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Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Sara Girau
Titolo: Il sussurro della libertà
Genere Fantasy
Lettori 2971 19 21
Il sussurro della libertà
Dopo essersene andato, Yuudai si rinchiuse in camera. Non rispose nemmeno a Seishiro quando andò a bussare alla sua porta, in pensiero per lui. Si isolò per giorni, finché il desiderio di sedersi in riva al lago non lo convinse a uscire. Ma quello specchio d'acqua limpida, per quanto suggestivo, non poteva competere con le meraviglie del mondo umano. Lì, sopra il castello, la grande luna tingeva la notte eterna di un unico, monotono colore.
Yuudai si sollevò l'orlo della veste fino alle ginocchia e immerse i piedi. Cominciò a muoverli avanti e indietro, fissando senza interesse le piccole onde che si allargavano a cerchio.
Quando Melion lo scorse, gli si avvicinò piano e si accovacciò al suo fianco, attento a non bagnarsi. «Yuu, stai bene?» gli chiese, preoccupato. «Eri sparito di nuovo.»
«Scusa...» Yuudai si guardò intorno con aria distratta. «Sicuro di poter stare qui in mezzo?»
«Ma sì, chi vuoi che ci badi? Sono tutti troppo occupati a fare chiacchiere su Seishiro.»
A quel nome, Yuudai distolse lo sguardo e tornò a fissare l'acqua.
Melion lo osservò di profilo. «Pensavo che saresti stato felice.»
«Lo sono stato. Quando ha aperto gli occhi, lo sono stato davvero,» rispose, lasciando cadere le spalle.
Melion rimase in attesa finché Yuudai non decise di mostrargli quanto successo.
«Tieni.» Gli posò il dorso della mano sul petto, un tocco approssimativo giusto per avere un contatto fisico. Subito, i loro corpi si accesero di una debole luce.
Nella mente di Melion scorsero, rapidi come un fiume in piena, i ricordi di tutto ciò che Yuudai aveva vissuto dal momento del risveglio di Seishiro fino al suo discorso. A Melion non servirono altre parole: il motivo di quello strano malumore divenne lampante.
Yuudai sospirò. «Tutte le mie speranze... Forse ho sbagliato tutto. Ho preteso troppo da lui? Avrei dovuto accettare il trono come volevano gli altri?»
«No,» rispose Melion. «Non avrebbero mai accettato il tuo modo di vedere le cose. Il cambiamento deve arrivare un passo alla volta, da Seishiro o da qualcuno che la pensa come lui. Tu avresti ribaltato la loro realtà in modo troppo radicale.»
«E quindi cosa dovrei fare?» Yuudai fissò i propri riflessi interrotti dalle increspature nell'acqua. «Forse ha ragione lui. Avrei dovuto lasciare le cose come stavano, ignorarla e...» Le parole gli morirono in gola. Se l'avesse ignorata, a quest'ora lei sarebbe morta. Strinse i pugni sulle ginocchia così forte da far tremare le braccia.

In quello stesso momento, Seishiro vagava per i giardini. Nonostante il sollievo di non essere più il bersaglio esplicito di nessuno, ciò che era successo – o non successo – con Yuudai lo logorava. A un tratto, gli parve di scorgere la sua sagoma in lontananza. Anche se non lo distingueva bene, era sicuro che fosse lui: quello era il punto esatto in cui si erano rifugiati a parlare tante volte nei momenti di maggior sconforto.
Mentre si avviava verso il lago, la mente concentrata a pensare a cosa dirgli, una presa improvvisa e violenta gli artigliò la spalla.
«Seishiro! Non ho ancora finito il discorso dell'altra volta!»
Avvertendo una sensazione di bruciore, Seishiro si sentì attraversato da un flusso magico istintivo. Si voltò di scatto e, con un'ondata d'energia, innalzò tra sé e Lakk un massiccio muro d'acqua.
Lakk balzò all'indietro grazie ai suoi riflessi, ma poi rimase immobile a fissare la barriera, interdetto. Che diavolo era quella sferzata di potere magico che aveva percepito per una frazione di secondo?
«L-Lakk?!» Seishiro si guardò la spalla. Il tessuto era bruciacchiato, ma presto si sarebbe riparato da solo. Vi premette sopra il palmo e lanciò un incantesimo per alleviare il dolore.
Però... aspetta. Da quando in qua riusciva a usare la magia senza il minimo sforzo?
