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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Bjorn Nielsen & E.Ranieri
Titolo: Simmetrie
Genere Fantascienza
Lettori 3
Simmetrie
Il circuito a retroazione negativa.

NeoCairo, 6 gennaio 2040.

La porta dell'ascensore si apre sulla terrazza della K Corporation. Cosmo esce. Alza il bavero del cappotto, copre la fiamma del suo vecchio Zippo con la mano e accende una sigaretta. Fuma in silenzio, mentre un tramonto viola si riflette sui vetri della città sotto di lui. Il cielo su NeoCairo fa paura stasera.
È inquieto. Gli agenti incaricati di proteggere la ragazza sono spariti. Nessun segnale, nessuna comunicazione. Ma la cosa peggiore è che ha saputo solo ora della presenza di un Intagliatore sul campo e nessuno ha diramato un allarme. Qualcuno sta giocando sporco e quel qualcuno, presto, sputerà sangue. Ma non ancora. Cosmo apre la vecchia agendina nera. I fogli, consumati e ingialliti, portano le impronte del tempo. Bassa tecnologia. Non ha mai voluto trasferire i dati. Mai affidare la verità a una rete: la storia si scrive con l'inchiostro, non coi bit. Passa un dito sul bordo delle pagine. Sa che potrebbe intervenire, ma non lo fa. Sarebbe solo una volgare dimostrazione di potere. Il linkcom lampeggia, come sempre.
— «Dimmi.» — Una pausa. — «L'intera squadra? Capisco.»
Chiude la comunicazione, poi riaccende il linkcom.
— «Sono io. L'ultimo numero. Disabilita l'operatore.»
Da qualche parte un uomo smette di respirare. Cosmo getta via la sigaretta, la guarda spegnersi lenta sul marmo. Il tramonto stringe la città come un cappio. Il vento solleva sabbia sintetica dal bordo del parapetto. Sotto di lui NeoCairo trattiene il fiato.
Ospedale Saint Claire, New Orleans, 6 gennaio 1933, ore 04:27
Le pareti scricchiolano, come se qualcosa stesse trattenendo il respiro. L'aria è densa, sospesa. Le vecchie travi del soffitto vibrano appena, ma non per il vento. L'Intagliatore è già dentro. Toni, appostato sulla torre nord-est, non l'ha nemmeno visto arrivare. Nessuno lo vede mai arrivare. Si muove tra le ombre, una creatura fatta di silenzio distorto, di assenza. La pelle, o ciò che ne resta, riflette la luce lunare come vetro annerito.
“È arrivata la Morte... l'umano è veloce... ma non abbastanza, non dovrebbe avermi visto... e se mi ha visto adesso arriverà... tanto la cosa deve andare avanti e perdere tempo è sciocco...”
Affonda gli artigli nel muro, poi nel soffitto. Corre a testa in giù lungo la trave portante, travolge tutto ciò che gli si para davanti, implacabile e letale. Altri trenta secondi e il piano terra sarà suo. Poi si ferma. Una voce roca, sibilante, metallica, scivola lungo le pareti.
— «Piccoli miei... la Morte è arrivata e non è buona educazione farla aspettare.»
Silenzio. L'Intagliatore alza la testa e allarga le braccia.
— «Non vorrete che inizi a soffiare...»
Annusa l'aria poi volge lo sguardo verso le scale. Socchiude gli occhi.
“Piedini sanguinanti... lassù. Il paladino... ancora più in alto.”
Si appiattisce sul pavimento e striscia silenzioso verso le scale, poi si raddrizza di scatto.
— «ALLORA! VENITE FUORI!»
La voce rimbomba nel vuoto. Poi più bassa, stridula, quasi infantile:
— «Veeeenite fuuuoriiii...»
Come un soldatino di latta impazzito inizia a battere i piedi sul pavimento sempre più forte, sempre più veloce.
— «NON FATEMI ASPETTARE... LA FINE SI AVVICINA...»
Magenta è rannicchiata contro una parete. Il sibilo la gela. La Morte è arrivata. Come un automa si alza e, tremando come una foglia, cammina all'indietro senza distogliere lo sguardo dalla rampa buia delle scale. La Morte è lì sotto e sta salendo. Un grido strozzato lacera l'aria. Poi quel rumore ritmico, terribile, come qualcosa sbattuto a terra con furia crescente. Magenta ha paura. Una sola parola esce dalle sue labbra, ripetuta più volte, in un crescendo di panico:
— «No... no... no!»
