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Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Antonio Rispoli
Titolo: L'anonima M: Storia di una donna
Genere Letteratura per Ragazzi
Lettori 4
L'anonima M: Storia di una donna
Parigi, 1924.

Era inverno, e le strade di Parigi erano ghiacciate dal freddo intenso e dalle frequenti piogge miste a neve. Il bianco candore delle nevicate incorniciava il paesaggio, ricco di particolari e reso ancora più suggestivo dalla purezza di quella stagione. In una stradina sperduta della periferia parigina cresceva una bambina di nome Maria, bella e sana.
Maria aveva tre anni, occhi color ghiaccio e capelli biondi, una pelle bianca e liscia. Era paffuta, tenera nei modi e, come tutti i bambini della sua età, irradiava innocenza. I suoi genitori le avevano dato quel nome in onore della regina Maria Antonietta. Charlotte, la madre di Maria, amava leggere storie sui personaggi del passato e aveva deciso che, se un giorno avesse avuto una bambina, l'avrebbe chiamata come la sua eroina. Damian, il marito, aveva accettato senza esitazioni la scelta della moglie.
Damian era un giovane sognatore dagli occhi azzurri e capelli biondi, con un fisico prestante e un sorriso irresistibile che aveva conquistato Charlotte al primo incontro. Nonostante la povertà, era un uomo forte e intraprendente che lavorava instancabilmente in vari mestieri per portare a casa quel poco che bastava a sfamare la famiglia.
Charlotte, invece, era una donna di straordinaria bellezza: pelle vellutata, occhi di ghiaccio e una folta chioma di capelli neri e lisci. Aveva labbra carnose e un fisico slanciato da ballerina. Appassionata di lettura, sognava di trasmettere quest'amore alla piccola Maria non appena fosse stata abbastanza grande da comprendere il valore delle storie.
Da quando era nata Maria, la famiglia viveva in una povertà dignitosa, ma con tanto amore. La piccola esplorava il mondo con la curiosità tipica della sua età, felice grazie all'affetto che i suoi genitori le donavano. Damian e Charlotte, sempre pronti a
sacrificarsi per lei, le regalavano tutta la loro attenzione e le loro cure.
Una notte, però, la loro serenità fu spezzata. Un uomo di nome Sebastian, grande e massiccio, con il viso sporco e senza scrupoli, s'introdusse furtivamente nella loro casa. Cercava disperatamente qualcosa di valore da rubare. Frugando qua e là, fece rumore a tal punto da svegliare Damian, che stava dormendo profondamente. Infastidito e incuriosito, Damian si alzò dal letto e si diresse verso il luogo da cui provenivano i rumori, trovandosi faccia a faccia con il malfattore.
La paura lo invase, ma Damian reagì con coraggio, ingaggiando una colluttazione. Riuscì a sferrare due pugni al volto di Sebastian, colpi così forti da farlo vacillare. Ma il ladro, grazie alla sua stazza, assorbì l'impatto e reagì con un gancio destro che colpì Damian in pieno volto, scaraventandolo contro il muro.
Damian, stordito, rimase immobile mentre Sebastian riprendeva a frugare ovunque. Il trambusto svegliò anche Charlotte, che corse a vedere cosa stesse succedendo. Alla vista del ladro, la donna iniziò a urlare. Sebastian, preso dal panico, afferrò un oggetto e glielo lanciò contro, ma Charlotte riuscì a evitarlo e si mise a correre per la casa. Sebastian la inseguì, cercando di zittirla.
Charlotte continuava a gridare, cercando una via di fuga. Alla fine, il ladro riuscì a immobilizzarla. Proprio in quel momento, Damian si riprese e, sentendo le urla della moglie, corse in suo soccorso con una mazza in mano. Vedendo Charlotte in pericolo, Damian si scagliò contro il malfattore con tutta la forza che aveva, colpendolo ripetutamente finché l'uomo non si accasciò a terra.
Nel frattempo, la piccola Maria, svegliata dal frastuono, scoppiò in un pianto disperato nella sua stanza. Charlotte, una volta accertatasi che il ladro fosse immobilizzato, corse a
consolare la bambina, prendendola in braccio e cullandola finché non si calmò.
