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Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Laura Parise
Titolo: Ofelia tra fantasmi e pensieri nascosti
Genere Giallo Paranormal
Lettori 2
Ofelia tra fantasmi e pensieri nascosti
Oggi vado a fare visita ai miei amici pelosi e ho deciso che li porterò con me in centro. Per caso, verso l'ora di pranzo, passerò sotto l'ufficio della TorCas e se avrò fortuna incrocerò Toran.
Chissà se è un amante degli animali.
Spesso mi è capitato di fermarmi a parlare con le persone proprio perché incuriositi dai miei due accompagnatori, chissà, magari capiterà anche con lui.

Vil e Don appena mi vedono mi fanno un sacco di feste facendo a gara per chi scodinzola di più e mi mostra più affetto.
Regalo loro un bel biscottone a forma di osso a testa e mentre lo sgranocchiano li imbrago con i guinzagli.
Solo quando andiamo sulla spiaggia li lascio correre liberi, ma per il resto del tragitto devono necessariamente obbedire alle mie direttive.
Arrivati sotto gli uffici della società di Casimir con fare incurante passeggio nei paraggi, mi fermo a guardare qualche vetrina, avanzo di un centinaio di metri per poi tornare indietro.
Vil e Don mi seguono o precedono trotterellando a seconda del caso.
Come la volta precedente acquisto un frappè e i due cuccioloni mi guardano con occhi languidi sperando di ottenere anche loro qualcosa di buono.
Ci dirigiamo verso il parco poco distante e quando prendo posto sulla panchina della volta scorsa – da qui posso tenere sotto controllo il portone dell'edificio – tiro fuori dal mio zaino altri biscotti per i miei due compagni d'avventura.
Mi sento tanto come se fossi Miss Jane Marple intenta a investigare come faceva nei romanzi di Agatha Christie.
Solo che qui non ho il morto e non devo scoprire l'assassino, semmai tutto il contrario, devo cercare di proteggere la vittima.
Sempre che di vittima si tratti.
I cani cominciano a non aver più voglia di stare fermi e buoni, ormai siamo qui da quasi due ore e di Toran neppure l'ombra.
Credo che per oggi non riuscirò a incontrare per caso il mio particolare “assistito”. Forse non è neppure in ufficio e io ho perso solo del tempo nella speranza di vederlo uscire.
Devo cambiare strategia, forse dovrei provare a incrociarlo quando entra la mattina, chissà se così avrò più fortuna... una cosa è certa: l'espediente dei cani non sarà più fattibile.
Mi alzo e con me, anche i miei due accompagnatori si mettono sulle loro quattro zampe felici di potersi muovere.

Rientro a casa delusa.
«Ofelia, ti vedo abbattuta. Non hai avuto fortuna con l'incontro?»
Edric è qui che mi aspetta, ormai siamo quasi diventati una coppia. Il marito che attende il ritorno della consorte.
Mi scappa da ridere a questo mio pensiero.
Però devo ammettere che saremmo davvero una bella coppia se lui fosse ancora vivo!
«Cosa ho detto che ti ha fatto sorridere?» domanda confuso visto che pochi istanti prima aveva notato la mia delusione.
«Scusami Edric, è che la tua precedente domanda mi ha fatto pensare che sembravamo quasi una coppia normale. Tu a casa che attendi il mio rientro e ti preoccupi per com'è andata la mia giornata.»
«Beh, in fondo è un po' quello che siamo no?» domanda ridacchiando «Una coppia soprannaturale!»
«Certo. Davvero fuori dagli schemi!»
Non so se mi va di riderci sopra.
Quello che provo per lui, pur sapendo che sarà sempre impossibile una vera relazione, sta cominciando a farmi paura, e se nello stesso tempo mi fa friggere il sangue e mi emoziona, dall'altro mi inquieta.
Come posso innamorarmi di un fantasma?
Che razza di vita sarebbe?
Ma se penso che potrei non rivederlo più mi sento come se mi stessero staccando un pezzetto di cuore.
Scuoto il capo, fortuna che almeno lui non può leggermi nei pensieri.
E non solo lui!
Altrimenti sarebbe davvero un guaio. Rischierei veramente di essere rinchiusa in qualche manicomio.
Lascio perdere queste elucubrazioni attorcigliate e rispondo alla sua prima domanda.
«No, non ho avuto fortuna con le mie indagini. Toran non si è visto e a dire il vero non ho incrociato neanche Casimir. Non vorrei che...»