Si volta freneticamente, sale sul davanzale della torre, lo sguardo che corre nel vuoto. Toni è sul tetto. Le sembra di vederlo, forse può raggiungerlo, forse lui può salvarla. Poggia il gatto accanto a sé, lo accarezza con dita tremanti.
— «Vieni... vieni...»
Prova a calarsi giù, ma i piedi le scivolano su una pietra macchiata di sangue. Cade e ruzzola sulle tegole. Il colpo è doloroso, si rialza a fatica. Un rivolo rosso le scorre dalla fronte. Il gatto la raggiunge e si struscia contro il suo polso. Magenta lo stringe a sé. Balbetta.
— «Aspetta... mi...»
Si rannicchia, cerca di muoversi lungo la linea del tetto, a passi piccoli, tremanti. Vuole raggiungere il suo amico, il suo paladino. Toni la vede. Lega una corda al comignolo più solido, uno abbastanza spesso per reggere una persona. Raggiunge Magenta, le passa il suo cinturone attorno alla vita, poi aggancia il moschettone alla corda.
— «Forza, bambina mia. Devi andare. Hai in te la forza per sfuggirgli. Io cercherò di darti il tempo che ti serve.»
La guarda un'ultima volta, poi rientra nella torre. Lascia il fucile e tira fuori dalla borsa il suo fidato Tommy Gun. Se deve morire... beh almeno vuole farlo con stile.
— « Arrivu, picciotto. Teni pronti li fianchi, ca stavolta si balla.»
Magenta per tutto il tempo ha osservato Toni con la bocca spalancata e gli occhi sbarrati, balbettando frasi incomprensibili. Poi lo vede allontanarsi di nuovo. I battiti del cuore accelerano. Dove sta andando? Vuole affrontare la Morte? Da solo? Si sporge dal comignolo e osserva quella cavità buia, come la gola di un mostro. Poi di nuovo la torre. Toni è sparito, inghiottito dall'oscurità. Magenta alterna lo sguardo: comignolo, torre, comignolo. Il respiro si fa corto. Alla fine prende il gatto e lo sistema dentro la giacca di pelle, chiudendo piano la cerniera fino a lasciare fuori solo la testolina che resta lì, vigile come un talismano vivente. Nel suo cuoricino spaventato si è accesa una minuscola fiammella, qualcosa che somiglia alla speranza. Forse può aiutarlo. Non sa come, non sa perché, ma sa che Toni ha bisogno di lei. Non può lasciarlo da solo. Scioglie il nodo della corda e, attenta a non scivolare, si avvicina alla torre. Il muro è alto, troppo alto per lei. Guarda il gatto, come per cercare consiglio, ma lui la guarda impassibile. Lei scrolla le spalle, sospira, torna a fissare la finestra. Tende le braccia, si alza in punta di piedi come se potesse raggiungerla. E allora succede. La finestra si fa più vicina. O forse è lei che si allunga. Magenta non capisce. Si ritrova poggiata dolcemente sul davanzale, senza sapere come ci è arrivata. Guarda verso il tetto in basso, poi alle sue spalle. Lo stesso ronzio in testa, come quando la testa dell'uomo cattivo era esplosa. Un rumore la distrae. Passi sulle scale. Toni? La visione del sangue nella stanza la blocca per un istante, il pavimento ne è ancora sporco e l'aria è satura di morte. Si copre gli occhi con una mano e con l'altra si aggrappa al muro. Scende dal davanzale e si inoltra verso le scale. Un passo, poi un altro.
— «Non voglio lasciarlo solo... non voglio, non voglio» — bisbiglia al gatto.
Qualcuno, dopo tanto tempo, si è detto suo amico. Una parola che aveva quasi dimenticato e che ora, in mezzo a questo buio, è la sola cosa che le impedisce di crollare. La sua solitudine non le era mai sembrata così pesante, ma ora c'è Toni. E c'è anche la Morte. Magenta non vuole che lui la affronti da solo.