Damian, ancora agitato, chiese alla moglie di portargli una corda per legare Sebastian. Sebbene confusa, Charlotte eseguì l'ordine. Insieme, riuscirono a legare il ladro a una sedia e a chiamare la Gendarmeria.
Poco dopo, arrivarono due gendarmi. Il primo, Ramì, era un uomo robusto e dall'aria esperta, con baffoni arricciati e un volto pieno di rughe. Il secondo, Gerard, era un giovane magrolino e inesperto, con occhi castani e l'aria timida di chi è alle prime armi.
Dopo aver ascoltato il racconto di Damian, i gendarmi arrestarono Sebastian, ma prima di andarsene il malfattore lanciò una minaccia: «Non finisce qui! Tornerò, e la prossima volta non vincerete voi.» Ramì, senza esitare, gli diede una manganellata per farlo tacere.
Con il passare del tempo, la famiglia riprese la propria routine. Damian venne a sapere che Sebastian avrebbe dovuto scontare tre anni di carcere e sperava che quel tempo bastasse per farlo desistere da ogni vendetta. Purtroppo, però, Sebastian non dimenticò nulla. Giorno dopo giorno, nutriva il suo rancore e attendeva con impazienza il momento in cui avrebbe potuto vendicarsi.

I giorni scorrevano, e con essi passarono due primavere. Nel frattempo, la piccola Maria cresceva, alimentando una curiosità insaziabile che non lasciava spazio a esitazioni. Non perdeva occasione per mettersi alla prova, sperimentando e immergendosi in nuove esperienze. La sua sete di sapere era un motore continuo, che la spingeva a esplorare sempre oltre i propri limiti, desiderosa di apprendere il più possibile.
Chi la osservava superficialmente avrebbe potuto scambiarla per una bambina come tutte le altre, ma chi aveva modo di conoscerla bene si rendeva conto della sua straordinaria elasticità mentale e della maturità che la caratterizzava. A soli cinque anni, già sgattaiolava fuori casa per recarsi in libreria, affascinata dal mondo della lettura. Si sedeva su una scomoda sedia di legno e si perdeva nei libri d'avventura, immaginandosi protagonista delle storie e dei viaggi narrati.
La sua precoce intelligenza, unita a una straordinaria curiosità, la portò ben presto a sentirsi insoddisfatta delle semplici storie per bambini. Maria desiderava conoscere il mondo e, consigliata dalla libraia – che ormai era diventata per lei come una seconda madre – cominciò a esplorare terre lontane attraverso le pagine di un atlante. Era affascinata dalla storia e dalle scienze, che le permettevano di sperimentare, immaginare e scoprire, dandole un senso di serenità e appagamento che i numeri, con i loro complessi calcoli, non le offrivano. La matematica era per lei un enigma ostile, che preferiva evitare dedicandosi invece alla sua passione per la lettura, alternandola con racconti leggeri che le ricordavano che, in fondo, era ancora una bambina.
Nel frattempo, un altro anno passò. Maria continuava a crescere e ad arricchire le sue conoscenze, mentre il suo carattere prendeva forma, rivelandosi forte e determinato, come quello delle grandi eroine che tanto ammirava nei libri.
Una sera, mentre nel buio della notte infuriava una violenta tempesta e i lampi rischiaravano il cielo, il livello dei fiumi s'innalzò quasi a inondare le strade di Parigi. Inzuppato d'acqua e avvolto nell'oscurità, apparve Sebastian. Dopo aver scontato la sua condanna, non aveva dimenticato né perdonato: anzi, era più determinato che mai. Era tornato per vendicarsi della famiglia che lo aveva fatto arrestare, pregustando il momento della sua rivalsa.
Con calma inquietante, raggiunse la casa di Maria e, usando un piccolo oggetto appuntito, riuscì a forzare la porta d'ingresso senza fare rumore. Conosceva bene il sonno leggero dei padroni di casa. Una volta dentro, avvolto dall'oscurità, tentò di orientarsi a memoria, ma gli risultava difficile: erano passati tre anni, e i dettagli della casa gli sfuggivano. Cercò a tentoni la scala che conduceva al piano superiore, finché le sue dita trovarono il corrimano. Inizialmente esitante, si accertò che fossero davvero le scale, tastando con attenzione. Poi, con passo lento e misurato, iniziò a salire, appoggiando i piedi con estrema cautela per evitare che gli scricchiolii tradissero la sua presenza.
