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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Io sono il sesso perfetto
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Mi chiamo Miriam e sono bellissima. Sono un metro e ottanta di gnocca, porto la quarta abbondante e ho uno stacco di coscia da fare invidia a qualsiasi danzatrice. Porto i capelli alla Betty Boop, vesto con gusto e ho la carnagione ambrata tipica di una russo-brasiliana come me. Ho un bel vitino, mani e piedi affusolati e due occhi verde smeraldo sul viso colorito di caffè macchiato. Sono oggettivamente una gran figa. So fare la spaccata quando entro al bar, perché ballavo nel Bolshoj, parlo cinque lingue (portoghese, russo, tedesco, inglese e italiano) e ho conseguito due lauree: una in Architettura e una in Lettere. E ho un uccello di ventotto centimetri. Sono la trans più bella di Milano, e sono il sesso perfetto. Una volta non era facile essere una trans, eri evitata da tutti e soprattutto non potevi guadagnarti da vivere che in solo modo: prostituendoti. Oggi è diverso, e per questo – anche grazie alle marchette, of course – sono socia di uno studio estetico dove lavoro e lo dirigo in presenza. Le donne si sentono in qualche modo rassicurate da me, non so bene per quale motivo, ma si sentono capite e, soprattutto, quando si lasciano andare alle frequenti confidenze intime di come se la passano con i loro uomini o amanti ritengono di poter ottenere un riscontro importante da una mia opinione o consiglio. D'altronde, chi meglio di me, che mi sento donna ma ho ancora, diciamo così, un retaggio da uomo là sotto – lo chiamo il mio ‘fratellino' – può fare da ponte e tramite tra il mondo femminile e quello maschile? Mi chiedono di tutto, mentre faccio loro un massaggio esfoliante o le assisto sotto la lampada UVA: da come sedurre un uomo con le sole movenze, a come fare il pompino perfetto (“Perché, si sa, solo chi ha ‘quello' sa come dare il piacere più intenso a un uomo. Funziona così, no?”). puntualmente rispondevo che, per quanto mi riguardava, io potevo solo parlare per la mia esperienza con il mio compagno, con il quale convivevo da anni. Con Roberto, in effetti, ci amavamo e abitavamo insieme da cinque anni, eravamo una coppia di fatto, tipo marito e moglie. Ed eravamo felici insieme. Oddio, non è che nessuno si concedesse qualche diversivo, ma faceva parte del nostro modo libero di intendere la vita sessuale di coppia e, comunque, ne parlavamo senza gelosie. Anzi, a volte condividevamo l'esperienza in maniera concreta. Non fatemi dire di più, almeno per ora. Anche perché c'erano due patti solenni e imprescindibili tra di noi, come pilastri che sostenevano il nostro rapporto: il primo, tacito, era che non ce le dovevamo andare insistentemente a cercare, le avventure, perché altrimenti significava che la nostra vita sessuale insieme non era soddisfacente; il secondo, esplicito, era più banalmente che qualsivoglia esperienza fosse capitata all'altro non avrebbe dovuto influire sulla nostra vita di coppia. Questi patti valevano naturalmente per entrambi, ed erano semplici quanto inequivocabili perché tutto funzionasse. Fino a poco tempo fa, peraltro, non avevamo mai vacillato né sentito di voler trasgredire ai patti, sicché andava tutto bene. Conducevo una vita di normalissima routine: alzarsi presto per andare al lavoro, far bene il mio mestiere durante il giorno e occuparmi della mia parte di responsabilità casalinghe, peraltro divise equamente con Roberto, rilassarci la sera con una buona cena – nostra unica vera debolezza, il cibo – o guardando un film. Qualche aperitivo in compagnia ogni tanto con i nostri