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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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I Mondi di una Storia -non ordinaria-
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Nel nostro ultimo racconto abbiamo lasciato Axeter che esce da un limbo terrestre che lo ha tenuto prigioniero, avvolto in una coltre di amnesia che sembrava inviolabile. Ma, con coraggio e determinazione, riesce a ricostruire i frammenti della sua memoria terrestre, un puzzle che ha richiesto una grande forza d'animo. Ora che ha ritrovato la sua essenza umana, Axeter sa di aver soltanto iniziato un viaggio più complesso: il recupero della sua memoria stellare. Questo patrimonio dimenticato, che sa esistere ma che ancora gli sfugge, lo attende al di là del velo della consapevolezza. I suoi Alter Ego, Aries e Joseph, coautori di questo racconto, lo accompagnano con la loro presenza e il loro equilibrio complementare. E continueranno a farlo anche durante questa nuova avventura. Questo è il terzo libro di una saga che va oltre le parole, oltre il tempo e oltre la dimensione che crediamo di conoscere. Segue il filo narrativo dei primi due libri: -Cronaca di una Storia – “Ma io la vedo così.”
-Evoluzione di una Storia. In queste pagine, le regole che conosciamo e a cui ci sottomettiamo ogni giorno s'infrangono sul muro della coscienza, che si oppone con sempre maggiore forza all'ignoranza imposta e accolta, rompendo le barriere della realtà così come la percepiamo. È uno spazio in cui la libertà di pensiero e di emozione possono finalmente esprimersi senza vincoli. Un luogo in cui l'unico confine è forse l'incapacità di tradurre in parole l'immensa potenzialità che attraversa: -I Mondi di una Storia. -non ordinaria- Sarà una storia a due voci, o forse di più, come ben sapete cari lettori. E in questo almeno nessun mistero, ovviamente sperando nella capacità di Aries e Joseph di superare i loro furiosi litigi. A proposito di queste due figure, in questo terzo racconto saranno oggetto di una importante evoluzione, ma non vi diciamo di più, perché anche volendo per ora sappiamo solo questo. La narrazione prosegue con lo stesso spirito che l'ha animata fin dall'inizio. Preparatevi, dunque, a immergervi in un nuovo capitolo di questa saga, dove Axeter, con l'aiuto dei suoi Alter Ego, si avventura nei meandri dell'universo e di se stesso. Inchiostro alle penne o, meglio, polpastrelli sulla tastiera: la storia sta per ricominciare. Capitolo 1 - Il medaglione Axeter s‘incamminò verso il tramonto, con il medaglione stretto tra le mani. Non sapeva bene come usarlo né come uscire da quello spazio surreale in cui si trovava, ma l'esperienza gli aveva insegnato che ogni cosa, per quanto strana, aveva un senso se si rimaneva vigili. Con lo sguardo acuto e i sensi in allerta, avanzava lentamente, verso il cielo dipinto di arancio e porpora che sembrava muoversi attorno a lui come un oceano in tempesta. Non dovette attendere a lungo. Davanti ai suoi occhi si aprì un varco dimensionale: una sottile fenditura, attraversata da una lama di luce tremolante, vibrava come se respirasse, pulsando all'unisono con l'energia arcana del medaglione. Ad ogni pulsazione, la fenditura si espandeva, modellandosi lentamente nella sagoma esatta dell'antico manufatto che stringeva tra le dita, come se universo e destino avessero atteso quell'istante per congiungersi. Senza esitare, Axeter avvicinò il medaglione alla fenditura. Un bagliore intenso esplose, avvolgendolo in un vortice di luci e suoni. Il terreno sotto i suoi piedi scomparve, e per un istante si sentì cadere nel nulla. Poi, con un tonfo improvviso, si ritrovò in una nuova dimensione. Il paesaggio davanti a lui era un intreccio di foreste nere e torri di cristallo che riflettevano un cielo crepuscolare. L'aria era densa e vibrante, come se fosse carica di elettricità. Axeter si guardò intorno, ancora frastornato, quando un suono lo fece irrigidire: rumore di passi. Non era solo. Dalle ombre emerse una figura incappucciata, alta e imponente, che lo fissava con