Lakk snudò i denti e arricciò il naso con odio. «Come osi? Credi che solo perché ora sei il re, ti debba rispetto?»
«Non l'ho mai pensato.» Seishiro cercò di mantenere un tono fermo. «Ma non ho intenzione di farmi maltrattare per sempre.» A dispetto delle sue parole, la sicurezza dei giorni scorsi stava già vacillando; la vecchia abitudine di sentirsi inferiore agli altri era dura a morire. Si guardò intorno. «Oggi non sei con Yoshimi?»
«Ah?! Guarda che non è mia madre!» Lakk fece un passo minaccioso verso di lui, e Seishiro indietreggiò d'istinto. «Sono solo venuto a chiarire una cosa: io faccio quello che voglio.»
«A cosa ti riferisci?»
«Al discorso che hai fatto appena sei tornato tra i vivi. Non crederti chissà chi solo perché non hai più il fiato corto e hai ottenuto un po' di autorità. Resti comunque il cagasotto di merda che si è fatto proteggere da Yuudai per tutta la vita.»
Seishiro incassò il colpo in silenzio. Non c'erano scuse: il passato non si poteva cancellare, e Lakk aveva ragione.
«Non provo alcun rispetto per chi si nasconde dietro gli altri e trema per una storiella vecchia quanto il mondo.»
Seishiro lo fissò, allibito. «Non ci credi?»
«Non è che non ci creda. Ma pensi davvero che con me e Yuudai di guardia, un Mezzosangue o un umano qualunque potrebbero farci qualcosa?» Lakk scoppiò a ridere. «Hai idea del potere che abbiamo? E anche tu sei un Sussurratore completo, se te lo fossi dimenticato!»
Seishiro fece un altro passo indietro, spaventato da quella brama di violenza. Lakk sembrava quasi sperare in un nuovo conflitto. «Non capisci... Io non voglio nemmeno arrivare al punto di combattere. Non è una gara a chi è più forte, voglio solo evitare che succeda di nuovo.»
«Uff, che noia che sei.» Nel sorpassarlo, Lakk gli tirò una spallata per farsi spazio. «Non so cosa ti sia successo per non tossire o arrancare a terra come al solito, ma sappi una cosa: Yuudai mi piace perché è capace di fare ciò che vuole. Se ne infischia delle vostre misere minacce Reali. Tu, invece, anche con una salute migliore, continui ad avere paura di tutto.»
Seishiro rimase a guardarlo finché la sua figura non svanì tra gli alberi del giardino. «Che male c'è ad aver paura dei conflitti?» mormorò tra sé.
Scacciò quel pensiero e riprese a camminare verso il lago. Yuudai era ancora lì. Ora che era abbastanza vicino, notò un Sussurratore in forma d'ombra, a cui prima non aveva fatto caso, accucciato al suo fianco. Immaginò subito di chi si trattasse, ma preferì concentrarsi sull'amico.
«Yuu.»
Al suono della voce di Seishiro, il cuore di Yuudai mancò un colpo. La possibilità che potesse aver intercettato anche solo un frammento dei loro discorsi, per quanto fossero rimasti sul vago, gli gelò il sangue. Così, per paura che potesse fare del male a Melion, ne afferrò gli abiti senza riflettere, incurante di come quella consistenza quasi immateriale e fumosa fosse difficile da trattenere.
«Non voglio fargli niente, rilassati,» chiarì Seishiro, lo sguardo ferito. «Perché sei così sulla difensiva? Si può sapere cosa ti ho fatto?»
Yuudai annaspò, incapace di mettere in fila i pensieri. Non era pronto ad affrontarlo, né aveva preso una decisione riguardo a ciò che lo impensieriva. Ma, soprattutto, se Seishiro avesse letto la mente di Melion in quel preciso istante, avrebbe scoperto ogni cosa. Non gli aveva ancora fatto il solito incantesimo.
«Se continui a tacere, sarò costretto a chiedere a lui. Non mi va di trascinare questa situazione ancora a lungo.» Il tono di Seishiro rimase calmo, privo di acredine. Era la solita voce buona e gentile, ma forse era proprio quella familiarità, così in contrasto con il suo tumulto interiore, ad avergli paralizzato i pensieri.
Melion si alzò e accennò un leggero inchino. «Maestà...» Parlò con flemma, facendo leva sulla ben nota avversione di Seishiro nel leggere la mente altrui. «Yuudai è solo preoccupato a causa mia.»
