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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Punto di non ritorno
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Non sarebbe dovuta andare in quel modo, ma la verità sarebbe venuta a galla di lì a poco. Aveva riconosciuto il suo sequestratore e giurato che nel giorno dell'esame di maturità avrebbe detto a tutti chi era il responsabile di ogni crimine, o almeno uno dei tanti. Non poteva di certo permetterglielo, quindi si era visto obbligato a tappargli la bocca per sempre. Il piano prevedeva un rapimento con risarcimento in denaro, anche se in realtà la cifra incassata sarebbe stata investita ed utilizzata successivamente per obiettivi che il team riteneva importanti. Non era mai successo che usufruissero di quella somma per assecondare uno sfizio o un capriccio. Dopotutto, il principio su cui si fondava la congregazione consisteva in una sorta di giustizia privata, che però interveniva senza intercessione. Bastava stare attenti a ciò che avveniva nel contesto sociale e all'occorrenza agire. D'altronde, chiunque versava soldi pur di riavere il proprio figlio o un proprio caro. La vittima, in questo caso specifico, era il figlio diciottenne di un grosso imprenditore del capoluogo calabrese. Uno dei classici bei ragazzi, tra i più corteggiati e ambiti dalle ragazze al liceo e nel paese, nonostante trattasse queste ultime con indifferenza e insensibilità. Per lui erano tutte uguali. Ragazze usa e getta. Aveva fatto piangere già molte di loro. Solo che lui era benestante e a volte questo costitutiva un fattore valido perché le donne cadessero ai suoi piedi. Un tipo spesso arrogante, spavaldo con chiunque, con la puzza sotto il naso e con la convinzione di essere intoccabile, come il padre, d'altronde. Aveva i suoi amici, ma anche loro si allontanavano a un certo punto, dimostrando che in realtà l'amicizia era una mera facciata. Convenienza, più che altro.
I Senza Volto avevano deciso che era giunto il momento di dargli una lezione. Lo avevano pedinato e aspettato che accompagnasse a casa una delle ultime conquiste con cui era uscito, una bella donna, a dire il vero. Peccato avesse pessimi gusti. Lui si era messo in macchina; una nuova auto sportiva regalata dal padre appena acquisita la patente e con cui si pavoneggiava in giro. Avevano atteso che imboccasse una delle rare vie disabitate, quindi dove non vi erano telecamere, e lì fu accerchiato, fatto scendere dalla macchina che era rimasta in moto e, una volta coperto il volto con un cappuccio, fu trascinato in un'altra auto e trasportato nella vecchia chiesa sconsacrata, in periferia. Un luogo sinistro e lugubre, immerso nell'oscurità. Un edificio di circa 180 mq che era stato danneggiato in modo grave durante gli attacchi della seconda guerra mondiale e che non aveva avuto la fortuna di vedere lavori di ristrutturazione. Con il passare del tempo, a causa delle intemperie, della crescita della natura selvaggia che ricopriva la chiesa e la zona circostante, nessuno sano di mente aveva mai osato avvicinarsi. Chissà quanti animali si nascondevano tra la folta flora. Versava in uno stato di abbandono. L'aspetto spettrale lo si doveva anche al fatto che era al confine con il bosco. Soltanto i temerari vi si inoltravano. E quella era la ragione, invece, per cui la vecchia chiesa di Santa Domenica, fungeva da uno dei due rifugi dei Senza Volto. Lì si riunivano per prendere le decisioni, attuare strategie, studiare a fondo i piani prima di agire. Ma mai lì avevano condotto qualcuno, prima di quella sera. Di solito cambiavano sempre il luogo dove era avvenuto il misfatto, per non far risalire ad alcun collegamento.
Il rapimento era avvenuto circa diciotto ore prima. Il giovane Spadafora non se ne era rimasto buono buono. Aveva inveito contro i sequestratori, urlato, tentato di difendersi contro i colpi e le intimidazioni. Ma le grida erano state attutite dal nastro adesivo. Inoltre, laggiù era impossibile che lo sentissero. A differenza degli altri malcapitati, questo aveva dimostrato di avere fegato, ma non aveva capito affatto la lezione. I Senza Volto premevano affinché la smettesse di comportarsi da prepotente e villano, in particolare con le donne. In giro si diceva che fosse un tipo violento. Lo avevano lasciato quasi tutta la notte, al buio, in mezzo al bosco, con i lupi che si udivano a distanza ravvicinata. Doveva riflettere, spaventarsi e capire i suoi errori. Redimersi. Eppure non era servito. Al mattino dopo, Giacomo aveva ripreso a insultare, a mugugnare. Un altro pugno allo stomaco non gli era servito. La richiesta dei soldi alla sua famiglia sarebbe partita presto, il tempo che qualcuno si rendesse conto che il secondogenito non era rientrato in casa.
