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Autore: Monika Venusia
Titolo: Migliori amici per sempre
Genere Erotico
Lettori 158
Migliori amici per sempre

Marco era in macchina e pensava ad un sacco di cose, era giusto essere eternamente secondo? Lui era sempre stato la seconda scelta, era giusto fare finta di nulla e continuare così, facendo finta che lei lo mettesse al primo posto?Così nascondeva la testa sotto la sabbia. L'aveva fatto prima ma adesso non c'è ne era bisogno. Lui anche se l'amava follemente, desiderava ardentemente essere al primo posto, nel suo cuore. Se avesse dovuto soffrire, così sarebbe stato. Erano tanti i pensieri che gli arrovellavano la testa e davvero era molto stanco, sperava che quella sera gli avrebbe fatto cambiare idea, sulla sua conclusione. Marica nella realtà delle cose, non era mai stata solo sua ma sempre metà sua. L'altra metà era sempre stata di Robin, quando era morto ma l'avrebbe conquistata, sarebbe riuscito ad essere la sua prima scelta ed unica ma così non sarebbe stato possibile. Lui era vivo e si vedevano. Non voleva pensarci ma non riusciva a fare altrimenti. Intanto che pensava ascoltava la sua musica preferita alla radio. Era stanco, sperava che andasse tutto bene, non come lui prevedeva, lo sperava davvero. Anche se non si era mai sbagliato.

Qualche minuto dopo parcheggiò e scese dalla macchina, chissà cosa aveva fatto quella sera. Sorrise, seppure con un po' di malinconia, era inutile credere a delle cose che non sarebbero mai accadute, anche se si era combattuto estenuamente per farcela.

Aprì la porta e poco dopo sorrise come uno scemo. La sua piccola donna era in negligé bianco e scollato, seduta sul divano e lo stava aspettando con un ricco sorriso.

Non appena lo vide, scese dal divano e corse verso di lui, saltandogli addosso facendolo ridere felice. Si baciarono, mentre lui la stringeva alla vita girando per un po' in tondo, per poi metterla giù.

"Che hai preparato piccola?"

" I tuoi piatti preferiti ed una bellissima serata, ma dimmi sei stanco?"
Lui la fissò e disse:
"Sì, delle volte anche molto".
"Dai vieni che stasera ti coccolo tutto il tempo".
Lo prese per mano e assieme andarono verso la tavola.
Lei andò verso le pietanze che riscaldò un po' alla volta, per poi metterle a tavola.

Lui invece stava fissando tutto quello che lei aveva fatto. Davvero stupefacente, perché il suo cuore non smetteva per una buona volta di battere così tanto per lei?

Non voleva credere che quello fosse il suo sogno che diventava realtà, perché lui invece pensava che fosse solo la fine di una storia che era durata anche troppo. Non voleva più illudersi era inutile. Aveva già capito e deciso come fare ma voleva godersi la serata, per poi fare quello che avrebbe dovuto fare già tempo prima.

Così la prese tra le braccia, dopo che lei aveva messo tutto in tavola e dopo averla coccolata e baciata con tenerezza, sul viso, cominciarono a mangiare. In realtà lui se l'era presa in braccio e tenendola stretta, mangiava con l'altra mano, anzi ridendo dolcemente un boccone a lui e uno a lei. Era da tempo che non si dedicavano così tanto l'uno all'altro.

Lei mentre mangiava sulle sue gambe, sentiva la sua eccitazione e si sentiva fortemente emozionata, ma anche malinconica, una sensazione che non voleva andarsene via. Sapeva che la sua storia sarebbe finita, non aveva il coraggio, ma lo sapeva, eppure era felice, quella sera con lui. Perché non aveva funzionato? Perché non era riuscita a metterlo al primo posto? Eppure lei lo amava a modo suo.

Coccolarla era delizioso, gli era sempre piaciuto, per cui imboccarla, per lui era fantastico, soprattutto il pezzetto di brasato con le patate e l'insalata. Vedere quella bocca che prendeva il boccone e lo metteva in bocca, era per lui una cosa come di protezione. Lui le dava amore e nello stesso tempo, lo prendeva.Non poteva esserci di meglio. Chissà poi pur eccitato all'inverosimile, non pensava al sesso ma al modo più tenero per stare con lei. Quella sera prima di andare a letto, avrebbero visto la tv accoccolati sul divano, forse la saga di Twilight intera, parecchie ore della notte, la loro saga preferita. E poi avrebbero fatto l'amore, affondare dentro di lei era una cosa che lo completava che lo faceva sentire felice come non mai, però per lui fondamentalmente era starle accanto, proteggerla e amarla, come aveva sempre desiderato.

Difatti dopo il dessert si guardarono negli occhi e entrambi dissero Twilight, e andarono verso il divano accendendo il pc e cominciando la loro visione, abbracciati sprigionando calore, stretti stretti, lui steso e lei su di lui, col pc sul tavolino. Fu una notte piena di risate.

La mattina dopo, lui decise di andar via. Voleva ricordarla così, felice e spensierata. Avevano trascorso una notte splendida, prima con la tv e poi facendo l'amore. Aveva fatto del suo meglio, ma adesso doveva finirla. Il suo tempo con lei era finito. Non le avrebbe lasciato neanche un biglietto. Quando se la sarebbe sentita, allora sarebbe tornato.
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Nell'arco di nulla, Robin aveva comprato un abito alla sua farfallina, un abito davvero sensuale, non avrebbe voluto, perché si sarebbero viste le gambe ma per quell'occasione unica, lo aveva fatto. Finalmente il cerchio poteva chiudersi, dopo quella sera, tutto sarebbe cambiato, e se non quella sera, comunque nel giro di poco. Quel vestito lo aveva colpito molto, aveva un corpetto a cuore azzurro con paillettes argentate e sotto continuava fino ai piedi, con uno spacco avanti, che partiva da subito sotto il corpetto. Ma praticamente si sarebbe aperto un po', solo quando camminava, per cui avrebbe attirato gli uomini con le sue gambe e con quei piedi perfetti che avrebbero calzato dei tacchi dorati dodici centimetri, che l'avrebbero trasformata in una pantera elegante. In più in pizzo nero le aveva comprato dei guanti, che avrebbero lasciato le dita da fuori, erano smerlettati e così anche una piccola maschera che le avrebbe coperto il viso per metà. Si sarebbe vista solo la deliziosa bocca, e il naso spiritoso. Già gliele aveva comprate. Sapeva che lei odiava vestire in quel modo, ma avrebbe dovuto. In più sapeva che lei adorava mettere lo smalto alle dita dei piedi, perché per quelle delle mani, aveva notato che da un po' andava dall'estetista a farsi fare il trattamento semi permanente. Ed erano davvero fini ed eleganti, erano state fatte quadrate, smalto rosa, con applicazioni argentate e un piccolo fiocchetto al medio. Davvero bellissime. Avrebbe fatto davvero successo. Soprattutto con una bella mise e una ricca pettinatura. Chissà se ricordava come si faceva. Ma di certo ci avrebbe pensato Marco. Lui era diventato ancora più geloso, l'avrebbe voluta con sé. E l'avrebbe voluta in casa sua.
Odiava quel bastardo fortunato e soprattutto sapeva che lei amava di più lui che l'altro. Ma chissà per quale motivo, forse lo sapeva pure, lei preferiva continuare così. Ma lui era cambiato, e lei lo avrebbe capito presto.

