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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Due fratelli
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La via della spada.
«Ryosei!» la voce del maestro d'armi rimbombò all'interno del dojo. «Muovi più le gambe, sei più piccolo e più basso ma anche, proprio per questo, più imprevedibile. Impara ad analizzare la situazione nella quale ti trovi e cerca di elaborare strategie alla svelta. L'agilità è il tuo vantaggio. Usa la testa e trasformala in un'arma». «Aiko-Sama, io non-» il giovane tentò di ribattere mentre il fratello continuava a metterlo alle strette con colpi imprevedibili, «Shinji è anche più veloce e...» altra serie di colpi deviati con difficoltà. «Ha più esperienza e forza!» «Non cercare di trovare scuse.» L'anziano maestro assottigliò lo sguardo, rimanendo inginocchiato sul tatami. «Non ti servono nella vita... non ti servono ora... e non ti salveranno, un giorno, quando ti troverai solo e con le spalle al muro.» Sollevò, subito dopo, una mano con il palmo rivolto verso di loro. I due bambini notarono il gesto con la coda dell'occhio ed entrambi si bloccarono, in contemporanea, immediatamente. Il vecchio maestro piantò gli occhi in quelli del più giovane dei suoi allievi mentre questi, col viso paonazzo e imperlato di sudore, tentava di riprendere fiato. «È vero...» convenne. «Quello che dici è la verità. Tuo fratello, oltre ad altri vantaggi, è molto più esperto. Lo so io... e lo sai tu, Ryosei. Shinji è indubbiamente più preparato di te sotto tutti i fronti. Ma ciò che è peggio, in una situazione simile, è che ad essere certo di tutti questi vantaggi, lo è lui che, in questo momento, è il tuo avversario. Sta dominando questo combattimento. Ti trovi in una posizione di grandissimo svantaggio, ma non per questo si getta la spugna sin dall'inizio.» Il sensei cercava di spronare il ragazzo ma, come sempre, senza mai tradire la propria calma: era pacato, controllato e totalmente presente a sé stesso. Un uomo anziano ma ancora virile, in grado di emanare un'aura di potenza incredibile, da ogni suo piccolo gesto ed espressione era possibile evincere il peso dell'esperienza e della saggezza che avevano modellato quel corpo e quella mente nel corso di lunghi anni. «Quando ti troverai in situazioni simili dovrai difenderti fino al limite delle tue capacità.» Continuò. «Avrai paura di fallire, sentirai montare la stanchezza assieme alla frustrazione... e se non imparerai a gestirle esse spalancheranno le porte alle peggiori nemiche di un uomo: paura e disperazione. E allora i pensieri si faranno sempre più bui e il cuore e l'anima cercheranno di convincerti che non ci sarà proprio nulla da fare, nonostante gli sforzi, per riuscire a cavartela. È in quel preciso, riconoscibile, istante... quando tutto sembra perduto, quando la luce viene meno, e finanche tu sembri dubitare di te stesso, che devi scegliere che tipo di uomo essere: artefice o vittima del tuo destino?» Il giovane soppesò le parole del maestro. Era concentrato e sapeva bene che stava ricevendo una lezione importante. Il sensei lesse attenzione in lui e riprese: «Avrai poche aperture, e in quelle singole e preziose occasioni dovrai concentrare tutto il tuo essere, l'interezza della forza concessa dalle tue membra votate alla sopravvivenza e il desiderio, rovente, di poter afferrare la vittoria e con essa la salvezza. Oggi ci alleniamo, domani, come prezzo della sconfitta, potrebbe esserci la tua vita. Non sottostimare l'immenso potere racchiuso nell'imprevedibilità del caso. Ricorda sempre che l'esistenza, se ti troverà pronto, ti permetterà una chance... in caso contrario, stai pur certo che essa non si rivelerà magnanima... te la negherà». «L'imprevedibilità del caso...» ripeté Ryosei, assaporando le parole e cercando di svelarne i segreti. «La vita... una chance...» Sapeva bene che, dietro di esse, c'era sicuramente di più di ciò che, in quel momento, riusciva a leggervi con la sua acerba esperienza. Ad Aiko non sfuggì l'espressione del giovane, e ne intuì i pensieri. «Per quanto possa essere forte il tuo