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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Julien & Claire
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Frequento Claire da diversi mesi, gratificata dalle attenzioni che mi ha sempre riservato sin dalla prima volta in cui ci siamo incontrate in uno dei bar più esclusivi del centro. È la classica signora borghese, curata, elegante e, a differenze delle sue abituali amiche, si è rivelata estremamente curiosa riguardo alla mia passione per la scrittura erotica. Il contenuto dei miei testi non è certo un mistero, almeno in quel bar, al punto che persino il proprietario mi chiede spesso di lasciargli una decina di copie in conto vendita, che puntualmente mi rimborsa ogni lunedì mattina. Che io sappia, Claire non ha mai acquistato un mio romanzo. Ufficialmente non sembra interessata a leggermi, però si è rivelata sin da subito molto curiosa e intrigata da quella che ha definito la mia “sessualità contorta”, dicitura che appare persino sul mio profilo di Facebook. Ha cinquant'anni portati benissimo, capelli chiari sempre stretti in una lunga treccia che le dondola sulla spalla, occhi teneramente cerulei e, a differenza mia, una passione sfrenata per il sole. Intrecciato sul polso porta un orologio Bulgari “Serpenti Tubogas” che spesso fa ruotare con grazia quando è in imbarazzo per i miei racconti. Al collo un pendente Rose de Noël di Van Cleef & Arpels, che sembra un fiore appena sbocciato dalla sua eccitante scollatura. La nostra reciproca curiosità si è trasformata ben presto in un'amicizia e, di conseguenza, gli inviti a chiacchierare privatamente nel suo lussuoso appartamento una piacevole abitudine. Più volte mi ha spiegato con dovizia di particolari la sua repulsione per la solitudine, condizione che soffre particolarmente a causa dell'assenza del marito, spesso impegnato in viaggi di lavoro. Per quanto fisicamente e mentalmente mi attragga, non l'ho mai considerata una “preda sessuale”. Claire rappresenta semplicemente l'amica leale che non ho mai avuto, ma anche una forma atavica di coscienza, a cui confidare i miei dubbi sui miei incontri. Nonostante questo, ho sempre avvertito nitidamente la sua delicata morbosità riguardo la mia vita sentimentale o, per dirla tutta, la mia intricata confusione sessuale. Solo in un secondo tempo ha trovato il coraggio di confessarmi la conoscenza della mia liaison con una signora di Ginevra e, ovviamente, il gossip corrispondente. Lo ha fatto col solito garbo, ma senza girare attorno al problema: «Si è parlato spesso di voi, dopo il suo divorzio dal marito.» ha abbassato persino il tono della voce «Nonostante tutti ne avessero la certezza, nessuno ha avuto il coraggio di andare a fondo della questione.» «Tutto questo chiacchiericcio a cosa era dovuto?» ho accettato di stare al gioco. «Vi hanno viste sulla sua barca.» sorrise. «Andare insieme in barca non è sinonimo di...» «Vi baciavate.» mi ha subito interrotto. Ben sapendo che non avrebbe mai avuto la sfrontatezza di chiedermelo, le ho risposto con l'unica verità possibile: «Se mi stai chiedendo una conferma non ho problemi a confermarti che abbiamo fatto del buon sesso, sia quella volta che in altre occasioni. Siamo state anche in vacanza insieme ed è grazie a lei se ho trovato un appartamento a Nyon.» «Ero sicura che non fosse accaduto niente di serio tra voi. La conosco abbastanza bene e non avrei mai immaginato questa possibilità.» si era lasciata andare con un sorriso.
Mentre ripenso a tutto questo siamo sdraiate sul suo terrazzo soleggiato. Questa volta abbiamo trovato entrambe il coraggio di liberarci del costume, perché nel frattempo s'è instaurata una forma di sana complicità. «Credo che mio marito abbia un'amante.» lo dice con voce distaccata. «Lo credi o ne sei certa?» «Penso di sapere di chi si tratta.» sospira. «Servono certezze e non presentimenti.» provo a sdrammatizzare. «Per averne la certezza dovrei trovare il coraggio di indagare a fondo e, nel caso il tradimento venga certificato, di lasciarlo; ma non voglio stravolgere la mia vita.» «Quindi non ti importa se fa sesso con un'altra donna?» Subito mi pento della mia stupida domanda. Non risponde e quando lo fa scuote il capo: «Il sesso non è ciò che ci fa stare insieme.» «Cos'altro?» la interrogo. «Psicologicamente non posso permettermi un divorzio.» ammette «Abbiamo una figlia che non lo accetterebbe mai.» «Dov'è ora?» glielo domando d'impulso perché non mi aveva mai parlato di una figlia. «Al college in Inghilterra.» Istintivamente mi volto verso di lei e le accarezzo la spalla in un gesto di consolazione. Nello stesso istante avverto il rumore della vetrata scorrevole che sbatte contro il fine corsa e compare un ragazzo con dei libri in mano. Claire si copre in tutta fretta con l'asciugamani e lo prega di attendere in cucina. Mi spiega che si tratta di Julien, il figlio dei vicini, a cui dà lezioni private di inglese. «Ero convinta che dovesse venire alle diciassette, invece si è presentato un'ora prima!» prova a scusarsi con me. «Può crearti problemi con sua madre?» «Caso mai potrei creargliene io, considerato che è entrato senza suonare.»
