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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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La Libellula al Guinzaglio
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Capitolo 1-1. “Acida” - Prozac +- 1998 Devono restare alcuni sogni d'infanzia nascosti sotto il mio cuscino. Cercherò di non schiacciarli con la mia testa pesante di preoccupazioni da adulto... (Mathias Malzieu) « Ciao, piacere di conoscerti! Davvero interessanti le tue pubblicazioni». Così era cominciata la nostra storia. Un primo gennaio, quasi a voler simboleggiare un nuovo inizio, una nuova stagione. Dopo mesi in profonda apnea, con il cuore sommerso dalla tristezza, quel messaggio, via Facebook, arrivava al momento giusto, quando oramai solo la mia mano usciva dallo stagno fangoso in cui, in tre mesi prima, era sprofondata la mia vita. Un sogno che non era rimasto schiacciato dal peso della mia testa sotto al cuscino. Un po' come uno spermatozoide sopravvissuto. E lei, simile ad una libellula che svolazza sopra gli stagni in cerca di cibo, me l'aveva afferrata, sicuramente senza sapere di avermi salvato la vita, credendo che quella mano schifosa fosse un grosso putrido rospo da divorare. Le realtà era, che alla fine, stesse già veramente cominciando a divorarmi, piano piano, frase dopo frase, complimento su complimento. E a una libellula del genere non puoi veramente resistere. Ero una sorpresa inscatolata e lasciata nel sottoscala che finalmente qualcuno aveva deciso di aprire, di liberare. Quel primo gennaio di quell'anno pari, tutto il passato, che con le sue durissime ragnatele mi aveva bloccato, era stato lavato e un nuovo futuro stava cominciando. Una nuova nascita, una nuova vita sconosciuta, stava per germogliare e voleva rapidamente imparare a camminare ancora più velocemente. Sapevo che sarei caduto, che avrei sbagliato, avrei pianto ancora, molto; ma avevo voglia di cominciare a sorridere, a sforzarmi di sorridere; il sorriso come una medicina amara, ma indispensabile per guarire. Avevo voglia di un'overdose d'amore, morire d'amore, riempirmi di dolci sentimenti fino ad annegarmici dentro. «Nuotare nell'amore non deve essere poi così difficile. Basta respirare e lasciare parlare il cuore, che possa urlare, sfogarsi e fare di testa sua senza ascoltare la regione, la morale, il giudizio degli altri». Questo mi ripetevo come un ritornello di un tormentone d'estate. Da quel giorno solo il mio giudizio mi interessava. Sognavo di andare al colloquio con i professori del mio cuore e che mi dicessero, che era indisciplinato e che se avesse continuato così, non avrebbe concluso mai niente nella vita, che sarebbe stato bocciato e sarebbe diventato solo un buono a nulla. E non otterrà mai il diploma della vita. Il riconoscimento degli altri nella vita. «Ma almeno, avrà vibrato, ci avrà provato e creduto. Quel sogno d'amore avrà cercato di disegnarlo al meglio, pieno di tanti colori, convinto di creare nuove tonalità mai esistite prima». Replicherò io con fierezza ai professori. Con la mia solitudine in tasca avevo deciso di partecipare a gruppi musicali su Facebook. Per convincermi di non essere pazzo e trovare una nota sonora amica. Facebook questo mondo quasi perfetto in cui si può essere ciò che si vuole. Ciò che si è sognato di essere. Far vedere agli altri la nostra parte migliore e sotterrare tutto quello che non ci piace. Almeno il tempo di una discussione. Facebook permette di essere bugiardi senza essere smascherati. Un palcoscenico dove niente è praticamente vero. Pura fantascienza. Si può barare su tutto: età, difetti fisici, carattere di merda. E soprattutto si possono dire cose che, davanti alla persona con cui si discute, non si oserebbero mai dire senza arrossire ...soprattutto ti amo. Ma su Facebook, come su tutti i socials virtuali, le emozioni rimangono prigioniere nelle righe. Così dopo quel suo messaggio breve, ma che mi aveva riempito il cuore di lucciole luccicanti come lucciole luccicanti felici, mi ero affrettato ad andare a visualizzare il suo profilo, restandone affascinato, post dopo post, foto dopo foto, commento dopo commento, brano musicale dopo brano musicale. Ma ovviamente era l'immagine che