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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Obsession
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Chiamava destino ciò che in realtà era solo il momento in cui smetteva di avere il controllo. Solomon Vaxley, non aveva mai avuto bisogno di giustificare le proprie azioni. Era l'ombra che non cercavi, ma che finiva sempre per sfiorarti la pelle quando meno te lo aspettavi, il tipo d'uomo che non parlava mai per primo ma che finiva sempre per avere l'ultima parola. Un tempo sicario, ora “impiegato” nel settore Marketing per un'azienda impegnata nella progettazione e costruzione di robot e droni situata a Tokio, nel quartiere di Akihabara. Una copertura, certo ma anche una tragica ironia: vendere sogni con la stessa precisione con cui un tempo toglieva il respiro. Aveva trascorso anni saltando da un'azienda all'altra, eliminando chi faceva troppe domande, chi sapeva troppo o chi semplicemente era diventato un ostacolo. Era bravo, forse anche troppo. Ma questa vita era diventata stancante perfino lui, nessun luogo da chiamare casa e nessun volto da ricordare. Fino a lei. Medea Hirano. L'azienda per cui lavorava Solomon era la stessa di Medea, la Robotto International, era riuscito a farsi assumere solo per stare vicino a lei, allo stesso piano, stessa aria. Ufficialmente un manager brillante, con ottime doti persuasive, ufficiosamente era ancora un sicario nel tempo libero. Ma stavolta era stato assunto proprio per queste abilità, la competizione nella robotica era alta e serviva qualcuno che nell'orario al di fuori dell'ufficio sapesse gestire anche decisioni più difficili. Fortunatamente per la Robotto, avevano scelto il sicario migliore sul mercato. A Solomon andava bene questa scelta, non solo per il doppio stipendio, ma anche per il fatto che poteva stare più tempo vicino Medea. Lei era l'unica luce che sapesse accecare con la violenza del sole a mezzogiorno e riempirti di calore senza farti bruciare. In un mondo pieno di lupi travestiti da uomini, lei aveva imparato a domarli senza abbassarsi al loro subdolo livello. Ingegnere meccanico con esperienza in robotica ed intelligenza artificiale, aveva anche esperienza nel marketing giusto per non farsi mancare nulla, il tutto la rendeva una combo perfetta per qualsiasi cosa volesse fare e in effetti era proprio brava in tutto ciò che facesse. Era tutto lavoro sudato, ogni passo fatto per salire, ogni parola misurata al millimetro, ogni ferita nascosta sotto camicie perfette. Si era fatta spazio tra gli Old, quelli che si passavano il potere come si passavano un cognome. E adesso... il potere l'aveva lei. Il cielo poteva anche essere pieno di stelle, ma era lei l'unica Luna. Solomon era piombato nella sua vita con la stessa velocità e precisione che serve per tagliare il salmone ad un ristorante di sushi, un colpo che non senti subito ma che ti fa sanguinare di continuo. La prima volta che si videro fu per caso in un bar, lui aveva un bersaglio mentre lei aveva avuto una pessima giornata. Due sguardi ed una sola scintilla, non servì altro e da quel momento, Medea iniziò a cercare quegli occhi ogni giorno, anche quando non lo voleva, anche quando non lo diceva ad alta voce. E Solomon non si allontanò mai davvero. Nessuno dei due voleva innamorarsi. Non era previsto e non era sicuro. Ma il fuoco non chiede mai il permesso, divampa, e loro due erano benzina. Alcol e cerino nello stesso spazio. Questa non è una storia d'amore. È una storia di possessione, di tradimento, di redenzione, forse. Una storia che non ha eroi. Solo due anime che si sono riconosciute troppo tardi... ...o esattamente nel momento in cui tutto doveva bruciare.
