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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Laura Parise
Titolo: La doppia vita di Piero
Genere Romance
Lettori 4
La doppia vita di Piero
Sono in ufficio da circa venti minuti e il cellu-lare mi vibra nei pantaloni.
Davanti a me ho Gerard e non posso ri-spondere anche se lo vorrei tanto.
Stiamo parlando di un contratto che abbia-mo appena concluso e in teoria potrei anche dare retta alla mia tasca vibrante, ma non mi va di fargli sapere neppure un microscopico parti-colare della mia vita, a meno che non sia di vi-tale importanza.
E temo che questa chiamata lo sia per me, ma pericolosa per la mia carriera.
«Ti sta chiamando qualcuno» mi fa notare Monsieur visto che la vibrazione continua im-perterrita.
«Sì, ma-» lui mi interrompe: «Rispondi pure tanto qui avevamo finito» e si dirige verso l'uscita del mio ufficio.

«Mamma! Tutto bene?» lo dico ad alta voce come avevamo concordato.
«Sono nati! Teo e Carmen sono nati!»
Mi grida nell'orecchio. Per fortuna che sono solo.
«Davvero e quando?»
Continuo a parlare a voce alta e, mentre den-tro di me sto facendo capriole e piroette dalla gioia, cerco in tutti i modi di avere l'espressione preoccupata.
«Teo è nato un'ora fa e Carmen dopo dieci minuti. Stanno tutti e tre benissimo e non ve-dono l'ora di vederti.»
La mamma è emozionatissima, diventare nonna era il suo più grande sogno e adesso che lo è doppiamente, viaggia sulle nuvole.
«Tranquilla mamma, sistemo un paio di cose in ufficio e vengo subito da te» poi faccio un sospiro prima di salutarla «non ti agitare mi rac-comando, arrivo prima possibile.»
«Ma sei scemo? Perché dovrei agitarmi? Semmai tu, fa attenzione.»
Ha ragione quello agitato sono io, ma devo stare attento a come mi comporto. Intanto lei ridacchia.
Avviso Sonia in ufficio.
«Sonia come mai questa chiamata?»
Non la chiamo praticamente mai sul posto di lavoro e a dire il vero neanche a casa. Se posso evito.
«La mamma», inizio la mia recitazione «è ca-duta e ora l'hanno portata in ospedale» le dico cercando di dare al tono della voce un che di preoccupato.
«Ma dove? A...?» Non ricorda mai il nome del paese.
«Sì, a Canale di Tenno» le rispondo.

Quando la mamma si è trasferita tempora-neamente a Massa, a Sonia abbiamo raccontato che andava in vacanza in Trentino e lei aveva commentato che novembre non le sembrava il periodo più adatto, ma come sempre, figurarsi se io o la mamma avremmo mai preso in con-siderazione le sue idee.
«E ora cosa fai?»
«Be', devo andare a vedere come sta, se pos-so trasportarla qui o come procedere, di certo non posso lasciarla là da sola.»
«Bah! Non poteva evitare?» Sonia sbuffa, ma tanto sa che io non lascerei mai mia madre da sola. Lei sì, non mi creo problemi, ma la mam-ma...
«Vuoi che vengo con te?»
Se fosse tutto vero e noi fossimo una coppia normale, la sua offerta sarebbe un bellissimo gesto.
«No, non preoccuparti, me ne occupo da so-lo. Ci sentiamo» e riattacco prima che le venga in mente qualcos'altro.

In ufficio racconto la stessa versione.
Meglio non cambiarla neanche di una virgo-la, non vorrei che dovesse capitare qualche di-sguido e finire per essere smascherato.
Monsieur Gerard, comprensivo fino alla nau-sea, mi assicura che non ci sono problemi se mi assenterò per qualche giorno.
«Figliolo vai pure, la mamma è sempre la mamma, non possiamo farla attendere, soprat-tutto in una situazione del genere» mi dice dandomi una pacca sulla spalla «prenditi i giorni necessari.»
Dentro di me ridacchio. Se solo sapesse...

Nel giro di un'ora sono davanti alla clinica di Massa dove Diana ha portato alla luce i nostri due tesori.
Lo ammetto ho superato i limiti di velocità e fatto anche qualche manovra azzardata, ma non vedevo l'ora di essere qui.

