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Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Angelo Azzurro
Titolo: La trappola
Genere Thriller
Lettori 5
La trappola
Le indagini di Sarah McCoin.

Un nugolo di gabbiani insistenti aveva attirato l'attenzione di alcuni pescatori occasionali. I volatili si accanivano in un'insenatura della roccia basaltica, sfumata di rosso. Le grida ripetute erano come un richiamo sinistro, in una mattinata uggiosa, senza vento, nella contea di Antrim.
I pescatori avevano pensato a una carcassa animale, magari un grosso pesce arenato tra le acque limacciose.
Man mano che si avvicinavano all'antro, il fetore di morte e decomposizione cominciò ad aggredirli in tutta la sua prepotenza. Il primo che si avvicinò stentò a riconoscere un corpo umano in un groviglio di alghe e brandelli di carne. Un gabbiano banchettava tranquillo nelle orbite ormai vuote di un cranio scarnificato.
Il pescatore emise un urlo soffocato e ritornò sui suoi passi con le viscere sconvolte, che urgevano una via d'uscita. I compagni lo trovarono in un angolo in stato di shock. Riuscì solo a tendere l'indice.

L'ispettore O'Byrne giunse con calma sul luogo del ritrovamento. Un cadavere di pelle nera non era mai una grossa urgenza, trattandosi del terzo in un paio d'anni, qualcuno aveva cominciato a fare pressioni sulle indagini. Si parlava già di un ipotetico serial killer o peggio ancora di una setta razzista.
Per O'Byrne erano tutte balle: semplici regolamenti di conti tra spacciatori e corrieri della droga.
La sua faccia grassa e lentigginosa esprimeva unicamente fastidio. Il colletto della camicia compresso sul doppio mento lo aveva reso paonazzo, la giacca catarifrangente e il cappello d'ordinanza lo facevano grondare di sudore.
Era domenica, avrebbe di gran lunga preferito trovarsi a casa con una lattina di birra in mano, davanti alla TV via cavo, ma gli ordini erano stati perentori. Aveva maledetto i tre pescatori che non avevano avuto niente di meglio da fare quella mattina e si era accodato al medico legale e a un paio di tizi della scientifica.
Il cadavere presentava ferite di arma da punta e da taglio sulla fascia posteriore dell'emitorace sinistro, alla testa e nella parte posteriore e laterale destra del collo.
O'Byrne provò fastidio alla vista del corpo, pareggiabile soltanto all'ascolto del rapporto del coroner in un secondo tempo. Non si era mai ritenuto debole di stomaco, ma il cadavere era davvero in cattive condizioni.

La Causeway Coastal Route abbracciava la costa atlantica ed era piena di spiagge sabbiose, villaggi di pescatori, valli ricoperte di ginestre e percorsi sulle scogliere bordati di fucsie.
L'ispettrice McCoin e il suo vice Kelly giunsero davanti alla parete di un canyon, di un verde brillantissimo, che declinava verso una serie di formazioni rocciose di origine vulcanica, assolutamente surreali: rocce quasi perfettamente esagonali accatastate l'una accanto all'altra, come scagliate dalle mani di un gigante.
I due poliziotti appartenevano all'ERU, l'Unità di risposta alle emergenze ed erano determinati a trovare un colpevole.
L'ispettore O'Byrne li attendeva sul luogo del ritrovamento con indolenza. «Non so perché vi siate presi il disturbo di venire fin qui alla Giant's Causeway, se non per il panorama.» Li accolse in tono sarcastico.
«L'omicidio di tre ragazzi di colore in due anni, mi pare una buona motivazione. La pista razziale ha dato frutti?» Chiese Kelly con freddezza.
«Vagabondi, spacciatori, si ammazzano tra di loro. Non è questione di razzismo. La gente ha altro a cui pensare da queste parti.» Replicò O'Byrne, ergendosi in tutta la sua stazza. L'atteggiamento indisponente cominciò a innervosire Sarah McCoin.
«Ispettore O'Byrne, avete o no, indagato? Siete risaliti all'identità della vittima? Non è il primo omicidio del genere in questa zona. Non vi interessa fare giustizia?» Il tono si fece più aspro e determinato.
La faccia grassa e lentigginosa del poliziotto ebbe una sorta di sussulto e lo sguardo si fece bellicoso.
«Sa cosa le dico? Se li cerchi lei i particolari, io non ho tempo da perdere. Quello che dovevamo fare, io e i miei uomini lo abbiamo fatto. Questi negri arrivano a frotte come clandestini e diventano irrintracciabili. Il caso sarà archiviato: vittima e motivazione di reato sconosciute. Il posto è laggiù, se avete voglia di saltellare da una pietra all'altra.»
O'Byrne gettò a terra un kit da rilevamento e si allontanò senza salutare.
Kelly indossò un paio di guanti e di soprascarpe e si avviò per primo senza fiatare, scrutando in ogni dove lungo il percorso. La pioggia dei giorni precedenti e l'andirivieni dei pescatori e dei poliziotti, rendevano impossibile una valutazione coerente. Il nastro giallo e nero e un tendone approssimativo delimitavano la scena del crimine, senza ulteriore protezione, i gabbiani banchettavano indisturbati tra le rocce.
«Il cadavere è stato sicuramente trascinato fino a qui. Ci sono diverse impronte, alcune sono sicuramente dei pescatori che hanno ritrovato il corpo, ce ne sono parecchie differenti. Ma una in particolare, ancora ben formata, là sotto a quella roccia, mi incuriosisce. Avranno fatto i calchi? O'Byrne non mi sembra molto disposto a disturbarsi. Per lui il caso è già praticamente chiuso.»
Sarah McCoin si chinò sull'impronta. «È molto strana, mi ricorda uno scarpone chiodato. Non penso che i pescatori ne facciano uso. Le altre sono troppo pasticciate: un sovrapporsi di carrarmato, probabilmente stivali o scarpe da trekking.»
«Chiamiamo la scientifica di Derry e facciamo fare i calchi. Dubito che O'Byrne ci voglia passare il suo materiale e non abbiamo nessun potere per pretenderlo.»
«Concordo, faremo a meno della polizia di Antrim. Ma sei sicuro che ne valga la pena? E se O'Byrne avesse ragione?»
«Qualcosa mi dice che ci sia un collegamento tra i vari omicidi. Voglio vederci chiaro. Noto una certa omertà qui al nord.»
Le impronte vennero esaminate da un particolare software che ne analizzò la forma, la taglia e, in particolare, il disegno della suola. Vennero confrontate con un database che raccoglieva migliaia di suole, con relativi disegni, e di cui ci si poteva servire per arrivare anche alla data di rilascio sul mercato di un particolare modello.
Come avevano supposto i due poliziotti le sneakers e gli stivali appartenevano ai pescatori, mentre la "strana" impronta apparteneva a uno scarponcino militare tedesco, usato nella seconda guer¬ra mondiale.
«Scarponi militari e per giunta tedeschi, cosa ti fanno venire in mente?» chiese Kelly alla sua vice.
«Naziskin? O qualsiasi altro stupido nostalgico.» rispose Sarah pronta.
«Skinhead e Naziskin, l'odio verso lo straniero è la loro forza trainante. Ho visto girare parecchie teste rasate qui e a Derry, per non parlare dei tatuaggi esoterici o razziali e della varietà di anfibi, mimetiche e pantaloni stretti con bretelle. È tra questa gente che dobbiamo cercare.»
«Penso che online si trovi ormai di tutto, potrebbe essere chiunque», considerò l'ispettrice.
«Con la polizia di Antrim non abbiamo avuto molto feeling, ma possiamo contare su quella di Derry.»