«No, dai non pensare al peggio.»
«Ci provo. Ho deciso che domani mattina mi metterò di vedetta prestissimo nelle vicinanze dell'ufficio, non credo che Toran vada al lavoro prima delle sette. Almeno spero!»
«Hmm, se vuoi vederlo in carne e ossa va bene, ma come farai a parlare con lui? Hai già pensato a un argomento?»
«A dire il vero no», Edric ha ragione, come faccio a interloquire con lui?
Mi si accende una lampadina nella testa.
«In quell'edificio ci sono vari uffici oltre a quelli della TorCas. Farò in modo di incrociarlo all'entrata e salire in ascensore con lui. Poi qualcosa mi inventerò sul momento.»
Edric annuisce ma non commenta e io nel frattempo apro il frigorifero e mi rendo conto che dovrei andare a fare un po' di spesa. Lo richiudo di scatto e afferro la borsetta.
«Esci?»
Sento la voce di Edric e mi scappa ancora una volta da ridere.
«Cosa ti avevo detto prima?»
Ci pensa un attimo e giunge alla mia stessa conclusione: «Sembra che mi venga naturale, proprio come se fossimo una coppia. Scusami».
«Tranquillo, non devi scusarti. Credo anch'io che sia una cosa che viene spontanea. Devo solo farci l'abitudine.»
«Se è per questo anch'io. Non ho mai avuto una relazione, e non ho mai vissuto con una donna.»
Lo guardo arricciando la fronte. Dove vuole andare a parare con questi discorsi?
Non gli rispondo perché a esser sincera non so cosa dirgli. È tutto così incredibile.
Prendo un bel respiro e lo saluto senza attendere risposta.
«Vado al supermercato il mio frigorifero piange.»

Mentre percorro il corridoio del reparto biscotti, intravedo una figura che mi sembra di conoscere che gira dallo scatolame. Credo sia Casimir, ma è passato così in fretta che non ne sono del tutto sicura.
Allungo il passo rinunciando a prendere la confezione dei miei biscotti preferiti ai cereali e frutti di bosco per addentrarmi nell'altra corsia.
Da dietro sembra proprio lui.
Per entrare nei suoi pensieri però devo almeno guardarlo in faccia.
Mi giro e per poco non finisco addosso a una signora, mi scuso e muovendomi con più lena cerco di arrivare in fondo al corridoio di sinistra con la speranza di intercettarlo tra i sottaceti.
La mia strategia ha funzionato.
Proprio un attimo dopo che ho svoltato a destra mi ritrovo addosso al carrellino di Casimir.
«Oh! Mi scusi!» pronunciamo in contemporanea.
«Ofelia, ciao. Per poco ti investo. Dovresti andare più lentamente almeno nelle piste del supermercato!»
«Casimir, ciao. Hai ragione, non so perché ho imboccato questa di slancio. Sarà la fame!» provo a fare la scema, tanto non è che mi interessi molto passare per un genio davanti a lui.
“Che razza di sbadata. Anche lei si ciba di schifezze inscatolate” pensa mentre io scusandomi ho di proposito messo i miei occhi nei suoi.
«Dopo quella magnifica torta pensavo fossi un'ottima cuoca!»
“Forse è in grado di cucinare solo quella, o magari proprio come Trisha non sa neppure bollire un uovo e la torta era comprata per far bella figura! Le donne di oggi... tutte uguali!”
«No, no! So cucinare e... modestamente anche piuttosto bene!» gli rispondo mentre lui nella sua testa mi sta paragonando a sua moglie «Non so neppure io perché stavo entrando in questo reparto.»
«Ti sarai confusa. Mi fa piacere sapere che ci sono ancora giovani ragazze che si sanno destreggiare in cucina.»
“Almeno spero!”
«Mi piace cucinare, mi rilassa. Magari domani sera te e Trisha potreste venire da me a cena. Sempre se vi va!» propongo di slancio.
«Sarebbe un vero piacere!» accetta senza pensarci «E con la ricerca del tuo locale a che punto sei?»
«Oh beh, domani dovrei andare a visionarne un paio. Se sono come da descrizione avrò solo l'imbarazzo della scelta e poi... beh, lo sai...» sorrido e mi stringo nelle spalle «Tu e la tua ditta dovrete darmi una mano con la pubblicità e il sito web. Sempre che non sia un fastidio per te o per il tuo socio» la butto lì facendo l'indifferente.
