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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Nina
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Calda, afosa, torbida fu così la giornata in cui nacqui nei meandri di quell'ospedale pugliese dove l'accento spiccava e veniva fuori tra le labbra di chi alcune parole manco a pronunciarle rideva. Non era venuto ancora il tempo mi portavo per la fine di agosto ma qualcosa in quel pancione mi cominciava a stare stretto , le membrane di quell'utero iniziavano a darmi fastidio , mi procuravo spazio ma invano erano i tentativi , sentivo ogni tanto una mano che mi accarezzava da lontano , ne vedevo l'ombra , né sentivo il tatto , era il tocco di mia madre , volevo fargli capire in qualche modo che la mia intenzione non era quella di rimanerci a lungo , certo non potevo mettermi a gridare , non mi avrebbe sentita , allora cominciai a scalpitare , con i miei piccoli piedini non potevo più girarmi pesavo un bel po' ed ecco che ero barricata lì dentro , solo a un certo punto sentì come un boato , una scossa non capivo , sentivo in lontananza come un ‘eco i pianti di mia madre , la sua disperazione , un trambusto e quel liquido che mi avvolgeva e che mi aveva tenuto compagnia nove mesi stava andando via , si erano rotte le acque , la corsa in ospedale poche ore ed eccomi qui. Non posso dire di essere brutta ma per una semplice neonata 4kg erano davvero tanti, immagino la mia mamma che sacrificio enorme e che sofferenza per tirarmi fuori, ma il sorriso spicca nei suoi occhi come la luna si affaccia sul mare e lo illumina, cosi lei sprizza gioia da tutti i pori, è nata la sua primogenita, una di una bella serie. Avevano addobbato lei e il mio papà anche la camera dell'ospedale ne ricordo ancora il numero 27 niente male direi, fiori palloncini rosa, confetti e dolcini per deliziare chi verrà a vedermi. Cavolo cosa ho combinato sono venuta al mondo, per non dirvi di quando sono arrivata a casa, ho trovato una mega festa organizzata dagli zii e dai vicini di casa mi sono divertita un sacco passavo di braccia in braccia spesso mezza addormentata e con una fascia enorme in fronte, quella regalata dai nonni, insomma una bambola a tutti gli effetti. La notte poi mi trasformavo in un piccolo diavoletto di casa, mi addormentavo solo se mi portavano a spasso in pancia in giù sull'avambraccio che bella la vita pensavo, se potessi stare sempre cosi, super coccolata e viziata. Il tempo passò così in fretta che ne anche me ne accorsi e venne il tempo in cui tutti mi incitavano a pronunciare le prime parole , i miei primi sguardi ma era tempo anche di muovere i primi passi, e tutto andò secondo i canoni , ho mosso i primi passettini ,nei sorrisi dei miei genitori e nel mio piccolo combinavo qualche disastro, come tutti i bambini in quei mesi .Passavano i mesi e gli anni e ormai per me era tempo di andare all'asilo , finalmente muovevo i miei primi passi tra i banchi e mille giochi della classe , la mia vita correva velocemente in tutta la sua normalità, crescevo e diventavo sempre di più la monella di casa , quella combina guai e anche a scuola col tempo avevano imparato a gestirmi . Diventata un po' più grande ai tempi delle medie avevo imparato anche come si facesse filone a scuola con la complicità delle mie amiche, andavamo spesso al fiume, un posticino davvero delizioso proprio nel mio paese e li passavamo le mattinate, le nostre confidenze sono rimaste scalfite in quei sassi immersi nell'acqua, maestosi a volte da far paura, ma qualche volte mi ci buttavo, a quei tempi non mi faceva paura niente. Organizzavamo spesso pic-nic in montagna o pomeriggi che avevamo dato buca a scuola e ce ne andavamo a spasso, era proprio spensierata la vita, non avevamo bisogno di pensare proprio a nulla, solo a ritirarci, mangiare, uscire e divertirci neanche la scuola era un pensiero per me, dovevo andarci ma non mi piace tantissimo. Se ripenso a quei tempi col senno di poi , alla mia prima cotta , al primo bacio all'emozioni tutte insieme che scorrevano velocemente dentro le vene e non stavo nella pelle la mattina ad esempio facevo i salti mortali , mi lavavo velocemente saltavo pure la colazione per correre davanti scuola dove lui , il mio primo ragazzino mi aspettava , gli correvo incontro e sentivo il cuore che correva all'impazzata bastava un suo abbraccio prima di scuola e la giornata iniziava nel migliore dei modi , persino mi sembrava bella anche la scuola ,con lui potevamo vederci poco nei pomeriggi dopo i compiti eravamo un po' distanti ma ci tenevamo in contatto con la mente per poi rivederci l'indomani . Erano bei tempi quelli vissuti nella mia adolescenza dove non c'era un tempo, molte cose erano limitate ma si viveva benissimo anche con poco, ricordo le tavole bandite a casa dei nonni la domenica, i loro racconti, il camino acceso, ci riunivamo tutti lì per santificare la domenica, il giorno del Signore, il giorno in cui si riposò. Ho vissuto sempre una vita semplice, fatta di piccole cose, proprio quelle piccole cose le ho sempre custodite dentro di me e mi hanno permesso di andare avanti. Se riguardo indietro, non ho momenti tristi di quel periodo, nessun rimpianto che rimpianto può avere un'adolescente nel fiore dei suoi anni? Nessuno, appunto fino a quando la vita non mi ha voluto segnare per sempre, avevo