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Autore: Salvatore Mascaro
Titolo: Il cuore della megattera
Genere Realismo magico
Lettori 148
Il cuore della megattera

Introduzione

Questa, sebbene si tratti di un'avventura di pura fantasia ambientata nella foresta amazzonica, uno dei luoghi più suggestivi del nostro pianeta, prende spunto da un fatto di cronaca accaduto in Brasile nel febbraio del 2019.
Riportiamo qui di seguito un brano da uno degli articoli apparsi sui quotidiani locali.

Mistero in Brasile: trovata una megattera nel cuore della foresta amazzonica, ma nessuno sa spiegarsi come sia finita lì
- Gli scienziati non riescono a comprendere il motivo dietro la scoperta di una megattera morta nella Foresta Amazzonica a circa 15 metri dalla costa oceanica. L'animale è stato ritrovato nell'isola di Marajó, in Brasile, che si trova alla foce del Rio delle Amazzoni, solo dopo l'avvistamento di alcuni avvoltoi che avevano iniziato ad accanirsi sulla carcassa. Dal peso di 10 tonnellate e lungo 8 metri dalla testa alla coda, si stima che l'esemplare avesse circa 1 anno. Le megattere adulte possono crescere fino al doppio di queste dimensioni. Il team di scienziati non è ancora in grado stabilire, con precisione, come la balena possa essere finita nella foresta. Si crede che il cucciolo possa aver viaggiato con la madre e probabilmente essersi perso o separato durante il ciclo migratorio. Può darsi che la creatura stesse navigando vicino alla spiaggia e la marea, che è stata molto forte nei giorni scorsi, l'abbia portato sulla terra, nelle mangrovie. Insieme a questo fatto sorprendente, l'altra cosa da chiarire è la presenza di una megattera sulla costa settentrionale del Brasile nel mese di febbraio: le megattere dell'emisfero sud tendono a trascorrere i mesi estivi meridionali, come febbraio, nutrendosi nelle acque polari più calde -

Da questo fatto, realmente accaduto, prende spunto un'avventura che vede protagonisti due fratelli, due adulti molto diversi per carattere e aspetto fisico, ma legati da un vincolo creatosi quando erano solo dei ragazzini ed andavano a pesca di trote nei torrenti e a rubare le ciliegie nei campi della loro infanzia: un vincolo che gli anni non riusciranno a scalfire e che permetterà loro di affrontare avventure ai limiti dell'incredibile ed una caccia all'uomo spietata su un'isola ai confini della foresta amazzonica, un luogo popolato da animali e uomini grotteschi costretti, loro malgrado, a convivere contro ogni logica e legge di natura.

...

