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Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Autore: Gouseppe Storti
Titolo: Le vie del cuore
Genere Romance
Lettori 44
Le vie del cuore
Strani amori: perdersi per ritrovarsi.

"Gli amori impossibili non finiscono mai, sono quelli che durano per sempre" Ferzan Özpetek, dal film "Mine Vaganti"

Avvocati si nasce o si diventa?
Si sentiva come nel suo primo giorno di scuola. Impettito nel suo grembiule che odorava ancora di bucato. Più o meno era la stessa cosa oltre quaranta anni dopo. Aveva scelto un vestito blu notte, con cravatta intonata. In perfetto stile di compassato avvocato. Sentiva su di sé quel senso della legalità tipico di chi, come lui, credeva nella giustizia secondo i canoni della costituzione. Anzi percepiva la professione avvocatizia come missione e non come professione. Per questo aveva sempre biasimato i suoi colleghi che invece ragionavano solo e sempre in termini di valori economici dei clienti e delle cause. Sarò fuori luogo, pensava mentre varcava la soglia del Palazzo di giustizia. “ Avvocato buongiorno” alzò lo sguardo, era il poliziotto di guardia all'ingresso che lo conosceva per le sue frequentazioni giornaliere del Palazzo che così lo aveva accolto. “ Buongiorno a Lei. Come va?. Tanti auguri per il nuovo incarico. Già perché da oggi, si sarebbe insediato nella carica di Presidente dell'Ordine degli avvocati di Napoli. Una carica prestigiosa che lo riempiva di orgoglio. Nello stesso istante una lacrima nemmeno troppo furtiva gli scorreva sulla guancia. Il ricordo dei suoi genitori riaffiorava dalle profondità del suo cuore. Li vedeva impegnati a lavorare per far studiare il loro unico figlio. Non aveva mai visto i suoi cari andarsi a fare una pizza, andare al cinema. Una infanzia la sua al ribasso. L'essenziale non gli era mai mancato. Soprattutto la spinta a studiare, visti i risultati brillanti dei suoi studi fin da bambino. Poi il Liceo classico: grandi sacrifici. Ma nulla gli sembrava troppo, rispetto ai sacrifici dei suoi genitori che vedeva ogni giorno affannarsi per non far mancare nulla a quel figlio che a loro sembrava un genio. Poi l'iscrizione come una folgorazione sulla via di Damasco, alla prestigiosa facoltà di Giurisprudenza della Federico II. Una promessa fatta all'unico suo grande amore. “ Avvocato, esclamò il poliziotto, sta piangendo? No, ho una fastidiosa congiuntivite.” Comprese che la bugia appena detta non aveva colto nel segno. Allora proseguì verso la sede della avvocatura situata all'interno del Palazzo di Giustizia del centro direzionale di Napoli. Avvocato Giuseppe Ingenito di anni 45, penalista di fama che superava i confini della Campania. Quando si era laureato i suoi genitori presenti nella sala delle lauree della facoltà, stretti nel loro migliore vestito, avevano versato tante lacrime. Non gli sembrava vero che il loro unico figlio: Giuseppe per loro semplicemente Pinuccio, aveva raggiunto un siffatto traguardo. Anche lui era emozionato: felice per loro. Infelice perché in quel giorno mancava Lei: Nunzia. L'unico suo grande amore e nulla più. Mentre il suo animo era sempre più avvinghiato ad un treno di ricordi che gli era deragliato addosso, si avvio a testa bassa verso gli ascensori Ma in quel momento una voce simile ad un suono: quelle voci strane, ma gradevoli all'udito lo chiamò: “Avvocato, si ricorda di me?” Alzò il capo, che teneva sempre basso, perché spesso era soprapensiero. Essere soprapensiero per lui significava trovarsi in un posto bellissimo. “Sono Marzia Breda, Avvocato, ci siamo conosciuti al suo studio. Lei ha difeso mio padre, ingiustamente accusato di truffa a danni di altri soci della sua azienda.” “Certo che ricordo.” Si ricordava perfettamente di tutti i sui clienti. Aveva sempre avuto una memoria portentosa. Ai tempi del liceo, batteva tutti nel ricordare le date della storia, che recitava a menadito, consapevole di ciò che gli aveva insegnato un suo professore alle Scuole medie: “le date bisogna saperle bene, in quanto sono gli occhi della storia”. E quindi, pensò subito alla data in cui aveva avuto a che fare con quel caso nel suo studio, e ricordò tutto. “Suo padre fu assolto, vero?” “Si, avvocato, e di questo gliene sarò sempre grata.” “Ma si figuri, per un penalista, far assolvere il proprio cliente, è una sfida avvincente”. Nel mentre si incrociavano le loro rispettive parole, associò finalmente quella voce dal tono che sembrava un suono con il suo viso e soprattutto con il suo corpo. Si, adesso la ricordava bene, quella donna dallo sguardo magnetico e dal suono della voce, simile alla descrizione del canto delle Sirene, che fa Omero nell'Odissea. Le sue parole erano come una melodia musicale. Era alta: slanciata, con un portamento sinuoso, era abbigliata in modo strano. Come una hippy degli anni sessanta. Ma diamine: era davvero bella. Capelli lunghi: biondi, raccolti in un codino di pelle, indossava un jeans di quelli sdruciti, anzi rotti volutamente al ginocchio che fuoriusciva nudo dal buco. Insomma un abbigliamento da ragazza degli anni sessanta. “Ma che ci fa qui,Lei?” La domanda gli uscì di getto. “Avvocato, la sto aspettando. Mi hanno detto che oggi l'avrei trovato. Sono una neo consigliera regionale del Gruppo Cinque Lune”. Cavolo, ora ricordava, aveva sentito parlare di una politica pasionaria che era sempre per strada, a richiamare tutti all'osservanza delle regole. Filmava, col cellulare i tantissimi casi di violazione delle norme che avvenivano per strada. Spesso rischiando di essere aggredita, cosa già capitata. Ma lei proseguiva imperterrita: una moderna Giovanna D'Arco, pronta a denunciare il malcostume dilagante per le strade del capoluogo napoletano. Ma ora, di sicuro nel suo nuovo ruolo si sarebbe dedicata ad altro, pensava. Piacere, comunque. Ci si rivede, le disse. “Certo Avvocato, magari mi offre un caffè.” “Avvocato, ma io ho bisogno di parlarle. “ va bene, ecco il mio recapito di studio, l'aspetto, quando vuole, senza nemmeno bisogno di prenotare. Per il caffè, glielo offro in ufficio”. Uscendo dall'ascensore che lo aveva portato al piano in cui era allocato il suo nuovo ufficio da presidente dell'Ordine, le porse la mano, sentì un improvviso calore. Come se la mano di Marzia fosse riscaldata. Entrando nel suo nuovo ufficio, si sedette alla scrivania, come sempre immerso nei sui pensieri. E stavolta, il pensiero dominante era Marzia. Sì, era una bellissima donna, sicuramente esponente di un movimento e di una politica, diversa dal suo modo di pensare. Andare per strada, a sanzionare i cittadini irrispettosi delle regole! Mah, un compito spettante ad altri corpi dello Stato, non certo ai politici. Vabbè, pensava, a parte questo, è una donna incantevole. Ma queste sensazioni, lo sapeva, erano fugaci: il suo cuore era consacrato ad una donna sola: Nunzia Messina.

