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Autore: Marco Caruso
Titolo: Bagliori sul Bulicame
Genere Romanzo parapsicologico
Lettori 134
Bagliori sul Bulicame

Breve premessa

Questo diario inizia nei primi mesi del 2017, quando decisi di utilizzare l'enorme archivio che chiamiamo Internet per preservare quel che sapevo, all'epoca, e che avevo minuziosamente raccolto negli anni precedenti, riguardo la vita e le opere di Mario Signorelli, etruscologo viterbese, nato nel 1905 e deceduto, a Viterbo il 29 luglio del 1990.
Signorelli pubblicò vari libri per diversi editori ed io conobbi lui e le sue teorie sulla Federazione Etrusca attraverso le pubblicazioni di Quatrini, Addobbati, Sugarco. Non lo incontrai mai di persona.
Quel che si raccontava, in queste opere, era una Nuova Etruscologia, fondata sulle ricerche e le scoperte di Signorelli ma anche sul lavoro svolto da un frate medievale, Annio, al secolo Giovanni Nanni, accusato di falso e di eresia ai suoi tempi.
Mi convinsi, da appassionato studioso della materia, che tutto quel che avevo appreso sugli Etruschi in precedenza, era profondamente errato.
Senza citare autori, storici, ricercatori, dotti e sapienti, leggendo quel che Signorelli esponeva, con dovizia di particolari e con riscontri di tipo archeologico sul campo, assistevo ad una vera e propria, nuova e diversa narrazione della storia e della fine della Federazione Etrusca; inoltre, tutto questo, si ricollegava ad altre ricerche da me fatte su alcuni popoli antichi ed estinti, sulla teoria della Terra Cava e su questioni maggiormente attinenti alla ricerca parapsicologica pura.
Mario Signorelli era, infatti, un potente medium naturale, che utilizzava le canalizzazioni personali di perispiriti degli antichi Lucumoni per andare a strappare dalla roccia e dal terreno, sentieri sepolti dai millenni e le tracce di un'intera civiltà minuziosamente occultate dai genieri tirreni al tempo dell'invasione romana.
Archeologia e Parapsicologia erano unite nella ricerca di un uomo che credeva di essere lui stesso l'incarnazione di un antico sacerdote etrusco, tornato sulla Terra con il compito di far conoscere all'Umanità la vera storia del popolo più misterioso che la nostra memoria collettiva possa considerare.
Tutto questo era riportato da poche pubblicazioni dagli anni '60 agli anni ‘90 ormai uscite dai cataloghi editoriali, e quindi era necessario che questo lavoro potesse restare comunque a disposizione delle generazioni a venire; e io stesso avevo riscontrato notevoli difficoltà nel raccogliere materiale biografico, notizie e documenti sull'autore di quelle ricerche, peraltro uomo assolutamente schivo e riservato che aveva affidato alla carta stampata le sue innovative teorie, anche con l'intento di auto-finanziare le sue indagini sul territorio e gli scavi che dirigeva.
Teorie che rischiavano l'oblio del tempo e quindi di fare la stessa fine che i polverosi sentieri etruschi, per precisa volontà di chi la Federazione dirigeva, avevano subito: scomparire, sostituiti dalla favolosa civiltà romana, con i suoi fasti, il suo impero, le sue guerre di conquista.
Era comunque presente su Internet la digitalizzazione di alcuni libri, senza alcun commento o spiegazione a corredo.
Il mio intento era, quindi, di ordinare e riportare minuziosamente, tutto quel che di Signorelli e delle sue ricerche rischiava di essere dimenticato per sempre. E soprattutto, proseguire nel mio stesso lavoro di comprensione di alcune parti di queste opere che non mi risultavano sufficientemente chiare, almeno per il momento.
Non avrei mai immaginato di andare molto oltre questa progettata catalogazione nel recarmi dove lo stesso etruscologo-medium non aveva potuto o saputo, andare. O forse, semplicemente, in un determinato momento aveva deciso di non raccontare alcune esperienze che lui stesso non aveva compreso appieno.
Potrete formarvi un'opinione voi stessi e comunque soltanto utilizzando la pazienza necessaria a seguire queste note di viaggio per quanto incredibili vi potranno sembrare in qualche passaggio.

Capitolo 1 – Libri dimenticati e un messaggio che non doveva arrivare.

