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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Finché crimine non ci separi
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Nico.
Gli erano bastati pochi minuti per capire che nella realtà non succede come nei film. Nella vita vera le persone non trascorrono il tempo davanti alle finestre, bendisposte a farsi sorvegliare e spiare a piacimento. Nico si diede dell'ingenuo per aver immaginato che sarebbe stato sufficiente stazionare davanti alla palazzina per poter studiare da lontano la vita di sua cugina. Nonostante le difficoltà, era rimasto ostinatamente in osservazione, ma non era riuscito neppure a capire se Viola fosse in casa. Nel tempo in cui le luci erano rimaste accese, era riuscito a intravedere solo sagome in movimento e ombre indistinte che guizzavano e scomparivano. Cosa si era aspettato, accidenti? Per di più si gelava là fuori e la pioggerellina che cadeva da alcuni minuti si stava rivelando estremamente fastidiosa. Tirò su il bavero del giaccone. Erano quattro ore che se ne stava fermo in piedi, appiattito contro un albero, a fissare il pianterreno dell'edificio come un inquietante maniaco, e tutto quello che ne aveva ricavato era la vescica gonfia e i piedi gelati. Aveva saltato la cena e sentiva un gran bisogno di scaldarsi e mettere qualcosa di commestibile sotto i denti. Ormai le finestre al piano terra dove Viola viveva con il fidanzato erano chiuse, le tende ben tirate, le luci spente. La palazzina a tre piani era immersa nel buio. Dovevano essere tutti a letto. Dopo il trasferimento all'estero, Nico non era più tornato a Foscone. Era sempre stata Viola a venirlo a trovare a Vienna. Nico progettava quel viaggio da tempo, ma aveva rimandato e rimandato per anni. Matrimonio, figli piccoli, lavoro fagocitante, vita piena di impegni e rogne varie. Poi era arrivata la maledetta pandemia e mille altri impedimenti, finché i rapporti con Viola erano precipitati. Lui e sua cugina si erano allontanati anche emotivamente, le tensioni erano cresciute fino a culminare nella grande lite che aveva segnato il confine tra le loro vite, il doloroso distacco che lacerava ancora il cuore di Nico. Passare il primo Natale senza farsi neppure un colpo di telefono era stato triste, ma la proverbiale goccia che aveva fatto traboccare il vaso era caduta pochi giorni dopo Capodanno, quando Nico aveva letto un post su Facebook di un amico comune che condivideva la notizia del fidanzamento ufficiale di Viola. Sentirsi tagliato fuori da un evento così importante della vita di sua cugina lo aveva ferito, deluso in profondità. Si era sentito tradito. Come poteva comportarsi come se lui non fosse mai esistito? Terminate le feste, si era deciso a partire in tutta fretta per prendere in mano la situazione, fiducioso di poter recuperare il rapporto perché il legame che li univa era troppo solido per essere spezzato. Ora però che si trovava a pochi metri da lei, non trovava il coraggio per affrontarla. Da quando era arrivato a Foscone quella mattina, non aveva fatto altro che sostare davanti alla moderna palazzina dove viveva Viola, sperando di scoprire se stesse bene, se fosse appagata dalla nuova vita e soprattutto se fosse felice con l'uomo che sarebbe diventato suo marito. Durante il lungo viaggio in macchina, aveva provato e riprovato tra sé e sé il discorso da farle: le avrebbe spiegato le proprie intenzioni, chiedendo scusa per essersi intromesso nella sua vita e promettendo di impegnarsi a fondo in futuro per non commettere lo stesso errore. Da Vienna le aveva portato un cestino di tipici dolci austriaci comprati durante le feste di Natale. Viola, che era sempre stata una golosona, li avrebbe adorati, o così sperava Nico. In valigia aveva anche infilato un