Tra le varie teste rasate nel database di Derry, una in particolare aveva suscitato la curiosità dì Kelly.
Liam Walsh era un giovane alto e allampanato, testa rasata pel di carota, occhi chiari maligni, un sogghigno malvagio stampato sulla faccia smunta e soprattutto vestiva in maniera molto particolare.
Giunsero a Bushmills, cittadina di poche anime a un passo dalla Giant's Causeway.
Puntarono sull'effetto sorpresa. Dopo un prolungato sopralluogo a vuoto, trovarono il soggetto in un pub buio e semi deserto.
Indossava una maglietta nera raffigurante l'aquila nazista, jeans stretti e bretelle rosse, scarponcini militari lucidi, in un miscuglio nazi e skinhead. Si molleggiava indolente sulle lunghe gambe, mentre ordinava frittata al salmone e salsicce per colazione.
I due poliziotti decisero di accomodarsi al bancone chiedendo un caffè, un modo discreto per cominciare a studiare il soggetto.
La capigliatura a spillo di Sarah e l'aria trasandata di Kelly non destarono sospetto nel ragazzo, intento a ingurgitare la sostanziosa Irish breakfast. Terminato il pasto, si stravaccò a gambe incrociate sulla sedia vicina, e fu in quel frangente che Sarah riconobbe la suola con le piccole punte di metallo incastonate. Scambiò un'occhiata d'intesa con il suo vice ed entrambi abbandonarono il bancone avvicinandosi.
Il ragazzo ebbe un moto di fastidio e indurì l'espressione.
«Ci piacciono molto i tuoi scarponi. Non se ne vedono tanti in giro, dove li hai presi?» esordì Kelly tranquillo.
«Già, roba bella, non da tutti», rispose svogliatamente.
«Come hai detto tu, non tutti possono permettersi di comprare questo tipo di scarponcini. Originali tedeschi, vero? Sicuro che siano tuoi?»
«Io non ho bisogno di rubare o di spacciare per vivere, come un fottuto immigrato, se è questo che state pensando. La mia famiglia è ricca e influente», dichiarò Liam ostentando sicurezza.
«Immagino che tu non sappia niente di un ragazzo di colore massacrato di botte?»
Liam per un attimo impallidì, ma riprese in fretta la sua tracotanza. «Chi cavolo siete e cosa volete? Mio padre ha molti amici che contano nella polizia.»
«Siamo noi la polizia. Stavamo proprio cercando qualcuno che ha stupidamente lasciato le sue impronte sul luogo di un delitto, proprio con questo tipo di scarponi.»
Liam con uno scatto improvviso rovesciò il tavolo e si diede alla fuga verso il retro del locale.
Sarah riuscì ad afferrarlo per le bretelle. Si gettò su di lui, in un corpo a corpo accanito, una successione di calci, ginocchiate e gomitate. Riuscì infine a immobilizzarlo con una presa al collo a triangolo.
Sotto la minaccia della pistola di Kelly si acquietò.
Angelo Azzurro
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