Quando stavano insieme, anni prima non amava prendersi cura di sé, in pratica con l'andare del tempo, gliel'aveva insegnato, e quando avevano fatto l'amore qualche sera prima, aveva notato che le unghie dei piedi erano di un gradevolissimo colore corallo. Ormai era una donna adulta, con una sua vita davanti. E forse non aveva bisogno di lui, ma lui di lei sì e molto anche. Aveva notato anche delle cicatrici sui polsi, e un po' sulle gambe. Ormai risanate, ma simbolo di estrema sofferenza. Se non avesse letto i diari, non avrebbe potuto sapere, invece conosceva praticamente tutto quello che lei aveva passato. Chiuse le mani a pugno, era solo colpa sua se la sua donna aveva sofferto così tanto. Ma purtroppo non poteva tornare indietro, ma guardare avanti. E lei aveva vinto, contro le avversità diventando una donna adulta piena di fascino, perfetta. Sentiva il cuore che batteva ferocemente nel petto e una calda sensazione di calore diffondersi nella sua anima non perfetta. La voleva come non mai, per sempre. Sarebbe andato da lei, nel tardo pomeriggio, quando sapeva che aveva finito di lavorare. Dovevano farcela.

Marica non aveva detto nulla a Robin, del fatto che Marco dopo quella serata così bella, era andato via, lasciandole solo una lettera. Aveva fatto bene. L'aveva resa triste e molto consapevole di quello che aveva fatto.
Quella lettera era servita per rendersi conto, anche se lei nel profondo di sé stessa, già lo sapeva. In fin dei conti, lui era da sempre il suo migliore amico. Non ricordava un minuto trascorso senza la sua presenza. E ne sentiva molto la mancanza, perché in quegli ultimi anni era diventato ancora più importante ma alla fine quando lui era tornato come fosse stato un sogno che si avvera, era tornato al secondo posto. In realtà non era mai diventato il suo unico pensiero. Ed era questa consapevolezza a bruciare così tanto la sua coscienza. Ed era questo che lui le aveva scritto.

Sentiva che qualche cosa dentro di lei, si era rotto per sempre. Da lui aveva avuto protezione, calore, amicizia, quando era caduta nella depressione, lui l'aveva aiutata ad alzarsi, le era stata vicino sempre, ma non l'aveva mai visto come suo amore, come suo primo pensiero e questo la torturava. Lei aveva sempre amato un solo uomo e quello era Robin. Non aveva mai negato quanto questo sentimento in lei, fosse forte e anche lui lo sapeva.Ma aveva fatto comunque del suo meglio, per cercare di metterlo da parte, per fare spazio a colui che l'aveva salvata da morte certa. Alla persona che mai nella vita l'aveva lasciata. Avevano vissuto anni splendidi ma in cuor suo, lei sapeva la verità. L'amore era un'altra cosa. Forse l'aveva capito anche lui, pure se aveva combattuto, o forse si era nascosto per non vedere, cercando di accontentarsi. Ma uno poteva accontentarsi per sempre? E bastava? Lei a sue spese si era resa conto che non bastava, perché non appena lo aveva rivisto, quella brama nascosta era tornata in superficie, anche se lei per paura non avrebbe voluto ricominciare da capo.

