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Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Eugenio Alaio
Titolo: Tra le righe della memoria
Genere Romance
Lettori 52
Tra le righe della memoria
Ho vissuto momenti magici con i miei amici, quelli veri. Istanti che hanno generato tempeste nella mia mente, fatte di riflessioni e considerazioni che hanno reso chiaro e trasparente il mio io. Li ho ricordati con affetto, nelle mie riflessioni, e ho ripercorso la mia vita senza fare bilanci, ma con il solo scopo di comprendere chi sono. Gli anni sono passati velocemente. D'altronde, il tempo non ha misura, passa come il vento che poi lascia il posto alla quiete e porta via con sé i ricordi, rendendoli sempre più sfocati. Ma basta un nonnulla per farli riaffiorare: un odore, una vecchia canzone che non sentivi da tempo, un sapore. Tutti insieme o, talvolta solo con alcuni, abbiamo visitato un pezzo di mondo, nonostante le difficoltà che le nostre vite ci mettevano davanti. Abbiamo arricchito le nostre menti, i nostri princìpi, le nostre anime. Ognuno ha contribuito alla crescita degli altri, perché il percorso della vita è una continua crescita che si fa insieme. E, soprattutto, ci ha arricchiti reciprocamente di emozioni, di sentimenti, insegnandoci la comprensione reciproca. Le vicende sono state tante e non solo quelle raccontate ne Il silenzio delle donne. Ce ne sono altre che hanno colorato le nostre vite: quelle che fanno parte del romanzo sono soltanto le storie che, durante le 10 cene tra amici al di fuori della nostra brigata, ci è capitato di raccontare. Abbiamo narrato soprattutto dei viaggi, perché è con quelli che incanti la gente. Posti lontani, esperienze sui generis, popoli differenti, colori e sensazioni. E quei racconti non possono che ammaliare. Il viaggiatore lo sa. Negli anni, la mia malattia mi stava consumando a poco a poco. Prima qualche acciacco, qualche dolore passeggero, che poi è diventato quotidiano, fino a considerarlo una normalità. Qualche volta zoppicavo, ma era tutto gestibile. Poi, col tempo, le cose sono peggiorate. Ho dovuto indossare il pannolone, per l'incapacità di governare gli istinti più semplici. Ma anche in quel caso cercavo di affrontare tutto con allegria. Si può vivere la vita anche con questi piccoli “aiutini”, basta che la mente funzioni e che braccia e gambe facciano la propria parte. Poi, con il tempo, anche loro, le mie inseparabili amiche, gambe e braccia, hanno smesso di collaborare, trasformandosi in adolescenti capricciose. Seppur in compagnia di una malattia che ti consuma fino a distruggerti, posso dire — almeno a me stesso — che ho vissuto una vita interessante e densa di emozioni. Talvolta con maggiore fatica, è vero, ma sempre intensamente e senza farmi mancare nulla. Neppure l'amore: Leonilde. Il mio punto di riferimento, la compagna di tutta una vita. Due metà che formano un tutt'uno, questo siamo noi. Io il sogno, lei la realtà. Ci compensiamo come due piatti di una stessa bilancia. 11 Negli ultimi anni, quando le braccia ancora continuavano a essere mie amiche, ho scritto queste memorie. In esse mi sono ritrovato, compreso, e a tratti sono rinato. Ho raccolto in queste righe i ricordi che hanno segnato i miei anni più belli — se così posso definirli — e che hanno come protagonisti i miei amici e qualche posto lontano nel mondo. Cominciamo dalla donna che mi sta più a cuore: Delia. Tenera, capelli castani, occhi scuri e profondi in cui si annidavano mille speranze, nata e cresciuta a Napoli. La ricordo con affetto, specialmente negli anni in cui Francesco la faceva impazzire con le sue idiozie. Lei non lo diceva, si confidava poco, persino con le sue amiche di sempre. Ma bastava che provassi a raccontarle quello che avevo compreso dalle sue poche parole, che poi scoprivo che avevo colto nel segno. Allora lei sorrideva, si mordeva leggermente le labbra, mi faceva intendere che ci avevo azzeccato. In questo modo non tradiva il suo essere riservata, ma poteva sfogarsi in silenzio con chi l'aveva compresa, senza necessità di spiegare nulla. Delia mi è sempre piaciuta, ma non nel senso che potreste pensare voi. Mi piaceva per la sua risolutezza, il suo spirito libero, la sua forza nel trovare sempre una soluzione alle cose che non andavano per il verso giusto. Era caparbia. E poi amava alla follia Francesco, nonostante la scelleratezza che lo aveva accompagnato per qualche anno. Io non avevo mai compreso cosa lo avesse portato a diventare un alcolizzato. 