amici, se potevamo, perché lui era barman, pertanto gli orari non coincidevano spesso, a seconda dei suoi turni di lavoro. Nel weekend a volte ci concedevamo un po' di divertimento in più con qualche uscita in discoteca o feste private vivacizzate, ove possibile, da qualche striscia bella carica che, da lì in poi, avrebbe prodotto l'effetto che doveva a seconda della compagnia. Nessun calcolo, nessun programma, solo ciò che capitava. Poteva venirne fuori del sesso a tre o a quattro, come solo una spaghettata notturna con dei perfetti sconosciuti che ci stavano simpatici per bere vino insieme fino all'indomani mattina. Insomma, faccio una vita normalissima che era quello che avevo sempre voluto, né più né meno. Finché, ahimè, non è capitato qualcosa di fuoriviante. Anzi, capita sempre qualcosa di fuoriviante, di deviante dalla tua strada dritta e lastricata di buone intenzioni, perché chiunque mi veda, per strada al bar o al supermercato, vuole sempre provarci con me. Intendiamoci, a me fa piacere, la vanità è oro per l'autostima, ma sovente l'eccesso di autostima (o di stima altrui) può generare sentimenti disfunzionali. Come accadde quella volta con Katia. Chi è Katia? Oh, Katia è Katia! Come spiegarlo? Dall'inizio, magari, sarebbe meglio pur non essendo facile, ma ci proverò. Dunque, iniziò tutto due anni fa, al supermercato. Ci vado anch'io, sapete? Pure i trans mangiano, fanno la spesa e puliscono casa, per chi non lo sapesse. Lo dico perché l'immaginario comune ci vuole tutte e tutti acchittati e imbellettati come ci vedono per strada la sera, ma non è così, non disdegna nessuno un bel paio di jeans con sneakers e maglietta (o maglione se è inverno) soprattutto se, appunto, si va a fare la spesa. E fu così che tutto ebbe inizio.
KATIA
La incrociavo spesso al minimarket sotto casa, ormai da un anno o giù di lì, ma non ci eravamo mai parlate fino a quella giorno. - Ti sei segnata di comprare anche l'Autan? Qui le zanzare mi stanno prosciugando sera dopo sera – si premurò di ricordarmi Roberto. - Sì, e anche gli zampironi. Però che schifo, mi fanno tossire! - Meglio tossire da vivi che respirare da dissanguati. Non fingere di dimenticarti, eh? - Certo che no. A dopo. Lo assecondai, sapendo che non avrei comprato né l'uno né l'altro, e uscìi di casa. Una volta al market feci il mio solito giro: verdure, formaggi e affettati, banco della carne e, nel finale, una passeggiata tra le corsie interne dove, come in tutti i supermercati, ci sono caffè, conserve e prodotti per la casa. Arrivato in quest'ultimo reparto notai lei di fronte a uno scaffale con qualcosa in mano e l'aria pensierosa di chi è indecisa. Era davvero una donna carina con quell'abitino giallo stampato a fiori e gli improbabili sandaletti in tinta col tacco alto, ma che a modo loro avevano un perché. Era piccola di statura ma ben proporzionata, seno poco abbondante ma vitino snello e, dovevo ammetterlo, belle gambe e bel culo. Il vestito le arrivava appena sopra il ginocchio mostrando bei polpacci affusolati che terminavano in caviglie snelle e sensuali, il suo viso invece era quasi da bambola: incarnato pallido da bambola di porcellana e occhi chiarissimi, i capelli biondi e ondulati le cadevano appena sopra le spalle e si vedeva che erano del suo colore naturale. Il nasino triangolare perfetto dava quel tocco finale a un visetto delizioso. Nemmeno il mio chirurgo estetico avrebbe saputo fare di meglio. A me piacciono gli uomini, ma una parte di me a volte non disdegna alcune donne, perciò volli avvicinarmi per la curiosità di sapere che odore emanasse la sua pelle. Sapete, io credo che il mondo si divida in persone che ‘hanno