avversario...» riprese, allora, con il medesimo tono, caratterizzato da profonda calma, «quel giorno potrebbe non trovarsi all'apice della sua forma fisica o mentale e invece tu sì, potrebbe non essere concentrato a dovere, distratto, ammalato... o, semplicemente, troppo sicuro di sé. Potrebbe accadergli, per una serie di motivi inspiegabili, di inciampare nei suoi stessi passi, avere la vista offuscata da un'ombra improvvisa e questo, bada bene, non per insegnarti che bisognerebbe approfittare in maniera vile di un'opportunità non calcolata... ma che agli eventi della vita nessuno può essere totalmente pronto e che alla speranza di poter riuscire in qualcosa di apparentemente impossibile, finanche questo significhi battere un avversario considerato su carta invincibile, bisogna sempre mantenere aperta una porta.» Fece una lunga pausa. «E questo, forse, è l'insegnamento più grande che possa sperare di lasciare ad entrambi.» Guardò anche Shinji. «Siate grintosi, non abbattetevi, vivete a testa alta e non datevi mai per vinti. Neppure nel buio più completo, neppure nell'ultimo istante che sembra privo di speranza, fino al vostro ultimo fiato. Rammentate sempre che finché questo mondo deciderà di avervi con sé tutto è possibile.» Fece una pausa e, d'un tratto, si sciolse in un sorriso amabile, accogliente e rassicurante. «Mi auguro abbiate capito cosa stia cercando di farvi comprendere. Soprattutto tu, Ryosei». «Sì, sensei.» Ryosei annuì con convinzione e una luce diversa negli occhi. Il fratello, Shinji, fece altrettanto. «Desiderate che riprendiamo, sensei?» Domandò. Aiko non proferì parola ma sollevò, invece, di nuovo la mano destra con un movimento leggero e aggraziato. Shinji tornò a rivolgersi al fratello. «Ti vedo che stai mostrando riluttanza nel porre forza nei colpi, Shinji.» Il sensei continuò a parlare mentre i due fratelli si trovavano di nuovo faccia a faccia. «Guarda bene tuo fratello negli occhi. Commetteresti un errore, ora, a sottovalutarlo. Non è più lo stesso di prima.» Shinji strinse la presa sull'impugnatura del bokken . Ryosei, sino ad allora, durante l'allenamento aveva avuto uno sguardo incerto, spesso spaventato e improntato sulla difensiva ma ora era diverso, era evidente fosse riuscito a trovare nuova energia grazie alle parole del maestro. Era vero, Shinji si era trattenuto, come al solito, perché non voleva rischiare di far male al fratello. Guardava Ryosei con orgoglio, vedendolo cambiato e incoraggiato dal sensei. Lo amava alla follia, avrebbe fatto di tutto per proteggerlo sempre e comunque, contro il mondo intero. Quel tempo insieme, quella vita che li aveva uniti e quel percorso di crescita costante, caratterizzato dall'onore e la disciplina, per lui, non avevano prezzo e si considerava davvero grato e felice. «Vuoi che Ryosei cresca oppure no? Non lo stai aiutando come forse credi, dimostrandoti magnanimo». «Sensei...» Shinji si rivolse verso l'insegnante, risvegliato dai propri pensieri. Lui lo guardò intensamente. «Io...» capì, all'improvviso, cosa il suo maestro cercasse di fargli comprendere. «Ora...» il sensei sollevò il mento in un gesto austero che non ammetteva possibilità di alcuna replica. «Voglio vedere il meglio da entrambi.» Batté le mani. Il tempo di incrociare i propri sguardi e i due ragazzi scattarono l'uno contro l'altro. Shinji tentò una serie di colpi laterali, stavolta con più forza in essi ma, ancora, volutamente prevedibili. Il fratello si parò bene. Aveva ascoltato il maestro e stava usando meglio le gambe e i piedi. Lui ne fu compiaciuto. Tentò, dunque, di alzare l'asticella della difficoltà. Un affondo, parato, un colpo dall'alto eluso, un altro, laterale, schivato... Ryosei indietreggiava ma non cedeva. Si copriva bene e non lasciava alcuno spazio. Shinji sorrise e, con il cuore gonfio d'orgoglio, tentò di mettere ancora più impegno nell'assalto successivo, talmente preso che non si accorse di aver osato addirittura troppo. Ryosei, infatti, approfittando dello slancio del fratello, riuscì ad eluderne l'attacco e a colpirlo, con forza e precisione, al costato. Shinji accusò il colpo, riconoscendone