11 Capitolo


Dopo una traversata in mare di quasi due ore, i due fratelli raggiungono l'isola e, utilizzando la stessa corda con cui hanno fissato la canoa all'auto, assicurano adesso l'imbarcazione ed alcune grosse radici di mangrovia affioranti dall'acqua prima di avventurarsi nell'interno. Tutto ha qui un aspetto ben più selvaggio e sinistro rispetto alla spiaggia tranquilla dove i due uomini, soltanto la sera prima, si sono rilassati davanti ad un fuoco rievocando i loro ricordi.
Nonostante il folto intreccio dei rami sulle loro teste, i due fratelli riescono ad avvertire la presenza degli avvoltoi in volo, una sensazione sempre più forte man mano che avanzano allontanandosi dall'acqua.
- Ma che diavolo è successo qui attorno? La vegetazione è tutta schiacciata al suolo come se un enorme elefante marino si fosse addentrato strisciando nel bosco per farsi un riposino -
- A parte che qui non ci sono elefanti marini o trichechi, se fosse stato un elefante marino a schiacciare gli arbusti in questo modo, dovrebbe avere le dimensioni di un dinosauro -
C'è un leggero odore dolciastro nell'aria: i due lo avevano avvertito appena raggiunti l'isola e legata la canoa alle mangrovie, adesso è decisamente più intenso e sgradevole.
- Lo senti anche tu, vero? Questo fetore non promette niente di buono: temo che presto c'imbatteremo in un cimitero di elefanti o qualcosa di simile -
- Lo credo anch'io e non me lo so spiegare dal momento che l'animale più grande in cui possiamo imbatterci qui è il tapiro del Sudamerica: raggiunge anche i duecentotrenta chilogrammi, ma, credimi, non puzza così tanto, nemmeno da morto -
Aureliano per proseguire nella selva, si vede costretto a togliersi il fazzoletto dal collo, impregnato di un suo profumo maschile alle essenze di bergamotto e noce moscata per premerselo sulla bocca ed il naso.
- Al diavolo la curiosità che ci ha spinti fino a qui! Non si riesce quasi più a proseguire: cosa sarà mai a produrre questo tanfo e ad attirare tutti questi stramaledetti avvoltoi? -
- Non ne ho idea, ma lo scopriremo presto... -
Ai due uomini non resta che seguire la pista olfattiva oltre a quella, altrettanto evidente, della vegetazione schiacciata mista al fango secco, per giungere all'origine del mistero; impegnati a proseguire il loro cammino, i due fratelli non si scambiano più una parola, ma ognuno di loro si è fatto, nel frattempo, un'idea in proposito: Aureliano, più avventuriero, romantico e sognatore, si vede già alle prese con un gruppo di cacciatori di frodo mentre Arcadio, più pragmatico e con i grossi piedi ben piantati nel terreno, si aspetta di trovarsi, da un momento all'altro, davanti ad una discarica abusiva di una qualche azienda specializzata nella lavorazione di prodotti di origine animale. Entrambi sono lontani dal vero e, quindi, assolutamente impreparati ad affrontare il macabro spettacolo che si ritrovano davanti scostando dal volto un ultimo ramo frondoso.
- Misericordia! Che mostruosità è mai questa? -
Centinaia di avvoltoi di varie specie stanno zampettando, come in una danza frenetica, su di un cadavere grosso come una collinetta, intrecciando i loro colli nudi come fossero un groviglio di serpenti e strappando, con il loro possente becco, brandelli di pelle e di grasso grondante del sangue di colore scuro. Malgrado lo stupore ed il ribrezzo, i due fratelli si avvicinano a quello spettacolo rivoltante e, recuperando dei grossi rami ed agitandoli davanti a loro, obbligano gli uccelli a sospendere, loro malgrado, quel succulento banchetto.
Gli avvoltoi non sono più sulla carcassa, ma restano ben vicini e con gli occhi attenti e famelici, pronti a ripiombare su quella montagna di carne ad una minima distrazione dei due intrusi; in quanto ad Aureliano ed Arcadio sono riusciti ad avvicinarsi alla carcassa e scoprire a quale animale appartiene; giunti a capo del mistero, non possono fare a meno di guardarsi negli occhi, ancora increduli per l'assurdità della cosa: come al solito, è Aureliano a rompere il silenzio.
- Miseriaccia, ma è una balena! Com'è mai potuto accadere che sia arrivata fin qui? Non sono un esperto di correnti marine, ma anche a voler considerare tutte le mareggiate e le maree di questo mondo è impossibile che la furia del mare abbia potuto scaraventare fin qui questo cetaceo a così tanti metri di distanza dalla barriera di mangrovie! Tu come te lo spieghi? -
