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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Tutte le piaghe d'Egitto
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“Milady, stenterà a credere ai suoi occhi. La porterò in un luogo dove il sole non viene mai offuscato dalle nubi, dove le acque sono così limpide e cristalline da riuscire a vedere i pesci nuotare sul fondo, dove cordialità e socievolezza sono le parole chiave per accedere al regno.” “Oh Milord, ma lei mi vuole indurre in tentazione allora. Vuole farmi divenire una giramondo per il resto dei miei giorni. Intende rapirmi per portarmi in uno di quei luoghi magici, baciati dal sole. Lontani dal grigiore inglese, solo io e lei. Riconosco nella sua persona le qualità di un autentico affabulatore, Milord!” “Questo e altro per conquistare la principessa del regno! Sono pronto a sfidare la sorte soltanto per rientrare nelle sue grazie.” “Noah, scherzi a parte, non credi che sia meglio prendere delle precauzioni? Ultimamente ci stiamo lasciando veramente tanto andare alle effusioni, ci stiamo dando davvero dentro!” “Suvvia, Milady, che linguaggio poco consono a una discendente al trono! Io lo definirei amor cortese, perché lo sai che io ti amo davvero Amelia, no?” Amelia, ripensa alle frasi smielate che le diceva suo marito Noah, quando erano poco più che ventenni e si divertivano a prendersi in giro, recitando le parti del cavaliere infatuato e della sua promessa sposa di nobili origini. Le ha registrate nei meandri della sua mente, quelle parole. Le ha conservate come il regalo più prezioso chele avesse mai fatto. Gli occhi lucidi e lo sguardo spettrale, morto, eternamente fissato nel nulla cosmico, mentre sta seduta su una delle sedie del tavolo da pranzo, con la tazza di thè fumante davanti, e in mano il volantino con lo strano invito lasciato dal ragazzo misterioso, che aveva fatto il possibile per nasconderle la sua identità. Ora quel volantino lo rigira tra le mani, in modo nervoso. Noah non c'è più. Non sarà mai più al suo fianco per consigliarla. Adesso è sola, con la mente oberata da quel terribile marasma, le spetta il fastidioso compito di decidere se ignorare o indagare, scavare più in profondità. Il volantino dice che hanno bisogno di lei - ma cosa vogliono esattamente da lei? - e riporta la sigla di quel movimento rivoluzionario, che vuole gli stranieri fuori dalle palle a tutti i costi. Ad Amelia gli stranieri non avevano mai dato fastidio più di tanto, a casa sua s'intende.Tutto era cambiato da quando avevano deciso di fare quel malaugurato viaggio, in cui lei, suo marito Noah e sua figlia Lily erano gli stranieri. Quello che sua figlia Lily non era affatto convinta di voler affrontare, e glielo aveva detto chiaro e tondo. In quel viaggio, quelli che non erano stranieri, quelli che dovevano essere i campioni di socievolezza e cordialità, avevano brutalizzato lei e la sua famiglia: li avevano derubati, li avevano avvelenati e alla fine si erano presi suo marito e sua figlia. Se li erano presi per sempre, non li avrebbe rivisti mai più. Per colpa loro, adesso era rimasta sola. Sola con il suo dolore eterno e la sua angoscia nera, intramontabile.
Amelia aveva perso Noah e Lily in meno di due settimane. Era ritornata da quel viaggio in Sicilia, quel viaggio che avevano tanto desiderato, senza portare con sé nessun bel ricordo. L'unico macabro souvenir che era stata costretta a portarsi dietro erano le salme di suo marito e sua figlia. O meglio, quello che restava del gracile corpo di Lily, dopo il tragico incidente che aveva messo fine in un lampo alla sua breve e giovane vita. La donna, in preda all'impeto della disperazione, si tira su dalla sedia e si avvia verso la stanza che un tempo era stata di Lily, colta da delle fitte lancinanti alla testa e al cuore. Sua figlia e suo marito le mancano al punto da sentire come delle coltellate al petto, ogni notte, quando con molti sforzi cerca di prendere sonno, e a ogni maledetto risveglio, quando, cessati gli incubi notturni, si riscopre sola e inizia il vero incubo, reale, quo- tidiano. Questa mattina Amelia si è svegliata prima del solito, martellata dalle domande che, la notte precedente, avevano conteso le ore che avrebbero dovuto essere dedicate al sonno, e adesso si ritrova a fissare la stanza di Lily, che è rimasta nelle stesse identiche condizioni in cui la figlia l'aveva lasciata prima di partire. Il regno di sua figlia, un quadrato di tre metri per tre che, a distanza di due anni dai tragici eventi, sembra essere stato