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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Un'Autrice nel Paese delle Meraviglie
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Capitolo 1: Fine.
Dopo settimane a rileggere, correggere e limare ogni dettaglio, era finalmente pronta. Con un brivido d'orgoglio, l'Autrice digitò: Fine. Ma l'ultimo punto non si accontentò di restare lì. Cadde dallo schermo, rotolando sulla scrivania: fece plofff-plip, come una pallina di gelato nel caffè. L'Autrice scoppiò a ridere. Il file era chiuso, il libro era online e tutto sembrava più magico e più leggero. Si alzò e si infilò il cappotto. I passi verso la porta erano quasi danzanti. Fuori, il mondo era pronto ad accogliere il suo primo romanzo. In lontananza, un tentacolo spuntò appena da dietro un angolo. Ah, certo. L'Algoritmo. Con un respiro profondo, l'Autrice si avvicinò. Il viaggio stava cominciando.
Capitolo 2: l'Algoritmo Davanti all'Autrice c'erano due file. Una era contrassegnata come Normale. L'altra come Priority e, sotto, in piccolo: 1 centesimo. Le due code erano identiche per lunghezza. Ma la Priority sembrava muoversi meglio. Le persone erano più giovani, più sorridenti. Un centesimo, pensò l'Autrice. Con tutta la fatica che ho fatto. Non voleva che il suo libro finisse in fondo. Nella stiva. O, peggio, vicino a un libro per bambini. Passò la carta. Blin. Un centesimo pagato. Di fronte a lei c'era un autore dall'aria entusiasta. Le disse: – Ciao! Che bello vedere così tanti scrittori. – Ciao, sei anche tu in fila per l'Algoritmo? – Certo! – Di cosa tratta il tuo libro? – Di niente. – Come? – È un'agenda. L'Autrice esitò. – E... perché l'hai pubblicata? Appena pronunciata la domanda, si pentì. Era indiscreta. L'autore sorrise. – Perché è bellissima. È verde. Sollievo. – Ah. Il verde è uno splendido colore. – E poi è geniale. Nessuno l'ha mai fatta così. – In che senso? – Ogni mese ha sessanta giorni. L'Autrice restò un attimo in silenzio. Poi: – Ah, ho capito. È per chi è sempre di corsa. Così ha il doppio del tempo. – Esatto. L'autore la guardò con sospetto. – Non mi freghi l'idea, vero? Sono arrivato prima io. – No, no. Non sono una ladra. E poi non è il mio genere. Io scrivo thriller. L'Autrice sollevò il libro. L'autore lanciò un'occhiata alla copertina e si girò. La fila avanzò di un passo. Blin. L'Autrice aggrottò la fronte. Forse prima non aveva funzionato. Dietro di lei, un altro scrittore. – Ciao! Tu cosa hai pubblicato? – Un libro di fantascienza. – Di cosa parla? – Di conigli, vampiri e un uomo strano col ciuffo giallo. – Interessante. Un passo avanti. Blin. Il telefono dell'altro autore vibrò nello stesso istante del suo. Lui non sembrava sorpreso. – Posso chiederti una cosa? – disse l'Autrice. – Certo. Se non ci si aiuta tra autori emergenti... – Perché il mio telefono continua a fare blin? Non era un centesimo? Lui la guardò, gentile. – Un centesimo. A ogni passo. L'Autrice arrossì. Ovvio. La fila avanzava lentamente. Da lì, l'Autrice riusciva finalmente a vedere l'Algoritmo. Era un polpo, sì. Dai tentacoli lunghi e instancabili. Ma la testa non era una testa: era un pallottoliere che continuava a contare anche quando nessuno lo guardava. Dentro, le palline scorrevano avanti e indietro con un rumore secco. I tentacoli facevano il resto. Prendevano, sollevavano, spostavano. Un autore davanti a lei venne afferrato. Il pallottoliere girò. Una pallina cadde. L'autore la prese e si allontanò senza guardarla. La fila fece un passo e all'improvviso: Blon. Il suono era diverso. Più tondo. L'Autrice guardò il telefono. – Un euro? – Gli ultimi dieci passi – disse qualcuno davanti, senza voltarsi. – Costano di più. – Ma era un centesimo... – Sì, prima. Ora no. La fila dietro di lei si muoveva, compatta, silenziosa. Qualcuno tossì. Qualcuno sospirò. L'Autrice esitò un secondo. Poi avanzò ancora. Blon. Ormai era arrivata fin lì. Tornare indietro non avrebbe avuto senso. Il polpo era vicinissimo adesso. Un tentacolo si allungò verso di lei e la sollevò. Non troppo, solo quanto bastava. Sulla testa-pallottoliere c'era una manovella. L'Autrice la girò. Dopo pochi secondi, una pallina uscì, tiepida. L'Autrice la aprì. Dentro c'era un foglietto: 100.746 – Quindi? – chiese. Il polpo non rispose. Si riprese la pallina, la timbrò imprimendo un cerchio umidiccio e la rimise nel pallottoliere. Un altro autore venne già afferrato. – Ehi. La voce arrivò da dietro. – Ehi. L'Autrice si voltò, abbassò gli occhi. Davanti a lei c'era un gallo. – Vieni – disse. – Ti spiego come funziona.