Arrivato al piano superiore, si fermò davanti alla porta della prima camera. Affacciandosi, scorse Maria addormentata e decise di non entrare: il suo obiettivo era un altro. Proseguì fino a trovare la camera dei genitori. Quando finalmente raggiunse la porta giusta, la aprì con lentezza. Davanti a lui, Damian e Charlotte dormivano ignari del pericolo. Sebastian si avvicinò al letto, fissandoli con uno sguardo carico di odio e un sogghigno malvagio. Rimase lì a lungo, assaporando ogni istante del suo trionfo, prima di passare all'azione.
Con precisione brutale, colpì per primo Damian, poi si accanì su Charlotte. La stanza si trasformò in un macabro scenario di sangue e silenzio. Mentre era ancora chino sul corpo di Charlotte, un movimento lo distolse: nella penombra, vide la piccola Maria che lo fissava dalla soglia, paralizzata dal terrore, gli occhi spalancati e colmi di orrore. Sebastian si bloccò,
valutando la situazione, poi decise che non poteva lasciare testimoni.
Si avvicinò lentamente alla bambina con l'intento di afferrarla, ma Maria, sopraffatta dal terrore, emise un urlo acuto e disperato. Quel grido squarciò il silenzio della notte e costrinse Sebastian a fuggire, temendo di essere scoperto.
Rimasta sola, Maria corse verso il corpo della madre, cercando disperatamente di svegliarla: «Mamma, ti prego, svegliati! Non scherzare! Ti prego!» Ma non ci fu risposta. I vicini, allarmati dal grido, si precipitarono verso la casa. Uno di loro, trovando la porta aperta, entrò e rimase sconvolto dalla scena che si presentò ai suoi occhi: i corpi insanguinati di Damian e Charlotte, e la piccola Maria che singhiozzava disperata accanto alla madre.
Con il cuore in gola, il vicino corse fuori, gridando: «Presto, chiamate la Gendarmeria! C'è stato un omicidio!» Sua moglie si affrettò a seguire il suo consiglio, mentre lui cercava di calmare Maria.
Poco dopo giunsero i gendarmi Gerard e Ramì. Dopo aver ascoltato il racconto del vicino ed esaminato la scena, fu chiaro che non c'erano parenti a cui affidare la bambina. Ramì, con voce ferma ma comprensiva, spiegò che Maria sarebbe stata portata in orfanotrofio, nonostante le proteste della vicina che avrebbe voluto tenerla con sé.
Durante il tragitto verso la Centrale, Maria si addormentò, sfinita, mentre Gerard la teneva tra le braccia con delicatezza, cercando di proteggerla da ulteriori traumi. Il giovane gendarme, intenerito dal dolore della piccola, rivolse uno sguardo interrogativo al suo superiore, ma Ramì, inflessibile, gli ricordò che la procedura andava rispettata.
Quando giunsero alla Centrale, Maria fu adagiata su due sedie in una stanza tranquilla, dove poté riposare, ancora scossa, con le lacrime che continuavano a rigarle il viso.
Dopo una lunga attesa, il superiore dei due gendarmi concesse loro finalmente udienza. Gerard affidò la piccola Maria al collega di turno, che vegliava su di lei, e seguì Ramì verso l'ufficio del Comandante. Quando entrarono, si trovarono davanti un uomo di statura media, con piccoli occhiali dorati che incorniciavano occhi verdi penetranti. Sotto il naso aquilino spiccavano folti baffi neri, e il suo aspetto era reso più imponente dalla maestosa scrivania in mogano finemente intagliata dietro cui sedeva. La pipa che stringeva tra i denti emanava una spirale di fumo nervoso, mentre il suo sguardo era fisso sulle scartoffie che sembravano appesantirgli la mente.
Per un momento i tre si osservarono in silenzio, poi Ramì fece un passo avanti. «Signor Comandante, posso parlare?»
L'uomo alzò lo sguardo con aria distratta. «Ah, siete voi. Cosa vi porta qui? Parlate!»