Nostalgia: Il dolore del ritorno.
Fu un attimo e ripiombò nel posto più bello che conosceva: il soprapensiero. Quando frequentava il Liceo: il classico, si divertiva tantissimo a scovare l'etimologia delle parole. Già, perché quasi tutte le parole del vocabolario italiano prendono origine dalla lingua greca o latina. Nostalgia, dal greco nostos(ritorno a casa) ed algos: dolore. Il dolore del ritorno. Un sentimento canaglia, un desiderio ardente ma nel contempo inappagato di tornare indietro, ad un momento vissuto e mai dimenticato. Il ritorno a casa: una casa che non c'è più. Al suo posto solo dolore. Ma è un dolore inevitabile, in quanto il cuore spinge incessantemente la mente a tornare indietro, verso quel dolore. Ed allora si arrese come faceva sempre, al ritorno verso il dolore. Ed ecco che rivide forte e chiaro il momento in cui aveva visto per la prima volta: Nunzia! Il Preside che bussa alla porta, mentre il Professore di italiano spiegava, non è solo. Entra seguito da una ragazza. Da oggi, dice rivolto a Noi tutti della classe, avete una compagna in più. Nunzia Messina, entra a far parte della classe. Appena uscito il preside, il professore di italiano, senza pensarci su, dice a Nunzia: Salve: benvenuta, puoi sederti vicino a Giuseppe Ingenito, che è al primo banco: da solo. Ciao Giuseppe.
Gouseppe Storti
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