congelato nel tempo. Il poster dell'album di debutto in major dei Nirvana, Nevermind, con il bambino che insegue la banconota all'interno della piscina; i libri di testo; le collezioni di manga; i funkopop sulla mensola al di sopra del letto. Il letto di Lily ancora sfatto, che Amelia ha sigillato con chilometri di cellophane, nel disperato tentativo di preservarne 'il profumo, la più piccola traccia genetica, che avrebbe mantenuto la connessione tra sua figlia e la vita terrena. Le pare quasi di vederla la piccola Lily mentre, sorridendo allo specchio, si trucca sotto la luce dei led della sua cameretta e si sistema il ciuffo, compiendo quel gesto strambo che Amelia le ha visto ripetere mille volte. Lily adesso non fissa più lo specchio; lo sguardo ora è rivolto verso di lei, il sorriso è svanito dal suo viso, il nero pece della tinta per capelli usato dalla ragazza gronda liquefatto, scivolando sui lunghi ciuffi, lasciando intravedere le chiazze del biondo naturale, formando una grottesca sagoma maculata. Le gocce di colore esplodono al contatto con il pavimento lindo della stanzetta, sporcandolo, in un susseguirsi di echi che si ripete periodicamente. Ora gli occhi di Lily sembrano di cera e la sua espressione è una via di mezzo tra la pietà e la delusione. Un suono bitonale, sincopato, emesso prima una, poi due volte, tirando fuori temporaneamente Amelia dalla spirale depressiva che pian piano corrode la sua mente, e la spinge sempre più addentro alle crisi allucinatorie, al delirio psicotico. La donna si spinge verso la porta d'ingresso, con passo incerto, da ubriaco, e quando il campanello suona per la terza volta, apre la porta d'ingresso. “Buongiorno Amelia, mi fai entrare? È giovedì, mi avevi chiesto di passare, ricordi? Oggi non hai lezione, giusto? È da un po' che non scambiamo due chiacchiere” “Oh, ... scusami, Lisa. Ero sovrappensiero e non ho sentito il campanello. Certo cara, accomodati pure. Metto subito la teiera sul fuoco.” Lisa Dormer è una donna sulla sessantina, dalla tinta bionda innaturale e l'aspetto tarchiato, il viso pienotto con delle rosee guance rotonde, messe in risalto da delle deliziose fossette. È un'amica di vecchia data di Amelia Sallow, si conoscono fin dai tempi del liceo. Lei e il collega di storia di Amelia, il prof. Simon Robertson, sono le uniche due persone che le sono state davvero vicine, nei due interminabili anni successivi al grave lutto subito. Sia Lisa che Simon hanno fatto il possibile perché Amelia mante- nesse un contatto con la realtà e hanno cercato di offrirle delle alternative allo stato di isolamento nel quale la donna si è auto relegata, quasi come a infliggersi una punizione, una lunga pena da scontare. Il sospetto di entrambi, però, è che si tratti di una pena che non finirà mai. “Amelia, come stai? Mi sembri sconvolta. Hai dormito stanotte? “chiede la donna, avanzando con la fronte corrugata e lo sguardo di chi è sinceramente preoccupato. “Sonno vero e proprio, poco. Molti risvegli. Sto provando con i sonniferi che mi ha prescritto il dottor Wallace, ma non sembrano funzionare un granché.” “Senti Amelia, perché non vieni a stare da me, per un po'? Aiuterebbe entrambe. Lo sai, sono una donna sola, non ho vincoli. Ti puoi prendere tutto il tempo che ti serve”, incalza la donna. “Grazie di cuore Lisa, sarebbe bello. Ma non mi sento ancora pronta. Questo tetto lo abbiamo condiviso per decenni, è l'unica cosa che mi tiene ancora legata a Lily e Noah. Non posso lasciarli.” Amelia, nonostante gli sforzi di Lisa, rimane rigida sulla sua posizione “È a questo che mi riferisco, Amelia. Penso che ti farebbe bene allontanarti per un po' da qui, ti aiuterebbe a elaborare il...” La donna tentenna, preferendo non concludere la frase per evitare di sottolineare la sua condizione emotiva. Amelia abbassa la testa, evitando lo sguardo penetrante dell'amica, e non proferisce parola. “Ho capito. Senti, venerdì io e le ragazze andiamo a tentare la fortuna al bingo e poi a farci un bicchierino al Joyce, perché non ci raggiungi?” “Oh, mi piacerebbe Lisa. Ma venerdì non posso. Ho un appuntamento.” La donna strabuzza gli occhi, incredula, e arrossisce. “Un appuntamento? Oh bene, allora non insisto. Sarà per la prossima volta.” “Ma certo cara! La prossima volta non mancherò di certo. Ma questo venerdì, sono stata invitata. È un appuntamento al buio e non posso mancare”, conclude Amelia, con uno sguardo serio, determinato, che destabilizza in maniera definitiva l'amica. |
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