Aveva deciso comunque di informarlo nel pomeriggio dopo il lavoro. Quella era la sera in cui, avrebbero dovuto recitare, per incastrare il barista. Lei non aveva mai partecipato ad orge. Certo sapeva che cos'erano e qualche volta per curiosità aveva visto su internet ma non vi aveva partecipato mai. Immaginava che uomini di mondo come loro, invece si, per cui per lei quella notte sarebbe stata diversa. Quando viaggiava con Robin o con Marco, delle volte era andata a ballare in discoteca con loro e quando Robin era sparito, assieme all'amico americano, era riuscita a farsi assumere in un pub, quel pub, dove lui era stato rapito. Ed aveva cercato di fare qualche cosa con il barista. Ma non aveva mai voluto esagerare. In fondo era sempre stata una brava ragazza. Anche se molte cose stavano cambiando ed in fretta.Avrebbe dovuto lavorare ad alcune cause ma aveva la testa altrove. Prese il cellulare e mandò un messaggio a Robin:
A che ora ci vediamo?Vieni a casa mia?
Era incerta, perché senza Marco, avere quella casa enorme, per lei sola, non era più adatta. Si sarebbe messa alla ricerca di un'altra casa più piccola, la settimana dopo. E nello stesso tempo, avrebbe cercato di vendere la casa che avevano condiviso assieme. Però prima gli avrebbe mandato un messaggio, sperando che lui rispondesse.Ormai non c'erano più certezze di nessun tipo.Poco dopo sentì un bip, e lesse la risposta di Robin che diceva: Ci vediamo intorno alle sette, così ci organizziamo. Sarà una serata pazzesca. E tu non dovrai mai allontanarti da me, chiaro?Lei sorrise al telefono, mente il suo cuore batteva nuovamente all'impazzata, per poi dirgli: Ma non dovevo fare da esca? Vedi che lui ti riconosce, se starai sempre con me. Ti pare?Poco dopo arrivò nuovamente un altro bip e lei lesse:
Hai ragione, dovremo organizzarci in maniera tale che tu sia sempre protetta in ogni caso. A dopo piccola mia.
Non appena chiuse il messaggio, sentì una sensazione di calore invaderle l'anima. Lui era il suo amore, il suo compagno, perché aveva dubitato tutto questo tempo? Poco dopo decise di mandare un messaggio a Marco, così titubante aprì nuovamente il cellulare e con le mani scivolò sulla rubrica fino al suo nome, poi digitò: Ciao Marco, lo so che non dovrei scriverti, ma volevo dirti che mi dispiace, tu per me sarai sempre importantissimo. Io ho vissuto la mia vita con te, sei sempre stato con me. La casa dove abbiamo vissuto tutti questi anni, non riesco a starci solo io, ci sono tanti, troppi ricordi di noi, vorrei venderla che ne dici? Fammi sapere.
Non dovette aspettare molto, in quanto Marco era appena arrivato nel camerino, dove si sarebbe cambiato per sfilare, e successivamente si sarebbe incontrato con Donatella.Sfilò il cellulare dalla tasca dei jeans e lesse chi glielo mandava. Chiuse per un attimo gli occhi, stanco, molto stanco. Non avrebbe voluto leggerlo, perché sapeva che gli avrebbe fatto molto male, ma alla fine non ce la fece e aprì il messaggio, guardando quasi sperduto l'immagine di loro due abbracciati all'angolo sinistro, il suo cuore sanguinava, ma poco dopo anche se con molto sforzo, si soffermò su quello che c'era scritto.Ci pensò su.Forse era meglio venderla, anche lui, se fosse tornato, non avrebbe vissuto lì. Avevano trascorso anni felici ma questo era un capitolo da chiudere. Così le scrisse solo una cosa: Puoi vendere.Nulla altro, non poteva farsi nuovamente coinvolgere, doveva già cercare di andare avanti ed era molto difficile. Anzi quasi impossibile, si sentiva a pezzi in quanto erano due notti che non dormiva. Ma la vita andava avanti. Così chiuse tutto e mise il cellulare dentro l'armadietto. Preferiva non averlo, mentre sfilava. Avrebbe evitato momenti e ricordi troppo dolorosi per affrontarli ora. Si preparò per il lavoro. Cercando di mettere Marica da parte. Non era tempo di pensare a lei.Intanto Marica, aveva finito di lavorare e così aveva messo la giacca e dopo aver spento il pc e messo alcune cause cartacee nelle cartelline, spense la luce e andò via. Poco dopo mentre entrava in macchina, pensò al barista. Alla fine era proprio lui, l'uomo che assieme alla sorella lo aveva rapito. L'unica cosa era che anche lei era stata vista. Però era passato del tempo e lui di certo vestita elegante, chissà cosa gli aveva preparato Robin per quella sera, non l'avrebbe riconosciuta. Non potevano permettersi di sbagliare. Un po' si dispiaceva, perché durante il periodo in cui stava facendo indagini per ritrovarlo, si era affezionata a lui. Ricordò i messaggi che aveva letto...e poco dopo cambiò idea. Chissà lui e la sorella cosa gli avevano fatto. Quel poco che Robin le aveva raccontato, l'aveva fatta rabbrividire. Non poteva neanche pensare a tutto quello che aveva sofferto. Poco dopo arrivò nella sua zone e parcheggiò. Scese e successivamente andò ad aprire. Era così triste ritirarsi in una casa, quando stavi da sola, pensando che poco tempo prima aveva vissuto lì un periodo fantastico col proprio ragazzo. Doveva cercare di non pensarci. Anche se Marco, non era mai stato il numero uno nei suoi pensieri e nel suo cuore, comunque era stato importante, anzi importantissimo per lei. Mentre andava in cucina a farsi un panino, pensava a quando ogni sera se ne facevano due, una per ognuno, per poi guardare la tv assieme, riempendo i loro panini con la maionese o la salsa barbecue. Ed invece lui le aveva detto solo: Puoi vendere e basta. Una vita di amicizia e così si era conclusa. Non poteva pensarci, perché in fondo Marco aveva ragione, e la colpa era stata soprattutto sua, ma non poteva fare nulla, se lei agognava di stare con Robin, da quando era una ragazzina timida e indifesa, lontana dal mondo e da tutte le esperienze di vita.
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Robin, intanto aveva suonato il citofono. Era davvero pieno di aspettative. Non vedeva l'ora di rivederla, anche se sapeva che lui era di certo lì, e avrebbe partecipato alla missione con loro. Era oltremodo scocciato per questo, ma era felice di poter stare di nuovo con lei. Quando sentì che il cancello si apriva, entrò e poi prese a salire il viale che l'avrebbe portato a casa sua. Poco dopo bussò alla porta e lei gli aprì. Stava vestita da casa, con una tuta. Da poco era tornata dal lavoro, e si sentiva comoda vestita così.
Non appena lui la vide, cominciò ad eccitarsi. Seppur non preparata, scalza con dei calzettoni, e una matita a farle da chignon sulla testa, lui la trovava sexy e bellissima.
Non riuscì a controllarsi e la abbracciò di slancio, e il suo profumo lo invase completamente. Poco dopo entrò, togliendosi la giacca, e lasciandola andare guardandosi attorno, circospetto. Poi le disse:

"Marco non c'è?"

Lei lo fissò e disse: "Vieni, ti faccio una cioccolata calda e ti racconto e poi ci organizziamo".

Aveva notato che lui aveva diverse buste con sé e sorrise, ricordando quante cose le aveva comprato nell'arco degli anni.

Mentre la seguiva nella loro cucina, e si sedeva, lei prendeva una busta di cameo e la metteva sul fuoco, nel pentolino che aveva preparato poco prima.

Prese dal mobile alcuni biscotti, e li mise in un piatto e poi si sedette.

"Io e Marco ci siamo lasciati. Anzi per la precisione, lui mi ha lasciata".
"Quando?"

"Pochissimo tempo fa. Essenzialmente lui ha sempre saputo che io ho sempre amato te, più di lui. Così ha preso lui il coraggio, visto che io non ce la facevo e se ne è andato via".
Tolse il pentolino dal fuoco e versò il liquido nelle tazze. Si sentiva ancora molto fragile e triste, seppure consapevole. E le stava venendo da piangere. Come se poi non le fosse bastato il magone che aveva avuto tutto il giorno. Anche se consapevole, per lei, lui era stato la salvezza, la persona alla quale si era appoggiata tutto quel tempo.

Per fortuna era girata, così lui non la poteva vedere:

ma se ne accorse lo stesso, vedendo che la schiena faceva degli strani tremolii. Così si alzò e la raggiunse dove stava il gas. E la abbracciò nuovamente.

Lei si sentì di colpo al sicuro, protetta, a casa sua. Si girò aggrappandosi al suo pullover e cominciò a piangere.

"Piangi piccola mia, io non ti lascerò mai più. Non sarai mai più sola".

La strinse ancora più forte a sé, cullandola, come fosse stata una bambina. Ci voleva proprio. Lei non si sentiva così bene da tanto tempo, forse troppo tempo.

Una mezzora dopo, quando si calmò, bevvero la cioccolata ormai fredda, e poi lui le chiese:

"Posso aggiustarti io i capelli dopo? Sarai bellissima stasera amore".

Lei gli sorrise e annuì.

Così salì al piano di sopra a fare una doccia calda, e quando né uscì, andò verso la sua, la loro stanza per prendere della biancheria pulita. Mise un tanga in pizzo e un reggiseno abbinato.

Poi mise una vestaglia. Ed uscì dalla stanza per scendere nuovamente giù in cucina, dove lui l'aspettava. Avrebbe voluto salire con lei, e fare la doccia, con lei, ma per quella sera non avevano avuto tempo, dovevano anche affrettarsi.

Sentiva che non appena l'aveva vista con quella vestaglia addosso e quel profumo di bagno schiuma sulla pelle, che il suo membro era diventato enorme, e che l'avrebbe voluta possedere là, vicino al fornello, sul tavolo, buttando tutto all'aria. Invece non poteva, avevano un compito da svolgere, e poi successivamente avrebbero potuto fare quello che volevano. Sorrise, anche prenderla nei posti più impensati, perché sarebbe stata sua per sempre.

"Andiamo nel bagno, di nuovo, così ti acconcio i capelli. Poi successivamente indosserai l'abito che ti ho comprato, è bellissimo, e di certo sarai un incanto. "

"Ricordo gli abiti che mi compravi, erano tutti bellissimi. Immagino che tu mi abbia preso anche un paio di scarpe."