Capitolo 3: il Mentore L'Autrice si tolse gli occhiali, li pulì col bordo della maglietta, poi li rimise. Nessun dubbio: era un gallo. Indossava una giacca sobria. La cresta rossa, perfettamente pettinata, spuntava appena sotto il cappello a cilindro. Aveva lo sguardo di chi aveva visto molte file – e ne era sopravvissuto. – Sei un... pollo. Che ne sai? – chiese l'Autrice, scettica. La cresta scintillò. – Pollo? No, no. Gallo. Con un team efficiente, precisione assoluta e – ascolta bene – dodici risorse attive. Siamo estremamente performanti: almeno dieci uova al giorno, cinquecentomila click, cento download. Tutto misurabile. Scalabile. Ripetibile. L'Autrice lo guardò, sinceramente ammirata. – Dieci uova... non male. – Non è questione di fortuna o talento – continuò lui, piegando un'ala con eleganza — è strategia. KPI chiari, obiettivi definiti, vendite certe. I miei libri sono in top 100. – Aiutami a capire – disse l'Autrice. – Top 100? E il numerino che mi ha dato... ehm... lui? Lanciò un'occhiata all'Algoritmo, che in quel momento sbatteva i tentacoli con aria inquieta. – Il numero è la tua posizione in classifica. Non dirmi che ti sei messa in coda senza prepararti! – gracchiò il Gallo. – Non hai fatto nulla? – Ho scritto un romanzo. – Ahahahah. La risata del Gallo era stridula ma contagiosa. Le piume tremavano, la cresta ondeggiava come una bandiera. L'Autrice fissò le punte dei piedi. — Ho anche messo il vestito blu, quello elegante- disse facendo una mezza piroetta- e... ho finalizzato la sinossi. Non basta? — Forse dieci anni fa. Oggi serve VISIBILITÀ. — Allora il vestito rosso? — azzardò lei. — Meglio. Ma serve metodo. E costanza. Se hai VISIBILITÀ, l'Algoritmo lo sa. E ti spinge in alto. Sempre più su. Certo, non arriverai nell'Olimpo dei Bestseller... ma avrai un buon ROI. — E cosa dovrei fare? — Bookblogger. Autopromozione. Post carosello. Unboxing. Recensioni. Cover reveal. Booktoker. Blog. Hashtag. Calendario editoriale. — E se non faccio niente? Il Gallo spalancò il becco, inarcò il collo verso il cielo ed emise un verso acutissimo. L'Autrice si tappò le orecchie. Gli scrittori in fila si voltarono. L'Algoritmo sputò due palline. — Scusa — disse il Gallo, sistemandosi il cappello. — A volte mi scappa. Semplice: se non fai niente... sparisci. — Non lo sapevo. — Guarda le pagine del tuo libro — disse lui. — Non vedi? L'inchiostro è già un po' sbiadito. Qualche parola sta scappando via. L'Autrice aprì il romanzo. A lei sembrava tutto normale, ma non le parve saggio contraddirlo. — Mi puoi aiutare? Il Gallo sorrise. — Certamente. Sarò il tuo Mentore. Ti porto a conoscere un'amica. Vedrai: troviamo la VISIBILITÀ.
Capitolo 4:La fata dei followers
Il Gallo accompagnò l'Autrice davanti a un edificio illuminato, senza insegne. Da dentro arrivava musica: allegra, continua, un po' troppo alta. — È qui — disse lui, soddisfatto. — Sta andando in scena. L'Autrice sbirciò all'interno. Il teatro era completamente vuoto. Sedie allineate, sipario aperto. Sul palco danzava una fata, vestita di rosa, che lanciava cuoricini in aria con grande entusiasmo. — Ma... non c'è nessuno — sussurrò l'Autrice. — Certo che c'è — rispose il Gallo. — Mille collegati. È il pienone. La fata concluse l'esibizione con un inchino profondo, poi scese dal palco e si avvicinò. Aveva ali un po' impolverate e un sorriso sincero. — Ciao — disse. — Benvenuta. Sei emozionata? L'Autrice annuì. In realtà lo era davvero. Per un attimo pensò che forse, finalmente, qualcosa sarebbe successo. La fata si avvicinò ancora. L'Autrice starnutì. — Etciù! — Oh, scusa, è polvere di fata. È ovunque, ultimamente. Poi prese una Polaroid, inquadrò l'Autrice e scattò. La foto uscì lentamente. La fata la osservò, soddisfatta, poi la piegò con cura. Prima in due, poi in quattro. Ne fece una piccola barchetta di carta e la ripose in un cassetto. — Poi ti metto a posto — sussurrò. Come per ringraziarla, consegnò all'Autrice un secchiello pieno di cuoricini. Erano soffici, rossi, splendenti. E sorprendentemente pesanti.
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