occhi ardenti da sotto il cappuccio. Lo sconosciuto non proferì parola, ma l'intenzione era chiara: voleva il medaglione. Axeter serrò le dita attorno al manufatto e indietreggiò, mentre la figura iniziava ad avanzare. Senza preavviso, la figura scattò in avanti, agile e minacciosa. Axeter si voltò e iniziò a correre, il cuore che martellava nel petto. La foresta sembrava chiudersi intorno a lui, i rami si piegavano e si torcevano come se volessero ostacolarlo. Ogni passo era una lotta contro il terreno irregolare e le radici che cercavano di afferrarlo. Non poteva fermarsi. Doveva trovare un modo per sfuggire, per proteggere il medaglione. Ma il suono dei passi del suo inseguitore si faceva sempre più vicino, un'eco inesorabile che lo costringeva a spingersi oltre i suoi limiti. E poi, davanti a lui, tra le ombre degli alberi, vide un bagliore familiare: un'altra apertura dimensionale. Questa era diversa, più instabile, ma era la sua unica possibilità. Senza pensarci due volte, Axeter si lanciò verso la luce, mentre il medaglione pulsava tra le sue mani come un cuore vivo. Il suo inseguitore urlò qualcosa in una lingua sconosciuta, ma Axeter non si voltò. Raggiunse l'apertura e, con un ultimo balzo disperato, vi si tuffò dentro, sparendo in un'esplosione di luce. La dimensione lo accolse con un nuovo terreno sotto i piedi e un silenzio assordante. Si rialzò a fatica, il fiato corto e il cuore che batteva furiosamente. Era salvo... per ora. Ma sentiva che l'inseguitore non si sarebbe arreso così facilmente. Ora doveva capire non solo come proteggere il medaglione, ma anche perché fosse così importante. Axeter si ricompose lentamente, il corpo ancora scosso dal salto dimensionale. Si guardò intorno, sperando, con un desiderio quasi disperato, di vedere apparire Aries e Joseph. Ora più che mai sentiva di aver bisogno di loro: Aries, con il suo istinto implacabile e la capacità di reagire a ogni situazione con una sicurezza travolgente, e Joseph, con la sua mente acuta e il suo controllo razionale. I due gli avevano già salvato la vita in passato. Ma intorno a lui c'era solo silenzio. Il paesaggio sembrava un'enorme distesa di pietre lisce, illuminate da una luce incerta che non proveniva né da un sole né da una luna. Incastonato tra le rocce, spiccava un girasole dai petali azzurro-grigi, quasi metallici, che emanavano un leggero bagliore pulsante. Axeter si accorse che quel ritmo sembrava sincronizzarsi con il battito ormai fioco del medaglione che stringeva nel pugno. Sopra il fiore, un'ape dello stesso colore lavorava lenta, come se il tempo scorresse in modo diverso attorno ad essa. Un brivido gli percorse la schiena. Quel girasole non era un semplice fiore. Emanava un'energia sottile, quasi una vibrazione invisibile, che sembrava connettersi al medaglione. O forse era il contrario: era il medaglione il fulcro, la chiave. Ma di cosa? Axeter non lo capiva, e questo lo inquietava. Cosa lo alimentava? Perché reagiva solo con lui? Quando si avvicinò, il medaglione tremò appena. Il suo bagliore si fece più intenso, come un sussurro. Axeter tese una mano, incerto. Il medaglione non si lasciava decifrare: ogni idea gli sfuggiva, ogni intuizione evaporava. Era come se l'oggetto custodisse la propria verità e si rivelasse solo a frammenti, per scelta. Poi, per un istante, gli parve di vedere attraverso il fiore. Non era solo materia: era uno sguardo, una soglia. Un sensore cosmico, forse. Un'eco viva di quel mondo. Lo colpì una certezza inspiegabile: quel girasole era una costante. Un ancoraggio. In ogni realtà che avrebbe attraversato, ce ne sarebbe stato uno. Diverso, ma uguale. Un segno. Una chiave. Forse persino una via di fuga. E forse anche qualcosa di più. Una sorgente d'energia da cui il medaglione traeva forza, silenziosamente. Ogni volta che si avvicinava, vibrava di vita. Come se tra i due esistesse un legame profondo, scritto in un linguaggio sconosciuto perfino al tempo. Si voltò di scatto. In lontananza, ombre in movimento si celavano dietro monoliti neri, osservandolo. Non era solo, ma ora sapeva di non essere del tutto