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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Dominic Brave
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Londra, 1717.
L'inverno londinese era spietato, un assedio costante di freddo e umidità che s'insinuava tra i vicoli e sotto le porte. Il cielo sembrava perennemente oscurato da una coltre di nubi nere, mentre il vento trasportava l'odore pungente di carbone bruciato e fango. Nel cuore di questo paesaggio desolante, in un angolo remoto della città, viveva Dominic Brave, un giovane di diciassette anni. I suoi capelli e i suoi occhi erano neri come la pece, e il suo fisico, robusto e vigoroso, era il risultato di anni di lavoro manuale nel laboratorio di famiglia. C'era una cosa di cui Dominic non si separava mai: il suo cappello nero, ormai logoro ma carico di significato. Per lui non era solo un copricapo, ma un simbolo di speranza. Era convinto che un giorno quel cappello gli avrebbe portato la fortuna necessaria per trasformare i suoi sogni in realtà. Dominic lavorava con suo padre, Arthur, un calzolaio di grande abilità ma dalla salute fragile. Il loro piccolo negozio serviva i cittadini meno abbienti, gente comune che non poteva permettersi i lussi dei quartieri ricchi. Nonostante ciò, Dominic ambiva a qualcosa di più grande. La sua vita, scandita dal martellare incessante e dal forte odore di cuoio, gli stava stretta. Sognava mari lontani, terre sconosciute, e una libertà che sembrava fuori portata. Una mattina particolarmente cupa e piovosa, la routine del negozio fu bruscamente interrotta. La porta si spalancò, lasciando entrare un uomo dall'aspetto distinto ma dal portamento arrogante. Vestito con un mantello pregiato e scarpe infangate, emanava un'aura di superiorità che fece rabbrividire Dominic.
«Ho bisogno di un paio di scarpe nuove. Subito!», ordinò con un tono che non ammetteva repliche. Dominic, con un'espressione di pazienza forzata, rispose educatamente: «Mi dispiace, signore, ma non è possibile confezionare delle scarpe al momento. Per un lavoro ben fatto occorre tempo.» L'uomo non tollerava il rifiuto. «Tempo? Io non aspetto! Questa bottega è una misera baracca, ed è già tanto che io abbia deciso di entrarci!» esclamò, con uno sguardo sprezzante verso Arthur, che cercava di non mostrare il suo disagio. Arthur si affrettò a scusarsi. «Mi perdoni, signore. Faremo tutto il possibile per servirla.» Dominic rimase in silenzio, ma le mani gli tremavano per la rabbia. Ogni fibra del suo essere lo spingeva a rispondere a quell'arroganza, ma sapeva che la famiglia non poteva permettersi di perdere un cliente, per quanto odioso. Arthur e Dominic si misero al lavoro, confezionando un paio di scarpe nel tempo record di poche ore. Quando le scarpe furono pronte, però, l'uomo le osservò con disgusto. «Sono un insulto al buon gusto! Non avete ascoltato le mie richieste!» gridò, scagliando le scarpe contro Arthur. Dominic non riuscì più a trattenersi. La rabbia, a lungo repressa, esplose in un'onda irrefrenabile. Afferrò l'uomo per il colletto e, con una voce che tremava d'indignazione, gli urlò in faccia: «I suoi soldi non comprano la nostra dignità!» Lo scaraventò fuori dalla bottega sotto la pioggia battente, gettandogli dietro le scarpe e l'ombrello. «Non osi mai più mettere piede qui!» L'uomo se ne andò, bagnato e umiliato, ma il prezzo di quel gesto fu altissimo. Nei giorni seguenti, il negozio rimase desolatamente vuoto. I clienti avevano paura di attirare l'ira di un uomo tanto potente, e la famiglia Brave si trovò sull'orlo della rovina.
Tormentato dal senso di colpa, Dominic prese una decisione dolorosa. La notte prima di partire, scrisse una lettera al padre, lasciandola accanto al martello da calzolaio. Poi prese i suoi pochi averi, compreso il fedele cappello nero, e s'incamminò verso l'ignoto. I primi giorni di viaggio furono un'odissea. La fame e il freddo gli tolsero ogni forza ma Dominic continuò a camminare, animato da una determinazione incrollabile. Una sera, mentre vagava su una strada avvolta nella nebbia, udì il rumore di un carretto. Cercò disperatamente di attirare l'attenzione del conducente, ma il veicolo non rallentò. Nel tentativo di farsi da parte, scivolò e batté la testa, perdendo conoscenza. Quando riaprì gli occhi, si trovava in un letto estraneo, avvolto in coperte calde. Una donna dai capelli biondi e dagli occhi verdi lo osservava con un misto di preoccupazione e dolcezza. Era Charlotte, moglie di James Smith, l'uomo che l'aveva investito accidentalmente. Charlotte lo aveva curato con grande attenzione, spinta da un dolore che le bruciava nel cuore: anni prima, aveva perso il suo unico figlio, Pitt, in un tragico incidente. Per lei, Dominic rappresentava una seconda possibilità. Nei giorni che seguirono, mentre il suo corpo si riprendeva e la mente si alleggeriva, Dominic scoprì in quella dimora un calore che sembrava essersi dissolto nel passato, un tepore che lo avvolgeva come un abbraccio dimenticato. Un pomeriggio, agitato dalla convinzione di aver smarrito il suo cappello, si mise a cercarlo con un'ansia quasi febbrile, come se quel semplice oggetto fosse la chiave di un equilibrio fragile. Charlotte lo osservava divertita, i suoi occhi brillanti di una dolcezza che disarmava. Infine, con un sorriso appena accennato, si avvicinò e gli porse il cappello, immacolato, come nuovo. «L'ho lavato» spiegò con voce morbida, quasi un sussurro. «Era sporco di sangue.»
