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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Ivana Tomasetti
Titolo: Margherita la Bella
Genere Romanzo Storico
Lettori 10
Margherita la Bella
Donne e uomini dell'eresia dolciniana.

Anno 1280 Davide Tornielli.

Le ombre della notte rischiarano appena i vicoli lastricati, dove qualche rara finestra illumina il passaggio di un gatto. Ecco uno zoccolio lontano, un vociare di uomini, un clangore di spade pronte a trafiggere. Battono insistenti a un portone poco lontano e un uomo si affaccia. L'aria mite del viso non gli ha permesso di opporsi. Gli sgherri dei Guelfi entrano prepotenti dentro il cortile. Portano insegne rosse e oro sopra gli scudi e le gualdrappe delle cavalcature, li riconosco anche nella semioscurità. Guelfi maledetti, servi del vescovo Aimone di Challant , eletto solo in cerca del profitto! Sento le grida nella casa del prete Augusto.
«Dove si nasconde il vostro discepolo? L'amico dei Ghibellini, dei maledetti Tizzoni di Vercelli?»
«Non c'è nessuno, qui, Davide è tornato sui monti della Valsesia, dove è la sua casa, cercate pure se volete!»
Calpestio di cavalli sui ciottoli, ordini secchi dalle lingue taglienti. Le parole del prete restano nell'aria. Si odono tramestii, cocci che cadono, vetri che si infrangono. Stringo le mascelle.
«Non distruggetemi la casa! Sono solo un prete, non mi intendo di politica.»
«Voi ospitate dei nemici!»
«Vi sbagliate!» Il mio mentore sa controbattere con voce ferma. Mi disturba essere la causa di tanto sfregio verso colui con il quale ho un debito di riconoscenza. Avessi con me qualche amico, qualche spada! Non sono un uomo d'arme, ora me ne pento, non si può vivere senza usare la spada. A che è servita la lettera del vescovo che condannava gli eccessi dei canonici, dei cappellani, dei chierici, se le cose non cambiano? Se gli autori dei comportamenti di scandalo non hanno obbedito? La rabbia mi corre nel sangue mentre, impotente, resto nascosto dentro le ombre della sera, attendendo che la perquisizione finisca e augurandomi che non venga fatto del male al vecchio prete. Un ultimo grido.
«Lo troveremo.» Un colpo di spada dettato dal furore trancia di netto il supporto della campanella d'ingresso a uso dei pellegrini.
La mia pavidità attende che il silenzio ritorni, che gli zoccoli dei cavalli si disperdano tra le vie del borgo alla ricerca di altri nemici. Controllo la strada avanti e indietro. Una finestra si apre a lanciare il contenuto del pitale in strada, poi si richiude lasciando un rivolo in mezzo al quale scorrazzano ratti grossi che fanno fuggire i gatti. Attendo ancora che la luna si copra di nuvole, che la notte nasconda le maledizioni della giornata e busso di nuovo al portone. Immagino lo stupore del prete, la paura non vorrebbe aprire.
«Sono io padre! Aprite!»
«Chi? Non siete ancora contenti di quello che avete fatto?»
«Ma no, padre, sono io, Davide!» Non grido, i delatori possono avere occhi e orecchie nella notte. Il catenaccio si muove, il portone lascia lo spiraglio di una candela tremolante che si alza a verificare il volto.
«Sono io!» ripeto come avessi davanti un sordo.
«Davide! Cosa fate in giro di notte? Non lo sapete che i Guelfi vi cercano? Sono appena stati qui, mi hanno distrutto la casa!» Le parole escono a rotolo, ho paura che si soffochi.
«Calma, calma, li ho visti, sono riuscito a fuggire, sono rimasto nascosto nelle ombre dei portoni. Per fortuna non mi hanno visto.»
«Ma cosa è successo? Un allievo della scuola del magister Syon, si mette a fare la guerra?»
«Avete ragione, padre, io non sono un uomo d'arme, ma di questi tempi non si può neanche tacere, con tutti i soprusi che vengono fatti dai rappresentanti del clero, non tutti, ma ... Non sapete che due chierici Bondonnino e Valino, per burla, si sono rivestiti da menestrelli e sono andati a Biella, dove sta il vescovo, a bere e a cantare in tutte le taverne, hanno aggredito una donna, rubato le pecore di un uomo di chiesa?»
«Lo si sa questo, il vescovo li ha puniti.»
«È uno scandalo, non si può tollerare. Qualcuno si ribella, anche se è stato solo per scherzo.» Non voglio andare oltre per non impensierire il mio protettore. Le parole alle volte hanno l'aspetto di macigni. Ci guardiamo negli occhi.
«Restate qui, ormai non torneranno, domani metteremo in ordine e ...»
Non termina la frase che si sente un forte bussare.
«Ancora? Che nottata! Chi sarà?»
Mi nascondo nelle stanze interne, pronto a uscire dal retro del cortile. Sento la voce del prete Augusto che chiede, il cigolio del portone.
«Entrate!» Tendo l'orecchio, non si tratta di soldati, né di nemici, spingo l'occhio al di là della parete. Santo Cielo!
«Ma siete voi, magister Syon!» Corro verso di lui a baciargli il crocefisso.
