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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Il peso della galena
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Settembre 1841, Marsiglia.
A girare nei vicoli del centro storico, a volte mi dimentico che non sono più a Sassari. A questo pensava Giovanni Antonio guardando il plumbeo cielo marsigliese di metà settembre, intento a girovagare per i viottoli della parte più antica della città, nei pressi del porto. In cerca di fortuna, era arrivato da meno di un mese in quella città che si diceva offrisse grandi possibilità a un giovane dotato di buona volontà e intraprendenza, e certamente quel posto aveva da offrirgli molto più della sua Sardegna. Nella mano, sprofondata nella tasca della giacca lisa, strinse il biglietto che gli era stato consegnato da Pietro Rufi prima della sua partenza; una partenza tumultuosa, accompagnata dalla decisa opposizione della sua famiglia. Guardò di nuovo l'indirizzo, scritto con un debole tratto di lapis: quella parte di Marsiglia era un dedalo di viuzze parallele, tutte all'apparenza uguali, strette e dall'aria insalubre, dove ancora stentava a orientarsi. Ci aveva riflettuto molto prima di decidersi a rintracciare la persona che Pietro gli aveva indicato; ma ormai le sue risorse si stavano esaurendo senza che avesse ancora realizzato nulla di ciò che si era prefissato e quella mattina, indossando la giacca, aveva ritrovato uno tra i tanti suggerimenti non richiesti ricevuti da chi sperava di essergli utile. Quell'indirizzo dapprincipio gli era sembrato il meno utile tra tutti, perché apparteneva a una ragazza definita dal suo amico “di onesta famiglia spagnola” e il cui padre, morto prematuramente, era stato un commerciante di riferimento per gli immigrati della Catalogna. Giovanni Antonio sperò comunque che potesse rivelarsi utile anche solo per un pasto caldo o una stanza in affitto che non fosse piena di muffa. Senza smettere di camminare, strinse forte il biglietto nel pugno, adirato con se stesso. A cosa mi sono ridotto? A chiedere aiuto a una donna, giovane e sola per giunta! Ma dopo le ultime notti trascorse in locande e alcove di fortuna, la prospettiva di una stanza pulita, con magari un piccolo camino o un braciere, si era rivelata troppo allettante per lasciarsela sfuggire. Imboccò una stradina umida e maleodorante, nella quale era quasi certo di essere già passato poco prima, ma stavolta incrociò un uomo che passava nel senso contrario al suo e gli chiese indicazioni, nel suo francese ancora stentato ma comprensibile. L'uomo gli indicò senza esitazione una porticina di legno chiaro, poco più avanti, tanto bassa e piccola che Giovanni Antonio stentò a credere potesse essere l'ingresso di un'abitazione. Forse per quello non l'aveva notata. Prima di bussare trasse un profondo respiro; espirando, la condensa che gli uscì dalle labbra gli ricordò quanto potesse essere fredda la sera marsigliese... si fece coraggio e bussò. Aspettando una risposta, rilesse quel nome, Maria De la Encarnaciò Llambi fu Agustì. Dall'interno non sentì provenire alcun rumore, ma decise di insistere finché finalmente una voce bassa, femminile, dal tono intimidito rispose: «Chi è?». Sfoderò il tono di voce più suadente, per quanto potesse sembrare affidabile un accento straniero a una ragazza forse sola in casa: «Mademoiselle Llambi, perdonatemi se mi sono permesso di disturbarvi, mi chiamo Giovanni Antonio Sanna e vengo da Sassari, nel Regno di Sardegna. Mi ha dato il vostro indirizzo il signor Pietro Rufi, un amico di vostro padre». Fece una pausa ma, da dietro la porta, si prolungò un silenzio poco incoraggiante. Comunque, non si arrese: «Il signor Rufi non si sarebbe permesso di darmi il vostro indirizzo se non mi avesse ritenuto rispettabile. Vi chiedo solo di aprirmi per ascoltare quello che vorrei proporvi». Nel frattempo, dietro quella porticina, Maria Incarnacion, che tutti chiamavano Mariette, era dubbiosa. Chi era quello straniero dalla voce decisa che, inaspettatamente, aveva bussato alla sua porta e cosa mai voleva proporle? Conosceva bene il signor Rufi, era stato uno dei migliori amici di suo padre e l'aveva tenuta sulle ginocchia da bambina. Se quell'uomo avesse detto la verità sarebbe stata di certo una persona rispettabile. Si scoprì incuriosita. Cosa poteva cercare da lei un sardo a Marsiglia? Fortunatamente non era sola: con lei in quel momento era in casa una coppia alla quale sua madre aveva appena affittato il piccolo