Solomon scese nella sua cantina con sguardo perso nel vuoto e senza dire una parola. Aveva appena infranto una promessa che aveva fatto a sé stesso. Aprì la porta in ferro battuto con un gesto lento, affondando lo sguardo sugli scaffali colmi. Non cercava un'etichetta particolare non voleva scegliere: avrebbe preso la prima bottiglia di whisky che gli capitava sotto mano, doveva solo stordirsi. Aveva bisogno del silenzio che bruciava. Solomon non era il tipo da rimpianti, ma quella sera sentiva addosso qualcosa di più vischioso della colpa, era stato costretto a commettere un omicidio senza paga. In questo caso non era stata una costrizione diretta, ma avevano toccato l'unica donna di cui gli importava qualcosa, e nemmeno lui poteva fare se non era il momento. Allora perché quegli sguardi? Quelle mani? Quelle insinuazioni che avevano acceso l'istinto senza chiederne conto alla ragione? Si versò un bicchiere e lo mandò giù in un sorso, la gola diventò un tutt'uno col fuoco. Quella donna lo faceva impazzire, diceva di volerlo ma poi si tirava indietro ogni volta... o forse lo aveva solo immaginato. Forse non lo voleva davvero, era tutto nella sua testa e magari era il suo carattere che non la faceva avvicinare abbastanza, ma lui l'aveva sempre rispettata senza mai oltrepassare il confine. Aveva atteso ma quella stessa attesa era veleno, eppure sapeva che se avesse atteso forse poteva essere sua. Medea. Quando era con lei era come se lui stesso cambiasse in qualcosa di meno bestiale e quando si allontanava tornava ad essere il sicario.
«Promettimi che qualsiasi cosa succeda, ma soprattutto che mi succeda, non farai nulla per vendetta... non lo sopporterei.» «Lo prometto...»
Questo era il patto che avevano stretto il giorno stesso che Solomon entrò alla Robotto. Nessun tipo di favoritismo, solito lavoro di sempre, eppure si era trovato in quella situazione... Solomon appoggiò il bicchiere e si lasciò scivolare sulla sedia passandosi le mani nei capelli con il respiro incatenato, chiuse gli occhi e la rivide. Medea era come il vino rosso su un marmo bianco: ineliminabile. L'ultima volta che parlarono aveva un vestito nero in velluto e nessun accessorio se non il suo classico rossetto rosso ed il suo sguardo che bastava come accessorio per restare impresso nella mente. Era appoggiata alla vetrata del suo ufficio con le luci della città che le accarezzavano il volto ma con lo sguardo altrove come rivolto verso un'ombra. Bella come una dea, corpo atletico ma non tozzo di 1.70cm, capelli neri come le piume di un corvo e lunghi fino al fondoschiena, sempre curati. Portava ogni vestito come se stesse andando in passerella ma aveva un'eleganza innata che le permetteva di poter girare anche con una busta della spazzatura addosso ed essere invidiata da qualsiasi donna e desiderata da qualsiasi uomo. Prosperosa ma mai volgare, un viso angelico e due occhi color Ametista, rari come lo era lei in tutta la sua essenza. Aveva bevuto un solo bicchiere di vino ed era bastato per sfogarsi, per farle dire che aveva scoperto che un vecchio cliente, insoddisfatto, aveva pagato qualcuno per minacciarla, solo che la persona incaricata si era spinta troppo oltre. Non l'aveva toccata, solo seguita, si sentiva osservata ovunque andasse e la cosa la metteva a disagio peggio dell'essere toccata. Bastarono quelle poche parole a far attivare Solomon alla ricerca di quel turpe. Quel pomeriggio lo trovò ad un bar, fermo mentre guardava lo schermo del cellulare fisso su una mappa che mostrava un puntino in movimento. Solomon riuscì ad intravedere da dove partiva quel puntino: la Robotto. Era senz'altro Medea. Senza fare alcun cenno, lo attese all'uscita del bar e lo invitò gentilmente a salire nella sua macchina. Dopo poche domande che servivano a perdere tempo durante il tragitto verso un sottopasso, lo tirò giù dalla macchina e senza nemmeno fargli prendere un singolo respiro, iniziò a pestarlo a sangue. Per averla guardata, pensata o anche solo immaginata in un abito diverso, sapeva che prima o poi avrebbe provato a toccarla, allora perché non eliminare il problema prima?
E si ritorna al bicchiere tra le mani di Solomon quella sera. Mani che ancora tremavano e con le nocche ancora insanguinate, mani che avevano visto di tutto ed ora di nuovo vendetta. Medea non aveva la necessità di chiedergli qualcosa perché tanto lui nemmeno aspettava una sua richiesta che subito si presentava in prima linea. L'uomo dal grilletto facile, 1.90cm di puri muscoli dai capelli corti e neri ed un filo di barba tanto da renderlo affascinante come se già non lo fosse ed occhi color ghiaccio che ti penetravano senza nemmeno toccarti. Aveva troppi pensieri per la testa, talmente tanti che diventarono come una ninna nanna e si addormentò con essi, risvegliandosi con altrettanti. Una sola certezza, non avrebbe detto nulla a Medea. Qualsiasi cosa avesse chiesto, lui avrebbe negato e se anche questo avesse portato ad allontanare Medea, sempre meglio che dirle della promessa infranta. |
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