la qualità, ma il fratello, per concentrare tutto sé stesso in quella possibilità tanto agognata, aveva esposto gran parte del busto ad un qualsiasi, eventuale, contrattacco che sarebbe potuto seguire da parte dell'avversario. “Accidenti, fratellino...” pensò Shinji a denti stretti. “Questa è inesperienza... ma non posso non agire ora.” Approfittò per inferire un fendente laterale diretto al collo che si sarebbe rivelato letale al di fuori di un combattimento d'esercitazione. Ryosei cadde a terra, la spada gli sfuggì dalle mani, e quando riaprì gli occhi, dolorante, voltandosi di schiena, Shinji era in piedi al suo fianco, sovrastandolo e tenendo la punta del suo bokken puntata alla gola, con uno sguardo molto duro che, come neve al sole, si sciolse presto in un largo sorriso. Tese la mano al fratello per aiutarlo a rialzarsi. Ryosei sorrise a sua volta, raggiunse la propria spada di legno con una mano e poi si lasciò aiutare dal fratello a rimettersi in piedi. «Molto bene... molto, molto bene... sono davvero soddisfatto dei vostri progressi. C'è molto da fare ancora, ovviamente, ma...» Il sensei si interruppe, accortosi dell'ingresso di un uomo nel dojo. «Hiro-sama!» Esclamò con la voce colma di una grande gioia improvvisa. «Padre!» Ryosei non riuscì a trattenere la grande sorpresa che lo colse nel vedere, di sorpresa, suo padre dopo un lungo periodo che lo aveva tenuto lontano da casa. Shinji, dal canto suo, era visibilmente felice e anch'egli stupito allo stesso modo ma mantenne il contegno che, sapeva bene, suo padre si sarebbe aspettato dal fratello maggiore. «Che piacere vedervi.» Riprese Aiko. «Pensavamo avreste fatto ritorno fra qualche giorno». «Avevo nostalgia di casa.» L'uomo si avvicinò con un largo sorriso dipinto in volto che si stagliava in netto contrasto con un'aria profondamente stanca che cercava di dissimulare come poteva ma che gli si leggeva negli occhi, un dettaglio che sfuggì al secondogenito ma non a Shinji, che continuava a studiare il padre con aria perplessa, soffermandosi su piccoli dettagli. Indossava abiti da viaggio di ottima fattura ma segnati da lunghe giornate trascorse a cavallo e che, in molti punti, presentavano tagli e tracce di macchie... perlopiù, riconobbe, sangue vecchio e rappreso. «Sapevo con certezza che le mie sensazioni erano le stesse che albergavano nel cuore dei nostri uomini. Abbiamo richiesto uno sforzo in più ai cavalli e ai nostri spiriti. Il cielo ci ha aiutato, garantendoci un clima poco avverso, e non siamo incappati in alcun intoppo lungo la strada del ritorno.» Spostò lo sguardo sui bambini, che erano rimasti a contemplarlo in una specie di trance dettata dall'immensa ammirazione che provavano nei suoi riguardi. Lui li avvicinò e poggiò una mano sulla spalla di entrambi. «Come vanno i ragazzi, Aiko-sensei?» «Crescono a vista d'occhio e... non solo in altezza. Sono ancora molto giovani, e hanno tanto da apprendere, ma c'è forza nelle loro membra, fermezza nei loro spiriti e coraggio nei loro cuori. Se posso dire... rischiano seriamente di divenire, crescendo e seguendo l'esempio di loro padre, l'orgoglio di Kanoi». «Sotto la vostra guida, sono certo che sarà così.» Rispose l'uomo, con la voce ricolma di orgoglio. Aiko si rivolse ai due ragazzi. «Per oggi abbiamo finito». Shinji e Ryosei si inchinarono verso di lui e poi corsero da Hiro. «Andate a sistemare i vostri bokken e a cambiarvi.» Disse lui. «Vi aspetto qui. Devo parlarvi di una cosa molto importante. Poi faremo una passeggiata insieme e raggiungeremo vostra madre al castello». «Certo, padre.» Ryosei aveva il cuore colmo di gioia. «Arriviamo subito.» Aggiunse Shinji, uscendo insieme al fratello. Aiko si avvicinò a Hiro. «Entrambi mi ricordano gli anni passati... quando ad allenarsi, qui con me, c'eravate voi». «Aiko-sensei.» Hiro aveva la voce quasi rotta dall'emozione. «Ho amato ogni singolo momento di quei giorni, soprattutto i più difficili. Mi hanno reso l'uomo che sono oggi». «Siete Hiro Atsumoto. Uno dei guerrieri più grandi di tutto il Giappone. Un Daimyō attento, accorto, saggio e benevolo. L'allievo più talentuoso che abbia