In quel periodo, la mia vita si svolgeva ordinatamente e con molta noia. Padre di due figli, regolarmente impiegato, unito da anni ad una moglie meravigliosa e con il meglio della mia vita alle spalle.
In passato avevo pubblicato qualche romanzo, senza troppa convinzione e senza alcun successo. Uno dei tanti italiani con manie letterarie. Altre passioni, anche queste nate durante la giovinezza, erano per la Storia, la Letteratura italiana e spagnola, l'Archeologia, la Parapsicologia e la Storia delle Religioni.
Da giovane, ero stato particolarmente affascinato dalle vicende e dai miti che riguardavano popoli ormai estinti o addirittura scomparsi: Etruschi e Anasazi su tutti. Avevo iniziato studi che non avevo potuto terminare, dato che le necessità della vita, e i problemi legati a lavoro e famiglia, mi avevano totalmente impedito di proseguire ricerche nelle biblioteche, nelle librerie, nei polverosi archivi statali e privati; e ancor più reso impraticabili certi interessanti viaggi, se e quando erano necessari; insomma, la mia ricerca è stata completamente sospesa per oltre tre decenni e nel frattempo, le tracce del lavoro di un autore da me amatissimo, l'etruscologo Signorelli, si stavano perdendo completamente.
E soprattutto, il suo messaggio si stava confondendo nella marea di insulti e sberleffi che lo aveva accompagnato per una vita e che negli anni seguenti la sua morte fisica, caratterizzava la reazione di critici, storici e commentatori alle sue opere.
Un mondo pieno di problemi, gente che si agita in ogni direzione, e che rimane assediata dalle necessità quotidiane, e tuttavia insegue ancora le stesse incertezze e paure che assillavano la società ai tempi della massima espansione della Federazione Etrusca, quindi immediatamente prima della nascita di Roma.
Eppure, la stessa gente è comunemente insensibile nei confronti di chi è portatore di un messaggio differente, e verso chiunque proponga una lettura diversa delle vere necessità di un essere umano.
La scienza e la tecnologia hanno modificato la nostra esistenza, persino allungando i termini temporali tra nascita, vita e morte in gran parte del Globo e per molti uomini, non certo per tutti e non nello stesso tempo e nello stesso modo.
Nel corso di tremila anni, l'Umanità ha creduto davvero di aver risolto molti problemi, portando istruzione, ricchezza e benessere alle masse senza, però, che questa condizione fosse uguale per tutti.
Disparità e disuguaglianze non sono sparite, ma si sono trasferite dal Sud al Nord del Globo.
E a parte la povertà e le diverse condizioni ambientali ed economiche, sia a Nord che a Sud, troppa gente vive la vita solo preoccupandosi del pane quotidiano. Tutti gli altri, in maggioranza, confidano in un credo religioso che porti consolazione con la morte dopo una vita di stenti.
Lo scopo primario di un essere vivente, dovrebbe consistere nel capire per quale motivo esiste e cosa deve ottenere dalla sua esistenza, appena dopo aver garantito la propria sopravvivenza. Dovrebbe, inoltre, comprendere cosa sia la vita, e la realtà del piano di esistenza dove questa vita si manifesta, per poi necessariamente studiare cosa lo attende dopo il disfacimento dell'organismo biologico.
Tutto questo, non tramite un dogma religioso ma piuttosto per amor di verità, o di filosofia, o semplicemente per puro istinto di poter preservare la propria consapevolezza, che identifichiamo tutti con la sopravvivenza dopo la morte fisica.
Per gli Etruschi, invece, lo scopo di un essere vivente consisteva nel liberarsi quanto prima dello scomodo guscio corporeo e quindi raggiungere l'agognato paradiso sotterraneo dove dimorava l'amata dea-madre Velthe. Solo questo contava realmente per quel popolo.
I libri scritti da Signorelli, incentrati sulla descrizione di quel che era la Federazione Etrusca, e in aperta polemica con gli studiosi cattedratici, avevano per me, tra l'altro, il grande pregio di unire la ricerca archeologica alla pratica dello spiritismo. Tramite le mie conoscenze parapsicologiche, pensavo di poter correttamente interpretare quel che, anche un po' ingenuamente, ma con narrazione ricca di fascino, il medium- archeologo viterbese esponeva nelle sue opere.
