il suo corpo demoniaco.
Poteva solo essere uno scherzo, vero? Il rituale non poteva essere avvenuto per davvero! Aveva solo pronun- ciato delle parole senza fare nient'altro! Insomma, nel manuale c'era scritto che avrebbe dovuto fare mille passaggi prima che tutto potesse funzionare e lei oltre al cerchio, le candele e la lettura a caso dell'evocazione – come fosse poco –, non aveva fatto altro! Era PIÙ logico che quel tizio fosse uno squinternato, piuttosto che pensare il contrario!
Le gambe stavano tremando.
- Calmati, Aleyn, sarà solo uno stupido scherzo. Qualche vicino avrà visto cosa volevi fare e si è agghindato per Hal- loween solo per spaventarti. -
Si schiarì la voce, portando una mano alla gola per prendere coraggio nel parlare. - Ascolta, io temo che sia tutto un fraintendimento qui e che, bè, non sono scherzi da fare, questi. Ti prego di uscire dalla mia proprietà e portare altrove il tuo cosplay, fatto anche troppo bene. -
Le labbra del Demonio si schiusero in un sorriso ancora maggiore, soddisfatto mentre i suoi occhi squadravano quella figura che, come si aspettava, aveva reagito alla sua presenza lasciando fuoriuscire tutta quella assurda inconsapevolezza, con atteggiamenti davvero sciocchi. Ogni secolo che passava, l'essere umano diveniva PIÙ stupido, ma proprio ciò lo colpì, facendolo ridere appena per la reazione di chi non se l'aspettava, di chi non credeva e si convinceva di cose assurde per non accettare il danno fatto, non poteva che essere la migliore di tutte, in qualsiasi modo avvenisse.
Portò le braccia al petto, poggiando il peso sulla punta di un piede per ritornare a galleggiare a mezz'aria, la guardò dall'alto.
- Puoi chiamarmi Samael. Spero tu sappia a cosa sei andata incontro con questo gesto: non è così facile mandarmi via, una volta evocato. Sai, le anime che non ci credono davvero sono sempre quelle che ci riescono al primo colpo. Non ti senti fortunata? -
- Dio mio, stai fluttuando davvero! - Aleyn si mosse velocemente, talmente tanto da inciampare sullo stesso libro e ritrovarsi col fondoschiena a terra: che diamine le era saltato in mente?
La disperazione, lo stress, quello che era, faceva agire in modo sconsiderato, era vero, ma chi avrebbe seriamente creduto di poter evocare Satana in persona? Lei voleva solo... adesso nemmeno sapeva cosa voleva davvero, sapeva solo che era stata una stupida!
- Te ne prego, è stato un errore, non ho nemmeno fatto il rituale! -
Samael rise a quella nuova reazione: si aspettava qualcosa del genere, in fondo di fronte alla sua apparizione aveva visto i PIÙ SVariati tipi di persone prendere la cosa in modo differente, qualcuno aveva anche urlato, altri erano svenuti, ma quelli come la ragazza erano certamente i suoi preferiti. Erano coloro che cercavano di giustificarsi e che, per di piÙ, pensavano che potesse essere rimandato indietro senza alcun problema, come due amici che si salutano dopo un caffè. Sogghignò. - Non puoi tornare indietro da ciò che hai fatto: errore o meno, hai pronunciato la frase evocativa e non sono solito tornare a casa senza nulla in cambio, come se il disturbo non fosse nient'altro che uno scambio d'aria. -
Tutte le emozioni che Aleyn stava provando sino a quel momento scemarono in totale terrore. Le orecchie fischiavano tanto da avvertirla che probabilmente sarebbe potuta svenire da un momento all'altro, ma non poteva permetterselo.
- Io volevo solo che tutto questo dolore finisse, che smettessero di ritenerci maledetti e che tutto tornasse come prima - ma era davvero disposta a pagare il prezzo che il Diavolo le avrebbe chiesto? Quando aveva pensato di evocare quella creatura si era sentita coraggiosa perché era convinta fosse impossibile, ma ora che tutto si era dimostrato vero, si sentiva soffocare. Cosa diamine aveva fatto? Da bambini non era una delle prime cose che ti insegnavano, quella di non sfidare colui che era meglio non nominare?
Gli occhi di Samael si ridussero ad una fessura quando quelle parole uscirono dalle labbra insicure della giovane.
- Una maledizione aleggia davvero sulla tua testa, giovane Aleyn - per lui era facile sapere con chi avesse a che fare nel momento in cui questa persona lo evocava, quindi non era di certo strano che conoscesse il suo nome e addirittura parte della sua vita.
- Che cosa? - di certo, per la ragazza, essere etichettata come maledetta era un conto, ma sentirlo dal Diavolo era spaventoso! - Stai mentendo - chi le assicurava che non lo facesse solo per chiedere la sua anima dopo averla aiutata?