12 Fino ai miei vent'anni ero andato spesso in vacanza a Sorrento, ed è lì che lo avevo conosciuto. Erano i tempi in cui potevi ancora permetterti di trovare una casa in affitto per i mesi estivi a prezzi accessibili. Non mi era mai sembrato avvezzo al vizio dell'alcol, e nemmeno che ne facesse un consumo eccessivo. Certo, qualche birretta ce la facevamo, ma nulla di più. Cose da principianti rispetto agli altri frequentatori del bar che a metà serata avevano già il tavolo coperto da decine di bottiglie. Eppure, era finito per diventare un alcolizzato, portando così alla disperazione Delia, la sua compagna. La nostra amicizia si era consolidata nei numerosi viaggi fatti insieme. Con Delia ci sentivamo spesso al telefono. Chiacchieravamo di ciò che ci capitava ogni giorno, ci scambiavamo consigli. Era un rito quasi quotidiano, alimentato dall'intesa che caratterizzava il nostro rapporto. Eravamo più che fratelli. Anzi, “amici fratelli”. Un amore cortese. Non avevamo remore su quello che ci dicevamo, non c'erano barriere, eravamo più che spontanei. Sentivamo solo il bisogno di parlarci, anche se parlavo soprattutto io. Adesso ci sentiamo di meno, ma il nostro rapporto è rimasto immutato. Abbiamo maturato una sorta di sesto senso e ci cerchiamo quando abbiamo bisogno l'uno dell'altra. Anche il legame tra Delia e Arianna era costruito su solide fondamenta, ed era basato su lealtà e franchezza. Erano in perfetta 13 sintonia con due princìpi fondamentali, a cui Arianna era fedele: dignità e rispetto di sé. Questo lo sapevo bene, e li ho sempre osannati, facendo di tutto per non lederli.
Il carattere di Delia era in armonia con quello di ognuna delle amiche della brigata. Credetemi, erano pappa e ciccia, sia quando organizzavano i viaggi, sia nella vita di tutti i giorni, soprattutto quando c'era da affrontare qualcosa di complesso o, ancor più, da risolvere un problema che coinvolgeva le persone care. Ricordo bene quando Delia, con la scusa di andare per tre giorni a Burano per un corso di aggiornamento commerciale, prese invece un volo per Milano e andò da Arianna. Voleva starle vicina in quel periodo in cui Paolo la faceva dannare con la sua dipendenza dall'eroina. Io non sapevo nulla della sua piccola fuga. Me lo raccontò Arianna qualche giorno dopo, quando ormai Delia era rientrata. Mi telefonò, cosa rara, non eravamo poi così amici come lo ero con Delia. Ma forse lo fece perché la cosa riguardava anche Delia e lei conosceva bene il rapporto di amicizia che ci legava. Lo sapevano tutti quelli della brigata, noi non facevamo nulla per nascondere la nostra innocente intesa. Anche Francesco, ovviamente, riconosceva quel legame, ma non era geloso. Sapeva come ero fatto, e soprattutto percepiva l'onestà dei miei intenti. A me Delia piaceva, e non poco. Qualche volta avrei voluto baciarla, ma non potevo. O meglio: non volevo e non dovevo. Avrei rovinato tutto. 14 Francesco era mio amico, ci conoscevamo da anni e non sarei mai stato in grado di dargli una pugnalata alle spalle come quella. E così, per anni, e sino a oggi, ho sempre mantenuto un rapporto amichevole con lei. Anche se per me è sempre stato qualcosa di più. Probabilmente un amore platonico.
Francesco aveva sempre desiderato fare un viaggio in Vietnam e così con Leonilde e Delia decidemmo di esaudire quel desiderio. Fu un'esperienza sui generis. Costruimmo insieme quel viaggio, come facevamo di solito. Una volta lì i momenti di riflessione, specialmente dinanzi a quegli ampi terrazzamenti di risaie dal verde scintillante, furono molteplici. Seduti dinanzi a quella meraviglia, accecati talvolta, da piccoli riflessi brillanti che si confondevano con i ciuffi verdi delle piante di riso, i nostri cuori spaziavano all'infinito.
Eugenio Alaio
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