odore' e altre che non sanno di niente. ‘Avere odore' per me significa che al solo guardarle da lontano ti sanno di corpo, di sesso, di qualsiasi buon sapore di pelle insomma, pure se non mi avvicino ad annusarle, e queste sono le persone che mi piacciono. Poi ci sono le altre, che se non ispirano nessun senso olfattivo non possono sapere di nulla neanche a letto. Lei sapeva di buono e per questo decisi di farmi vicina, appena dietro di lei, mentre restava piantata di fronte allo scaffale da cui non sapeva cosa scegliere. Guarda caso, era la parte dove c'erano prodotti anti-zanzare. - Non lo prenda, è inutile. E puzza troppo! Si voltò a guardarmi, con un misto di sorpresa e sollievo per avere al fianco una persona che capiva il suo dilemma. - È quello che temo – sospirò. - Ma d'altronde mio marito insiste per averli in casa, a me però questi odori fanno bruciare la gola. Bella voce, musicale e femminile, ma non fastidiosamente stridula come certe che so io, garrule e irritanti. - Pure il mio compagno, ma ovviamente non gli do retta. Se si unge di Autan poi, che il Cielo mi protegga: come faccio a baciarlo? Mi scusi la schiettezza, ma ci siamo capite... – ammiccai. - Capisco, altro che se capisco! – si aprì lei in un sorriso. Bello, molto bello quel sorriso, incorniciato in labbra ben disegnate e delicate. - Ma se non glielo compra, come fa poi a sopportare le sue lamentele? Se lo comprerebbe comunque da solo. - Non sottovaluti la pigrizia degli uomini, signora. E poi, io un piccolo stratagemma che funziona ce l'ho. Posso suggerirglielo? - Magari! - Strofinatevi la pelle con un rametto di basilico. Non infastidisce e tiene lontane le zanzare, mi creda funziona perfettamente. E almeno, se vorrà essere baciata, sarà protetta anche senza avere addosso questi cattivi odori, non è meglio? – le strizzai l'occhio. Lei sembrò illuminarsi. - Ma lei è un genio! Grazie, davvero, mi ha salvato la vita, se funziona. - Funziona, funziona. Garantito. Da quel pomeriggio in poi, ogni volta che ci incrociavamo al market ci salutavamo e scambiavamo qualche parola, finché arrivarono i giorni in cui, tempo permettendo, ci fermavamo anche a bere un caffè insieme al bar di fianco al negozio ed entrammo così in confidenza. - Senti, scusa se te lo chiedo, ma tu sen trans vero? - Perché me lo chiedi? - Oh, non per la voce: è calda ma non banale, né maschile, né per le mani che sono affusolate e ben curate, con dita lunghe e sensuali. Forse, solo per i piedi un po' grandi, ma anche lì potrei sbagliarmi. Diciamo invece che sei troppo perfetta, ecco. - Perfetta per chi? E comunque sì, io sono trans. Spero non ti crei problemi. - No no, affatto, anzi! Mi piaci molto. Sei gentile, colta e sensibile, e soprattutto mi capisci. Però sono curiosa... - Curiosa di che? Tentennò, ma giurai che stavo intuendo qualcosa di malizioso in lei. E avevo ragione. - Ti piacciono anche le donne? – chiese senza troppi preamboli. Io scoppiai a ridere. - Allora, ti chiarisco due cose. Primo: sono un uomo, biologicamente parlando, e se non mi piacessero anche le donne, sarebbe strano, o mi sarei operata. - E perché non l'hai fatto? - Conosco qualcuna che l'ha fatto per amore, sai com'è. Non so se si sia pentita, ma è stato per amore o perché voleva sentirsi solo donna. Io invece questo problema non ce l'ho. - In che senso? Riflettei lunghi istanti prima di risponderle. - Sono una gran figona con ventotto centimetri di cazzo, perché dovrei operarmi? Mi sta bene così. E sta bene così a molta gente, pare. Anche al mio compagno. - Oh... – riuscì solo a balbettare, tra l'imbarazzato e, giurai tra me e me, anche l'eccitato. Le sorrisi con tenerezza