mai avuto l'onore di istruire ma soprattutto... l'uomo più ammirevole incontrato lungo la mia strada.» Rispose l'anziano maestro, con il cuore gonfio d'orgoglio e gli occhi umidi di lacrime. «Sono fiero di aver avuto modo di prendere parte alla vostra vita e di aver rivestito un ruolo nella vostra storia». «Sensei, non avrei potuto sperare in una guida migliore per la mia formazione. La via della spada è divenuta la mia vita solo per merito vostro. Siete davvero troppo gentile nei miei riguardi e io non-» «Dico solo la verità.» Lo interruppe l'altro, scuotendo la testa. «La vostra fama ha condotto il vostro nome in lungo e in largo. La rivolta sedata a Itokai... la Battaglie delle dieci giornate di Mosusa... la vittoria al sedicesimo torneo di Shitokawa... per non parlare del vostro contributo risolutivo che riuscì a condurre alla fine della Guerra di Onin». «La guerra...» Una grande ombra attraversò il volto di Hiro. «Non credo ne usciremo mai. Lo shogunato è debole, i signori dei feudi sono perennemente in guerra fra di loro: potere... mire espansionistiche... tutto ai danni del popolo. In tante campagne ho dovuto affrontare uomini strappati al lavoro della terra, costretti, alla svelta, ad indossare armature per il volere dei propri signori... pena la morte prima ancora di incontrarla sul campo di battaglia. C'è forse onore in questo? Verso cosa ci stiamo dirigendo?» «Voi non siete come coloro contro i quali vi battete... non avete mire espansionistiche e mettete il bene del vostro popolo innanzi ad ogni cosa!» «No, sensei... non sono diverso... il mio senso del dovere e di fedeltà verso lo Shōgun mi ha condotto a brandire la spada contro quegli stessi uomini per i quali provavo null'altro che pietà, costretti a combattere le guerre dei propri signori, mentre essi, i reali artefici delle rivolte, se ne stavano al sicuro in palazzi lussuosi. Sulla mia strada si sono stagliati tanti guerrieri e tanti sprovveduti... che differenza fa? L'onore... ti obbliga ad andare avanti, ad agire come la falce sul grano dorato d'estate. Agli occhi del cielo si tratta sempre di vite strappate... e nella maggior parte dei casi troppo presto...» «Mio signore... non siate così duro con voi stesso e con la vita. Si vive... e si muore... il tempo che intercorre fra i due istanti cos'è se non un mero tentativo di essere artefici del proprio destino? Eppure... non si corre incontro ad esso con l'intento di piegarlo al proprio volere?» Ci fu una pausa tra i due. «Possiamo scegliere la strada da percorrere... ma non del tutto. Il fato, di per sé, è ineluttabile». «Non l'avrei mai voluta... sensei... quest'attenzione sul mio nome.» Disse Hiro, con voce stanca. «Avrei voluto poter trascorrere più tempo con la mia famiglia, piuttosto... assieme a mia moglie... ai miei figli... giorni di vita spesi a passeggiare nei boschi del mio paese che tanto amo, perdendomi nelle grandi foreste di bambù, soffermandomi sulle rive di placidi laghi e torrenti scroscianti di montagna a comporre haiku .» Sospirò. «Ma lo Shōgun è esigente e i miei viaggi sembrano interminabili. Così come i miei incubi, abitati dai volti di coloro ai quali ho reciso, con la lama della mia spada, lo stelo del fiore della vita. So perfettamente che la mia assenza turba i cuori di coloro che mi amano. Non sto riuscendo ad essere presente nella vita dei miei figli... e questo tempo che fugge via, rapido, non tornerà indietro». «Siete un uomo d'onore.» Sentenziò Aiko. «Entrambi sanno cosa questo significhi, vi assicuro che lo comprendono profondamente... e lo apprezzano. Avete pennellato le tavole della storia di questi territori. Hanno scritto racconti su di voi, tramite le parole vergate all'interno di libri, e diffuse sulla bocca della gente, voi non siete mai mancato nelle loro vite. Li avete guidati e ispirati di continuo». «Onore...» Hiro abbozzò un sorriso amaro. «Una parola così breve... eppure così forte, pesante e pericolosa.» Fece una pausa. «Se tornassi indietro...» Hiro scosse la testa, dubbioso. «Non so se rifarei le scelte che ho fatto. La via della spada non contempla i momenti da dedicare ai propri