"Si, altissime, stasera dovrai sembrare una donna abituata agli uomini, soprattutto una donna, che sa che piace a tutti, quindi sicura di sé, soprattutto. Una donna che sa che con le sue movenze, può raggiungere qualsiasi cosa voglia. Sei pronta?"

Lei rise, anche se era un po' spaventata, in quanto lei non era così. Ma alla fine disse:

"Farò del mio meglio. "

Intanto lui prese il phone in mano, e cominciò a aggiustarla. Sentendo i suoi capelli serici tra le dita, cominciò nuovamente ad eccitarsi. Era pazzesco, ma questa sensazione non sé ne sarebbe mai andata via. Sorrise, davvero felice. Finalmente sarebbe stata sempre sua.

Quei capelli morbidi come seta, li avrebbe potuti adagiare su di sé, mentre facevano l'amore. Dio non desiderava altro. Lei era sua, finalmente lo era di nuovo. Mentre le sistemava una ciocca alla volta, si diede a pensieri eccitanti, pensando ai suoi capelli che lo carezzavano un po' dappertutto. Quelle ciocche seriche e morbide, facevano parte della donna che amava. Dopo averla aggiustata e carezzata per almeno un quarto d'ora, lei si guardò allo specchio e rimase stupita. Stava benissimo, non sembrava neanche la stessa persona.

"Dai vieni, amore, così vedi quello che ti ho preso.Poi ti truccherò io tesoro. "


Così andarono nella loro camera da letto e lei si abbassò per aprire la busta che le aveva portato sopra.

Invece Robin rimase a fissare un po' stordito, la loro camera. Quello era il loro mondo. C'era il letto, attorno c'era l'armadio con un tappeto in terra, e tante foto sul mobile specchiera. Era meglio non far caso a nulla, altrimenti si sarebbe intristito, in quanto non aveva avuto la possibilità di far parte della sua vita, in quegli anni oscuri. Invece c'erano tante foto, che gli faceva vedere insieme.

"Ehi, ma è bellissimo. "
"Vero? Mettilo, dai che poi ti trucco e partiamo."

Mentre lei lo indossava, lui si diede un'altro sguardo attorno.

Sui mobili ci stavano ancora i profumi coordinati, e un porta gioie con delle catenine che uscivano fuori. E accanto ad essi due spazzole.

Pensava che avrebbe potuto esserci lui con lei, invece non era stato possibile. Ma adesso doveva pensare alla missione.

"Ehi che ne dici? Come vado?"
Lui rimase incantato, era bellissima, soprattutto perché scalza, e così fece un giro su sé stessa.
"Amore sei bellissima".
Davvero sembrava una fata.
"Dai andiamo al bagno che ti trucco".
Così andarono al bagno, dove teneva la sua trousse e cominciò l'opera.

Era un esperto, quando lavorava, aveva guardato i truccatori ed aveva imparato. Poco dopo passò il pennello sugli occhi, facendole una striscia azzurra, con qualche sfumatura bianca, e poi posò il pennello piccolo, per prendere quello grande da passarle sulle guance.

Dopo un po', era pronta. Doveva solo metterle, l'eyeliner agli occhi e la matita alle labbra. Dio toccarla, lo faceva eccitare. Quelle labbra erano un tesoro prezioso. Non desiderava altro che affondare dentro di lei. Non ci doveva pensare.

Le fece indossare le scarpe, e le diede anche la maschera e i guanti.
"Quando saremo nella villa, prima di entrare dovrai indossarle. Lì vigono delle regole ben precise. Nel frattempo che staremo al locale, non dovrai metterle. Ci divertiremo e finalmente finirà tutto".

Erano entrati all'interno del locale. Lì lui stava già parlando dei suoi nuovi cocktail, ai suoi fans. Aveva scoperto che su facebook aveva un sacco di like, e persone che lo seguivano. Sogghignò, perché la gran parte delle persone erano come era stato lui un tempo, drogato. Bisognoso del cocktail migliore del mondo, che ti faceva dimenticare tutto e che ti faceva vivere per qualche ora nel paradiso, in mezzo a tutto quello che di più bello esisteva. Per lui, era una vita normale, con Marica come moglie, con una casa e un cane. Era pazzesco, come mai ci stava pensando adesso? Lui si sballava per poter sognare di essere una persona normale, in gamba e voluto bene. Sognava che erano assieme, che si abbracciavano, si stringevano, che lui non fosse quello che era, e che tutto fosse diverso.
Mentre pensava a tutto questo, Marica fissò come accecata quell'uomo che come per magia creava dei cocktail bellissimi e coloratissimi. Lo guardava e pensava a quanto fosse poco cambiato rispetto a quando aveva lavorato per cercare Robin. Cercava di unire le due immagini, quella dello spacciatore e del rapitore, con quella del ragazzo con il quale era uscita per un po'. Non poteva credere, o quasi a quello che era successo. Sembrava una persona diversa, si burbera, chiusa in sé stessa, ma se non l'avesse saputo, non ci avrebbe creduto.
Era incredibile che quell'uomo aveva fatto tutto quello. Assieme alla sorella avevano preso in ostaggio Robin e lo avevano ferito, lo avevano imprigionato. Era una cosa inconcepibile. Si sentiva molto tesa e arrabbiata. Ma doveva controllarsi. Lui era lì con lei. Quelle cicatrici che aveva sul suo magnifico corpo, gliele avevano fatte loro. Chiuse la mano a pugno. Si sentiva furibonda. Doveva controllarsi, era pazzesco quello che stava accingendo a fare. Lei una ragazza tranquilla che non avrebbe mai pensato di fare nulla di problematico nella vita, ma solo la stilista e poi l'avvocato, eccola là, in un locale assieme all'uomo che amava, per prendere uno spacciatore.

Mentre pensava, sentì una mano che le prendeva la sua chiusa a pugno. La riempiva completamente e il suo calore, la fece sciogliere chiudendo la sua mano nella sua. Per poi alzarla e baciarla. Quella piccola mano era sua, quel corpicino era suo. Lei era sua. Sentiva la sua pelle fremere, al tocco delle labbra. Ma non aveva potuto farne almeno. Aveva notato che lo sguardo della piccola Marica era puntato sul barista in maniera furente e si era quasi commosso. Lei era l'unica persona al mondo che lo amava, così come era. Meritava il suo meglio. Quella sera il cerchio si sarebbe chiuso, anche se in maniera violenta.

Poi lui si abbassò verso di lei e mormorò: "Amore, stai tranquilla, vedrai che andrà tutto bene. Sono felice che ti preoccupi per me, ma so difendermi".

lei alzò lo sguardo verso il suo e disse: "Lo so che sai difenderti, ma al solo pensiero di quello che ti hanno fatto io...".