indifeso. Axeter serrò il medaglione nel pugno. Il gioiello brillava ancora leggermente, ma il suo bagliore era meno intenso, come se avesse speso gran parte della sua energia per aprire il varco dimensionale. Doveva scoprire come ricaricarlo... o come usarlo per comunicare. Si ricordò dei dettagli che Joseph gli aveva insegnato nelle loro brevi interazioni: "Ogni oggetto, ogni artefatto, ha un linguaggio. Devi ascoltarlo." Axeter chiuse gli occhi e si concentrò sul medaglione, cercando di percepire qualcosa. E, per un istante, sentì una vibrazione, un ritmo sottile che sembrava provenire da dentro di lui. "Aries... Joseph..." mormorò, quasi implorando. Un vento gelido si alzò all'improvviso, portando con sé un sussurro. Non era solo un rumore, era una voce. Non chiara, ma presente, la direzione del vento sembrava indicargli un cammino, una strada invisibile tra i monoliti neri. Axeter esitò. Seguirlo significava andare verso l'ignoto, ma restare fermo non era un'opzione. Mentre avanzava, il sussurro si fece più forte, una serie di parole frammentate che non riusciva a comprendere. Poi, una parola emerse chiara: "Proteggi." Axeter si fermò di colpo. Qualcosa si muoveva davanti a lui. Era una figura... no, due figure! Con il cuore in gola, Axeter sperò fossero finalmente Aries e Joseph. Ma mentre si avvicinava, i contorni si fecero più chiari: non erano loro. Erano alti, sottili, con volti innaturalmente lisci e occhi che brillavano come piccoli soli. Le creature non sembravano ostili, ma nemmeno amichevoli. Una delle due sollevò una mano e indicò il medaglione. Parlò con una voce che riecheggiava nella mente di Axeter, come un canto metallico: "Il Custode! Sei arrivato." Axeter deglutì. "Custode? Di cosa?" La creatura non rispose. Indicò una volta ancora il medaglione e poi puntò verso un'apertura luminosa in uno dei monoliti. Era chiaro che volevano che lui entrasse. Axeter si voltò, cercando con lo sguardo Aries e Joseph, come se il solo desiderio potesse riportarli accanto a lui. Ma dietro di sé trovò solo silenzio. Doveva prendere una decisione. Tutto fino a quel momento era stato un frenetico vortice di salti dimensionali e di ricerca, una corsa inarrestabile verso l'ignoto e verso sé stesso. La velocità degli eventi lo aveva travolto, lasciandogli appena il tempo di agire, ma mai di comprendere appieno. Ora, per la prima volta, Axeter desiderò ardentemente un momento di calma, un fermo immagine, per poter finalmente prendere coscienza di tutto ciò che gli stava accadendo. E accadde. Con sua grande sorpresa, l'intero mondo intorno a lui si congelò. Il vento, che fino a un attimo prima faceva danzare i suoi capelli, si fermò a mezz'aria. Le ombre delle creature aliene rimasero sospese come statue, il loro sguardo immobile, e persino il bagliore inquietante dei monoliti sembrò bloccarsi in una luce cristallizzata. Tutto era immobile, come se il tempo stesso avesse smesso di esistere. Axeter sentì un'ondata di quiete attraversarlo. Respirò profondamente, lasciando che la calma lo avvolgesse. In quello stato sospeso, la sua mente cominciò a mettere ordine nel caos. Gli eventi recenti presero una forma più chiara: i salti dimensionali, il medaglione, gli incontri con figure enigmatiche, e soprattutto la ricerca dei suoi alter ego. Fu allora che notò un dettaglio sorprendente: nonostante i continui cambiamenti di dimensione, il suo corpo fisico era rimasto lo stesso, quello terrestre. Eppure qualcosa in lui era cambiato. Si sentiva più forte, più veloce, e la sua mente... la sua mente sembrava amplificata, capace di processare pensieri e intuizioni a una velocità che non aveva mai sperimentato prima. Era come se ogni salto dimensionale avesse lasciato su di lui un'impronta, un dono, o forse una maledizione. Mentre rifletteva, la quiete dentro di lui cominciò a trasformarsi. Un suono sottile si fece strada nella sua mente, un sussurro che crebbe fino a diventare un caos sonoro. Era un brusio costante, monotono, che rimbombava nella sua mente. Axeter si portò una mano alla testa, cercando di capire cosa stesse succedendo. Il suono non