semplicemente 16 anni, solo 16 anni e la mia vita di colpo divento qualcosa di orribile, insignificante è bastato poco per cambiare rotta, per chinare il capo, per spegnere gli occhi e l'anima, calato il sipario su di me si sono spente le luci della vita e sono entrata in un lungo tunnel. Fu così che la mia vita diventò un inferno un terribile giorno d'estate avevo dei dolori fortissimi per tutto il corpo , un formicolio strano , come se non avessi forza neanche nel camminare .La preoccupazione della mia famiglia fu tale da portarmi subito al pronto soccorso per farmi visitare nessuno si riusciva a spiegare il perché di quei dolori forti e assordanti ma la risposta non tardò ad arrivare in meno di qualche ora fu chiara la diagnosi , dopo una risonanza magnetica approfondita avevo una malattia neurodegenerativa così spiegò quel professore ai miei genitori mentre io supina restavo li ad ascoltare ,non ne capivo assolutamente niente , di quelle parole complesse che quasi ci vuole il vocabolario per assaporarne il significato , vedevo solo i loro occhi all'improvviso diventare grigi , fu così che tentai un approccio con mia madre , cercai di farla avvicinare a me , per farmi spiegare , quali erano le prospettive, cosa stesse accadendo alla loro figlia per farli diventare silenziosi e cupi. Sembrava non m'ascoltasse o forse s'era persa anche lei in quei lunghi discorsi, in cui si parlava di ricoveri, visite, analisi poteva essere un sogno o forse la realtà che mi stava abbagliando, poi a un tratto tutto fu molto più chiaro, si alzò di scatto quel camice bianco e procedeva verso di me, prese una sedia e sedette al mio lato sinistro, in quel momento non sentivo più il cuore, avevo l'ansia a mille, ero preoccupata perché pensavo, adesso è venuto qui? Quali saranno le parole che pronuncerà verso di me? I pensieri mi attanagliavano la mente ma il suo modo di fare mi mise una tranquillità che non la so spiegare , cercò prima di tutto di tranquillizzarmi spiegandomi passo passo ciò che mi era successo e quello che ancora doveva venire , voleva farmi assaporare con garbo ciò che ai loro occhi era chiarissimo ma che la mia giovane età non poteva percepire , così cominciò spiegandomi cosa avevano scoperto , le cause e anche le conseguenze una malattia che colpisce in questa fase adolescenziale , proprio quando va a gonfie vele procede benissimo e sai che hai una vita davanti pensi che sei giovane e forte e non può succederti nulla di brutto ecco che la vita ti travolge con i suoi misteri celati dietro alla normalità. Chiesi a loro di voler rimanere da sola su quel lettino, mi accontentarono chissà perché, forse perché poteva essere una delle mille richieste a susseguirsi dopo, chiusi gli occhi supina e mi passò in un attimo come un déjà-vu tutta la mia infanzia, quel pezzo di adolescenza, le corse in bici con le amiche, i bagni al mare, tutte le cazzate fatte, la scuola nonostante tutto mi venne in mente forse pure quella mi procurava nostalgia in quel momento d'angoscia. Mi martellavano suadenti quelle parole del dottore, davvero non mi rendevo conto di quella che poteva essere la gravità della situazione o forse stavo raccontando a me stessa l'ennesima bugia. Passarono pochi minuti e rientrarono nello studio tutti e tre, visi incupiti, gelidi io recitai la parte di quella tranquilla e serena e che avevo capito perfettamente la situazione. Tornati a casa, trascorsi giorni malinconici, tristi ma sentivo addosso a me tutto il peso, passarono a setaccio nella mia mente mille quesiti, diverse immagini poi mi misi subito al pc per cercare di avere quante più informazioni possibili, testimonianze, lessi e trovai tutto alla lettera, ero sconcertata. Solo al pensiero che i miei muscoli potessero smettere di funzionare, che le mie capacità di muovermi potevano cambiare la mia vita, solo se ci penso impazzisco. Sono sempre stata una ragazza molto solare energica, piena di vitalità e non c'erano ne limiti né condizioni che mi potessero impedire di condurre una vita leggera e serena come tanti miei coetanei. Ecco questo per me era diventato un grande limite , potevo smettere addirittura di fare tante piccole cose da sola , semplici tra l'altro come mangiare , lavarmi , vestirmi ,uscire ma soprattutto vivere la mia vita indipendente , impossibile da accettare con il carattere che mi ritrovo , impossibile non sentirsi di peso per tutti coloro che mi stavano affianco ,stavo diventando un peso anche se nessuno aveva il coraggio di confessarlo , si sentivano in dovere di tutto e io continuavo a sprofondare. Passarono alcuni mesi ancora prima della mia decaduta definitiva, così mentre ero a scuola all'improvviso svenni in classe la preoccupazione delle insegnanti e dei compagni fu tale che in pochissimi minuti arrivarono i soccorsi e fu lì per me la mia rassegnazione. Stavolta la presi bene perché ero in parte preparata alla diagnosi e cercavo di tirarmi su con i pensieri e mi dicevo che non dovevo essere triste perché nulla è perduto e forse ci sono ancora buone possibilità. Trascorrevo la mia adolescenza in modo del tutto ancora naturale anche se spesso capogiri e tremolii mi tenevano compagnia, volevo non pensarci e mi dicevo che nonostante tutto dovevo provare a rimanere indipendente, e per fare questo dovevo rimanere lucida e guardare dritto in avanti e cosi feci.