"Lascia stare piccola, stasera si concluderà tutto, non preoccuparti. Adesso andiamo a sederci. Non è ancora il momento, per ora rilassiamoci e godiamoci la serata. Ovviamente tenendolo sempre d'occhio. Poi successivamente, andrai tu a parlargli, come se volessi corteggiarlo e portartelo a letto. Usciremo fuori e poi, vedremo. La vendetta comunque è un piatto che va consumato freddo. Dirlo alla polizia non servirebbe, perché non ho le prove per mandarlo dentro. Quindi faremo tutto noi. Ma per ora rilassiamoci. Vado al banco a chiedere qualcosa da bere e mangiare. Tu rimani qua".

"Va bene, ma torna presto".
Lui le fece un occhiolino e si avviò al bancone, dove c'erano diversi baristi, e prese due aperitivi, di cui uno analcolico e un piattino con degli snack. Poco dopo tornò al tavolo dove si erano seduti e dove lei lo stava aspettando. Appoggiò tutto sul tavolo e poi la strinse a sé, baciandola dolcemente. L'avrebbe voluta stringere ancora di più, non avrebbe più fatto al meno di lei, e si sarebbe inebriato del suo profumo e del suo corpo, per sempre.

Lei gli si accoccolò, lo voleva come non mai, ma non desiderava perdere d'occhio il barman. Era meglio tenerlo sotto controllo. Era assurdo che seppur si sentisse triste, stare tra le sue braccia la faceva sentire completa e felice? Forse lo era, ci avrebbe messo tempo a dimenticare Marco, ma Robin la completava. E lei lo aveva sempre saputo.

Un paio d'ore dopo, finito lo spettacolo, si spensero le luci e si cominciò a ballare. Il barman rimase a fare i suoi drink, mentre gli altri ballavano.

Aveva notato quella ragazza che ballava stretta al fidanzato. Le piaceva molto, l'avrebbe resa partecipe del suo gioco dopo nella villa. D'altronde seppure con una maschera l'avrebbe riconosciuta. Era bella come poche, piccola e piena di classe. Era davvero strano, perché le sembrava di averla vista già, ma non era possibile. Difficilmente si dimenticava un viso.

Lui la stringeva forte mentre ballavano uniti. Avrebbero dovuto ballare singolarmente, perché la musica era fatta essenzialmente da rumori e luci che si accendevano e spegnevano, diventando di diversi colori,ma loro preferivano ballare così, stretti, come da anni non facevano, e chi sé ne importava del tipo di musica e della gente che guardava. Robin tenendola abbracciata, sentiva il cuore che batteva all'impazzata, e avrebbe dovuto stare ancora più attento, perché era capace di dimenticarsi di tutto, ma tutto dipendeva da quella sera e da lei.

·

· La serata in discoteca era quasi finita, quando loro uscirono. Il barista aveva lasciato il suo lavoro, per raggiungere assieme agli altri invitati, la villa, dove ci sarebbe stato il vero divertimento. Per lui fino a quel momento era stato solo lavoro. All'uscita prese la macchina, parcheggiata nel giardino sottostante il locale, mise in moto e partì, col sottofondo di Ed Sheeran. Non vedeva l'ora di arrivare a Villa Marion. Lì avrebbe deliziato tutti con orge e droga. Sarebbe stato il tempio del piacere lussurioso. Già prospettava di possedere uno o più persone, e renderle sue. Sorrise, quella ragazza doveva essere una di quelle persone, e con lei qualche uomo. Le carni dell'ano, soprattutto maschile, erano deliziose da possedere. Quella sera sua sorella non ci stava. Era indaffarata in un'altra discoteca a fare quello che stava facendo lui in quel momento. Dopo una ventina di minuti, col telecomando aprì la cancellata che stava avanti a lui, ed entrò. Solo esplicitamente invitati potevano entrare. E da quello che aveva notato, quella ragazza lo era stata, lo aveva capito, dalla maschera, che non indossava, ma che teneva allacciata come un nastro alla sua borsetta. Era di pizzo, ed era bellissima.

· Parcheggiò la macchina e poco dopo scese avviandosi verso il suo regno.

·

· I due non appena videro che lui andava via, lo avevano seguito, andando anche loro verso la macchina ed entrando velocemente, inseguendolo, altrettanto velocemente. Intanto lei aveva preso la mascherina in pizzo che aveva saggiamente legato alla borsa e se l'era indossata. Tra poco sarebbe cominciata la loro avventura. Doveva essere quanto più convincente possibile. Di certo il barista, sarebbe rimasto vestito così. In effetti il suo abbigliamento per metà casual e metà elegante, non l'avrebbe fatto confondere con altre persone, anche se avesse indossato una maschera come quella che al parcheggio, stava indossando anche lui, Robin.

· Restò a fissarlo quasi inebetita. Era molto tesa, ma l'uomo che amava le faceva sempre quell'effetto, ossia eccitazione all'ennesima potenza. Quella mascherina, tipo Arlecchino, gli stava di incanto. Il fatto che mezza faccia non si vedesse, lo rendeva ancora più sexy di come era nella norma. Così prima di scendere, lei lo carezzò e gli tolse quella mascherina, baciandolo e stringendolo forte. Lui anche l'aveva stretta e baciata. Il desiderio che aveva per lei, era incredibile. Non avrebbe permesso a nessuno di farle del male, ma allo stesso tempo, quella notte avrebbe portato alla fine di quell'incubo. La stringeva e la baciava, come fosse per l'ultima volta, e se fosse morto in quella missione suicida? Sperava di no, non aveva detto nulla a nessuno, non voleva che suo fratello rischiasse la vita, anche se lui lo avrebbe fatto, ma poi i suoi figli sarebbero rimasti probabilmente senza padre, e fosse stato per lui, avrebbe protetto anche la sua piccola farfallina, ma lei aveva sofferto troppo, per restare ancora nascosta nell'ombra. Doveva stare con lui fino alla fine.

La strinse ancora di più, giocando appassionatamente con la sua lingua, che si toccava, che si allacciava, che si annidava

con l'altra, come fossero nate per stare assieme, come non volendosi lasciare. Le due bocche erano unite più che mai, e i due visi come fossero uno. Con enorme sforzo, lui la staccò da sé e disse con affanno:
"Amore, sé non scendiamo subito, finiremo per fare l'amore in macchina, e non concluderemo nulla".

Si mise a ridere, mettendo la mano tra i capelli un po' sconvolti e indossando nuovamente la maschera poco dopo.

Lei sussurrò:" Sei così sexy con questa mascherina".

"Tu sei così bella e misteriosa con questa. Stai attenta stellina".

Indossarono i loro giacconi e scesero, mano nella mano. Una volta riusciti ad entrare, si trovarono davanti ad un ingresso enorme.
Anche se non avesse voluto, il suo sguardo invece di puntarsi sulle stanze dove sarebbero dovuti andare, era rimasto affascinato dalla gamba che usciva dallo spacco vertiginoso del vestito della sua donna. Era perlacea e bellissima. La afferrò per il polso e sussurrò:" Questo abito è la prima e l'ultima volta che lo indosserai in pubblico. Dopo lo metterai solo per me. Nessuno deve vedere le tue gambe così sexy, solo io, e solo io le avrò avvolte attorno alla mia vita, mentre gli altri le sogneranno soltanto chiaro?"