regalo, un delizioso cappello invernale in velluto. Nico lo aveva scelto insieme alla moglie. Erano entrambi fiduciosi che le sarebbe piaciuto. Viola si era sempre preoccupata del suo aspetto fisico, amava “essere femminile”, mettersi in tiro. Nico aveva lasciato quei doni alla pensione perché d'un tratto erano esplosi dubbi su tutto, si sentiva impreparato al confronto, non era più sicuro che sarebbe stato sufficiente implorare il perdono di Viola perché tutto tornasse a posto. E poi forse i suoi gusti erano cambiati, forse aveva l'armadio stracolmo di cappelli e accessori vari. Il futuro marito era benestante e poteva permettersi di farle regali costosi. Forse il gelo tra loro si era cristallizzato al punto da non poter più essere frantumato. In ogni caso, si era fatto tardi per decidersi a suonare il campanello, non poteva presentarsi a casa sua all'una passata di notte. E di certo non aveva senso restare là fuori a congelare, meglio rimandare la visita a sorpresa al giorno dopo. Con un senso di frustrazione, si avviò a piedi per raggiungere la pensione dove alloggiava. Le folate pungenti sul viso lo tenevano sveglio mentre percorreva strade solitarie e silenziose, circostanza insolita per lui che da tempo si era abituato alla frenetica vita di città. Nel quartiere Oliveto regnava una quiete quasi totale. Era una zona residenziale dove non circolava mai nessuno di sera, men che meno si svolgeva vita notturna, al massimo era possibile imbattersi in qualche povera anima che portava a spasso il cane. Anche di giorno il traffico era scarso. Stava per imboccare una scorciatoia per la pensione, quando la suoneria del cellulare infranse il silenzio. Era Brunella. Scambiarono qualche parola affettuosa e una serie di informazioni sui figli, i piccoli Marco e Fabio. Nico sentiva già la mancanza di tutti loro, ma era a disagio ad ammettere che non aveva ancora visto Viola e provò malessere a mentire alla moglie, anche se si trattava di una bugia innocente: «Ci ho messo un po' a individuare l'indirizzo, non conosco tanto bene questa zona. Comunque, non c'è nessuno in casa, ho aspettato tutta la sera che tornassero, ora sto rientrando alla pensione», spiegò tutto d'un fiato. «Sei in strada a quest'ora? È l'una passata, Nico», lo rimproverò Brunella. «Qui non vola una mosca, in paese c'è scarsa criminalità, sta' tranquilla». «Come puoi saperlo, manchi da una vita! Sbrigati a rientrare. E risolvi le cose con Viola una volta per tutte». «Lo farò», promise lui con sincerità. Le mandò un bacio. Appena chiusa la conversazione – come se Brunella avesse attirato guai con le sue parole – qualcosa di inatteso catturò l'attenzione di Nico: voci esagitate a poca distanza. La curiosità di capire chi facesse tanto chiasso lo fece voltare. Scrutò nell'ombra. Cercando di individuare la provenienza del trambusto, intravide due uomini che si agitavano e gridavano l'un l'altro, in fondo a una via laterale. Fece per allontanarsi, ma presto cambiò opinione e si fermò ad ascoltare. Le parole che giungevano fino a lui erano indistinte e distorte dall'acustica della stradina, ma il timbro suonava inequivocabilmente rabbioso. I due stavano litigando. Nico non riusciva a cogliere i dettagli, ma gli parve di capire che uno minacciasse l'altro. Nessuno dei due diede segno di averlo notato. Era il caso di intervenire per sedare la lite? Mentre si chiedeva cosa fare, una serie di colpi sordi lo allertò. Il più grosso dei due uomini aveva agguantato l'altro e lo stava scaraventando ripetutamente contro un muro, mentre gli urlava in faccia parolacce e insulti. Nico restò a fissare la scena con sgomento. L'istinto di sopravvivenza gli suggeriva di filarsela a gambe levate e far finta di non aver visto niente, ma era contrario alla sua natura voltarsi dall'altra