Capitolo 14
Diana

Massa Novembre 2019

Ho detto di non volere Piero in sala parto e ora me ne sono pentita. Queste contrazioni sono dolorosissime e desidererei tanto che lui fosse qui a massaggiarmi la schiena. Sentire la sua voce che mi rassicura che tutto andrà be-ne... e invece è bloccato a Genova in una riu-nione.
La mamma è a letto con una brutta influenza e mia sorella vive troppo distante per venire ad assistermi. Per fortuna che c'è Ornella, ma è talmente agitata che non so quanto mi possa far bene vederla andare avanti e indietro in queste condizioni.
«Vediamo un po' a che punto siamo.»
La dottoressa Serra si appresta a fare un altro controllo e proprio in questo momento una forte fitta mi fa tirare un urlo.
«Bene Diana siamo quasi pronti, ormai non manca molto.»
Non appena termina la frase io sento che un'altra contrazione sta per arrivare.
Ho rifiutato ogni farmaco per il dolore e ora quasi me ne pento.
L'ostetrica mi fa una carezza e un sorriso dopo il mio ennesimo urlo. La guardo imbaraz-zata e una lacrima scivola sulla mia guancia.
«Sei bravissima non preoccuparti, in questo reparto siamo abituati a sentire urla in tutte le tonalità», cerca di rassicurarmi e strapparmi un sorriso.
Poi, come accade per le cose meravigliose, tutto a un tratto quasi senza rendermene conto avverto il forte bisogno di spingere e in pochi attimi, il primo vagito giunge alle mie orecchie.
«È un bel maschietto!» esclama la dottoressa e sento dentro il petto il cuore sciogliersi dalla felicità. Con ancora il cordone ombelicale at-taccato mi poggiano delicatamente mio figlio sul cuore. Non credo ai miei occhi. Possibile che sia stata io, proprio io, a dare la vita a un altro essere umano?
Mentre formulo questo pensiero, un'altra fit-ta fortissima mi coglie e faccio di tutto per non urlare come prima.
L'infermiera prende rapidamente il mio bambino al quale la dottoressa a appena reciso il cordone ombelicale e io la guardo con espres-sione terrorizzata.
«Non glielo porto via, tranquilla, il pediatra farà una prima visita, gli faremo il bagnetto e nel frattempo lei si occuperà di portare alla luce il suo gemello» mi rassicura la donna.
Annuisco e un nuovo stimolo arriva nel mio ventre, ancora una volta devo spingere per far nascere la mia seconda creatura.
«È una bellissima bimba! Complimenti hai fatto una bella coppietta» si congratula la dot-toressa e il vagito della mia bimba mi ripaga da ogni sforzo compiuto.
Anche lei viene poggiata sul mio cuore anco-ra per poco legata a me. Le accarezzo la testo-lina e due grosse lacrime di gioia scivolano sul mio viso.
Non sento più alcun dolore, la spossatezza dovuta alle fatiche del parto è magicamente scomparsa lasciando spazio a un'euforia mai provata in tutta la mia vita.
Sono diventata mamma! Penso tra la gioia e il terrore. Sarò in grado di crescere due esserini così minuscoli e perfetti?
Alzo gli occhi verso Ornella che non si è spostata di un millimetro dal mio fianco e con lei creo un legame che sento essere particolare.
Questa donna è la nonna dei miei bambini, mi è stata accanto e vissuto con me il miracolo della loro nascita e ha tutto il diritto di piangere di gioia.
Le regalo un sorriso che è di gratitudine e di complicità.
«Auguri nonna!» le dico non riuscendo nep-pure io a fermare queste lacrime che si mesco-lano alle sue quando mi abbraccia.
«Auguri a te mamma, sei stata meravigliosa.»
L'infermiera s'intromette: «Scusate, adesso dovrei preparare la mammina per tornare nella sua camera, se lei gentilmente volesse attender-la di là».

Ornella annuisce: «Ma certo, vado e nel frat-tempo avviso il paparino».
Mi lascia un bacio sulla fronte e mi schiaccia l'occhio.
Laura Parise
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