Lei ridacchiò e annuì felice. Mentre prima odiava i suoi modi così opprimenti, adesso non vedeva l'ora di sentirli nuovamente, tanto gli erano mancati. Ma si sa, lui era vivo e stava davanti a lei. Lo carezzò per un attimo afferrandogli la mano. Poi dopo lui le disse: "Sei pronta piccola?"

Lei disse in un soffio, anche se era spaventata:" Sì. Andiamo".

Davanti a loro una guardia, che li fermò per vedere l'invito. Lui cacciò il suo dalla tasca dei pantaloni e glielo fece vedere. Così li fece accomodare, e chiese loro:
"In che sezione?"

Robin era pratico, o almeno lo era nel suo passato, sapeva che in quella villa, ci stavano parecchie camere, ed in ognuna si faceva qualche cosa. Per questo la guardia glielo aveva chiesto. Sapeva che quell'uomo il barista era un drogato e di certo amava le orge. Per cui disse tranquillamente:
"Orge".
"Prego, non togliete le maschere e avviatevi, in fondo alla scalinata stanza b".

Lui lo ringraziò e si avviarono assieme.

Mentre andavano le raccomandò:
"Tra un po' passerai all'azione. Io entrerò con te, ma dovrai essere tu ad avvicinarlo. Di certo nella stanza delle orge, ci saranno parecchie persone, stai attenta. Riuscirai a riconoscerlo?"
"Si, di certo non si è cambiato di abito, per cui è rimasto casual come al locale".
"Brava piccola. Ah, ecco la stanza. Non ti spaventare, lo so che non sarà uno spettacolo piacevole, ma domani cambierà tutto".

Aprirono la porta e poi entrarono uno avanti e uno dietro. In effetti cera un lungo corridoio, con alcune stanze sia a destra che a sinistra. Marica non aveva mai visto delle orge da vicino, e a dirla tutta da un certo punto di vista si sentiva affascinata. Sentire e vedere tante mani, tante bocche, tanti membri, o vagine, che ti toccavano, doveva essere una sensazione particolare, forse anche bella. Ma adesso non doveva pensare al suo lato sessuale. Incredibilmente al solo pensiero si era eccitata. Forse era meglio, sarebbe stata più vera davanti al barista, che per ora non aveva ancora visto.

"Cerca di non fare nulla, ma solo di temporeggiare, e portarlo fuori al più presto possibile."
Lei annuì. Non era più una bambina, però aveva ragione lui. Era meglio restare estranei a quel mondo, che si era affascinante, ma allo stesso tempo molto pericoloso. Una volta entrati non si usciva più. Ad un certo punto rimase stupefatta, alla sua destra cerano almeno una quindicina di persone, tra uomini e donne, che facevano sesso. Le luci erano molto basse, e i vetri colorati, ma comunque si vedevano. Erano completamente nudi, avevano solo le maschere, per la privacy. Guardava affascinata quelle mani, quelle bocche, quei seni, quei membri. Sentiva le urla di godimento di parecchi di loro, e vedeva come un uomo gemeva, perché un altro uomo gli era entrato dentro. Aveva sempre pensato che potesse essere disgustoso, invece stava guardando con piacere tutto questo.

Robin la stava fissando. Aveva notato che lei si sentiva affascinata, come fosse al cinema. Non aveva mai visto tutto questo, e per cui lei si sentiva attratta.Ma sapeva che quel mondo era pericoloso. Così la chiamò:
"Amore, forse l'ho visto. Vieni".
Lei si riscosse e si allontanò, rimanendo con la mente, a quell' uomo che entrava ed usciva dall'altro, mentre l'altro gemeva forte, con un rivolo di saliva che gli usciva dalla bocca. Sembrava godesse moltissimo.
Tornò alla realtà quando lo videro. Lui era seduto su una poltroncina, a guardare tre persone che facevano sesso, dove ci stava il padrone e la sottomessa.
Cera la libertà di partecipare e si poteva anche non farlo.

Lui la fissò e disse:
"Io vado più avanti, lui non deve vedermi assolutamente, tu avvicinati e poi comincia a chiacchierare con lui. Non appena entri, io torno qua, così avrò modo di tenere tutto sotto controllo".
"E se dovesse volere un approccio?"
L sua espressione si incupì. E poi disse:
"In quel caso, entro e lo prendo a pugni".
Lei ridacchiò e disse, carezzandoli il viso:
"Poi veniamo buttati fuori e la tua vendetta, non potrà essere consumata.Davvero che dovrò fare?"
Lui continuò a fissarla, e poi disse:
"Io non potrò entrare, perché lui di certo mi riconoscerebbe. E hai ragione, rovinerei il piano ".
Odiava l'idea che quello spacciatore, stupratore, potesse toccare la sua donna, che dopo anni ancora si manteneva limpida. Non avrebbe mai voluto che si sporcasse. Mai per nessun motivo, ma non sapeva come affrontare la cosa. Di certo se fosse entrata, lui l'avrebbe invitata a stare con loro, facendo sesso con loro, e facendole provare l'ebrezza di un'orgia.
Lei lo stava guardando e gli disse:
"Stai tranquillo, anche se dovesse succedere, sarà solo per una volta, almeno così avrà la mia completa attenzione, e dopo non penserà ad altro, e potremo vendicarci successivamente portandolo fuori da qui ".
"Di certo quando verrà il momento, lo ucciderò con le mie mani, tutte le volte che ti toccherà, saranno tutte le coltellate che io li darò".
"Amore stai tranquillo. Pensa che tra una manciata di ore tutto finirà e finalmente potremo vivere tranquilli. Io ho pensato che dopo invece di ucciderlo, potremo fargli del male, con il suo stesso mix, quello che ti ha dato per stordirti, e poi..."

"E poi potrò ucciderlo più facilmente. Hai ragione in pieno. Non avrà forze per muoversi".

"Davvero vuoi ucciderlo così freddamente e a mani nude?"

Lui la fissò e disse:
"Hai altre idee?"
"Sì, lui è uno spacciatore di droga, per cui se lo portiamo fuori da questa villa, drogato, domani potremo portarlo alla polizia, lasciarlo là legato con una lettera anonima, che spiega tutto dei suoi letali mixer e di quanta gente ha rovinato, con le prove ovviamente. Non solo tue, ma anche di altri. Di certo con lui, avrà una agenda dove avrà scritto tutti i suoi clienti. Basta una foto dal tuo cellulare e via. Ovviamente poi la manderemo da messenger, così non potranno risalire a te".
"Uao, hai un cervello di primo livello. Hai ragione.Lo sai che non avrei mai ucciso un uomo così a sangue freddo ora, vero?"
"Lo so amore, forse una volta lo avresti fatto, ma ora non più".
"Sei sempre stata tu la mia salvezza, la mia forza e la mia anima.La parte di me più forte e più pulita. Io senza di te sarei finito da tempo".
"Ti amo"
"Anche io.Dai cominciamo".