appartamento. Mariette chiuse un attimo gli occhi e, infine, decise di aprire la porta. Si trovò di fronte un giovane non molto alto, infreddolito e infagottato in un giaccone scuro che le sembrò troppo grande per lui. Era castano e una folta barba corta e ben tagliata gli incorniciava un viso i cui occhi scuri e indagatori si focalizzarono subito su di lei. Quando Giovanni Antonio sentì la porta aprirsi ormai aveva quasi deciso di andarsene. Si era sollevato un freddo vento a sferzare il viottolo, che gli fece tirare su il bavero della giacca nel tentativo di proteggersi. Quel silenzio protratto gli era poi sembrato offensivo. Questa donna non mi piace, le mancano la lungimiranza e il coraggio, aveva pensato, pronto a lasciarsi quella casa alle spalle senza rimpianti quando la chiave girò nella toppa. «Gratias a Deo!» esclamò, muovendo le labbra sottovoce. La ragazza che gli apparve davanti era piccola e bruna, con un volto gradevole e due grandi occhi scuri, espressivi e vivaci. I capelli folti erano raccolti in ordine sulla testa in una treccia a farle da corona, e divisi sul davanti da una riga centrale ben disegnata. La ragazza dagli occhi di velluto si strinse al petto i lembi di uno scialle di lana per proteggersi dal freddo che l'aveva investita e lo fissò con sguardo interrogativo, di quelli che si lasciano leggere realizzò lui colpito. È una pessima debolezza, quella di essere un uomo, rifletté, infastidito nel realizzare quanto una ragazza graziosa come quella potesse avere un ascendente su di lui. Sbirciò all'interno della casa e gli sembrò che gli spazi fossero accoglienti, e a un lato intravide anche un agognato camino acceso. Sfoderò allora tutto il carisma e il fascino di cui disponeva, sperando servissero per accattivarsela e potersi così posizionare proprio lì, di fronte a quel fuoco acceso, per scaldarsi anche solo per qualche minuto e forse, quando quell'umido gli fosse uscito dalle ossa, avrebbe potuto ragionare lucidamente. Ma non doveva avere fretta o l'avrebbe intimorita. Ciò che lui non poteva neanche immaginare, mentre ragionamentre ragionava sul suo piano di conquista di posizioni, era che la timida Mariette era rimasta così colpita da lui che non gli avrebbe mai rifiutato di sedersi davanti al camino, forse neanche se avesse deciso di entrare con passo deciso e intimandole un: “Fammi largo donna che voglio sedermi proprio lì!”. Mentre lui parlava, provando a convincerla della propria rispettabilità, lei lo fissò, cercando la causa di quella debolezza. Aveva lineamenti regolari e minuti, capelli folti e due occhi piccoli, quasi scavati nel volto, acuti e profondi. Non è una bellezza, pensò razionalmente lei ma, fissandogli la bocca mentre parlava, sentì salirle alle guance un calore incontrollabile. Temendo che il viso potesse tradirla cercò di opporsi a quella sensazione ma fu peggio, tanto che si immaginò con vergogna di avere raggiunto la colorazione della porpora, mentre il suo ospite biascicava disperatamente qualcosa in quel suo francese approssimativo. Anche quel suo modo goffo di pronunciare con decisione una lingua che evidentemente conosceva a stento le risultò affascinante, e allora capì perché le fosse sembrato subito così familiare. Quel tono le ricordava quello dei catalani, anzi, le sembrò quasi che parlasse come suo padre, con quel suono rassicurante che amava da bambina. Giovanni Antonio, trovandosi a farfugliare davanti a Mariette, si accorse invece con fastidio che le parole in francese venivano fuori con molta più difficoltà di quanto non avesse immaginato, e il tutto era decisamente complicato dalla necessità di fare colpo in fretta. «Grazie della vostra fiducia, come vi ho detto sono Monsieur Sanna. Il signor Rufi, oltre che amico di vostro padre lo era anche del mio, l'avvocato Giuseppe Sanna, e devo confidarvi che Pietro mi ha assicurato che nella vostra casa non mi sarebbe mancato un appoggio in caso di necessità.» Ebbe la netta impressione che la ragazza non stesse ascoltando una sola parola di ciò che diceva e tanto meno, il che era peggio, gli sembrò che lo stesse capendo. Pessimo inizio, pensò e fu meravigliato quindi che, terminata la sua penosa presentazione, lei lo invitasse a entrare: «Accomodatevi o prenderete freddo». Notò subito la presenza di una giovane coppia intenta a studiare ogni angolo, chiaramente disinteressata al suo ingresso. «Sono gli affittuari di mia madre» spiegò Mariette, intercettando il suo sguardo. Decisamente interessante, pensò lui lanciandole di