Writer Officina Blog
Ultimi articoli
Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
Home
Admin
Conc. Letterario
Magazine
Blog Autori
Biblioteca New
Biblioteca Gen.
Biblioteca Top
Autori

Recensioni
Inser. Estratti
@ contatti
Policy Privacy
Writer Officina
Autore: Giuseppe Pellegrino
Titolo: L'Iniziazione
Genere Narrativa sociale
Lettori 65
L'Iniziazione
“Io sono cio' che tu vorresti essere... tu sei cio' che io dovrei essere. La tua coscienza”.

Alfredo Sarti entrò nel suo ufficio come tutti i giorni. Quando raccolse da terra la lettera (passata attraverso la fessura in basso della porta d'ingresso) e l'aprì, leggendo la frase incisa a caratteri grandi e ritagliati da pagine di giornale, ebbe un sussulto. Era giunto prima del solito per portare avanti alcune pratiche che in mattinata avrebbe dovuto trattare, ma la sua mente, nel leggere la frase, si macerò in un turbinìo di domande. “Io sono ciò che”... “La tua coscienza”. Ma che cosa significavano quelle parole? E chi poteva averle scritte? Chi era, Alfredo, agli occhi di quel misterioso latore? Chi era... già... bella domanda.
Alfredo era il proprietario di una catena di poliambulatori convenzionati e privati. Un uomo con una spiccata ambizione, un “ego” fuori dal comune e manie di grandezza che avevano fatto di lui “il re della sanità milanese”. In città era conosciuto come “il vampiro”, per le sue innate doti di attirare a sé facoltosi pazienti. Li illudeva, creando bisogni indotti nelle loro fragili menti narcisistiche, promettendo cure cosmetiche e fisiche taumaturgiche, affinché, i segni dell'età, divenissero quasi trascurabili. Non solo. Giocando sulla paura della malattia e sull'ipocondria, aveva attirato a sé, attraverso un giro di convenzioni vorticoso ed esteso, anche una fascia molto meno abbiente di persone. Lui non curava. Non guariva. Aveva convinto i suoi collaboratori che, per mantenere quel giro vorticoso di utenze in convenzione, occorresse far girare ogni singolo cliente per il maggior numero di padiglioni possibili del suo poliambulatorio e, l'inizio del girone dantesco, si riassumeva nella più diffusa e magica frase: check–up completo.
Era l'esempio rovesciato del giuramento di Ippocrate. Non era un terapeuta, lui non aveva a cuore la salute del malato, ma instillava nella mente dell'ignaro cliente o paziente un senso di precarietà e di necessità di controlli, o l'illusione dell'arresto dell'invecchiamento: e doveva far credere che l'uno fosse necessario e l'altro possibile. Era riuscito, così, a costruire un piccolo impero. Lui era nel suo quartier generale, nella sede principale, che contava altre cinque strutture sparse in altre città. Aveva creato con i responsabili delle altre strutture un rapporto apparentemente amichevole, ma in realtà lo era solamente all'inizio, perché, dopo un periodo di “rodaggio”, quel rapporto di amicizia si poteva rinsaldare o chiudere bruscamente se i numeri non lo convincevano. Ognuno di loro doveva fare un margine non inferiore al trenta per cento. Non importava come. La sua antica missione di medico si era trasformata in quella di imprenditore senza scrupoli; la sua attività era fare denaro e, le terapie indotte, il mezzo attraverso il quale produrlo. Chi non si adattava era fuori. Di responsabili, così, ne aveva così cambiati parecchi, e quelli che erano rimasti si erano completamente adattati al suo modus pensandi.
Si sedette sulla sua poltrona in pelle e prese uno dei dossier che avrebbe dovuto trattare. Dissertava sulla possibilità di aprire una nuova filiale in una zona della città priva di infrastruttura ospedaliera e di assistenza sanitaria. Era stata debitamente redatta da un suo collaboratore, su sua precisa indicazione. L'opzione in più era quella di aprire un vero e proprio padiglione e adibirlo a ospedale privato. La zona era residenziale, benché in periferia, ed era piuttosto ben servita da una rete di trasporti e di strade che la rendevano facilmente raggiungibile.