Così mentre lui andava al piano di sotto, per scoprire se lui avesse lasciato qualche cosa, come prova, Marica era entrata dentro la stanza dove si svolgeva lo spettacolo, fissando la scena come affascinata nuovamente.

Fu lei che poco dopo entrò nella stanza, come attirata da una volontà che non le apparteneva. Vero che voleva aiutare l'uomo che amava, ma si sentiva fortemente attratta da quelle cose. Quei tre che si toccavano, che si baciavano, che si leccavano. Aveva notato che la donna, era legata ad un attrezzo e i due uomini la stavano toccando. Lei urlava. Sembrava godesse molto.

Fu lei che poco dopo si avvicinò al barista.
"Mi scusi, qui si può vedere soltanto o bisogna partecipare?"
Lui era rimasto così affascinato da quello spettacolo, che si era eccitato, tra qualche minuto avrebbe partecipato anche lui, non vedeva l'ora di entrare a far parte di quel gioco e stare lì tutta la notte.

Si riscosse quando un sussurro gli arrivò all'orecchio e notò che davanti a lui c'era proprio quella donna che aveva visto prima. Sorrise e pensò, perfetto. Poi le disse:
"Si possono fare entrambe le cose, ma conosciamoci un po' prima, e poi magari partecipiamo. Che ne pensi?"
Lei annuì e cominciarono a chiacchierare un po'. Poi lui tramite un congegno messo proprio vicino ordinò due calici di champagne per brindare.
Mentre bevevano lui le chiese:
"Mica per te è la prima volta?"
Lei lo fissò e disse:
"Si per me lo è".
"Ti divertirai come non mai. Però secondo me, la stanza adatta per te, non è questa. Vieni andiamo nell'altra. Il gioco tra sottomessa e dominatore viene successivamente, per te invece, anzi per noi, sarà più bello il semplice rapporto tra persone".
Le prese la mano e poco dopo uscirono. Si sentiva così eccitato. Il suo membro desiderava così tanto uscire da quei pantaloni. Tra poco si sarebbe beato a metterlo nell'ano di quella donna. Avrebbero goduto da pazzi.

Così andarono verso la fine del corridoio, e si fermarono alla stanza dove lei era rimasta affascinata prima.

Entrarono, e lì dentro ancora facevano sesso, ed erano almeno una quindicina di persone. Così lui le disse:
"Non guardarli per ora, tra poco, ci uniremo a loro, e vedrai sarà splendido. Io credo che sia più saggio e naturale cominciare da qui. Il sesso vero e proprio, tra maschi e femmine, senza nessuna regola. Adesso tranquillizzati e comincia a togliere l'abito".
Lei lo stava fissando, e stava per cominciare a spogliarsi, quando lui le disse:
"Aspetta ti aiuto io. Magari per te è più semplice. "
Così la girò e cominciò a tirare giù la chiusura lampo e poco dopo l'abito scese tutto giù, lasciandola in reggiseno e slip. Era un completo azzurro, sexy e bellissimo. Era girata da dietro, e lui la stava fissando. Aveva un corpo perlaceo e molto ma molto sexy.
"Girati ora, ok?"
Lei si girò e restò a farsi osservare da quell'uomo in intimo, arrossendo lievemente.
Lui rimase un attimo turbato da tutto questo, una donna che arrossiva non la vedeva da secoli. Con la maschera non si vedeva molto, ma un piccolo accenno. Le carezzò una guancia e disse:
"Non preoccuparti, non aver paura. Adesso togli tutto. Così poi cominciamo".
"Ma tu non ti spogli?"
Lui fece un ghigno divertito e disse:
"Subito mia signora, non vedevo l'ora".
Così senza problemi, si tolse la maglietta e poi si sfilò i pantaloni, e poco dopo si tolse anche le scarpe, restando in slip anche lui.
Lei era rimasta a guardarlo per tutto il tempo. Era bello, e notava che il suo membro si ingrandiva da dentro i boxer. Arrossì di nuovo. Avrebbe voluto così tanto stare con Robin. Perché mai doveva affrontare tutto questo?Eppure a lei piaceva. Si tolse il reggiseno, mantenendolo con le mani. Lui piano piano le abbassò le braccia facendolo cadere in terra, e lei restò semi nuda davanti a lui e fu lui che con dolcezza, le sfilò i tanga, facendole alzare prima una gamba e poi l'altra. E successivamente anche lui se lo tolse. E raggiunsero gli altri.

Intanto Robin stava cercando, era riuscito a trovare la reception indisturbato, ma doveva stare attento, perché lì fuori, c'era il tipo che prima li aveva fermati. Avrebbe potuto essere cacciato. Sperava vivamente, che la sua farfallina non avesse problemi, e che avesse rimorchiato quel figlio di puttana. Anche se al solo pensiero di loro insieme, gli faceva venire una rabbia immensa. Ma ora non ci doveva pensare. Il suo scopo era quello di trovare la valigia con dentro qualche cosa, come un tablet, o un'agenda, dove lui teneva segnato i clienti. Finalmente era tutto finito o quasi. Si sentiva sempre più contento, perché la fine era vicina. E con essa. L'inizio della sua nuova vita.