cari, nonostante tutto sia in difesa di questi, e notte e giorno la vita di un guerriero non conosce sosta. Forse stanno sbagliando... Shinji e Ryosei. Hanno intrapreso questo percorso ma non li ho mai interpellati in merito a possibili altri sogni che potrebbero serbare nel profondo dei loro cuori.» Fece un'altra pausa. Aiko lo ascoltava, concentrato. «Più che loro, ho sbagliato io. Non voglio che percorrano per forza la mia stessa strada... e soprattutto che commettano, in futuro, i miei medesimi errori». Aiko annuì appena, pensieroso. «Si dice che gli uomini nascano già col proprio destino scritto sulle pagine del tempo...» scandì, con voce profonda, «e che la vita sia unicamente l'occasione di scoprirlo e svelarlo, giorno dopo giorno, fino alla lettura della propria, ultima riga incisa nel suo corso.» Fece una pausa. «Avete portato pace nel territorio, la gente vi ama. Non torturate la vostra anima inutilmente. Raccogliete ciò che avete seminato e siate grato di essere l'uomo che siete. Il mondo è diventato un posto buio e le poche luci che si aggirano al suo interno, portando seco barlumi di speranza, non dovrebbero mettersi in dubbio da sole». «Speranza... vorrei nutrirne di più nel domani, sensei. E riguardo alla pace... essa è appesa a un filo, danza sulla lama di spade rinfoderate ma tenute per l'elsa da mani che fremono, che non attendono altro che sguainarle con il preciso intento di insanguinarle.» Trasse un profondo sospiro. «La guerra è sempre stata il motore principale del mondo e non presagisco un futuro roseo. I cuori delle persone si fanno sempre più oscuri Aiko-sensei. La vita non sembra essere più quella di una volta. L'onore poi... non so sulle ali di quale rapido falco abbia preso il volo ma nelle strade dilagano corruzione, malcontento e brigantaggio. Il lavoro dei samurai è incessante, ora più che mai. Ma il codice è debole... sono in molti ad inseguire gloria e potere e sono pronti a tutto pur di ottenerli. Uomini fidati... non credo esistano più...» «Sapete bene quanto me, Hiro-sama, che l'uomo più potente è anche il più solo. Siete integerrimo quanto scaltro. Non devo insegnarvi nulla al riguardo, ma non dimenticate mai che le vostre responsabilità sono tante... in molti ambiscono alla vostra posizione e in ben pochi ne farebbero buon uso. Un signore feudale potente, il pupillo dello Shōgun, abile combattente e politico di grande cultura. I vostri uomini si getterebbero nelle fiamme per voi, il popolo lascia fiori a terra per benedire il vostro passaggio... ma l'animo delle persone è volubile... siamo umani, eppure non dissimili dalle bestie. Il cane che lecca la mano del padrone, oggi, in tempo di miseria potrebbe tentare di morderla per la disperazione... o peggio... covando, in fondo all'animo, desiderio di sopraffazione e tradimento». «È proprio questo ciò che temo... la perdita della speranza nel futuro... c'è troppo odio e troppi spargimenti di sangue, lotte per il potere. Kanoi è un'oasi di pace, un territorio fertile e strategicamente impareggiabile, queste contrade sono ambite da molti, quanto riuscirò a tenerle, ancora, al sicuro da mire altrui? Cosa lasceremo a chi verrà dopo di noi? Cosa sto lasciando io stesso ai miei figli? Se-» «Mio signore.» L'altro lo interruppe, con un'espressione di tenerezza, paterna, dipinta sul volto. «Non cedete allo sconforto. Se la purezza di cuore e gli alti intenti perdurano negli animi di pochi, fosse anche solo di un singolo... allora significa che c'è spazio per la speranza e per la possibilità di un mondo migliore. Quello che fate dipinge chi siete. Anche i vostri figli sono esempio di questo. Porteranno i vostri principi nel loro mondo e nel loro tempo, vedrete. Manterranno alto il nome della vostra casata e saranno uomini d'onore, esempi per coloro che li incontreranno lungo il cammino. Avete insegnato loro come rispettare e proteggere la libertà. Finché rimarranno uniti saranno invincibili». «Avete ragione, Aiko.» Hiro guardò l'anziano maestro con amore e gratitudine, annuendo. «So bene che sbaglio ma... a volte, è la stanchezza a parlare al mio posto.» Sorrise. «Ne