L'entusiasmo che emanavano le sue accurate descrizioni di luoghi e sentieri seppelliti dalla polvere di due millenni, era incredibilmente coinvolgente.
Le pagine di questi libri magnetizzavano la mia attenzione, talvolta impedendomi di ragionare sulla tecnica utilizzata per reperire le informazioni prima di riscontrarle sul campo della ricerca archeologica pura. In altre parole, anche se Signorelli capiva bene quanto fosse necessario provare tramite il reperimento di reperti, antiche strade e insediamenti, il frutto delle sue canalizzazioni medianiche, tuttavia non si curava di perfezionare il metodo d'indagine e di rapportarlo ad una catalogazione scientifica.
E se tutto questo lavoro lo conduceva non solo ad una descrizione del tutto alternativa alla storia etrusca cattedratica, ma anche nella definizione di un uomo (etrusco) nuovo e completamente diverso dall'uomo contemporaneo, si prestava comunque alle più svariate critiche persino in ambiente parapsicologico.
Le conclusioni del medium-archeologo ci descrivevano un uomo che aveva, deliberatamente, deciso di non esistere più su questo piano per potersi unire all'amata dea e vivere infinitamente nel suo abbraccio. Un misticismo incredibile per i nostri tempi e le nostre tradizioni, molto più materialiste.
Purtuttavia, Signorelli non doveva essere troppo esperto neanche della propria innegabile sensitività. Mi sarebbe piaciuto poterlo appurare con precisione anche perché nei suoi scritti la parte emotiva dei dialoghi con spiriti e apparizioni prende il sopravvento nettamente sulla necessità di descrivere analiticamente, per chi legge, circostanze e situazioni. E soprattutto, manca una catalogazione precisa delle modalità di contatto con i perispiriti etruschi e della frequenza di tali contatti in rapporto alle condizioni temporali e ambientali.
Non dobbiamo mai dimenticare che esistiamo e ci muoviamo in un mondo illusorio, dove il nostro cervello compie la prima, atavica operazione naturale e istintiva, nel mettere in ordine quel che gli occhi riportano rovesciato. Inoltre, ognuno di noi ha una zona buia nel proprio campo visivo, in entrambi gli occhi, e non lo percepisce: la parte d'immagine esclusa viene composta ricostruendola da ciò che si vede intorno.
I fotorecettori ricoprono il fondo oculare, tranne che in un punto, un'area di 1,5 millimetri di diametro, dove convergono i nervi e i vasi sanguigni della retina, un punto non sensibile alla luce e che quindi non invia informazioni al sistema nervoso.
Eppure il nostro cervello riesce a ricostruire l'immagine mancante attraverso un processo chiamato filling in (riempimento). Parti di corteccia visiva corrispondenti al punto cieco, sono attive durante il processo di ricostruzione pur non ricevendo alcuna informazione diretta dalla retina.
E se questo vale per il mondo fisico e per il più importante dei cinque sensi, come non considerare analoghi effetti quando ci troviamo a dover percepire e comprendere informazioni che non sono interamente e perfettamente analizzabili dai cinque sensi naturali?
In Parapsicologia, si parla di ESP (extra-sensory perception), in italiano percezione extrasensoriale. Questa categoria include la capacità di prevedere il futuro (precognizione), di esaminare visivamente oggetti e avvenimenti non visibili naturalmente (chiaroveggenza), comunicare con il pensiero (telepatia), muovere oggetti con la semplice volontà o in assenza di questa (psicocinesi), e capacità medianica quando un soggetto è in grado di comunicare con entità disincarnate ed esistenti sul nostro piano di esistenza o su mondi diversi (medianità). Signorelli asseriva di possedere soprattutto quest'ultima ma sapeva interpretare correttamente quel che la sua medianità gli proponeva?
In altre parole, può sempre e comunque, anche un medium dotato come lui, analizzare e capire perfettamente quel che giunge dai remoti angoli di un altro piano di esistenza e da entità ormai disincarnate da millenni?
E se pure si fosse trattato veramente dell'incarnazione di un sacerdote, nel corpo di un uomo nato nel 1905, come non contemplare la necessità di provarlo in termini scientifici, ancor prima di comprovare le asserzioni sulla vera vita e morte della Federazione etrusca tramite il ritrovamento di reperti?