Ma arcadio si limita a fissare quel corpo martoriato dagli uccelli e a restarsene in silenzio, non riuscendo a darsi una spiegazione plausibile allo spettacolo che si è presentato davanti ai loro occhi.
- Sai almeno di che balena si tratta? -
- Dovresti saperlo anche tu! Neanch'io sono un esperto di balene, ma almeno non sono ignorante come te! Ci sono almeno due cetacei inconfondibili, il capodoglio per via dei denti e la megattera per via delle lunghe pinne; qui denti non se ne vedono, ma le lunghe pinne parlano chiaro: si tratta di una megattera, ma come sia arrivata fino a qui, non me lo chiedere ancora -
Arcadio, senza abbassare la guardia a causa delle centinaia di avvoltoi famelici rimasti tutt'attorno, cammina a ridosso della carcassa alla ricerca di eventuali ferite o di un qualunque altro segno possa aiutarlo a fare luce sul mistero; quanto ad Aureliano, rimane fermo in prossimità della coda del cetaceo: colpito nell'orgoglio dalle parole sarcastiche di Arcadio, sta pensando ad un modo per potersi prendere quanto prima una rivincita, ma è costretto ad ammettere che, in fatto di fauna e flora di qualunque angolo del pianeta, il fratello ne sa decisamente molto più di lui e così non può fare altro, se vuole soddisfare la sua curiosità, a rivolgere al fratello altre domande a rischio di ricevere altre brusche risposte.
- Quindi ci sono delle balene anche in questi mari, giusto? -
- Certo che ci sono: non è mica il mar Morto che, stando alla profezia di Ezechiele, sarà vicina la fine del mondo quando si vedranno dei pesci nelle sue acque -
Arcadio è visibilmente nervoso: il triste spettacolo della megattera non gli va decisamente giù e, in mancanza del responsabile di questo scempio, sfoga ingiustamente la sua rabbia su Aureliano.
- Sai almeno da dove deriva il nome megattera? -
Per sua fortuna Aureliano è un tipo che sa incassare ed anche come difendersi.
- No, sapientone, la sera prima di venire qui ero con una ballerina di tango ed abbiamo parlato d'altro e così mi spiace, ma non ho proprio idea di chi abbia dato il nome alla megattera o al capodoglio, ma giacché son qui, se vuoi illuminarmi con la tua cultura ti ascolto volentieri -
- Deriva dal greco e vuol dire, appunto, grande ala, proprio per via delle pinne pettorali così lunghe da sembrare delle ali -
Ora è la volta di Aureliano di fare del sarcasmo.
- Greco? Non sapevo che nella giungla ci fosse un liceo classico per studenti fuori corso -
- L'ho letto nel libro Moby Dick anche se nel manoscritto di Melville non si parla di una megattera, ma di un enorme e solitario capodoglio, bianco come la neve -
Aureliano continua a mantenersi ad una certa distanza dalla carcassa mentre il fratello continua la sua ispezione.
- Vedi segni di ferite? -
- No, se si esclude il fatto che questi avvoltoi hanno iniziato da un bel po' la loro opera di demolizione, ma l'autopsia, per quanto mi riguarda, non è ancora finita... -
La megattera è adagiata sul dorso e così, sfruttando una delle due lunghe pinne, Arcadio riesce ad arrampicarsi fino al ventre dell'animale, tutto attraversato da una cinquantina di lunghe scanalature parallele tipiche di questa specie; solo adesso Arcadio si accorge di un taglio lungo circa cinque metri che corre lungo la linea di uno dei solchi più centrali, scanalature che la megattera condivide con altri tipi di cetacei. Arcadio infila le dita della mano nel taglio per cercare di capirne la profondità, ma la mano non trova ostacoli tanto che l'uomo riesce ad infilare l'intero braccio nell'apertura provocata dalla ferita e solo allora si decide a saltar giù raggiungendo il fratello in attesa.
- Scoperto qualcosa? -
- C'è un taglio profondo in corrispondenza di uno dei solchi sulla pelle del ventre, un taglio troppo netto per essere una ferita che l'animale possa essersi procurata andando ad urtare contro uno scoglio; potrebbe essere stata l'elica di un motoscafo, ma non ci scommetterei un centavo boliviano; escludo infine che possa trattarsi dell'attacco di qualche grosso predatore, ammesso ci siano al mondo animali in grado di predare simili giganti -
- Le orche sono predatrici e non sono piccole... -