Vediamo se accendo qualche pensiero in merito a Toran.
“Sai cosa gliene frega a Toran, il suo tempo sta per scadere, se anche avesse da ridire, non farà in tempo. Ormai ci sono quasi.”
Ecco che lo ha rifatto!
Perché il suo tempo sta per scadere?
«Ma quale fastidio. Te l'ho detto. Abbiamo vari progetti di piccolissime imprese, la TorCas ha un team che se ne occupa e per noi ogni cliente piccolo o grande è importante allo stesso modo.»
«Mi fa piacere sentire ciò. Sai quando si tratta di avere a che fare con persone di successo come voi, ho sempre un pochino di timore... E così la vostra ditta si chiama TorCas? Cosa significa?» faccio la gnorri, in fondo non me lo aveva detto la volta scorsa.
“Ancora per poco. Quando sarà tutta mia quel Tor scomparirà dalla faccia della terra così come farà lui molto presto e diventerà la Casinform.”
«Sono le prime tre lettere dei nomi del mio socio e mio: Toran Boide e Casimir Miran. All'inizio pensavamo di mettere i cognomi, ma le soluzioni Boimir o Mirboi non ci piacevano molto.»
Perfetto, ora ho anche il cognome di Toran, magari posso vedere se lo trovo sull'elenco telefonico. Continuo a fare la finta tonta.
«Beh, in effetti TorCas ha un impatto migliore dei due che mi hai appena nominato. Quindi il tuo socio si chiama Toran. Un nome particolare direi. Ricordo di aver visto qualcosa che aveva questo nome, ma ora mi sfugge.»
“Quell'idiota ha il nome di una mantovana induista. Vattelapesca dove sua madre lo abbia trovato!”
«Non saprei. L'ho sempre trovato molto particolare. Non che Casimir non abbia una sua storia.»
«Sì, Casimir era il cognome di un fisico olandese se non sbaglio. O forse era il nome? Non ricordo bene.»
«Sì, era il cognome, ma i miei genitori erano appassionati di chimica quantistica, e Casimir sarebbe infatti il punto zero, cioè l'energia minima possibile per un sistema che è legata alla continua comparsa e scomparsa di particelle virtuali nel vuoto.»
«Caspita! Non avrei mai immaginato che ci fosse tutto questo dietro al tuo nome» sono davvero impressionata.
«Per loro era importante darmi un nome di successo e questo lo ritenevano davvero di buon auspicio.»
“Altro che quella scemenza di mantovana.”
«Sembra abbiano avuto una buonissima intuizione visto il tuo successo.»
“Hai detto bene bimba! Mamma e papà ci hanno visto lungo, e quando la Casinform sarà attiva, avrò onorato la loro idea!”
Il suo pensiero sembra proprio fisso. Non so quanto i suoi genitori possano essere orgogliosi di quello che intende fare.
Abbasso un attimo lo sguardo sul mio carrello e lui ne approfitta per terminare la chiacchierata.
«Ti sto facendo perdere tempo, magari hai da preparare una cena succulenta.»
«Oh, a dire il vero ancora non ho deciso cosa fare, ma Trisha ti starà aspettando con quanto ti ha ordinato» dico convinta che la spesa che sta facendo sia una richiesta della moglie.
«No, questa sera Trisha è dai suoi genitori, per questo hai investito il mio carrello in questo reparto» dice ridacchiando.
“Se mi seguissi, mi troveresti sempre in questo corridoio. Purtroppo questi sono i miei pasti casalinghi.”
Ascoltando i suoi pensieri, mi dispiaccio per lui, sembra che sua moglie sia davvero una buona a nulla, ma non posso farmi intenerire, non dopo quello che sto scoprendo sulle sue intenzioni.
“Quando Toran sarà morto, sistemerò anche Trisha e mi cercherò una brava donna che sappia coccolarmi quando torno a casa e mi faccia trovare bei manicaretti. Ora non posso perdere la concentrazione sul mio obbiettivo. Poi, lei sarà la prossima mossa.”
Quest'ultimo pensiero mi sconvolge.
Spero abbia pensato al divorzio, altrimenti rischio di dovermi mettere anche alle calcagna della sua consorte per salvarle la vita.
Ci salutiamo, prometto di fargli sapere presto notizie sul mio studio veterinario e gli do appuntamento a domani sera rinnovando l'invito a cena.

Laura Parise
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