parte, lasciare che una persona indifesa venisse percossa. Brunella avrebbe detto che gli piaceva impicciarsi di ciò che non lo riguardava. Doveva intervenire per prendere le parti della vittima anche a costo di rimetterci. O mettersi a urlare a pieni polmoni per far scappare l'aggressore. O chiamare le autorità. Sì, quell'ultima era una buona idea. Prima però che avesse il tempo di estrarre il telefono, si accorse che il malcapitato si era divincolato dal suo aggressore e aveva iniziato a correre proprio nella sua direzione. Nico se lo vide sfrecciare davanti mentre agitava le braccia e ansimava in preda a un terrore animale. Ciò che avvenne dopo fu così rapido che Nico non riuscì ad afferrare subito la situazione. Ci fu uno schianto violento. Il furgone inchiodò di colpo. Gli occhi sbarrati di Nico seguirono il corpo dell'uomo mentre volava in aria per alcuni metri e poco dopo ricadeva pesantemente sulla carreggiata. Infine, calò un tenebroso silenzio, mentre Nico restava inerte a fissare la scena. Per un tempo che gli sembrò infinito, nessuno si mosse nella strada spettrale, come se un incantesimo avesse bloccato ogni cosa. L'autista del furgone esitava a scendere dalla vettura. Da principio anche Nico non mosse un solo muscolo, sbigottito e pietrificato dall'orrore. Si decise ad avvicinarsi all'uomo riverso sull'asfalto. Si fermò davanti a lui con il cuore in gola e il respiro rapido. Si chinò. Il petto dell'uomo si alzava e abbassava, ma il corpo era inerme, gli arti contorti in una posizione scomposta. «Ehi? Signore, mi sente? Come sta?». Gemiti soffocati furono l'unica risposta al tentativo di Nico di comunicare. Nel frattempo il conducente del furgone si era deciso a scendere dalla vettura; non osava però avvicinarsi alla vittima, anzi si manteneva a distanza. Sembrava atterrito, sotto shock. Nico notò che aveva il telefono attaccato all'orecchio e capì che stava contattando il numero di emergenza. «Sta chiamando aiuto?», gli urlò. L'altro sollevò un pollice in segno di assenso. Nico riportò l'attenzione sull'uomo che giaceva sdraiato sulla schiena: un tipo magrolino, brizzolato, di mezza età. Era ben vestito, indossava un completo con cravatta, ma la giacca appariva stazzonata e strappata, la camicia sudicia. Aveva gli occhi spalancati e respirava con affanno. «L'ambulanza sta arrivando, tenga duro», tentò di rassicurarlo Nico. L'altro lo guardò e borbottò qualcosa. Nico si accovacciò, ma non fu facile capire cosa stesse cercando di dire, il respiro era rantolante e le parole gli uscivano fievoli e lente. Una sottile scia di sangue gli colava dalle labbra dischiuse e gli imbrattava il mento. Nico si sporse ancora un po' e riuscì a decifrare alcune frasi. Suonavano a malapena umane, tanto erano distorte. Stava recitando una filastrocca per bambini. «Stella, stellina... la notte si avvicina...». Delira, pensò Nico, impietosito. Le parole che l'uomo pronunciò un attimo dopo però erano ben lontane da una ninna nanna, anzi avevano tutta l'aria di costituire una denuncia. Per un istante Nico rimase disorientato, quasi certo di aver capito male. «Lo ha ucciso... è stata lei», disse in un bisbiglio. Nico si accostò a lui ancora un po'. «Come, scusi?». «Lo ha ucciso», ripeté. L'uomo sembrò sul punto di dire altro, le labbra livide si aprirono leggermente e per alcuni secondi si mossero senza emettere alcun suono. La voce sembrava esserglisi inceppata. Sul volto apparve una strana smorfia beffarda, come se l'uomo tentasse di ridere con tutte le proprie forze, ma l'intenso dolore che l'affliggeva non glielo consentisse. Ebbe uno spasmo e subito dopo perse i sensi. Dopo una manciata di minuti, l'ululare di una sirena spiegata squarciò il silenzio compatto della notte. |
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