Seishiro inarcò un sopracciglio, perplesso. «E per quale motivo? A meno che tu non lo stia spingendo a violare la legge, ho chiaramente detto che non ti avrei torto un capello. So bene che siete amici.»
«Speravo solo che, finalmente, potesse vivere insieme a tutti noi.» Yuudai gli resse il gioco. In fondo, quello era stato uno dei suoi più grandi desideri, prima che gli venisse distrutto senza pietà. «È rimasto solo lui. Perché deve continuare a nascondersi come se non esistesse?»
I due si fissarono dritto negli occhi: lo sguardo di Yuudai chiedeva giustizia, quello di Seishiro esprimeva il rammarico di chi non poteva fargliela ottenere.
«Sai che non posso farlo, Yuu. Mi dispiace, ma non dipende da me. Se gli altri lo scoprissero, non gli darebbero tregua. Pensaci: hai idea di cosa potrebbe fargli Lakk, con il suo fuoco o il veleno?»
Yuudai abbassò la testa.
Dai vestiti fumosi di Melion emerse una mano nera e scheletrica, che si posò sui capelli corvini dell'amico in una carezza leggera. «Così è. Non fa niente, ti ringrazio comunque.»
Yuudai strinse le labbra, ma non rispose.
«Grazie anche a voi, Sire, per permettermi di restare almeno in sua compagnia.»
Seishiro annuì, sforzandosi di tenere l'espressione distesa. Eppure, nonostante i buoni propositi e le belle parole, non riusciva a scrollarsi di dosso la diffidenza, un sottile disagio che lo accompagnava fin da quando erano piccoli. Non ricordarne più il volto, poi, non lo aiutava affatto.
Il brusio di un gruppo di Sussurratori in avvicinamento interruppe la tensione, e il re ne approfittò subito per congedarlo. «Scusami, adesso vorrei parlare da solo con Yuu. Ti conviene allontanarti, stanno venendo da questa parte.»
Preoccupato, Melion cercò la conferma di Yuudai, che rispose con un cenno rassegnato della testa.
«D'accordo. Ci vediamo, Yuu. Stai sereno,» gli disse, con un velato accenno alla loro precedente conversazione, prima di sparire nell'oscurità della notte.
«Ti ha protetto,» commentò Seishiro, dando prova del suo intuito.
«Forse lui non ci ha mai neanche sperato, ma io te l'ho chiesto sul serio.»
Seishiro seguì con la coda dell'occhio i Sussurratori che, per fortuna, avevano cambiato strada. Forse avevano notato che si trovava insieme a Yuudai.
«Posso sedermi?»
Yuudai assentì e si raddrizzò per immergere di nuovo i piedi nell'acqua. Seishiro lo imitò.
«È bravo a dissimulare, ma io ti conosco troppo bene per accontentarmi di quello. Dimmi la verità: stai ancora andando nel mondo umano?»
Yuudai si morsicò l'interno della guancia e fissò un punto indefinito nell'acqua.
«Il giorno in cui sono stato male eri là, vero?»
«Perché lo pensi?»
«Perché ti ho cercato ovunque e nessuno ti vedeva da un po'.»
«Anche in questi giorni non mi ha visto nessuno, eppure sono sempre stato qui.»
Seishiro si voltò a guardarlo. «Non ti fidi più di me, Yuu?»
L'armatura che Yuudai si era costruito cominciò a incrinarsi. Gli faceva male scoprire che la paura era diventata più forte della fiducia nei suoi confronti.
«Non importa cosa io sia diventato, tu resti il mio più caro amico. Non mi piace vederti così.»
«Io... non so più che fare,» sussurrò Yuudai.
Un lampo di sollievo attraversò il viso di Seishiro nel vederlo finalmente cedere. «Quindi ho indovinato?»
Yuudai avvicinò il mento al petto. Era l'ammissione definitiva.
«La tua sciarpa è rimasta lì?»
«Sì.»
Seishiro sospirò, stanco di dover ingaggiare ogni volta la stessa battaglia. «Ti ho ripetuto mille volte di smetterla. Quel mondo non è fatto per noi. Più ti intestardisci, più ti farai del male. Guarda ora.»
«Cosa ci posso fare? Questo mondo è veleno. Solo lì riesco a respirare. Sento i profumi, vedo i colori... Lì sono felice, Sei. È questo posto a non essere fatto per me. Se ci andassi anche solo una volta, capiresti subito cosa intendo.»
