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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Il regalo di Natale più bello sei sempre tu
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Alle sette e trenta, puntuale, il Teo ferma la sua Bentley argento davanti al cancello di casa mia e io, pur di evitare di farlo entrare e perdersi nell'ammirare il lavoro di mia “mamma Natale e i suoi elfi”, ascoltando tutte le sue spiegazioni compreso il concorso per il “Presepe più bello”, esco di corsa quando lui sta aprendo lo sportello dell'auto e ha già poggiato un piede sull'asfalto. «Ciumbia! Non vedevi l'ora che arrivavo?» domanda con un sorriso da pubblicità per uno studio dentistico nell'est Europa. «Temevo che se fossi entrato, ti avrebbero sequestrato» confesso. Lui guarda il giardino per quel poco che il buio di questa sera gli concede, e il sorriso continua a far parte della sua mimica facciale. «Hanno già iniziato alla grande!» commenta guardando le opere di cui vi ho già reso partecipi. «Non ti dico cosa c'è sul retro e dentro casa! E da domani l'Enel stapperà una bottiglia di spumante per festeggiare i grossi introiti che questo mese di dicembre porterà loro!» Faccio finta di rabbrividire mentre lo dico anche se non ci sarebbe niente di strano a sentir freddo in questa serata avvolta dall'umidità. Tra non molto, come sempre in questo periodo, calerà la nebbia che coprirà ogni cosa. Se dovesse poi nevicare... allora sì che tutta la fatica che hanno fatto oggi sarà sprecata. Anche se, è possibile che la mamma si metta con la scopetta a spazzolarla via per evitare che tutto venga nascosto dal bianco manto. A questo pensiero me ne sovviene un altro. Se vivessimo in un posto dove il Natale cade nella stagione estiva, questo problema con la neve non si presenterebbe. Rido da sola e lui, ovviamente, mi guarda un po' come se fossi matta, e un po' perché immagino che gli piacerebbe sapere a cosa ho appena pensato. Evito di dirglielo perché ho l'impressione che salterebbe fuori ancora una volta il tema Rangiroa, e per stasera è meglio evitare discussioni.
Il Teo indossa con disinvoltura il suo smoking, devo dire che sembra un capo nel quale si sente proprio a suo agio mentre io con questo vestito a sirena che ho avuto la brillante idea di acquistare, non posso muovermi più di tanto altrimenti rischio di allungare il già piuttosto profondo spacco che ho sulla gamba sinistra. «Stai benissimo» si è complimentato appena terminato di commentare le decorazioni del giardino «il bronzo dorato si sposa benissimo con i tuoi colori caldi.» Devo dire che in quanto a complimenti è quasi imbattibile. E poi ha un gusto molto raffinato, non perché si sia complimentato con me intendiamoci, ma perché ha occhio per gli abbinamenti e gli stili. Abbiamo lasciato l'auto e ci siamo avvicinati alla location dove si terrà questo cenone; mi guardo in giro e devo ammettere che, le decorazioni esterne sono molto sobrie e di classe. Qualche lucina, alcuni rami di vischio e un dorato “Buone feste” sulla porta d'ingresso.