Le sue parole, così semplici eppure così colme di cura, gli sciolsero un nodo nel petto. Dominic restò in silenzio per un istante, commosso da quell'attenzione delicata, consapevole che dietro a quel gesto c'era una gentilezza che non aveva mai osato chiedere. Con il cappello tra le mani, Dominic provò un'ondata di gratitudine verso quella donna. Mentre lei ballava per la stanza, riempiendola di una gioia infantile, Dominic si rese conto che, nonostante le difficoltà, la vita gli stava offrendo una nuova occasione per ricominciare.
Mentre la signora Smith danzava con entusiasmo, la figlioletta, sentendo il frastuono, uscì dalla sua cameretta. I suoi occhi s'incrociarono con quelli di Dominic, e rimase come impietrito. Entrambi, sorpresi, sembravano statue, immobili. Dominic, ancora un po' stordito, ebbe l'impressione di assistere a una visione; non aveva mai visto nulla di così bello. I suoi capelli dorati splendevano come i campi di grano baciati dal sole, morbidi come seta; gli occhi verdi, le labbra rosse come ciliegie, e la pelle bianca e vellutata come una pesca. Era un capolavoro della natura e, a soli sedici anni, un'apparizione che gli tolse il fiato. Il cuore di Dominic batteva all'impazzata, accelerato dal solo vedergliela. Nella sua mente, i due danzavano insieme in un prato fiorito, circondati da animali curiosi che si avvicinavano. Ma il signor Smith, accortosi del loro sguardo, schioccò le dita, interrompendo la magia. Purtroppo, la realtà li travolse, ma per Dominic non era un problema, perché in quel momento la bellezza di Katia era così celestiale che nulla avrebbe potuto competere con la sua visione. Katia, arrossendo, si avvicinò al tavolo e si sedette, Dominic la seguì, incapace di distogliere lo sguardo. Era innamorato, eppure non riusciva a trovare il coraggio di dichiararlo al mondo, timoroso dell'opinione del signor Smith. Finalmente, decise di fare il primo passo: «Come ti chiami?» chiese, la voce tremante. Lei, imbarazzata, abbassò lo sguardo, le sue guance che si tingeva di rosso come un pomodoro. Dominic ripeté la domanda e, con voce dolce, lei rispose: «Mi chiamo Katia, e tu?» La sua voce suonava angelica, riempiendo Dominic di gioia. «Si chiama Dominic!» intervenne la madre, ancora euforica per la danza, e si rimise a ballare. Dopo la colazione, il signor
Smith andò a lavoro, mentre la signora Smith si dedicava alle faccende domestiche. I due ragazzi andarono in campagna, dove iniziarono a chiacchierare. Katia, timida, non era mai stata sola con un ragazzo, mentre Dominic, più disinvolto, cercava di non fare errori. Parlarono per ore, e sembrava che si conoscessero da una vita. Non volevano separarsi, ma il giovane sapeva che doveva partire presto per aiutare suo padre, un impegno che lo costringeva a lasciare quel piccolo borgo. Con il passare dei giorni, Dominic si riprendeva sempre di più. Ogni pomeriggio, il signor Smith gli insegnava a difendersi con la spada, consapevole che il viaggio che lo attendeva sarebbe stato arduo. Il giorno dell'addio si avvicinava, e Dominic non riusciva a decidere se fosse felice di riprendere il viaggio o triste per dover lasciare Katia. Alla fine, si risolse, anche se con grande dolore. Doveva partire, ma prima di farlo doveva confessarle il suo amore. Doveva sapere se lei provava lo stesso. Se sì, avrebbe chiesto di aspettarlo, ma temeva di perderla. Il giorno dopo, s'incontrarono in campagna, lontani da occhi indiscreti. Là, Dominic le dichiarò i suoi sentimenti, e Katia, senza esitare, lo baciò. «Ti aspetterò, amore mio. Non ti dimenticherò mai!» disse, con la voce che tremava di emozione. Dominic, sopraffatto dalla felicità, le regalò il suo cappello preferito, come pegno del suo amore, promettendole che sarebbe tornato presto. Poi, si voltò per partire, ma Katia gli afferrò il braccio e gli diede i pochi soldi che sua madre le aveva dato per comprare un vestito. Dominic non voleva prenderli, ma lei insistette, fino a che non si rassegnò e li prese. Salutando la sua amata, Dominic s'incamminò, il cuore pesante. Nonostante le promesse e le speranze, il suo viaggio era pieno d'incertezze. La strada sembrava interminabile, il freddo più pungente che mai, ma lui non sentiva nulla, preso com'era dai suoi pensieri. |
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