traverso un'occhiata più lunga delle precedenti ma che la ragazza non colse, impegnata come era a versargli del sidro in un capiente bicchiere di vetro scuro. Lui cercò di immaginarne la sagoma, difficile da intuire attraverso quei gonfi abiti a più strati, ma quanto immaginò gli piacque molto. Mariette si voltò verso di lui per porgergli il bicchiere e lo invitò a sedersi su una delle due poltrone di fronte al camino, poi si versò da bere e gli si accomodò di fronte interrogandolo con disinvoltura, quasi dimenticando l'iniziale timidezza. «È un piacere conoscervi, vorreste raccontatemi come mai vi trovate in questa città e in che modo pensate che io possa aiutarvi?» Le poltrone sulle quali si erano sistemati erano vissute ma non lise, e sicuramente parte della mobilia di famiglia. A decorarne la sommità erano stati posti due diversi e delicati centrini bianchi ricamati. Al centro, tra loro, stava un piccolo tavolino di legno scuro sul quale Mariette aveva appoggiato un vassoio. Giovanni Antonio ruotò il polso per far girare lentamente il contenuto nella tazza, osservandolo mentre tentava di riordinare le idee. Mariette Llambi era stata gentile e quella casa era calda e pulita, ma chiederle una stanza in affitto era chiaramente fuori discussione. Con le sue magre finanze dubitava che se la sarebbe potuta permettere. Il caminetto acceso emanava calore e lui, voltando lo sguardo intorno, notò sul ripiano di una credenza una pila di biancheria stirata. Chissà se la signorina Llambi stira per lavoro, rifletté. Lavorare era un'attività inadatta per una donna, ma Mariette era figlia di un commerciante e conosceva certamente il valore del denaro; inoltre, non doveva possederne tanto da potersi permettere di perdere un'occasione di onesto guadagno. Giovanni Antonio lo capiva e, a differenza di molti altri uomini, arrivava perfino ad apprezzarlo. Provò a far decollare la conversazione mentre lei, col suo sguardo da uccellino spaurito, gli parve che nascondesse invece un qualcosa da uccello rapace che lo confuse e meravigliò, poiché si rivelava all'improvviso, quando meno se lo aspettava. Cercò di protrarre la conversazione tra loro il più a lungo possibile, pensando velocemente a quale scusa inventarsi perché la sua visita risultasse interessante, se non addirittura piacevole. Non gli costò particolare fatica raccontarsi, perché era un uomo che adorava parlare di sé quanto Mariette amava ascoltare e meditare su ciò che le veniva detto. Quindi le spiegò con entusiasmo cosa fosse venuto a fare in quella vivace città francese. «Qui la libertà è maggiore che altrove!» affermò con i piccoli occhi acuri che divenivano brillanti e audaci e forse, così sembrò a Mariette, capaci di tutto. «In Sardegna il regno sabaudo soffoca le possibilità di crescita, proibendo a noi sardi di affermarci in qualunque campo, pur avendone le capacità, e vi assicuro che, per quanto male si parli di noi, conosco molti sardi che sarebbero in grado di amministrare il regno meglio dello stesso re!» Quelle affermazioni parvero a Mariette dure e rivoluzionarie. Davvero aveva osato paragonarsi al re? Che uomo singolare era quello che le stava di fronte, che aveva il coraggio di aprirsi così tanto con un'estranea? La prima impressione di familiarità che le aveva suscitato si accompagnò a una sottile ammirazione. Dal canto suo Giovanni Antonio, dopo giorni vissuti senza sosta, trovandosi finalmente davanti a un'interlocutrice silenziosa e attenta, si concesse il lusso di perdersi in chiacchiere. Lo sguardo della ragazza gli rivelò un interesse sincero nei confronti dei suoi sogni, quello che aveva sempre sperato di scorgere nelle sue sorelle o in sua madre quando parlava dei suoi progetti; invece, se lui le avesse ascoltate, ora di certo non sarebbe stato seduto lì ma in qualche cencioso ufficio legale nei pressi della chiesa di Santa Caterina, intento magari ad ascoltare le rimostranze di un fabbro al quale non era stato pagato il dovuto per il suo lavoro. Lui aveva sempre immaginato un futuro diverso per sé e, nello sguardo di ammirato assenso di quella ragazza, gli sembrò di leggere una tacita conferma che potesse realizzarlo. Forse si stava sbagliando, ma gli sembrò di cogliervi anche altro, quasi un interesse. Derise se stesso solo per averlo immaginato. È troppo tempo che non frequenti donne rispettabili, tanto che quando ne incontri una interpreti i suoi sguardi come fossero gli stessi delle donne del porto, pensò. |
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