«Non ero mai stato in questo locale» commenta il Teo poco dopo aver lasciato i nostri cappotti al guardaroba. «Neppure io, ma devo dire che mi sembra proprio di gran classe.» «Sì, la tua azienda a quanto pare non ha proprio badato a spese.» «Così sembra» commento e scruto quanto mi circonda. Anche l'interno del locale mantiene classe e sobrietà. Alcune lanterne bianche abbellite con un rametto di vischio diffondono una piacevole luce tremolante grazie alle candele dorate all'interno che si abbinano perfettamente alle tovaglie dorate dei tavoli rotondi da otto addobbati al centro con piccole ghirlande di vischio e una candela bianca. La musica dal vivo promessa nell'invito, viene eseguita da una piccola orchestrina accanto a un palco che presumo servirà in seguito come pista da ballo. Non eseguono, per mia fortuna, musiche natalizie e le loro note si diffondono delicatamente nell'ambiente quasi con timidezza. Si può così chiacchierare senza dover alzare il volume della voce. Man mano che tutti i miei colleghi fanno il loro ingresso, io presento ad alcuni il mio accompagnatore che si sta godendo la serata e sembra perfettamente a suo agio. I posti sono stati stabiliti, e il gran capo, mentre stavamo prendendo l'aperitivo in piedi accanto all'orchestra, si è raccomandato ridacchiando, di non formare sempre i soliti gruppi in base al reparto, così da poterci conoscere meglio un po' tutti. Mi sembra giusto, altrimenti tanto valeva fare il cenone in ufficio, anche se avrei tanto preferito sedere allo stesso tavolo con la Serena e il Jerry. Invece con loro ci siamo solo incrociati un attimo per i saluti e poi abbiamo dovuto dirigerci ognuno al proprio posto. Al nostro tavolo ci troviamo a cenare con il capo magazziniere, sua moglie, una delle centraliniste con il fidanzato e una delle due coppie di addetti alle pubbliche relazioni. Eh, a quanto pare essere addetti alle pubbliche relazioni nell'azienda dove lavoro io ha come prerogativa essere marito e moglie. Per un cenone che si rispetti, le portate devono essere molte, lo dice la parola stessa, cenone, altrimenti si chiamerebbe cenetta. Quindi chi ha organizzato questo evento deve aver pensato a questo, ma cercando ugualmente di non far abbuffare i commensali. Così abbiamo iniziato con gli antipasti. I camerieri nelle loro belle divise con guanti bianchi, pantaloni neri e giacche dello stesso colore delle tovaglie iniziano a girare con enormi piatti piani che contengono tre mini tortini di insalata russa, decorati con uova di quaglia, aneto, riccioli di carota e erba cipollina. La loro dimensione del diametro è quanto il mio pollice e indice chiusi a cerchio e alti circa due centimetri. Come secondo antipasto, sempre servito in piatti che sembrano da portata, sono arrivate tre tartine: una al salmone in gelatina, una al paté di selvaggina e tartufo e una con caviale. Se vi dico la loro dimensione scommetto che non ci crederete. Sono grossi poco più di una moneta da due euro. Con il Teo ci siamo guardati entrambe le volte in faccia e abbiamo quasi riso mentre gli altri sei commensali si profondevano in lodi sperticate per queste briciole. Avvicinandosi al mio orecchio mi ha sussurrato: «Averlo saputo avrei fatto una merenda più sostanziosa! Forse ci hanno preso per uccellini». Per poco non spruzzo il tavolo con l'acqua che sto bevendo. «Vediamo se il tre è il loro numero standard e ci portano anche tre tortelli.» Non sono veggente, ma visto l'andazzo, ci prendo in pieno. Quando arrivano i primi, sempre in piatti giganti, ecco tre bei tortelli alla zucca con ragù di cinghiale e tre noci di risotto allo zafferano decorate con altrettante foglioline d'oro. Inutile dire che gli uomini seduti al mio tavolo continuano a guardare stupiti i piatti che vengono loro serviti man mano, sperando in qualcosa di più sostanzioso. «Ma questi sono solo gli assaggi vero?» ha commentato il capo magazziniere. «Sì, poi ci porteranno direttamente le zuppiere» gli ha risposto prendendolo in giro la moglie. «Sono curiosa di vedere come serviranno i secondi» si azzarda a dire la centralinista che fino a quel momento non aveva spiccicato parola; forse parla già troppo quando è al telefono. E poco dopo infatti i soliti piatti da portata danzano tra i tavoli insieme ai camerieri. Questa volta si tratta di cappone ripieno di foie gras e tartufo nero, ma alla vista non saprei proprio distinguerlo perché ci servono un tronchetto di circa due centimetri di altezza e cinque di diametro, accompagnato da un piccolo carciofo arrostito e una foglia di cavolo nero fritta. E in seguito una fettina di arrosto che sembra una rosa adagiata su un paio di foglie di spinaci e guarnita con tre, e ci risiamo, ciuffi di purè di patate. «Non oso immaginare il prezzo di questo cenone che in quanto a coreografia è sensazionale, ma non posso proprio dire di essere sazio.» Il capo magazziniere continua a lamentarsi, si capisce dal suo stomaco pronunciato che è una buona forchetta. La moglie cerca di tenerlo tranquillo, e io non posso fare a meno di constatare che in tutti i tavoli i commenti sono pressoché simili. Pazienza, per una sera non moriremo e quando arriva il dolce, il classico panettone accompagnato da una crema al mascarpone, restiamo sorpresi che la porzione sia piuttosto abbondante. Faccio un salto alla toilette e ci trovo la Serena. «Sono felice di vederti insieme al Teo» mi dice abbracciandomi «gliel'hai detto?» So che si riferisce al viaggio e faccio cenno di no con la testa: «Ci siamo rivisti ieri, lui si ricordava di questo cenone, mi ha detto che se non mi avesse incontrato al centro commercial-» lei mi interrompe. «Vi siete incontrati per caso?» è stupita. «Macché!» e sventolo una mano come a scacciar via l'ipotesi «Viola!» Mi guarda confusa. «Sì, in pratica lei lo ha tenuto informato dei miei spostamenti e lui è venuto a cercarmi. Ma, come stavo per dirti, se non ci fossimo incrociati, mi ha detto che stasera si sarebbe fatto trovare davanti al cancello di casa!» Scoppiamo entrambe a ridere.