«Sia lodato Gesù Cristo!» Ma nessuno dei due sembra badarmi, si scambiano occhiate senza dire parole. Allora sono io che domando.
«Come mai a quest'ora, magister?» Lui si rivolge ad Augusto, come fossi un bambino che non può capire i discorsi degli adulti; nell'aria viaggia una tensione mista a paura.
«Volevo che voi sapeste che oggi Davide si è fermato a parlare con i compagni, non si rende conto del pericolo, non si limita per nulla, dice quello che pensa. Deve imparare a tacere, i muri hanno orecchie, non si può criticare il clero, parlare di tasse e di decime, la politica deve restare fuori dall'aula o saremmo tutti perduti, Vercelli pullula di spie e gli esponenti guelfi non tollerano le critiche.»
«Voi non sapete! Soldati sono già stati qui a cercare Davide, per fortuna lui non c'era.»
«Mi sono fermato in biblioteca, un consiglio divino!»
«Davvero? Non immaginavo tanta prontezza. Devo guardarmi dai miei studenti! Vedo un po' di disordine. Sono stati i soldati?»
«Quando hanno capito che lui non c'era, credevo che mi ammazzassero, gli ho ricordato che sono un prete, faccio parte della Chiesa che loro difendono o così dicono.»
«Sono venuto per dirvi che la situazione esige una decisione, il mio studio di grammatica a Sant'Agnese non può difendere Davide. Vedo però che siamo in un pericolo più grave: se lo cercano significa che vogliono arrestarlo, non c'è tempo da perdere, Vercelli è diventata pericolosa, meglio andarsene!»
«Sono d'accordo» rincarò Augusto.
«Dovrò lasciarvi, padre?»
«Dobbiamo pensare alla vostra vita, i Guelfi farebbero di tutto per far tacere una voce.»
«Non avevo consapevolezza del peso delle mie parole, mi sembrava di non dire niente di male.»
«Da ora in poi, imparate a soppesare il significato di quello che dite, le conseguenze se altre orecchie sentissero.» Mi faccio il segno di croce, come a farmi proteggere.
«Beneditemi padre! Dove andrò, ora?»
«Raccogliete la vostra sacca e la vostra bibbia, partite stanotte stessa.»
Il magister Syon, con il pretesto che deve ritornare al convento San Paolo, si offre di accompagnarmi. Abbraccio il buon prete a cui mio padre mi aveva affidato.
«Non potrò mai scordarmi di voi.»
«Restate sulla retta via e io vi accompagnerò nel vostro cuore. Darò notizie alla vostra famiglia a Prato Sesia.» Mi riempie la bisaccia di pane e formaggio.
«Quando le lotte si saranno calmate, potrete tornare.»
Il magister ha fretta. «Andiamo, potrebbero ritornare.»
Lasciamo la strada tra le case, attenti a ogni scricchiolio sospetto, a ogni fruscio che possa diventare rumore di passi o di zoccoli.
«Qui vi devo lasciare; continuate finché sarete fuori dalla città.»
D'un tratto mi sento abbandonato.
«Ma voi dove andrete? Sarà sicuro per voi restare a Vercelli? Nel vostro studio vi sono delle spie.»
«Forse non avete tutti i torti. Non dovrei prendere decisioni affrettate, ma è sempre meglio che trovarsi nelle segrete di Vercelli.» Resta meditabondo per qualche minuto, ormai la notte scema nel chiarore dell'aurora. «Aspettatemi alla porta della città, nascondetevi nella campagna e mostratevi quando mi vedrete arrivare.»
«Vi aspetterò, magister!» Lo saluto con un cenno della mano e un mezzo sorriso. Non so nulla, sono nelle sue mani. Non mi sono chiesto neppure che cosa avesse in mente. Mentre a passo veloce mi dirigo verso la porta est, la tensione non mi fa scordare di osservare con sguardo acuto chi incontro, tenendo gli occhi bassi sotto il cappuccio che mi copre il viso. Non ci sono tanti passanti intorno all'ora della quarta vigilia, ma so che ne basta uno per far cadere il mio castello di carte e inoltre ora siamo in due, non vorrei mettere nei guai anche il magister.
Nessuno mi controlla, sotto la grande arcata le sentinelle sono ancora sedute a tenere per le mani il sonno che pesa sulle ciglia nel dovere del risveglio. Nessuno sulla via, me ne vado senza timore. Fuori, individuo un boschetto, un luogo utile per nascondersi e sorvegliare il passaggio. Tra le foglie mi siedo con la schiena appoggiata a un tronco di quercia grosso e possente, gli occhi fissi al punto di uscita della città. Il chiarore che si annuncia dentro un cielo senza colore mi grava sulle palpebre, diventano pesanti e si chiudono. Un sonno leggero mi pervade e mi dico “non devo addormentarmi” mentre perdo la cognizione dell'esistenza.
Mi risveglio di soprassalto mentre voci lontane gridano. Che sta succedendo alla porta? Le sentinelle hanno fermato un uomo che cavalca un cavallo e ne tiene un altro per le briglie. Sento che gli chiedono.
«Dove andate di buon mattino? Di chi sono questi cavalli?»
Ivana Tomasetti
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