ammiccante, dopodiché volli vedere fino a che punto volesse spingersi. - Eri curiosa solo di sapere questo? - Beh, a dire il vero... Oddio, è così imbarazzante! - Quindi no. Dunque? Cos'altro c'è? – insistetti, cercando di pormi in maniera ancor più suadente. - Posso confidarmi? Sì insomma, io... Oh, al diavolo: non ho mai provato un pene così grosso. Ventotto centimetri, mio Dio! Ma esistono davvero? È difficile da immaginare. - Non c'è bisogno che immagini – risposi d'istinto – sfilati la scarpa. Senti. E così dicendo le presi delicatamente il polpaccio sotto il tavolino, alzandole il piedino e guidandoglielo fra le mie cosce. Quel giorno indossavo una gonna fresca e sottile, non fu difficile farlo arrivare alle mie mutandine. Lei si lasciò condurre senza resistenza, seppur arrossendo un po' e gettando sguardi qua e là per vedere se qualcuno la stesse guardando. Al contatto col suo piede, con mia stessa sorpresa, il mio membro iniziò a gonfiarsi e a stento il perizoma cercava di trattenerlo dentro di sé. Lei non ebbe più bisogno di essere guidata e strofinò delicatamente, su e giù, quella protuberanza pulsante sotto il suo piede, che secondo dopo secondo le faceva strabuzzare gli occhio dalla sorpresa e dal desiderio crescente. Nessuna delle due riusciva più a parlare, ormai eravamo talmente prese e divertite da quella situazione eccitante che respiravamo col fiato mozzo. D'improvviso, avevamo una voglia pazzesca! E dovevamo soddisfarla, subito. - Vieni con me – le ordinai, mentre mi tenevo la borsetta davanti per non far notare la sconcia erezione, che era solo a metà però si sarebbe notata anche da lontano. Lei mi seguì svelta e docile, ignara di quello che stavo per fare, ma forse lo stava per immaginare. La portai verso la mia auto e le intimai di non dire una parola. - Adesso Sali. Vieni con me, ti riporto qui fra poco. Non chiedermi niente, salta su e basta. Non fece una piega, né titubò per un solo attimo: era come un cagnolino che seguiva il suo padrone. Innescai la marcia e schizzai fuori dal parcheggio, ma solo per girargli intorno e svoltare in un angolo un po' meno esposto, che conoscevo bene per averci già fatto sesso in macchina più di una volta. Accostai e spensi il motore, senza parlare mi sollevai la gonna fino alle anche e liberai il mio cazzo dal perizoma, che finalmente poteva lasciarlo esprimere in tutto il suo vigore. Katia era senza voce e senza fiato, mentre guardava eccitata e incredula il mio calibro ventotto, e senza che glielo dovetti chiedere lo prese subito tra le mani, poi vi si avventò con la bocca con una furia inaspettata. Lo succhiò andando su e giù con vorace furore e le piaceva soffocarcisi con la gola, finché io, dopo pochi istanti, non potei più trattenermi e le venni in gola con un'eiaculazione violentissima che mi fece addirittura girare la testa. Le non si scompose e continuava a succhiare, lasciando colare il mio sperma dalla sua bocca sul mio cazzo e risucchiandolo ogni tanto, al punto che dovetti pregarla, ormai senza voce, di smetterla. Katia alzò lo sguardo su di me e aveva dipinta sul volto un'espressione inconfondibilmente felice e, direi, anche illuminata. Si pulì il mio latte dalla bocca col dorso della mano, come un cafone che si netta il sugo dalle labbra con le mani, e lo rileccò. Quest'immagine mi scioccò piacevolmente, da lei non me l'aspettavo e mi sarebbe riapparsa nei ricordi per molto, molto tempo a venire. Come quando tornammo in silenzio al parcheggio del supermarket e, scendendo dall'auto, mi congedò dicendo solo: - Ne voglio di più! - e se ne andò, voltandosi senza nemmeno salutare. |
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