Era, comunque, pur sempre uno dei miei autori preferiti, senza dubbio, una persona che avrei voluto conoscere direttamente e magari riuscire a comprendere tutto quel che forse, egli stesso non aveva osato pubblicare.
La mia personale sensazione, infatti, consisteva proprio in uno strano presentimento che qualcosa di straordinariamente importante sull'intera vicenda del popolo etrusco, era forse stata nella mente del geniale archeologo-medium, eppure mai resa pubblica, insieme, forse, alla risposta ad alcuni, miei, personali dubbi.
E fu questa sensazione, covata per circa trent'anni, che mi tornò alla mente quando ricevetti una strana busta, evidentemente ingiallita e sciupata dal tempo, indirizzata da una delle redazioni editoriali che era stata in contatto con l'autore viterbese, e che aveva quindi risposto ad un mio biglietto. Ricordavo di aver interpellato l'editore del quale accenno, proprio per ottenere notizie anagrafiche di Signorelli: non sapevo, allora, se e dove fosse deceduto e se avesse lasciato lavori postumi non pubblicati.
Le notizie che avevo chiesto nel 1991, mi arrivarono nel gennaio del 2017: ventotto anni dopo. Era accaduto che il portiere del palazzo dove abitavo con i miei genitori, aveva cercato di inviare la corrispondenza a me indirizzata esattamente a un recapito che, tra l'altro, avevo dovuto abbandonare per seguire il lavoro, sul litorale romano.
Questa corrispondenza, tra l'altro semplici lettere, era stata respinta e aveva dormito in chissà quale deposito postale per molti anni, finché, per motivi a me sconosciuti, e certamente non spiegabili razionalmente, mi arrivò all'indirizzo dove vivevo, nel 2017, a Roma, città nella quale avevo cambiato due abitazioni. Insomma, quella corrispondenza, in tutto cinque buste e una cartolina, non doveva arrivare e non poteva, nella logica dei nostri giorni, essere consegnata.
Eppure era lì, davanti a me, sulla scrivania e aspettava una decisione. In particolare, un biglietto di colore giallo, contenuto in una busta sgualcita, dove con una scrittura sbiadita di colore blu, erano state vergate con mano leggera le seguenti righe:
- Caro Lettore, rispondo con grande dolore personale alla Sua lettera, giacché il nostro autore, Mario Signorelli, non è più tra noi, essendo deceduto a Viterbo, il 29 luglio del 1990." Le Edizioni ****** non hanno altro materiale di questo Autore da poter pubblicare, e non hanno ricevuto nulla dagli eredi del Sig. Signorelli. -
Ecco perché ricominciai a indagare, decidendo di riprendere comunque ricerche e studi sospesi, per le esigenze della vita, trent'anni prima. Non potevo attendere ancora e non ne vedevo né il senso né la necessità di un'ulteriore attesa.
Ammetto che avevo pensato di lavorare a questo libro, una volta raggiunta la pensione, considerando l'impegno che l'indispensabile ricerca preliminare avrebbe comportato. Ma in quest' epoca dove i diritti di chi lavora e di chi ha finito di lavorare non valgono neanche i contributi versati in trenta-quarant'anni, un tale intendimento sarebbe stato alquanto aleatorio per semplici motivi anagrafici.
Siamo esseri molto fragili e senza alcun dubbio esposti a malanni di ogni tipo oltre che ai capricci della sorte. Tutto quel che intendiamo fare o portare a compimento, non è legato semplicemente alla nostra volontà e ai nostri desideri ma è fatalmente esposto alle conseguenze di un fato il più delle volte insondabile e imprevedibile.
Nella mia mente si affacciava con sempre più ostinata frequenza la sensazione che l'esistenza biologica del mio essere si stava consumando. Era una sensazione molesta, sempre presente al mio fianco, specie di notte.
Avevo cinquantaquattro anni quando comunicai al mio datore di lavoro l'intenzione di prendere un periodo di aspettativa per almeno un anno. Questo significava, dal punto di vista economico, rinunciare alla retribuzione del mio lavoro principale. Mi sarebbe rimasta qualche piccola entrata derivante dagli articoli pubblicati su vari blog e giornali on-line e poco altro. Avrei, infatti, messo a disposizione di mia moglie l'ammontare, tutt'altro che rilevante, dei miei risparmi per provvedere alle esigenze della famiglia.