Inizialmente si era sentita molto a disagio, in mezzo agli altri, ma poi aveva preso mano, non appena, alcuni di loro avevano preso a baciarla, per tutto il corpo. Tra loro ci stava una donna. In quel momento con la sua mano piccola e soffice, le aveva preso un seno e lo stava succhiando. Lei sentiva delle sensazioni nuove. Era pazzesco, perché il sesso lei lo aveva sempre concepito, sinonimo di amore e attrazione verso una persona, invece tutte quelle sensazioni, la stavano facendo bagnare molto. Le piaceva moltissimo. Mentre lei succhiava, un uomo invece le stava accarezzando la schiena, e un altro invece il barista era entrato dentro di lei, nel suo ano. Inizialmente pensava di sentire dolore, ed invece, lui prima di entrare dentro di lei, aveva teneramente passato la sua lingua, bagnando, per parecchie volte, e poi massaggiandola, sempre con la lingua. Poco dopo sentì il membro dell'uomo che entrava dentro di lei, piano piano, sempre più in fondo, e poco dopo sentì una sensazione di pienezza. Era entrato dentro di lei, facendole lievemente male, ma poi abituandosi, aveva sentito solo godimento. Intanto mentre l'uomo entrava ed usciva da dentro di lei, la donna continuava a leccarle il seno. E un altro ancora era arrivato alla sua vagina. Le sembrava che l'uomo cercasse di entrare dentro di lei con la lingua. In quel momento si trovava in piedi, ma tra qualche secondo molto probabilmente sarebbe caduta per terra, in quanto non riusciva più a mantenersi in equilibrio. Difatti, fu proprio il barista, che poco dopo vedendo che non riusciva più a stare in piedi, decise di staccarsi da lei, per poterla stendere. In terra ci stavano dei tappeti e dei cuscini, così potevano tranquillamente organizzarsi per qualsiasi cosa. L'uomo che la leccava aveva per un attimo smesso e dopo che lei si stese, cominciarono da capo. Greg, il barista adorava leccare e adorava prendere le donne e gli uomini da dietro, e adesso con lei si stava davvero divertendo, soprattutto perché lei stava godendo come non mai. Sembrava una brava ragazza, ma dopotutto chi veniva in queste ville, voleva sentirsi diversa, voleva essere un'altra. Non più quella di sempre, ma una persona che sperimentava e voleva cose nuove. Non più la classica donna che si accontentava della posizione del missionario, per dieci minuti, ma una che voleva esplorare sè stessa e tutti i limiti che poteva raggiungere e superare. Ed erano quelle le donne e gli uomini che lui ammirava di più. Non ci poteva essere nessun paragone. La vita semplice di una donna semplice? O la vita turbolenta di una donna che viveva spericolatamente le sue perversioni?La vita era fatta soprattutto da questo, perversioni e lui lo sapeva bene. Ormai aveva sperimentato quasi tutto.Mentre ancora leccava il suo ano, pensò che sarebbe stato bello, sè lei gli avesse fatto un pompino, così si staccò e cominciò a dirle:
"Adesso tocca a te. Esplorami e fai quello che vuoi".
Così poco dopo, Marica presa da tutte quelle sensazioni cominciò a restituire quello che gli era stato dato.Cominciò a leccarlo, adesso era lui che stava steso, e lei che gli stava a cavalcioni, leccandolo lievemente, sul collo e poi piano piano lasciando delle scie di saliva, sul torace. I suoi peli, la stuzzicavano, e non le davano fastidio per nulla, e poi arrivò al capezzolo, che cominciò a leccare e succhiare. Mentre stava facendo questo, sentì una mano che le afferrava il seno destro, e si rese conto, che era la donna di prima, che le stava accarezzando e stuzzicando il capezzolo. Sentì un'eccitazione perversa quasi dentro di lei. Non era mai stata con una donna, quella sera, sarebbe stata la prima e l'ultima notte della sua perversione. Una pagina di un libro che non si sarebbe aperta mai più. Improvvisamente, si trovò col viso vicino al pene dell'uomo, e così afferrandolo con la mano, lo mise nella bocca, cominciando a salire e scendere, a salire e scendere, per poi uscire per leccarlo ai lati, per poi farlo entrare nuovamente nei meandri della sua bocca. Cercava di farlo entrare tutto, e Greg, le spingeva la testa per farne entrare di più, quanto più possibile, e lei si sentiva bramosa, come non mai, di sesso. Adesso capiva come tutti quelli che erano in quella stanza e nelle altre facessero sesso per ore e ore, quasi senza accorgersene, perché diventava così bello, che il tempo passava senza accorgersi di nulla. Come se fosse tutto normale, come se non ci si dovesse nascondere nulla.Mentre lui premeva sempre di più la sua testa per cercare di sentire più sensazioni possibili, lei si sentiva quasi soffocata e piacevolmente sorpresa dalla cosa che le piaceva sempre di più finché ad un certo punto, leccando e succhiando, sentendo i gemiti dell'uomo non si rese conto che era quasi arrivato, finché non le arrivò in bocca. Lei non riuscì a fare nulla. Per cui si sporcò la bocca, e il grosso dello sperma le era finito in gola, per cui dovette ingoiarlo. Non sentì disgusto, non troppo almeno. Ma in quel momento sembrava che lei stesse in una dimensione diversa, come se fluttuasse, come sé la sua vita fosse questa, quasi dimentica di quello che in realtà era lo scopo di quella sera. Mentre stava cercando di metabolizzare, la donna che prima l'aveva afferrata col braccio, la prese tra le braccia e cominciò a toccarla, e ad esplorarla, la voleva come non mai. Era così bella, con una pelle così bianca, bianca come il latte candido. Così cominciarono a baciarsi, le lingue che combattevano tra loro, quelle lingue che si allacciavano e si staccavano, si intrecciavano e si accarezzavano, senza lasciarsi mai andare. Mentre la saliva scorreva sui loro visi accaldati. Poi piano piano, si staccarono per scendere più giù, lei desiderava toccare, leccare accarezzare quella donna, che era come era lei stessa. La pelle era diversa, il sapore era diverso, la delicatezza della pelle era diversa. Le donne avevano un corpo diverso da quello più ruvido degli uomini. Così si ritrovò a succhiare avidamente il capezzolo della donna, cercando di fare entrare quanto più seno poteva nella bocca affamata. Adesso capiva come mai, alcuni uomini desideravano così tanto il sesso, ma questo sesso era completamente diverso dal sesso che di norma si fa. O almeno lei non lo aveva sperimentato mai. Era così bello fare sesso con una donna, una persona come lei che poteva capire senza parlare, senza litigare, perché in fondo le donne avevano gli stessi desideri, gli stessi pensieri. Piano piano lasciò andare il seno per poter leccare la pancia, e arrivare al suo fulcro segreto, guardava le gambe aperte della donna, della quale non sapeva neanche il nome. Notava tutta quell'immensità, che non poteva mai vedere su di sé. Aveva cercato di guardarsi, ma non era la stessa cosa. La donna in questione, aveva i capelli rossi, per cui i peli che avvolgevano il fulcro erano rossi, davvero belli, quasi serici e lucidi. Così poco dopo cominciò ad accarezzarla con le dita,per poi tuffarsi e cercare di capire, come fare per farla eccitare. Non ci volle molto per capire, in quanto la lingua era entrata dentro di lei per esplorare e vedere dove doveva andare. Era davvero bello, perché la sua eccitazione era simile a quella che sentiva per sé stessa. Era una cosa davvero bellissima, di un'intensità particolare. Poco dopo sentì le esili braccia che la spingevano verso il basso, per farla entrare ancora di più dentro di sé, e poi sentì dei gemiti. Era possibile che quei gemiti fossero quelli della donna rossa che stava leccando? Si rese conto che erano i suoi, ma sentiva che anche lei era eccitatissima, e che era ormai venuta. Era tutta bagnata, sentiva che il liquido gocciolava, bagnandola. Ormai Greg che le stava fissando da un po' si era reso conto che la vergogna, era finita in lei, così le aprì le gambe e cominciò a leccarla, desiderava che tutto quel succo magico, venisse leccato e ingurgitato da lui. Era una cosa bellissima. Un'unione di corpi, un'unione di sensi, in realtà era solo questo che al mondo esisteva. Nulla più. Mentre Leccava il clitoride, sentì che ormai la donna era al limite e dopo un altro gemito si rese conto che era venuta, tutto quel liquido, lei lo stava leccando, non voleva perdere una sola goccia, e così che stava facendo anche l'altro uomo, che poco dopo la penetrò. Si trovava praticamente con la bocca nella vagina della donna, ma quasi inginocchiata, cosicché la sua parte di dietro era in bella vista, per chiunque volesse entrare in lei, e Greg non vedeva l'ora. Questa volta non l'ano, ma la sua vagina. Voleva averla tutta e per quanto più tempo possibile.

Monika Venusia
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