- Vero, ma a stento raggiungono i dodici metri, mentre questa megattera sarà lunga almeno quindici metri e ti assicuro che è pure poco per la sua specie: non mi meraviglierei se si trattasse di un cucciolone -
- Scusa se insisto, ma in qualche locanda di qualche baia sperduta ho sentito, da vecchi pescatori, storie di orche che, cacciando in gruppi, sono riuscite ad avere la meglio su balene ben più grandi di loro -
- Ho sentito anch'io di simili storie, ma in genere le orche si limitano a lasciare la balena agonizzante dopo averle strappato la lingua di cui sono ghiotte; di certo non se ne vanno in giro per i mari con dei bisturi o dei rasoi perché ti assicuro che soltanto un'arma da taglio estremamente affilata ha potuto produrre la ferita che ho visto -
Arcadio si allontana per dare un'occhiata nei dintorni e gli avvoltoi, che nel frattempo sono rimasti in paziente attesa, ne hanno subito approfittato per avvicinarsi di nuovo alla carcassa dalla parte della coda. Finalmente l'uomo trova quello di cui era in cerca e, avvicinandosi ad un grosso arbusto, con dei precisi colpi del suo machete ne ricava due rami lunghi circa un metro, dritti e robusti: il fratello lo osserva in silenzio, ma, alla fine, non riesce più a frenare la sua curiosità.
- Che cosa vuoi fare con quei due bastoni? -
- Intendo calarmi nella carcassa -
- Ma ti sei bevuto il cervello? -
- C'è un taglio, ti ho detto: voglio solamente tenere separati i due lembi della ferita con questi due tronchi e calarmi giù; ti avverto che potrebbero esserci delle sacche di gas dovute alla decomposizione per cui, se non vuoi ritrovarti figlio unico, non metterti a fumare; non pensavo mi potesse tornare utile una torcia elettrica altrimenti l'avrei presa dall'auto: pazienza, cercherò di farne a meno e di sfruttare al meglio la poca luce che riuscirà a filtrare qui dentro -
- A parte il fatto che col gas ci puoi benissimo restare secco anche solo ad inalarlo, senza doverlo necessariamente fare esplodere e saltare gambe all'aria, mi vuoi dire cosa diavolo pensi di trovare dentro questa dannata balena? Pinocchio e mastro Geppetto abbracciati? -
- Voglio solo togliermi qualche dubbio e, comunque, non ti sto chiedendo di seguirmi nella pancia della balena e darmi la manina per cui di che ti lamenti? Farò in un attimo, tu pensa soltanto a tenermi lontano questi avvoltoi della malora: certo, con una corda legata alla vita mi sarei sentito più sicuro, ma ormai è deciso, mi calo giù -
Arcadio risale sul ventre della balena e, da qui, si fa lanciare i due tronchi dal fratello; poi, facendo ricorso a tutte le sue forze, riesce ad incastrare i pali tra i due lembi della ferita allargando il taglio quel tanto che basta per procurarsi un varco e calarsi giù nel corpo della megattera, non prima di essersi avvolto attorno alla bocca ed al naso un fazzoletto ben imbevuto del suo distillato in modo da poter affrontare quel fetore terribile. Dopo alcuni minuti Arcadio, con grande fatica, riesce ad emergere da quella caverna di carne sanguinolenta e si lascia scivolare lungo il ventre del cetaceo fino a rotolare disteso sull'erba attorno allontanandosi dalla carcassa; Aureliano a stento riconosce quell'uomo che, carponi e in preda a forti conati di vomito, cerca di respirare a pieni polmoni: si sente impotente e questo accresce il suo stato di esasperazione verso quella testa calda di suo fratello.
- Se ti è venuta a noia la vita ti faccio umilmente notare che ci sono dei modi più pratici per farla finire con il mondo: misericordia, sembri uno zombie appena sbucato da un mattatoio! -
Sempre carponi a terra, Arcadio strappa dei ciuffi d'erba e se li passa sul volto imbrattato per cercare di ripulirsi da tutto quel sangue e riuscire, per lo meno, a riaprire gli occhi impiastrati; poi, aiutato dal fratello che cerca di sorreggerlo stando attento a non sporcarsi, il novello speleologo riesce finalmente a rimettersi in piedi continuando a sputare nel tentativo di togliersi quel sapore dolciastro e nauseabondo dalla gola e dal naso.
- Il cuore, il cuore... -
- Tachicardia? Non è nulla, sdraiati a terra ed aspetta finché le pulsazioni non tornino normali -
- Non il mio cuore, idiota, ma quello della megattera... -
- Cos'ha di strano? -
- Non c'è: qualcuno glielo ha strappato dal corpo -
...

Salvatore Mascaro
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