approfitto per domandarvi un consiglio.» Senza attendere risposta rivelò un oggetto piuttosto ingombrante, di forma allungata, avvolto in una seta pregiata di color nero pece, che sino ad allora aveva tenuto dietro la schiena, celato alla vista, assicurato al busto per mezzo di una sottile cintola di cuoio. Liberò dalle pieghe del tessuto due foderi di spade riccamente decorati. «Sono quello che credo siano?» Ad Aiko brillarono gli occhi per l'emozione. «Sì, sono esattamente loro.» Hiro lasciò correre le dita delicatamente sui foderi realizzati in legno di squisita fattura. Uno bianco e uno nero, come le rispettive impugnature. Passò le due spade all'anziano maestro che le soppesò con attenzione e solenne riverenza. Questi le poggiò, poi, sul proprio grembo e fece per estrarre di qualche centimetro la lama della katana bianca. «Riconoscerei la mano di Saito-sama fra mille spade.» Studiò l'elsa e la lavorazione del ferro, soffermandosi sui piccoli dettagli. «Provengono dalla città di Seki . Sono davvero opere meravigliose.» Disse con voce vibrante per l'emozione. «E l'incisione...» gli sgorgarono lacrime dagli occhi per la commozione. «Ricordate ancora la storia dei due fratelli che vi raccontavo quando eravate un bambino...» «Non potrei mai dimenticarla. Mi ha accompagnato sempre e Ryo e Shin la conoscono bene». «Hiro-sama. Loro... ameranno immensamente queste spade!» «Sono gemelle separate al momento della forgia e lavorate in contemporanea.» Spiegò Hiro. «Una sfida mai affrontata prima da Saito-sama. Mi ha assicurato, personalmente, che ritiene queste due katana le opere migliori mai realizzate in vita sua sino ad oggi». Aiko tornò a focalizzare l'attenzione sulla spada, la estrasse del tutto dal fodero in un gesto fluido, preciso, perfetto. La tenne innanzi al viso con la punta della lama rivolta verso l'alto. «Kiri... la lama della nebbia silente, la spada del drago di Kanoi... dalla tempra ondulante impressa sulla lama.» Spiegò Hiro, con parole solenni. Aiko non riusciva a staccare gli occhi dalla lama affilata e perfetta. Un motivo damascato ad onde la percorreva caratterizzandone il boshi , aveva un'impugnatura di pelle bianca con involucro blu scuro e presentava su ambo i lati, sotto lo tsuka-ito , due menuki in ottone che raffiguravano dei draghi con smeraldi incastonati negli occhi, impreziosita, inoltre, da una tsuba dalla decorazione floreale complessa. «Gemella di?» «Honō.» Hiro prese l'altra spada delicatamente e la estrasse dal fodero, replicando il gesto del maestro con altrettanta solennità e maestria. «La lama del fuoco ardente... la spada della tigre di Kanoi, dalla tempra fiammeggiante che ne percorre la lunghezza.» Il boshi di quest'ultima, infatti, rasentava le fattezze, sull'acciaio, di lingue di fiamme. La tenne, poi, alta, in orizzontale, innanzi agli occhi di Aiko, per permettergli di apprezzarne i dettagli. «Queste spade...» Aiko ammirò la squisita e straordinaria fattura che caratterizzava anche l'altra lama. L'impugnatura era in pelle rossa, rivestita da un involucro nero, e presentava, sotto lo tsuka-ito, su ambo i lati, due menuki a forma di tigri rampanti, in ottone e con rubini incastonati negli occhi. «E i loro possessori... diverranno leggendari. Ne sono certo.» Aiko fissò Hiro con il cuore gonfio d'orgoglio. «Farò di tutto per rendere i vostri figli gli spadaccini migliori che siano mai esistiti.» Rinfoderò Kiri. «Sono assolutamente certo che ci riuscirete.» Hiro rinfoderò Honō. «Mi auguro solo che possano riuscire sempre, nonostante tutto, ad ascoltare il proprio cuore, guidati da sentimenti nobili, anche se questo volesse significare scontrarsi con il mondo intero». I passi di Ryosei e Shinji si arrestarono nei pressi della shoji che permetteva di accedere al dojo d'allenamento. Fecero scorrere sui binari la porta realizzata in carta di riso e rimasero con lo sguardo fisso sul padre e il maestro, in attesa del loro consenso per entrare. «Figli miei... venite...» li invitò Hiro con solennità e un largo sorriso di pura gioia sul viso. «Oggi, diventerete uomini». |
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