Solo che si erano presentati degli intoppi.
A fare da guardia, in quel pomeriggio di giugno, era rimasto Ariete. Avrebbe dovuto controllare meglio che il ragazzo era riuscito ad allentare il nastro che legava i polsi. Così, in un attimo, quello gli si era scagliato addosso, nonostante avesse i piedi bloccati. Si era liberato la bocca. Era caduto dalla sedia e nella colluttazione era volato via il passamontagna. In quel preciso momento era stato scoperto. Il castello di carte era crollato per colpa della sua ingenuità. «Bastardo, non la passerai liscia! Dirò a tutti che sei tu!» lo aveva minacciato con un ghigno sulla faccia mentre era sotto di lui. Accecato dalla furia e dalla preoccupazione, Ariete lo aveva rivoltato e sbattuto sullo sporco e mal ridotto pavimento. Aveva afferrato il nastro e glielo aveva avvolto attorno al collo stringendo più forte che poteva fino a quando non lo vide arrendersi e smettere di respirare. Giacomo aveva provato a proteggersi e a dimenarsi. I suoi sforzi si erano rivelati inutili. Certo che fosse morto, Ariete si era alzato, affranto, anch'egli sudato, aveva inviato un messaggio in codice a uno del gruppo, sapendo che avrebbe trovato il modo di rintracciare gli altri. E ora stava aspettando, ansioso. Perché l'aveva fatta grossa. Un lieve rumore lo mise in allarme. Ariete sbirciò da un pertugio del muro e vide che qualcuno stava procedendo nella sua direzione. Erano loro. Non doveva fuggire o nascondersi. Trasse un respiro profondo. Quando Falco entrò impiegò un istante a capire la situazione. «Che cosa è successo?» chiese, agitato. Ariete non gli rispose subito. Allora si avvicinò al ragazzo e con i guanti lo esaminò. Non che vi fossero dubbi, soltanto una debole speranza. «Cosa hai combinato?» riformulò. Era lui il capo, anche se per lo più cercavano di mantenersi tutti sullo stesso grado per non incappare in circostanze di invidia o supremazia. Però lui era la mente. Da lui era cominciato. Lui aveva scelto i suoi compagni. E adesso toccava a lui risolvere quella faccenda. Ariete spiegò come era andata e alla fine si scusò. «Mi dispiace, sul serio. Ma non avevo altra scelta! Lo avrebbe raccontato a chiunque e per noi sarebbe finita!» «Conosci le nostre regole», sibilò ancora Falco. «Noi non ammazziamo. Puniamo, ma non oltrepassiamo il limite!» «Anche tu hai quasi ammazzato!» replicò Ariete che non ci stava a subire la ramanzina. Dal suo punto di vista aveva salvato loro la faccia. «Quasi, sta qui la differenza! E se lo meritava. Quella feccia aveva violentato la sorella di una nostra amica. Eppure io mi sono fermato in tempo. Tu no! » «E ora cosa si fa?» chiese Scorpione. Nessuno era contento di quel quadro. «La sola cosa che ci resta da fare. Eliminare ogni traccia» annunciò Falco dopo aver riflettuto.
Si misero all'opera e quando era calato il buio, sollevarono il corpo di Giacomo e lo avvolsero in una vecchia coperta, lo caricarono in auto e giunti alla foce del fiume, attraverso un sentiero del bosco, lasciarono scivolare il cadavere. Lo abbandonarono lì, sulla riva. Poi si voltarono tornando indietro, controllarono che nel rifugio non ci fosse nulla che potesse far risalire a loro.
Quel tragico epilogo, insieme all'esame di maturità, di lì a poco, fu la causa per cui I Senza Volto si sciolsero. Ognuno prese una propria strada. Eppure, ancora per un po', in paese si erano visti altri fatti incresciosi. La periferia era divenuta pericolosa di giorno e di notte. Era evidente che qualcuno volesse portare avanti la leggenda, anche se la firma non sembrava più la stessa. |
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