Un passo comunque importante per una persona che aveva sempre vissuto di lavoro dipendente. La mia esistenza, come quella di tanti altri, era stata segnata dalle necessità della vita, e, progressivamente, negli anni avevo abbandonato idee ed ideali giovanili. Il mondo stesso cambiava, trascinando con sé i miti di una società, almeno in Europa e soprattutto in Italia, reduce da una terribile guerra e dalla Resistenza che aveva segnato la cultura post bellica. Tutto quel che mi avevano insegnato scuola, librerie e biblioteche era derivato da una cultura anti-fascista radicale e profonda. La musica, il teatro, il cinema e la televisione avevano contribuito ad elevare i valori del lavoro su tutto e di conseguenza la mia generazione è stata educata a pensare di dover lavorare per sopravvivere ritrovandosi poi a lavorare per dover pagare la vita di altri.
La società non è stata mai pensata, neanche in Italia, per rendere la gente felice e realizzata. Noi tutti siamo sempre stati funzionali a qualcuno o qualcosa. Non cittadini ma sudditi; non clienti ma contribuenti.
Questo tipo di impostazione sociale ti rende prima recettore di necessità, poi schiavo di consumi e infine semplice spugna da spremere.
Ero, alla fine dei sogni e degli ideali, un uomo praticamente consumato, stanco e con il meglio di quel che avevo sognato, alle mie spalle.
Inoltre, la cosa pubblica è stata messa al servizio, progressivamente, dal Dopoguerra ad oggi, degli interessi privati e molte delle nefandezze conseguenti sono poi risultate quasi uno scherzo del destino.
Mentre iniziavo le prime ricerche, a Viterbo, i fatti concernenti la terribile sequenza sismica del 2016-2017 producevano i loro nefasti effetti proprio sul Centro Italia. Alle inevitabili conseguenze del vivere in un territorio fortemente sismico, si univano le manifestazioni di follia umana che i miei simili dimostravano a quel tempo. La vicenda dell'albergo Rigopiano risulta esemplare per tutti. Non si può pensare di costruire, in montagna, su un territorio che le mappe della Regione Abruzzo illustravano essersi formato dai detriti venuti giù a valle proprio tramite valanghe.
Due carte idrogeologiche datate 1991 già segnalavano in maniera chiara e inequivocabile il rischio di costruire l'hotel Rigopiano proprio lì dove fu poi effettivamente edificato, partendo da una costruzione preesistente.
Ragionavo amaramente sul fatto che i genieri etruschi prediligevano proprio aree simili, purché fossero anche dotate di una forte radioattività, e di giacimenti di ferro, con la presenza di acque abbondanti.
Certamente, proprio in quei difficili momenti per le popolazioni colpite dal sisma ed anche da condizioni meteorologiche durissime dovute al freddo intenso e alle forti nevicate, nulla avrebbe potuto farmi immaginare che presto mi sarei trovato in condizioni altrettanto difficili e per motivi del tutto imprevedibili.
Ero consapevole, per altri studi effettuati in gioventù, che i popoli antichi prediligevano comunque, in varie parti del mondo, vie di fuga e di rifugio sotterranee, preparate nel timore o nella previsione di invasioni armate, eventi naturali catastrofici, o semplicemente ricorrenti nell'alternarsi delle stagioni climatiche.
Nel 2013, in Cappadocia è venuta alla luce una vastissima città sotterranea che gli abitanti dell'antica Nevsehir avevano edificato utilizzando il friabile tufo vulcanico del quale era costituito il sottosuolo. Esattamente sotto il castello che sorge in cima ad una collina, alcuni operai, mentre demolivano le piccole casupole che sorgevano intorno al maniero da restaurare, trovarono una serie di ingressi che portavano ad ambienti sottostanti la superficie, collegati da una rete di tunnel; e partendo da questi, gli archeologi hanno poi potuto raggiungere un insediamento più complesso e strutturato su vari livelli e del tutto autosufficiente, con pozzi per l'areazione e canali che permettevano lo scorrimento dell'acqua piovana. Abitazioni, cappelle, botteghe, cucine e altri locali di pubblica utilità costituivano un vero e proprio villaggio sotterraneo.