Intanto Toni è già sulle scale. Scende lentamente, gradino dopo gradino dopo gradino, il Tommy Gun stretto tra le mani, le dita bianche di tensione. Non fa rumore, solo il battito del cuore gli rimbomba nei timpani, come un tamburo di guerra. Ogni fibra del corpo è tesa. Ultimi tre gradini.
“Diavolo, si deve pur morire di qualcosa!”
Come un fulmine, l'Intagliatore è su di lui. Una massa che esplode dal buio, tutta carne e metallo, occhi vuoti e denti troppo aguzzi. Sorride. Un sorriso sbagliato, inciso con una lama su un volto che ha ben poco di umano. Sembra una macchina costruita per uccidere, ma le macchine non sorridono, non sussurrano filastrocche all'orecchio delle loro vittime e di certo non cacciano bambine nei corridoi degli ospedali.
Il tempo rallenta. Toni capisce di essere già morto, deve solo guadagnare tempo, rallentarlo. L'Intagliatore lo ha in pugno, vuole solo giocare con lui. Bene, deve lasciarlo giocare.
— «Tu lo sai...» — dice piano — «... noi che sappiamo dare la morte dovremmo anche imparare a concedere la vita.»
Con un gesto fluido cambia posizione. Si inginocchia, porta il calcio del fucile sul fianco e apre il fuoco. Il rumore è devastante. Toni urla come un pazzo mentre il Tommy Gun sputa fuoco e piombo. Lo centra in pieno, ma l'Intagliatore non indietreggia nemmeno di un passo. Le pallottole gli rimbalzano addosso come semi lanciati contro una lastra di marmo, come se il tempo attorno a lui si fosse deformato. Toni le vede cadere ai suoi piedi, ammaccate, inerti. Una rotola lenta fino allo scalino. Non ha mai visto niente del genere: è semplicemente impossibile. L'Intagliatore abbassa lo sguardo, poi allunga una mano, strappa il Tommy Gun dalle mani di Toni e lo accartoccia come fosse carta straccia. Il metallo geme, si torce, cade in pezzi. Con l'altra mano lo afferra per la gola e lo solleva da terra. Toni annaspa, le gambe scalciano nel vuoto.
Magenta scende gli ultimi gradini, un passo dopo l'altro, stringendo il gatto nella giacca. In fondo alla scala si ferma, si accuccia nell'ombra di un pilastro e trattiene il fiato. Davanti a lei c'è la Morte. Sta tenendo Toni sollevato per la gola, come se fosse un giocattolo troppo fragile. Una morsa le stringe il petto, il cuore batte forte, troppo forte, ma non osa parlare. Resta nascosta, tremando, chiedendosi come potrebbe mai aiutare il suo amico.
Toni stringe i denti, gli manca il respiro. L'Intagliatore lo guarda. Qualcosa cambia nel suo sguardo. Un accenno di perplessità. Poi sposta lo sguardo verso l'ombra in fondo alle scale.
— «Piccolina... fatti vedere... esci dal nascondiglio.»
La voce è strana, quasi divertita. La guarda come un lupo famelico guarda un leprotto. Un lupo stanco di giocare con la preda sbagliata.
— «Dare la vita...» — sogghigna, inclinando appena la testa — «non mi è mai capitato. Io la tolgo.»
Fa un passo indietro, mezzo metro appena. Toni sente la presa stringersi ancora.
— «Esci! Fatti vedere! O adesso soffio!»
— «NO!!!»
La voce esplode come un colpo, Magenta salta fuori dal nascondiglio, gli occhi sbarrati, le mani che tremano. L'Intagliatore si blocca. Lei lo guarda. È terrorizzata. Ogni fibra del corpo vuole correre, sparire, ma Toni è lì, in pericolo, e quella parola le rimbomba nella testa.
— «Lascialo.»
La voce le esce rotta, sottile, ma le labbra non tremano più. Abbassa lo sguardo. Il gatto si agita nella giacca, ma resta con lei. Qualcosa cambia. Un nodo si scioglie. Qualcosa sale. Rabbia, frustrazione, ricordi.
“Papà mi faceva male. I dottori mi facevano male. Gli uomini cattivi non capiscono mai.”
Alza di nuovo lo sguardo: non c'è più solo paura. C'è fuoco adesso.
