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Autore: Luca Zantei
Titolo: Cambio d'identità
Genere Thriller
Lettori 144
Cambio d'identità

Nessuno è al sicuro.

Telio si tuffò nell'acqua gelida del mare. Suo padre era scivolato dal molo poco prima di lui e si stava dimenando nel tentativo di emergere. Telio si muoveva a fatica a causa dei vestiti pesanti che rallentavano i suoi movimenti. Guardò verso il basso. Suo padre stava sparendo nelle profondità e Telio aprì con forza le braccia per immergersi ancora più a fondo. Tenere gli occhi aperti con una temperatura così fredda era molto difficile, ma Telio doveva vedere. Vide suo padre dimenarsi, gli occhi sbarrati, stava annegando. Telio si immerse ancora di più e lo raggiunse. Gli afferrò la mano e provò a riemergere ma il peso del padre e degli abiti invernali completamente bagnati stava vanificando tutti i suoi sforzi. I polmoni di Telio stavano esplodendo, aveva bisogno di aria. Provò un'ultima volta a risalire con entrambe le mani di suo padre ben salde tra le sue, ma il peso era insostenibile e le lasciò. Vide il volto del padre sprofondare negli abissi. I suoi occhi erano ormai fissi nel vuoto. Telio riprese a risalire ed arrivò in superficie con i polmoni che gli bruciavano.
Il cuore di Telio batteva all'impazzata. Era stato solo un orribile incubo. Era sicuro di aver urlato nel sonno per questo. Si sentiva completamente sudato. A tentoni cercò la parete ed accese la luce. Intorno a lui, tutto era come prima, perfettamente familiare. Si trovava nel letto della sua stanza. Il panico generato dall'incubo le aveva accorciato il fiato. Si sedette sul letto e controllò l'ora. Erano le 4:25 del mattino. Telio ricominciò a respirare con ritmo normale e si riprese velocemente. Normalmente non ricordava i sui sogni alla mattina e non ricordava di aver mai avuto un incubo che lo avesse svegliato con questa intensità.
Telio si alzò. Impossibile riprendere sonno in quelle condizioni. Si sfilò la maglietta sudata e indossò un accappatoio leggero. Ripensò all'incubo e si chiese per quale ragione avesse sognato suo padre. Da oltre due anni avevano interrotto i loro rapporti. Dopo la morte della moglie, il padre si trasformò in un orco cattivo, sempre aggressivo e scorbutico con tutti. Lui compreso. Telio analizzò molte volte questo suo comportamento e si convinse che il padre si sentisse in colpa per ciò. Sua moglie morì soffocata da rigurgito di cibo, quando Aldo era al bar con gli amici.
Telio attraversò il salone, raccolse le sue ciabatte dal pavimento e le appoggiò sul mobiletto della TV. Raggiunse la cucina e meccanicamente preparò la moka e la mise sulla piastra ad induzione. Osservò fuori dalla finestra ricavata immediatamente sopra al lavandino della cucina ed osservò le luci della casa di fronte, accese come sempre. Anche a quell'ora, anche in quel mercoledì di metà maggio. Si domandò cosa facesse il suo vicino sempre con la luce accesa.
Un caffè le avrebbe restituito un po' d'energia, pensò. Con le mani si fregò entrambi gli occhi. Aveva lavorato molto la sera prima e li sentiva gonfi. Nonostante scrivesse al computer da tanti anni, non si era ancora completamente abituato allo schermo e quella mattina gli sembrava di avere spilli conficcati nella pupilla.
Proseguì lungo il corridoio ed entrò nel bagno. Si lavò a fondo il viso e gli occhi e alla cieca agguantò l'asciugamano alla sua sinistra. Lo specchio evidenziò alcune rughe sulla fronte che sembravano essere comparse nella notte. Telio aveva solo 44 anni ma quella mattina sembrava averne 10 di più, o almeno se li sentiva. Camminò lentamente verso la cucina risucchiato dal rumore del caffè che stava borbottando nella caffettiera.
Si sedette al tavolo, accese il PC e si mise a leggere le notizie, sorseggiando il caffè ancora bollente. Si soffermò su un articolo in prima pagina sull'Eco dell'Est. Parlava di una multinazionale Olandese che aveva ricevuto soldi garantiti dallo stato Italiano per investire all'estero. Era stato stampato di spalla destra, come si dice in gergo. Sorrise. Quell'articolo lo aveva scritto lui la sera prima. Era stata un'indagine lunga e complicata ma la fatica era stata ampiamente ripagata. Si sentiva orgoglioso per questo.