Il gendarme più anziano si schiarì la voce. «Signor Comandante, abbiamo chiesto udienza per aggiornarla su un caso urgente.»
«E quale sarebbe quest'urgenza?»
«Purtroppo si tratta di un duplice omicidio.»
Il Comandante posò la pipa e corrugò la fronte. «Quando è accaduto?»
«Qualche ora fa. Sono stati uccisi due coniugi. Tempo fa avevano fatto arrestare un ladro che si era introdotto nella loro abitazione.»
Il Comandante si sporse leggermente in avanti. «Controllate subito se quel ladro è ancora in carcere!»
Gerard si fece avanti. «Signore, ho già controllato.»
«E allora?» incalzò il superiore, con voce più dura.
«È stato rilasciato ieri. Ha scontato tre anni di pena.»
Il volto del Comandante si oscurò, e un'espressione preoccupata si disegnò nei suoi occhi. Ramì colse il
cambiamento e domandò: «Pensa che possa trattarsi di una vendetta?»
«Potrebbe essere,» rispose il superiore, stringendo le mani sul bordo della scrivania. «Ma voglio una conferma dalla scientifica. Li avete già contattati?»
«Sì, signore,» rispose Ramì.
«E cosa hanno scoperto finora?»
«Nulla, al momento.»
«Bene,» sbuffò il Comandante. «Tenetemi aggiornato. Adesso potete andare.»
Prima che i due potessero muoversi, Gerard aggiunse: «Signore, c'è un altro problema.»
Il Comandante alzò una mano, spazientito. «Allora parlate, invece di farmi perdere tempo!»
«La coppia aveva una figlia, signore. Una bambina di sei anni. Ora è sola al mondo.»
Il Comandante si alzò di scatto. «E me lo dite solo adesso? Dove si trova la piccola?»
«È in Centrale, signore,» intervenne Gerard. «Sta dormendo.»
L'uomo si passò una mano sul viso, cercando di riprendere il controllo. «Pensate che possa riconoscere l'assassino?» Ramì scosse la testa. «Non credo. È troppo piccola e traumatizzata.»
Il Comandante annuì gravemente. «Capisco. Portatela all'orfanotrofio. Non possiamo fare altro per lei.» Afferrò un foglio, intinse il pennino e, con un gesto deciso, scrisse l'ordine. Una volta firmato, lo porse ai due gendarmi. «Intensificate i controlli. Voglio che quell'assassino finisca in galera!» I due stavano per uscire quando il Comandante li richiamò. «E quando avrete finito, fatemi avere il vostro rapporto! Voglio analizzare ogni dettaglio.»
«Sarà fatto, signore,» rispose Ramì, facendo un cenno con il capo.
Usciti dall'ufficio, Ramì si rivolse a Gerard. «Ragazzo, vai a prendere la bambina. Io intanto comincerò a scrivere il rapporto.»
«Non dovremmo farlo insieme?» chiese il giovane.
«Non è necessario. Così risparmiamo tempo.» Gerard annuì e si diresse verso la stanza dove Maria dormiva. La trovò avvolta in un sonno profondo, il viso sereno malgrado il dramma che aveva vissuto. La prese delicatamente in braccio per non svegliarla e si avviò verso l'uscita.
Nel frattempo, Ramì, terminato il rapporto, si aggirava per la Centrale in cerca di Gerard. Non trovandolo, decise di uscire, pensando che potesse essere fuori. Lo trovò infatti seduto su una panchina davanti all'ingresso, con la bambina tra le braccia.
«Dove eri finito? Ti ho cercato dappertutto!» sbottò Ramì.
«Dentro c'era puzza di fumo,» spiegò Gerard, senza scomporsi. «Non volevo disturbare la bambina.»
«Va bene,» borbottò l'altro, allungandogli il rapporto. «Leggi e firma.» Gerard passò la bambina a Ramì, lesse con attenzione il documento e, una volta firmato, lo consegnò al Comandante.
Terminato il compito, i due gendarmi s'incamminarono insieme verso l'orfanotrofio, dove avrebbero lasciato Maria, ancora immersa nel suo sonno innocente, ignara del destino che la attendeva.
Antonio Rispoli
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