lei voleva presentare e allo stesso tempo l'immagine che a me stava benissimo di vedere, almeno in quel momento. Perfetta, senza difetti. E se ce ne fossero stati io non li avrei visti assolutamente, abbagliato dalla sua presenza. E credo che non volessi nemmeno vederli. Le possibili barriere che sembravano innalzarsi davanti a me, distanza, differenza di età, linguaggio sentimentale diverso, per me in quel momento erano invisibili. Un mondo in cui sognare. E se non avessi dormito, l'avrei sognata ad occhi aperti. Un mondo in cui illudersi. E tu in uno dei primissimi video suonavi “Acida” dei Prozac+, che adoravo, e lo facevi benissimo. Adoravo vederti cantare, con tutta la tua espressività. Il saper parlare con lo sguardo è sempre stata una tua particolarità. E sapevi farlo in maniera spettacolare. Ascoltarti cantare era come stare in un cinema di campagna, ti faceva sentire bene, ti sembrava di sentire il profumo dell'erba appena tagliata. I grilli rigorosamente allineati sembravano seguirti nella tua melodia. C'era un aroma di primavera nella tua voce, anche se eravamo in gennaio. Quelle mani splendide grattavano quelle corde come se accarezzassero una belva inferocita. La tua bocca, le tue mani, i tuoi occhi, le tue dita muscolose. Era come se fossi li, spettatore privilegiato di questo concerto acustico. Reminiscenze adolescenziali spiegavi tu. Ma onestamente per me non avevi età: eri perfetta, e mi sarei volentieri, come un Barbapapà, trasformato in chitarra a farmi accarezzare dalle tue dita, palpeggiare dai tuoi polpastrelli. Solo più tardi avrei scoperto la tua reale età. La libellula al guinzaglio Capitolo 1-4 “I Wanna Be Your Boyfriend” -Ramones- 1976 Io ti chiesi perché i tuoi occhi Si soffermano nei miei come una casta stella del cielo in un oscuro flutto. Mi hai guardato a lungo, come si saggia un bimbo con lo sguardo (Hermann Hesse) Si, ricordo la prima foto vista sul suo profilo. Dicembre 2022. Uno sguardo perso nel vuoto, come una bambina che cerca risposte. L'innocenza che si materializza. Una sigaretta nella mano, di quelle fai da te...sembrava uno spinello. Era stesa su un letto o per terra, lo sguardo, ripeto, perso nel vuoto, alla ricerca di non so che cosa: felicità, tristezza romantica, ispirazione? A fianco un quaderno per disegnarci qualcosa. C'era uno schizzo rappresentante quattro donne, in posizioni differenti, nude, ma mai volgari, ogni donna un colore diverso. Come dei fumetti sensuali. A fianco del quaderno una scatola di matite colorate. Le prime volte non avevo nemmeno fatto attenzione a questi dettagli. Tutto era concentrato sul suo sguardo. Aveva sopra l'orecchio una sorta di tirabaci. Mia nonna me ne aveva spesso parlato, era un dettaglio tipico delle acconciature degli anni 30, una sorta di ricciolo che ricadeva sulla fronte o sulla guancia, a forma di punto interrogativo. Ah, se gliene avessi dati dei baci...anche senza tirabaci. Era veramente piacevole guardare quella foto. E non avevo nemmeno visto subito che aveva un piercing, proprio tra il naso e il labbro superiore, messo lì come un faro a far brillare e a far splendere tutto ciò che guardava. A illuminare tutto quell'orizzonte di bellezza. Come un tramonto infinito. Ah, dimenticavo, aveva degli occhi disegnati con dell'eyeliner, che sembravano un po', come il "rideau" di un palcoscenico, che decorano la scena per renderla più attraente. « Signore e Signori », avrebbe annunciato uno speaker fantasma, «ecco a voi uno spettacolo inaudito di bellezza, mai visto prima ». L'effetto era semplicemente gradevole. Ma i suoi occhi erano talmente deliziosi, che nessun trucco era necessario per mostrarli al mondo intero. Nei suoi occhi un pittore folle avrebbe potuto trovare l'ispirazione per creare un nuovo colore. Il suo sguardo era la sua vera forza. Così tanto che penso che più in là, meriti un capitolo a parte. I video che avevo ricevuto quelle sere di gennaio, però erano come se dessero voce e colore a un film muto e in bianco e nero di Buster Keaton. Il rischio era che la magia creatasi fino a quel giorno si perdesse d'incanto. E invece, vederla parlare, le dava una grazia in più, come se una libellula, invece di correre al vostro fianco, decidesse di lasciarsi addomesticare