«Abbiamo affrontato questo discorso un milione di volte. Per quanto possa essere splendido, è proibito. Se oggi ci vai tu, domani lo farà un altro. A lungo andare, quel posto si riempirebbe di Sussurratori curiosi. E a quel punto, cosa pensi che succederebbe?»
«A pochi interessa davvero, non ne parla nessuno.»
«Certo che no, chi l'ha fatto è stato giustiziato.»
Yuudai strinse i pugni. «Nasconderlo a tuo padre è stato facile, ma ora che il re sei tu, cosa succederà?»
«Niente, ti basta smettere. Per me sarebbe come se non ci fossi mai stato, te lo prometto.»
«Non voglio marcire in questo posto!» sbottò Yuudai.
D'un tratto, il ricordo del viso sorridente di Fia gli squarciò il petto. Avvertì un vuoto così profondo da doversi premere una mano contro lo sterno. Si piegò in avanti, schiacciato dal dolore.
Durante i lunghi giorni passati a rimuginare nel castello, aveva cominciato a pensarla sempre più spesso, nel tentativo di ritrovare un po' di colore dentro di sé. Gli mancava da morire. Non sapeva nemmeno come stesse dopo il loro ultimo incontro. Avrebbe voluto parlarle per ore. Coccolarla, stringerla a sé. Baciarla.
Trattenne a stento le lacrime, ma un singhiozzo gli sfuggì dalle labbra.
«Yuu...?» Negli occhi di Seishiro balenò un sospetto. «Non dirmi che...»
Il silenzio parlò per lui.
Seishiro lo guardò con sgomento. «Ma... perché? Come hai potuto spingerti a tanto?»
Yuudai gli afferrò le mani, lo sguardo ridotto a una supplica disperata e le iridi rosse lucide di dolore. «Seishiro, ti scongiuro, liberami. Permettimi di essere felice.»
Il sovrano esitò. «Non posso... Sono costernato, Yuu, dico sul serio.» Negarglielo lo addolorava, ma fare un'eccezione avrebbe significato solo guai e dissapori futuri con tutti.
Yuudai si aggrappò alle sue vesti e premette la fronte contro il suo petto. «Ti prego... Non voglio dirle addio.»
«I sentimenti dei Sussurratori sono devastanti quando amano. Sono sicuro che te ne sia accorto anche tu, visto che accade lo stesso con l'odio. Mi dici che senso ha sprecare un amore così forte per una creatura che muore subito, rispetto a noi? Riversalo su qualcuno della tua specie, piuttosto.»
«Come se si potesse scegliere... Proprio tu me lo vieni a dire?»
Seishiro si passò una mano sul viso. «Ciò che provi... è ricambiato?»
Yuudai rimase immobile.
«Rispondimi, per favore.»
«Sì...»
«E lei lo sa?»
«No, non gliel'ho ancora detto. Non la vedo da molto tempo.»
«Perché riesce a vederti? Le hai fatto qualcosa?»
Yuudai si staccò da lui per guardarlo dritto in faccia. L'espressione del re era severa, eppure indulgente. «No. È stata lei ad avvicinarsi a me.»
La verità nei suoi occhi era cristallina, e Seishiro parve rilassarsi impercettibilmente. «Ho capito. Ora ascoltami bene.»
Yuudai tese ogni muscolo, in attesa.
«Non posso approvare questa relazione, sia chiaro. Però ti concedo il permesso di tornare nel mondo umano per un'ultima volta e dirle addio come si deve. Prenditi tutto il tempo necessario. Se qualcuno dovesse chiedere di te, ti coprirò io. Ma sarà l'unica eccezione.»
Yuudai esalò un lungo respiro tremante e tornò a fissare i riflessi rossi e viola che baluginavano nello specchio d'acqua. Si sentiva uno schifo. Quella concessione significava che non avrebbe mai più rivisto Fia né il suo mondo. Forse sarebbe stato meglio se quel giorno non lo avessero salvato, almeno se ne sarebbe andato circondato da tutto ciò che amava. Anche se ciò avrebbe spezzato il cuore a Fia e a Melion.
Scosse piano la testa. La tristezza lo stava spingendo verso pensieri egoistici che non si meritavano.
«Mi dispiace, Yuu. È il massimo che posso concederti.» Seishiro gli posò una mano sulla spalla e si alzò. Rimase a osservare per qualche istante la figura rigida dell'amico, immobile nel suo dolore, prima di incamminarsi verso il castello senza aggiungere altro.
Sara Girau
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