era esterno. Veniva da dentro di lui, una tempesta mentale di pensieri sovrapposti, di voci, di frammenti di idee che si mescolavano in un turbine senza fine. E poi, da quel caos, emersero delle risposte. La sua mente, in preda a quella frenesia, cominciò a generare soluzioni, a formulare domande e a offrire intuizioni. Era come se un nuovo livello di consapevolezza si fosse attivato, permettendogli di vedere connessioni invisibili e schemi che prima gli sfuggivano. In quello stato convulso, comprese che il caos non era casuale. Era un messaggio. Un'indicazione del suo creatore, o autore, su come procedere. Il medaglione, ancora stretto nella sua mano, cominciò a pulsare leggermente, come se rispondesse al caos dentro di lui. Axeter lo fissò intensamente, cercando di comprenderne il significato. Chiuse gli occhi, lasciandosi avvolgere dal brusio, e cercò di decifrarlo. Le voci nella sua mente si fecero più chiare, come se un filtro fosse stato rimosso: • "Il medaglione è la chiave..." • "Non è solo un oggetto, è un'estensione della tua volontà." • "Non hai bisogno di risposte, Axeter. Hai bisogno di fidarti del processo." Axeter aprì gli occhi, il cuore che batteva all'unisono con il medaglione. Era un'estensione della sua volontà? Era lui a creare i salti dimensionali, a generare i passaggi? L'idea lo spaventava e lo affascinava allo stesso tempo. Decise di sperimentare. Inspirò profondamente, concentrandosi su una singola idea: trovare Aries e Joseph. Visualizzò i loro volti, le loro energie. Pensò a Joseph, con la sua razionalità e la sua calma rassicurante, e ad Aries, con la sua forza impulsiva e il suo fuoco interiore. Il medaglione cominciò a brillare più intensamente, rispondendo ai suoi pensieri. Poi, qualcosa accadde. L'aria davanti a lui tremolò, e una nuova apertura dimensionale si aprì, più stabile e luminosa delle precedenti. Ma questa volta, non era solo una via di fuga. Sentiva che dietro quella apertura c'era una risposta, un frammento di ciò che stava cercando. Axeter fece un passo avanti, ma questa volta non con paura o esitazione. Questa volta, con una nuova consapevolezza di sé, decise di attraversare la soglia, pronto a scoprire quale verità lo attendeva dall'altra parte. Ma prima di proseguire, Axeter fissò la creatura congelata davanti a sé, il dito ancora puntato verso il medaglione. La parola "Custode" rimbombava nella sua mente, un'eco che sembrava provenire non solo dalla figura ma da dentro di lui. Si concentrò, sfruttando quella calma innaturale che aveva generato, cercando di mettere a fuoco il significato. "Custode di cosa?" mormorò tra sé e sé, sentendo il peso di quella parola che sembrava carica di un destino non ancora compreso. Il medaglione, ancora pulsante tra le sue dita, si illuminò debolmente, come se stesse rispondendo ai suoi pensieri. Axeter lo alzò all'altezza del volto della creatura, osservando ogni dettaglio della scena congelata: i suoi occhi ardenti, la postura ferma, la mano protesa. C'era una tensione evidente in quell'istante sospeso, come se la creatura avesse voluto comunicare qualcosa di urgente, di essenziale. La vibrazione del medaglione aumentò, invadendo il suo corpo con un calore sottile. Chiuse gli occhi, lasciando che la sensazione lo attraversasse. E poi, come un lampo improvviso, immagini e pensieri invasero la sua mente, creando la visione: una grande biblioteca, senza fine, piena di oggetti, ricordi e frammenti di realtà. Ogni scaffale sembrava custodire non libri, ma dimensioni intere, contenitori di vite, mondi e possibilità. Al centro, una figura avvolta nella luce: un Custode, colui che garantiva l'equilibrio, che proteggeva il passaggio tra un mondo e l'altro, impedendo che il caos si riversasse oltre i confini naturali. Axeter balzò indietro, quasi spaventato dalla chiarezza della visione. Il medaglione non era solo un oggetto; era una chiave, un sigillo, ma soprattutto un legame tra lui e quella responsabilità. "Il Custode..." mormorò, questa volta con più coscienza "Non è solo un titolo. È un ruolo. È un dovere." Le voci nella sua mente si fecero più