e fermarsi a guardarvi. Pura magia. Io mi preparavo a visionare quei video come lo si fa quando si ha voglia di una serata cinema davanti alla tivù e si organizza tutto nelle migliori condizioni: accomodando il cuscino per addormentarmici sopra sulla sua voce, mettendo una piccolissima luce d'ambiente per nascondere i miei sentimenti e a volte verificando di essere presentabile, come se potesse magicamente vedermi. Ma soprattutto preparavo il mio cuore a emozionarsi, lo allenavo affinché potesse sopportare tutta quella bellezza in un solo colpo. La libellula al guinzaglio Capitolo 2-2 ”I Love You” – Dionysos- 2002 Non aspettare il momento Perfetto Prendi il momento e rendilo tu perfetto. (Ezio Bosso) «Pedalando in mezzo ai campi Una libellula mi ha affiancato. Elegante, colorata da un blu travestito di verde, rapida nei movimenti, furba nelle sue curve, sembra parlarmi, urlarmi di seguirla, di inginocchiarmi davanti a lei. Vorrei essere suo, appartenerle, accarezzarla, amarla e scoparla se fosse possibile. Ma nel momento in cui ti fermi, Per ammirarla da vicino, per fissarla negli occhi, per dirle che nel suo volo sexy ha preso il tuo cuore al guinzaglio, lei riparte leggiadra e maliziosa, nel mondo nascosto ed esclusivo delle favole dei campi, pronta a far innamorare e illudere altri passanti... Sempre elegante e affascinante nel suo movimento Tu Luna, sei una libellula, non solo sul tuo corpo ». Su una foto del tuo vecchio profilo, mentre stavi seduta in posizione zen, con le gambe incrociate, sulla parte posteriore della muscolosa coscia sinistra, si poteva ammirare uno splendido tatuaggio di libellula, in bianco e nero. «Tu sei quella libellula, che ogni volta spero di accompagnare nel suo volo. Ma ogni volta non è stessa la libellula. Come te, non so mai con quale Luna sto parlando, di quale libellula mi sto innamorando». Così le scrivevo poeticamente. Praticamente avevo voglia di parlarle sempre, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Il mio cuore scriveva più forte del suo stesso battito. Era lui il vero poeta; a me bastava chiudere gli occhi, svuotare la testa e ascoltarlo parlare il linguaggio dell'amore. Volevo che sapesse tutto di me; la inondavo di messaggi che puzzavano di me e che molto probabilmente non le lasciavano nemmeno il tempo di respirare, riflettere e rispondermi. Ero convinto di esserci solo io nel suo mondo Facebook. Me lo ripeteva spesso che ero logorroico e che sovente i miei messaggi erano talmente lunghi da scoraggiarla nella loro lettura. Io le ripetevo che non ero come gli altri, ero veramente diverso, volevo andare oltre le sue magnifiche apparenze estetiche. Volevo entrare in lei, conoscerla a fondo, forse non sapendo cosa mi aspettasse. Avevo l'impressione di camminare in un sentiero piacevole e accogliente: il dépliant dei posti che avevo visto era veramente motivante. «Così sono presentati i magnifici luoghi di vacanza, non è vero? » Poi spesso, scopri presto che la realtà è un'altra, che ti sei fatto fregare, anche se non saprei dire se avessi l'impressione di farmi prendere in giro da Luna. In quel periodo c'era veramente solo lei nei miei pensieri. Era seduta comodamente nel salotto della mia mente a osservare da dentro lo spettacolo divertente di me innamorato di lei. Rideva, fumandosi una sigaretta e utilizzando il vuoto di me che c'era nel mio cervello per farci cadere dentro la cenere appoggiando i suoi piedi sulla leggerezza cieca del mio cuore; ammirava lo spettacolo chiedendosi fino a dove sarei arrivato. E in quella posizione privilegiata tirava i fili a suo piacimento facendomi reagire a seconda dei suoi capricci. Un giorno, ma non ricordo nemmeno quando, mi avevi detto che eri stufa dei miei messaggi insistenti, che non avevi più voglia neanche di leggermi. Ed è vero che a un certo momento, i miei messaggi non diventavano più blu, rimanevano li stesi e depressi nel loro vestitino grigio pallido, quasi volessero partecipare a un funerale allegro. E non so ancora adesso decidere se facesse più male vedere che i miei messaggi non erano visualizzati, o invece vedere quel piccolo simbolo diventare blu ma muto allo stesso tempo. Sempre dolore era. |
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