— «Lascialo.»
L'Intagliatore la guarda incuriosito.
— «Sei tu? Ah... io mi immaginavo qualcuno di più... pericoloso.»
Una pausa, uno sguardo lungo, torbido.
— «Dimmi... perché ti devo ritirare?»
L'uomo cattivo rimane fermo a fissarla. La sua domanda rimbomba nella stanza. Dentro di lei qualcosa si spezza.
— «LASCIALO!!!»
Il grido erompe dalla gola come un'esplosione. Le vetrate dell'ospedale vanno in frantumi all'unisono, un suono acuto e tremendo che lacera il silenzio. Il vetro cade sul pavimento come pioggia assassina. Magenta piange. Le lacrime scendono copiose, senza vergogna. Stringe i pugni così forte che le nocche diventano bianche, le mani tremano. Il gatto salta giù e resta attorno alle sue caviglie, vigile. Lo sguardo della ragazza si fa stralunato, i capelli e i lembi della giacca cominciano a muoversi da soli, scossi da un vento invisibile. La stanza trema, frammenti di calce piovono dal soffitto, la polvere si solleva. Una vibrazione sorda percorre le pareti, cresce, batte. La realtà stessa scricchiola. Terrorizzata Magenta si prende la testa tra le mani e si piega su sé stessa, come per contenere una fiamma che non vuole lasciar uscire. Poi scatta in piedi, inarca la schiena e inizia a urlare. Il pavimento esplode sotto i loro piedi, una scossa attraversa l'intera struttura aprendola in due. Delle spaccature si allargano lungo i muri e il soffitto. I mobili impazziscono, i cavi penzolanti girano come serpenti. Un'onda d'urto invisibile si propaga dalla sua figura travolgendo l'Intagliatore che prova a resistere, a opporsi, le braccia aperte e il corpo contratto come un'armatura vivente. Ma non basta, il colpo è troppo forte. Viene scagliato all'indietro. Sbatte contro una colonna, strappa il muro, rimbalza. Il metallo sotto la pelle scintilla, sprigiona fili di luce rossa. Cade a terra. La stanza viene letteralmente squartata dalla forza scatenata dalla ragazza, mentre un forte vento inizia a spirare intorno ai loro corpi come se volesse soffiarli via. Il pavimento intorno a Magenta sembra rimanere intatto, poi anche quel pezzo di mondo crolla, ma il suo corpo non cade, resta a mezz'aria, sospeso. L'urlo continua, rimbomba, si infila nei corridoi, nelle crepe dei muri. Il soffitto cede, schegge di travi, intonaco, metallo e polvere volano in tutte le direzioni. Poi, all'improvviso, il silenzio. Magenta resta lì, sospesa, lo sguardo rivolto al cielo e le braccia aperte. Le lacrime le rigano il volto come fiumi silenziosi. Toni è caduto a terra, ma è ancora cosciente. L'Intagliatore si rialza lentamente, barcollando. Il sangue gli scivola giù dai lati della bocca e dalle giunture. Gli innesti nel petto brillano e sputano fumo. Si inginocchia, non riesce più a reggersi in piedi. Volge lo sguardo verso Toni, ancora a terra, il volto insanguinato.
— «E tu... tu la devi difendere?» — Ride. Una risata sguaiata, persino divertita — «Sarà un compito duro... forse dovrai istruirla.»
Guarda entrambi: Magenta, sospesa come una reliquia spezzata e Toni a metà tra uomo e rottame. Il suo sguardo cambia, si fa lucido, consapevole. Un'altra risata, stavolta più bassa. Come se avesse capito tutto all'improvviso.
— «Bene... adesso so perché Cosmo è stato tenuto all'oscuro.»
Si volta di nuovo verso Toni. Lo fissa a lungo, occhi freddi come spade.
— «Tu, piccolo uomo... sai cosa devi fare, vero?»
Lo guarda ancora, poi resta lì, inginocchiato davanti a loro.