Ripensò al sogno di quella notte e trasalì. Era stato così reale che decise di rompere il ghiaccio. Avrebbe chiamato suo papà quella mattina. A volte l'orgoglio impedisce di coltivare le amicizie, allontana persone care e chiude le porte a molte relazioni. Ricordò bene quando sue padre lo cacciò di casa chiedendogli di non ritornare più. Erano passati oltre tre anni. Da allora Telio chiamò alcune volte suo padre ma, non avendo alcun minimo riscontro, si ripromise di non chiamarlo più.
Con il telecomando accese la musica nel salone. I Dire Straits saturarono l'ambiente con Tunnel of Love, un brano tra i suoi preferiti. Si alzò dalla cucina e barcollando leggermente, si avviò nuovamente verso il bagno. Un'ultima occhiata al suo volto allo specchio ed aprì l'acqua della doccia. Era quello che ci voleva per togliere stanchezza e sudore, pensò.
Una mezz'ora dopo, Telio aprì il cancello del garage con il telecomando ed uscì con la sua Toyota. Verificò la posizione di Chioma, il suo gatto certosino e, con la mano alzata sopra la testa, richiuse la serranda prima che Chioma potesse entrarvi. Telio aveva un appuntamento alle otto a Trieste nella Redazione dell'Eco dell'Est, uno dei giornali con i quali collaborava da molti anni, come giornalista investigativo free lance. Sarebbe arrivato con molto anticipo, ma aveva possibilità di preparare bene l'incontro con il direttore.
Lungo la costiera cominciava ad albeggiare e la totale assenza di traffico convinse Telio ad una sosta in un bar. Scelse La Costa incantata, un bar che durante la pausa pranzo si trasformava in un ottimo ristorante. Gli scampi al vapore erano il piatto preferito da Telio e Renato, il gestore era solito informarlo quando li aveva veramente freschi.
Mise la freccia ed accostò a destra. Una signora sui sessanta lo guardò malamente perché si era fermato troppo vicino alle strisce pedonali dove lei stava attraversando. Telio si scusò con un gesto del capo, spense la macchina, raccolse il portafoglio al centro dell'abitacolo e scese. Attraversò la strada, osservando due ciclisti in tenuta sportiva che sopraggiungevano velocemente. Attese il lor passaggio ed entrò sorridendo nel bar. Renato era come al solito operativo anche alle 7 del mattino e lo salutò calorosamente.
- Ma non dormi mai? - chiese Telio.
- Non mi sembra che lo abbia fatto molto nemmeno tu stanotte -
- Come sta Carla? Le è passata la batosta per il suo fidanzato? -
- Mia figlia è una sentimentale masochista. Rintraccia il più stronzo della regione, se ne innamora e poi ci soffre incolpando sé stessa. Lei sta alla felicità come Alvaro Vitali alla pallacanestro. -
Telio rise di gusto e ordinando un caffè, le diede una pacca amichevole sulla spalla.
- Comunque sta meglio, grazie. Il temporale sembra essere passato - aggiunse.
Telio salutò Renato ed uscì velocemente dal locale. Appena salito in auto, deglutì e telefonò a suo padre. Il telefono risultava non raggiungibile.
Attraversò rapidamente la galleria lungo la costiera. Il traffico si stava intensificando e si trovò incolonnato dietro un pullman. Quella strada non consentiva di superare facilmente. Guardò l'immagine allo specchietto e vide che il pullman aveva creato una fila di alcune auto dietro di sé. Il sole di quella giornata di maggio illuminava completamente il paesaggio di quella mattina. Alcuni ragazzi si rincorrevano goffamente sul marciapiede, curvati dal peso degli zaini di scuola.
Telio svoltò a destra di fronte alla stazione e proseguì lungo il vialone. Riprovò ancora a chiamare suo padre ma la risposta fu sempre la stessa. Si fermò ad un semaforo rosso ed ammirò sulla sinistra la meravigliosa Piazza Unità d'Italia, con tutta la sua maestosa ampiezza.
Arrivò nel piazzale dell'Eco del Nord Est. Il posto dedicato alla sua auto era ancora libero e Telio vi si infilò abilmente. Erano da poco passate le sette e venti e Telio chiamò Jolisse, sua figlia adolescente.
- Ciao amore, stai andando a scuola? -
- Dove potrei andare altrimenti? -
- Di solito si saluta -
- Di solito non si fanno domande scontate. Comunque ciao. -
- La mamma sta bene? -
- Se la cava. Ce la caviamo -
- Spero tu abbia una buona giornata -
- Lo spero anch'io - Jolisse chiuse la telefonata. Non riusciva ancora a perdonare suo padre per essersene andato tanti anni fa e Telio non era ancora riuscito a spiegarle le ragioni. Jolisse conosceva solo quelle della madre ed erano tutte contro di lui. Un giorno le avrebbe parlato e le avrebbe raccontato anche la sua versione. Forse lei avrebbe capito. Forse.

Luca Zantei
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