Guardava il dossier, ma nel contempo pensava a quella maledetta frase. Gli frullava nella testa, mescolandosi alle parole scritte nei fogli che stava leggendo e, di tanto in tanto, intercalava le parole di quel fantomatico foglio con quelle del dossier. Per rimuoverle cercava d'immaginare e di convincersi che quel foglio fosse solo un episodio isolato, che non avrebbe avuto alcun seguito. Da anni era ormai ai vertici della sanità privata milanese, e non gli era mai successo nulla. Non aveva avuto alcun problema con la giustizia, né con alcun cliente. L'agiato tornava, perché la struttura sanitaria rappresentava il suo placebo, e il comune mortale pure, perché non aveva altre alternative, viste le eterne attese della sanità pubblica. Ogni tassello si componeva per formare un mosaico e una ragnatela di intrecci, rapporti e dipendenze per cui l'unione diventava quasi indissolubile e la frequentazione delle sue strutture un'abitudine consolidata. Nessun segnale premonitore c'era stato fino ad allora; nessun cliente si era mai lamentato (o, almeno, non lo aveva mai fatto platealmente) e nessun evento, accidentale o meno, aveva mai turbato i suoi sonni. Sì... poteva contare su amicizie di dubbia moralità, spericolati imprenditori e finanzieri d'assalto, ma era grazie a quelle amicizie che le sue strutture erano sorte dal nulla. Loro avevano finanziato i suoi inizi imprenditoriali perché il suo fiuto per gli affari, la sua perspicacia economica, che gli consentiva di muoversi con agilità in un mondo senza scrupoli e complesso, e la sua smisurata smania di successo e di ricchezza, rappresentavano un ottimo viatico per chiunque lo volesse sostenere economicamente. E non aveva mai deluso nessuno. Era stato aiutato ma aveva sempre restituito i soldi prestati, diventando in breve un leader carismatico e un uomo su cui contare per qualsiasi tipo di speculazione o di affare. Non riusciva proprio a capire, quindi, quale fosse l'origine di quella lettera. E ciò lo disturbava talmente che, ormai, la lettura del dossier diventò tutto un intercalare, come se nello sfogliare la pratica leggesse in ogni foglio quella frase.
D'improvviso sentì bussare. Finalmente poteva distogliere la mente da quei pensieri.
– Avanti! – disse perentorio
Era la sua segretaria, una delle tante. Anche di quelle ne aveva cambiate parecchie, e con molte di loro aveva intrecciato rapporti burrascosi, possedendole e lasciandole, seducendole e umiliandole, facendo di loro, spesso, carne e corpo da bramare e possedere.
– Mi dica signorina...
– Mi scusi dottore... c'è il dottor Signi.
– Lo faccia entrare.
– Va bene dottore... Prego dottor Signi – disse la segretaria rivolgendosi all'uomo.
Il dottor Signi era un suo collaboratore minore. Tentava di salire gradini gerarchici e Alfredo gli aveva proposto di esaminare la possibilità di aprire nuove strutture poliambulatoriali in zone poco servite da tali servizi.
– Salve dottor Sarti... – disse l'uomo stringendogli la mano.
– Salve... si accomodi – rispose Alfredo con un cenno della mano.
– E' riuscito a dare un'occhiata alla mia relazione?
– Sì... la stavo rileggendo. É circostanziata, come le avevo chiesto... ma non ho ancora deciso.
– Ah... c'è ancora qualcosa che non la convince?
– L'investimento è notevole. Ci espone parecchio con le banche... e vorrei essere sicuro che ne avremo un ritorno.
– Beh... effettivamente l'investimento è notevole... ma lei immagini che ritorno può avere un poliambulatorio in una zona, peraltro residenziale e ben servita, dove non c'è nulla, quindi nessuna concorrenza... saremmo i primi e ci ripagheremmo in breve dell'investimento.
– Dimentica che io non amo immaginare... io voglio esser certo. E non lo sono ancora, per ora.
– Va bene dottore...
– Ora la devo congedare Signi... ho un appuntamento a breve. Valuterò in questi giorni l'opportunità e le farò sapere.
– Se ha bisogno di ulteriori approfondimenti sulle cifre riportate sul dossier sono a sua disposizione.
– La ringrazio... e buona giornata Signi.
– Buona giornata anche a lei dottore.
Guardò l'uomo uscire e un pensiero improvviso gli attraversò la mente: che il latore di quel fantomatico messaggio fosse uno dei suoi collaboratori? In fondo, loro, potevano eludere facilmente la vigilanza di segretarie e impiegate; erano conosciuti e, per certi versi, godevano di una certa libertà di movimento, conoscendo inoltre orari e abitudini di quel dedalo di uffici. Una facile rivincita per i tanti “no” che aveva rifilato a ciascuno di loro e per i rospi che aveva dovuto far loro ingoiare. Una rivincita anonima e infida, ma non improbabile in quella ristretta cerchia di uomini senza scrupoli di cui era attorniato. Conosceva bene i suoi collaboratori, tutti coloro i quali aveva plasmato e fatto crescere fino a fargli scalare le gerarchie aziendali (aziende: così le chiamava le sue strutture). Ma in fondo, pensò, la contropartita per loro era stata lauta, facendo da contraltare a quei dolorosi “no”. Il “no” diventava un episodio che, da risposta mortificante nella sua immediatezza, si
tramutava in un effetto collaterale “digeribile”. Conosceva loro forse meglio di quanto conoscesse moglie e figlie; ne aveva studiato la psiche e li aveva costantemente messi alla prova per saggiare la loro fedeltà e, in fondo, erano talmente assuefatti a quel rapporto subordinato da lasciarsi andare a una totale sottomissione. Non poteva esserci spazio, malgrado i “no”, per una loro reazione.
Continuò a leggere il dossier, tentando di svagare la mente e allontanare i satelliti che continuavano a girare indisturbati. Leggeva e pensava al mistero della lettera e ai potenziali autori, finché quel dossier non diventò un insieme di numeri coperti dalle parole del fantomatico messaggio.
Giuseppe Pellegrino
Biblioteca
Acquista
Preferenze
Recensione
Contatto