distinte, più ordinate: "Proteggi i confini." "Mantieni l'equilibrio." "Il caos segue l'incuria." Axeter capì in quel momento che i salti dimensionali non erano semplici fughe o coincidenze. Ogni passaggio aveva uno scopo, un significato. Era come se stesse ricucendo un tessuto strappato, impedendo che le dimensioni collassassero una dentro l'altra. Ma perché lui? Perché adesso? Si voltò verso la creatura congelata, cercando una risposta. Gli occhi della figura, seppur immobili, sembravano comunicargli qualcosa di profondo: -Non eri stato scelto, ma plasmato per questo ruolo. Ogni salto, ogni frammento raccolto, ti ha preparato.- Con questa certezza, Axeter si concesse di riflettere. Forse i suoi alter ego, Aries e Joseph, rappresentavano parti di lui che doveva ancora integrare, o forse no. L'istinto e la passione; la logica e il controllo. Un Custode non poteva esistere senza equilibrio, e lui era ancora incompleto. Ora più che mai, l'urgenza di essere affiancato con la presenza fisica o mentale dai suoi Alter Ego era fondamentale. Si girò di nuovo verso l‘apertura che il medaglione stretto tra le mani aveva generato. Non era ancora pronto, ma sentiva che ogni passo lo stava avvicinando alla comprensione. Prima di varcare la soglia, si voltò verso la creatura e le rivolse la parola, certo che, congelata o meno, avrebbe comunque colto il senso delle sue parole: "Capisco. Il Custode non è un ruolo che si può rifiutare. È una responsabilità che si accetta vivendo." Poi, inspirando profondamente, avanzò verso il varco. Sentiva che il prossimo salto lo avrebbe portato non solo più vicino alla verità, ma anche più vicino ad Aries e Joseph. Perché, in fondo, proteggere il tessuto delle dimensioni non era solo una questione di forza o di logica, ma di connessione: con se stesso, con gli altri, e con i mondi che lo attendevano. *Amore, magia e mistero. Dialoga con il mare lascia che le onde cullino i tuoi sussurri che i riflessi della luna li trasformino in sogni mentre il vento intreccia i tuoi pensieri con il respiro silenzioso della notte. Deponi nel suo scrigno d'acqua e sale la tua anima che si dissolve tra le correnti si mescola ai segreti del tempo si confonde con le voci dei marinai che sussurrano storie perdute alla risacca. Un giorno tornerai ... quando la brezza avrà memoria di te quando il mare, con mani d'argento ti restituirà i tuoi pensieri, intatti, cullati dall'attesa accarezzati dalla luce dorata dell'alba. -Leon- Capitolo 2 - Come funziona. Con un ultimo sguardo al mondo congelato, Axeter si avvicina, in procinto di attraversare il nuovo varco, ma esita ancora per un istante. La sua mente viene catturata da un ricordo vivido, un frammento osservato nella grande biblioteca. Per un attimo, si ritrova immerso in una scena lontana nel tempo e nello spazio: XXI secolo, pianeta Terra. Si vede nel corpo di una donna, il vento che le sferza il viso mentre sfreccia su una motocicletta elettrica lungo una strada che costeggia un fiume. La sua destinazione è una stazione sotterranea della metropolitana, situata al di là del corso d'acqua. Dopo aver parcheggiato la motocicletta, la donna attraversa il lungo corridoio illuminato da fredde luci al neon, i suoi occhi vengono attratti da una figura imponente che emerge dall'ombra. È una possente amstaff dal manto rosso fulvo, le zampe candide come neve e il muso impreziosito da una maschera bianca che ne accentua l'espressività profonda e intensa. I suoi occhi ambrati brillano di un'intelligenza primitiva e di un'istintiva connessione, come se il destino avesse intrecciato le loro strade molto prima di quel momento. L'animale muove passi sicuri, il corpo scolpito e agile si avvicina con una grazia che contrasta con la sua imponenza. Non c'è esitazione nel suo comportamento: la osserva con attenzione, come se la riconoscesse in un ricordo lontano, e senza bisogno di parole decide di seguirla. È il preludio di un legame destinato a crescere, una compagna di viaggio fedele che diventerà molto più di un semplice animale al suo fianco. |
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