- Il tuo pensiero è giusto: sono conosciuto con tanti nomi tra cui l'ingannatore, ma, mia cara... - il suono dei suoi passi riecheggiò in quel silenzio e il corpo si chinò sull'altrui mentre un nuovo crudele sorriso si allungava a tagliare le gote da un lato all'altro. - Puoi morire adesso e il tuo corpo sarebbe cibo per i miei denti, o donarmi la tua anima quando avrò trovato e ucciso chi ti ha maledetto – o se non piÙ in vita, quando avrò sciolto io stesso l'incantesimo –. La mia proposta non è così cattiva come sembra, anzi, sono anche abbastanza generoso e, credimi, non è così con tutti. - Che grosso bugiardo era il Diavolo! Ma era con la sua bocca ammaliatrice che otteneva quasi sempre ciò che voleva dai mortali.
- Potresti almeno salvare il futuro del tuo giovane Adrell, non credi? Pensaci, Aleyn, posso fare grandi cose: non a tutti è concesso patteggiare. -
Aleyn trasalì quando lo sentì parlare di suo fratello: erano minacce, quelle, lo erano chiaramente. Lo sguardo si ancorò a quello cremisi: sarebbe morta ugualmente? Non aveva possibilità alcuna?
- Non ho così tanta pazienza, signorina. -
- Puoi davvero aiutarmi? - farfugliò, alzandosi lenta- mente dal pavimento, cercando quasi di prendere tempo. Se ormai era nei guai, Adrell doveva restarne assolutamente fuori.
- Mi aiuterai davvero? Niente clausole o giochetti, come si dice tu sia abituato a fare? - la morte era stata chiamata e aleggiava sulla sua testa, tanto valeva morire per una ragione anziché portare alla morte lei e suo fratello. Non riusciva a smettere di tremare ma lo sguardo restava fermo su di lui: se davvero la famiglia era maledetta da qualcuno, in quella città delle streghe, lei doveva fermarlo e assicurare almeno un futuro ad Adrell.
Samael la osservò prendere coscienza di quel che stava chiedendo e di quello che sarebbe accaduto da quel momento in poi. Era ovvio che sospettasse che potesse creare accordi falsi che non avrebbe portato a termine, ma una cosa che di lui poco si sapeva, era che manteneva sempre la parola data da un contratto, senza giochetti di alcun tipo. Sapeva, però, che qualsiasi cosa quell'essere umano avrebbe pensato su come sarebbe avvenuta la sua morte, sarebbe stato PIÙ terribile: quella piccola figura avrebbe potuto immaginare mille modi e dolori in cui la sua anima le sarebbe stata portata via, ma nessuna di quelle fantasie sarebbe riuscita neanche a sfiorare la realtà.
- Se non potessi aiutarti, non sarei qui. Niente giochetti - si limitò a risponderle con ovvietà, spostandole i capelli dal collo e sfiorandole la pelle con l'unghia mentre gli occhi già vagavano alla ricerca del luogo dove poter marchiare quell'anima che a compito terminato sarebbe stata sua.
- Sei pronta per il contratto? - allontanò la mano e gesticolò appena, gettando uno sguardo alle proprie spalle per osservare annoiato il cerchio da lei disegnato e tutti gli altri strumenti presenti nella stanza, compreso quel libro ottenuto chissà dove: poveri, sciocchi, umani.
E no che Aleyn non era pronta, non lo era per niente e di certo se avesse davvero avuto un'altra alternativa sarebbe scappata a gambe levate. Dove stava trovando quel coraggio, adesso, nemmeno lei lo sapeva. Chiuse gli occhi, costringendo il corpo a calmarsi mentre un sospiro abban- donava le sue labbra.
- E sia. -
Samael annuì. Da ambedue le parti il patto sarebbe stato rispettato: lui avrebbe trovato la persona che aveva compiuto quel maleficio – per ucciderla o semplicemente annullarlo – e alla fine avrebbe avuto in dono l'anima di quella che stava per diventare la sua nuova dannata. L'anima: la parte PIÙ pura e al contempo PIÙ contaminata che un essere umano possiede. Pane per i suoi denti.
Tornò a poggiare la mano su quel candido collo, stavolta carezzandolo. - E sia - ripeté in un sussurro mentre le falangi scendevano sempre di PIÙ fino a scostare la stoffa della camicia rosa e posare con delicatezza il palmo aperto sul petto dove sarebbe stata marchiata, dove quel simbolo stava già pian piano prendendo vita sul corpo di entrambi.
- Da adesso, la tua anima mi appartiene. - Avrebbe sofferto già in quel momento, lo sapeva, aveva già visto la sofferenza negli occhi di tanti esseri umani quando il contratto veniva stipulato, ma era nulla in confronto a ciò che il futuro riservava. Un sorriso enigmatico gli si allungò sul volto, mentre lo sguardo guardava appena verso l'alto, come rivolto a una figura in particolare: aveva vinto contro di Lui un'altra partita.
Aleyn fu in procinto di rispondere e di chiedere cosa stesse facendo, ma sgranò gli occhi non appena una fitta lancinante penetrò il corpo tanto da farla gridare.
Stava bruciando viva!

Sabrina Pennacchio
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