Toni è stordito, sente il sangue colargli lungo il fianco, caldo e appiccicoso, ma non lo percepisce davvero. Ogni suono è lontano, ogni cosa è immobile. Solo il cuore batte ancora. Magenta è lì, sospesa nel vuoto, bellissima e letale. Una creatura fatta di vento e furore. Davanti a lui l'Intagliatore è in ginocchio, ferito, sanguinante. Gli innesti nel petto sputano scintille come se stessero cercando di spegnersi. Lo guarda. Gli parla. Ma Toni non sente più le parole. Capisce che quello che ha davanti non è più un nemico, ma un soldato stanco di eseguire ordini, stanco di uccidere perché altri lo ordinano. Gli stessi occhi, quelli che Toni vede ogni mattina nello specchio, consumati e lucidi di dolore trattenuto. Allunga la mano e raccoglie il coltello. Le dita tremano appena, poi si inginocchia davanti a lui. Non c'è più paura, solo rispetto. Lo abbraccia. Due corpi che si stringono nel mezzo dell'inferno.
— «Fratelli nel dare la morte... fratelli nel dolore della vita...»
La voce è bassa, roca. Il soldato non si muove. Accoglie l'abbraccio, forse lo desiderava da una vita intera.
— «Riposa, piccolo... riposa. Scegli un ricordo felice da conservare per l'eternità.»
Con un movimento secco e deciso infila la lama alla base del cranio dell'Intagliatore. Fino all'elsa.
Magenta lentamente scende al suolo. Il suo corpo si posa tra le macerie del pavimento, come una foglia che smette di volare. Resta immobile per qualche istante, fissa il vuoto con un'espressione imbambolata. Non capisce, non del tutto. Intorno a lei ci sono solo detriti, muri sventrati, vetri frantumati. L'uomo nero non c'è più. Guarda il gatto, sussurra piano:
— «E ora?»
Il gatto la guarda, poi parla.
— «Adesso dovete scappare più in fretta che potete... prenditi cura del tuo paladino... insieme sarete salvi. Ma preparati a una lunga gita... lunga e pericolosa.»
Magenta lo prende in braccio e corre. I piedi inciampano sulle pietre, le gambe tremano, ma va avanti. Arriva vicino al corpo dell'Intagliatore. Toni è lì, accasciato a terra. Gli si avvicina, lo afferra per la manica e tira piano.
— «Via... via... dobbiamo andare via...»
Lo guarda, agitata, poi si volta di nuovo verso il corpo del mostro. Dal petto squarciato comincia a salire un suono metallico, regolare, come un metronomo. All'inizio lento, poi sempre più veloce.
Tic. Tic. Tic.
Toni si rialza a fatica. Sputa sangue, ma è cosciente. Solo l'umore è peggio delle ferite. Poi lo sente. Quel suono.
Tic. Tic. Tic.
Non è un buon segno. Si gira verso Magenta, istintivamente si appoggia a lei e insieme, barcollando, si incamminano verso l'uscita. Il giardino li accoglie con un soffio freddo sulla pelle, il vento passa tra gli alberi come un sussurro di cose dimenticate. Toni si accascia ai piedi di Magenta. Il gatto li guarda, poi si avvicina e lecca piano la mano dell'uomo. All'improvviso un clangore sordo squarcia l'aria. Tutti i vetri dell'ospedale esplodono contemporaneamente, come un unico enorme fuoco d'artificio. Lo spostamento d'aria li scuote e per un istante li inchioda al suolo. Poi di nuovo, silenzio. Magenta guarda sbigottita quello che resta dell'ospedale. Le mani strette ai lati del corpo, la bocca socchiusa, gli occhi pieni di stupore. Scuote la testa piano, come se faticasse a riconoscere quel cumulo di pietre e fumo. La sua casa. Distrutta. In un certo senso prova sollievo: da quella distruzione è nato qualcosa. Si avvicina a Toni, si inginocchia al suo fianco e con la punta delle dita gli dà qualche colpetto sulla guancia.
— «Ehi... ehi... sveglio... ehi...»
Lui non risponde subito. Magenta resta lì, in attesa, poi si siede in terra a gambe incrociate e fissa il gatto con uno sguardo stranito, come se si aspettasse nuove indicazioni. Dalle macerie in fiamme dell'ospedale sembra levarsi una cantilena. Una voce lontana, roca, metallica.
«Arriva la notte, arriva la Morte.
Passata la notte, scampata la Morte...»
Bjorn Nielsen & E.Ranieri
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