Molto più antico è l'ipogeo di Hal Saflieni, nell'isola di Malta, probabilmente un santuario, che fu scavato fra il 3.600 e il 2.500 a. C. e considerato dagli archeologi come l'unico tempio sotterraneo conosciuto nel mondo.
Ma in realtà, in tutta Europa sono stati rinvenuti tratti di tunnel risalenti al Neolitico scavati nella roccia, e l'archeologo tedesco Heinrich Kusch (suo il libro Secrets Of The Underground Door To An Ancient World) ha dedotto che intorno al 10000 a. C. una popolazione sconosciuta avrebbe costruito tali tunnel, o perlomeno avrebbe dato vita al progetto di un mega tunnel sotterraneo che poteva unire l'Europa alla Turchia, partendo dalla Scozia.
I passaggi sotterranei (solo in Baviera ne sono stati rinvenuti oltre 700 e in Austria altri 350) misurano all'incirca 70 cm di larghezza , ma in alcuni punti si allargano lasciando spazio a delle vere e proprie - camere - dall'utilizzo sconosciuto, che farebbero però pensare alla Camera del Re e alla Camera della Regina della Piramide di Cheope.
Una rete assai ramificata risalente a 38000 anni fa, di caverne scavate dall'uomo, molto più antica di quelle scoperte da Kusch quindi, si trova in Indonesia, nell'isola del Borneo, lungo la costa occidentale, sui monti Subis. Ne ha parlato il ricercatore svizzero Erich von Däniken, noto per le sue teorie sugli Antichi Astronauti.
In Brasile, esiste un tunnel, vicino a Ponte Grosse, nello stato di Paraná (con presenza di frutteti sotterranei). Un ingresso simile è vicino a Rincon, Stato di Paraná. Inoltre, nello stato di Santa Catarina, sempre in Brasile, vicino alla città di Joinville c'è una montagna che contiene l'entrata al tunnel; un altro ingresso è nello stato di San Paolo vicino a Concepiao, e un altro ancora a Santa Catarina vicino a Gaspar e anche qui sono stati visti frutteti sotterranei.
In Cina, peraltro, viene conservata la copia di un libro intitolato - La relazione riguardante i Cieli e Terre Cave di felicità in montagna Famosi, - di Tu Kuang-t'ing , che visse nell'850-933 d.C. Questo un estratto del libro:
- ...Dopo aver camminato dieci miglia, improvvisamente si trovò in una terra bella con un cielo blu chiaro, brillante nuvole rosate, e fiori profumati, salici dove domina il colore del cinabro, e padiglioni di giada rossa, e palazzi più lontani. L'Uomo è ‘stato accolto da un gruppo di belle donne, seducenti, che lo hanno portato in una casa di diaspro, e mentre suonava bella musica egli beveva una bevanda rosso rubino e un succo color giada. E proprio mentre cominciava a sentire il bisogno di lasciarsi sedurre, si ricordò la sua famiglia e tornò al passaggio.
‘Guidato da una strana luce che danzava davanti a lui, tornò attraverso la grotta al mondo esterno, ma quando raggiunse il suo villaggio natale, egli non riconosceva nessuno, e quando arrivò a casa sua, incontrò i suoi discendenti di nove generazioni più tardi. Gli dissero che uno dei loro antenati era scomparso in una caverna 300 anni prima e non era mai stato visto di nuovo - .
Del resto, lungo la Via della Seta, che portava i mercanti dall'antica Cina fino la Mongolia, la Siberia, il Kazakistan e il Turkmenistan, si trovano enormi grotte e straordinarie gallerie scavate nella roccia.
Si è parlato più volte, negli ultimi anni, anche all'interno di trasmissioni divulgative in televisione, di una fitta rete di gallerie sotto le Ande, in gran parte inesplorate e vastissime.
E tutto ciò per dire che qui non si racconta nulla di nuovo, come anche Mario Signorelli spiegò mentre descriveva i culti misterici etruschi rivolti all'interno della Terra, in favore della madre Velthe.
Non importa che le sue intuizioni, i metodi di ricerca e persino le scoperte fatte durante gli scavi auto-finanziati non abbiano evitato le invettive dei posteri che lo giudicano tuttora un invasato sognatore se non un mistificatore vero e proprio. La verità non attende validazioni per esistere e quando è riconosciuta come tale, è sempre in ritardo nelle coscienze dei vivi.

Marco Caruso
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