Terminata la cena, alcuni si alzano e iniziano a ballare sulle note di canzoni a me sconosciute. Quando l'orchestra intona “Mi sono innamorato di te” una vecchia canzone di Luigi Tenco ripresa da Tiziano Ferro, il Teo si alza e mi invita a ballare. Metto le braccia intorno al suo collo e lui poggia le sue mani sui miei fianchi, tra di noi neppure un millimetro. Ci incastriamo perfettamente e sulle note di questa canzone romantica ci muoviamo. «Mi sei mancata tantissimo» mi sussurra tra i capelli. Devo ammettere che anche lui mi è mancato, ma ho quasi paura a dirlo così muovo soltanto la testa strofinandola sulla sua spalla mentre la sua mano destra mi accarezza la schiena avvicinandomi a lui – se possibile – ancora di più. Dovrei dirgli che partirò ugualmente, non fargli credere che Natale lo trascorreremo come l'anno scorso, ma non ne ho il coraggio ed è questo che non mi consente di rispondere alla sua confessione. Musiche romantiche si susseguono una dopo l'altra e noi continuiamo a danzare per buona parte della serata fino a quando non è rimasto quasi nessuno dei miei colleghi. Certo, non è che ho trascorso molto tempo con loro: per quasi tutta la serata sono rimasta attaccata al Teo e insieme abbiamo stretto pochi contatti con il resto delle persone presenti. Di certo, soprattutto io, non devo averci fatto una bella figura, ma il Teo è il Teo e lui, è in grado di farmi perdere la cognizione del tempo e dello spazio. «Ti va di venire da me?» domanda quando stiamo per salire nella sua auto. «Non te la prendere, ma preferirei rientrare, non ho un cambio, e non vedo l'ora di togliere questo vestito e soprattutto questi tacchi!» La sua espressione è delusa, ma non dice nulla, annuisce soltanto e mette in moto. Il tragitto fino a Gaggiano è avvolto dal buio della notte e dalla fitta nebbia. Lui deve guidare con cautela e io evito di distrarlo. Accendo la radio e lascio che la musica riempia l'abitacolo. Alle due e mezza, la Bentley si ferma davanti al cancello di casa mia. Non ci giurerei, ma credo di aver visto un'ombra alla finestra della camera di sopra. Scommetto che la mamma era in attesa del mio rientro. Neanche avessi sedici anni! Spegne il motore per non disturbare il vicinato e si volta verso di me che nel frattempo ho sganciato la cintura ma, incerta sul da farsi, non ho ancora messo la mano sulla maniglia. «Ci vediamo domani?» domanda avvicinando il viso al mio. Immagino voglia baciarmi, ma io lo voglio? Direi di sì, ma aspetto di vedere la sua reazione e nel frattempo mi affretto ad accettare di incontrarlo. «Perché no? Ma non troppo presto, se me lo concedono vorrei dormire fino a tardi.» «Va bene, dai. Ti chiamo e ci organizziamo.» «Perfetto!» E ora? Sarebbe il caso che io scenda dall'auto. Il Teo non si sposta di un millimetro e io a questo punto devo darmi una smossa. Gli sfioro velocemente le labbra e mi volto verso la portiera. Devo averlo scosso perché mi poggia una mano dietro al collo facendomi girare e mi ritrovo incollata alle sue labbra. Un bacio a stampo, di certo meglio del mio di sfuggita. Mi sorride furbescamente: «A domani Milli». Sorrido a mia volta e annuisco. «A più tardi Teo. Ormai è già domani.» Prima di lasciargli il tempo di rispondere spalanco la portiera e scendo mentre un brivido di freddo, causato dal brusco cambio di temperatura mi fa tremare. Cercando di non fare troppo chiasso, chiudo lo sportello senza sbatterlo e corro verso casa.
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