Il giorno successivo, quando esco dall'ufficio per raggiungere l'auto al parcheggio, accade una situazione curiosa. Ad attendermi trovo lo stesso ragazzo che mi saluta con aria spavalda: «So chi sei.» sorride. «Anch'io so chi sei, ti ho visto ieri a casa di Claire.» «Intendevo quello che fai.» insiste. «E cosa faccio?» lo affronto con aria risoluta. «Scrivi libri pornografici e ti scopi la madre di Lisa.» La tentazione di prenderlo a schiaffi prende il sopravvento, ma cerco di capire chi è questa Lisa. «La figlia di Claire!» lo afferma con sarcasmo. «Ciò che credi di aver visto eri era solo un gesto di confidenza.» «Eravate entrambe nude e lo sanno tutti che sei una una puttana.» insiste. Quando provo a colpirlo si difende con un braccio e trova il modo di fermarmi: «Se mi tocchi lo vado a raccontare a tutti, prima ai miei amici di scuola e poi alle sue amiche. In poche ore ne parlerebbe tutta la Ginevra che conta.» «Non ho niente da nascondere, non è mai accaduto niente tra me e Claire.» provo a ribadirglielo con calma. «E nemmeno con la signora della barca?» mi provoca. «Sono tutte le stupidaggini che raccontano le persone invidiose.» «Lo hai scritto in uno dei tuoi libri.» riesce a farmi tacere «E hai confessato molte altre cose di sesso.» «Quando tornerò da Claire, le chiederò di parlare con tua madre.» «In quel caso scriverò tutto a Lisa.» afferma «Siamo molto amici e si fida di me.» «Si può sapere cosa cazzo vuoi?» glielo urlo con aria nervosa. «Adesso non lo so, te lo farò sapere.» Così dicendo se ne va con aria di sufficienza e io comincio a riflettere come e se raccontarlo a Claire. Alla fine decido di avvertirla per telefono e immediatamente mi invita a casa. Come se non bastasse, all'uscita dell'ascensore incontro Julien con sua madre e entrambi mi salutano con un sorriso. Claire non si mostra affatto preoccupata: «Sono stupidaggini di ragazzi.» commenta «Vedrai che smetterà di fare lo stupido appena si renderà conto che non c'è niente da nascondere.» «Ha notato la mia carezza di conforto sul tuo braccio, eravamo entrambe nude, può averlo scambiato quell'atteggiamento per qualsiasi cosa.» Sorride, ma cambia rapidamente espressione quando le racconto di Lisa. Immediatamente perde il suo abituale buonumore. Mi offre un bicchiere di vino bianco e poi mi fa capire che ha degli impegni a cui non può sottrarsi. Per tutta la settimana successiva non si fa sentire e comincio a preoccuparmi. Quando la chiamo non risponde al telefono e comincio a immaginare il peggio. Indispettita dalla situazione, sono io ad andare a cercare Julien e lo faccio sul pontile del lungolago, dove si radunano i ragazzi all'uscita da scuola. Appena mi vede raccoglie lo zaino, viene verso di me e si siede sulla panchina adiacente. «Hai smesso di vederla?» mi domanda. «Quando le ho parlato di Lisa si è molto preoccupata. Comunque ci tengo a ribadire che non è mai accaduto niente tra noi.» «Lo so, ma conta quello che pensa la gente.» «La gente non pensa niente.» Scuote il capo: «La gente penserà quello che eventualmente racconterò io.» «Posso andare dalla Polizia e spiegare cosa stai cercando di fare.» «Considerato quello che scrivi, crederà a me oppure a te?» mi provoca. «Possiamo fare una prova.» lo incalzo. Adesso Julien sembra preoccupato dalla mia sicurezza «Non voglio creare problemi alla signora Claire e nemmeno a Lisa.» sussurra «Ho letto alcuni tuoi libri e volevo soltanto la tua attenzione.» «Avrai la mia attenzione quando chiederai scusa a Claire e le dirai la verità.» glielo ripeto con fermezza, poi mi alzo e me ne vado. Mi richiama con tono sommesso. Sembra aver capito che non starò al suo gioco, annuisce e torna dai suoi amici. Non riesco a comprendere quanti anni possa avere, ormai i ragazzi passano dalla pubertà alla maturità senza concedere il tempo di capire. La sera stessa provo a richiamare Claire e questa volta mi risponde. Le racconto la mia discussione col ragazzo e mi conferma di aver ricevuto le sue scuse. Ma c'è qualcosa nella sua voce che non va. «Cosa ti preoccupa ancora?» insisto. Passano alcuni secondi in cui riesco a percepire soltanto il suo respiro, poi lentamente balbetta due sole lettere: «Tu...» Non posso credere che lo abbia detto, semplicemente non me lo aspettavo, non ero pronta a questa ammissione e non so cosa risponderle. Dopo un'attesa infinita glielo chiedo sottovoce: «È un problema?» «Più grande di quello che puoi immaginare.» bisbiglia. «Per questo mi hai invitata a casa tua?» «No... è accaduto in seguito a ciò che ha detto Julien.» «Non capisco.» «Non posso spiegartelo al telefono.» «Vengo da te?» le domando. «Il mio terrazzo confina con quello di Julien. Vengo io da te. Concedimi un'ora e arrivo.» Così dicendo chiude la chiamata con la voce rotta dall'emozione e, per quanto non avessi mai ipotizzato un coinvolgimento con lei, adesso sono agitata dalla sua esternazione e nel contempo confusa, impreparata, stupidamente in colpa. |
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