Di certo non avrei mai immaginato di dover cambiare la rotta della mia vita in pochissimo tempo a 16 anni sono ben altro le cose a cui pensi, pensi alla spensieratezza, a fare progetti a quello che vorresti diventare ma niente mi impedisce di sognare e continuare a credere. Cosi cercavo di distrarmi e a non pensare al tunnel in cui mi trovavo, avevo un obbiettivo cercare l'uscita al più presto, pensai che alla mia età certi pensieri dovevano starmi lontana e cercavo in ogni modo di occupare la mia mente con qualcosa, in realtà si può dire che ci riuscii in qualche modo. Nel gruppo dei miei amici oltre ad esserci i miei coetanei si era aggiunto qualcuno nuovo , di qualche anno più grande ed è quel qualcuno che mi faceva battere il cuore, Andrea da un po' di tempo che occupava la mia mente e non solo, anche se a prima vista non sembrava essere interessato a me o forse non lo dava a vedere, tanto timido non mi sembra , quando siamo in comitiva non smetto mai di fargli capitare qualche occhiata ma quasi mai ricambiata, ho paura di non piacergli abbastanza o forse ha interessi per un'altra, ma quando capita che mi si siede vicino inizio a sentire le farfalle nello stomaco, divento rossa come un peperone e inizio a dire cose senza senso come una scema e chissà che idea se fatto di me , mi penserà una bambina . Non riesco in nessun modo ad interpretare i suoi pensieri, cerco di essere carina, simpatica ho pensato pure che forse la mia malattia gli crea disagio, non sa come rapportarsi a me, come approcciarsi e allora se ne resta in disparte o forse gli faccio semplicemente pena. La mia vita continuò spedita nonostante i dubbi e mille perplessità, la forza che avevo dentro mi permetteva di andare al di là di ogni prospettiva, avevo tanti amici e non stavo quasi mai da sola , mi venivano a trovare spesso proprio perché avevo piccole difficoltà ad uscire e preferivo che passavano loro per casa , stavo più serena io ma non solo anche i miei genitori , proprio per questi continui e improvvisi svenimenti, passavamo pomeriggi interi a chiacchierare e a prenderci in giro , magari qualche volta guardavamo un film ho apprezzato molto il loro saper fare ,sono riusciti a farmi sorridere anche quando non rimaneva alcuna ragione per farlo. La scuola continuava imperterrita e con essa anche le continue interrogazioni, nessuno mi poteva risparmiare da quella atroce condanna che si era abbattuta su di me. E come un vortice che gira nell'aria , così grigio che mi faceva salire l'ansia ad ogni chiamata dei professori ma poi tutto andava per il meglio, per non parlare dei compiti in classe e dei bigliettini che passavano sotto banco alle volte in cui la mia professoressa di italiano si distraeva con i giornali di ricette , era molto ghiotta lei ,e facile da distrarre, se volevi corromperla basta parlare di come si preparava una pietanza e lei iniziava subito a raccontarti per filo e per segno tutti gli ingredienti , assicurandosi che non ti fossi perso nessun passaggio. Se ripenso a questi momenti divertenti la scuola poteva anche piacermi ma anche essa aveva degli aspetti negativi. Dal momento in cui si seppe della mia ipotetica malattia anche lì le cose cominciarono a cambiare per certi versi non mi sentivo più accettata, e spesso anche totalmente esclusa, difficile da poter raccontare la sensazione di quando le vedevi in un angolo a civettare e tu non venivi presa minimamente in considerazione manco se avessi la peste, ecco il termine esatto ... la peste!!! |
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