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Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Francesca Corretto
Titolo: Il tempo che ci ha divise
Genere Romanzo Rosa
Lettori 21 5 recensione
Il tempo che ci ha divise
Era una mattina di pioggia, una di quelle in cui il mondo sembra rallentare. Sandy sorseggiava il suo primo caffè in cucina, lasciando che l'aroma caldo si diffondesse in ogni angolo della casa. La stanza era un piccolo museo della sua vita: calamite raccolte in giro per il mondo, minuscoli monili comprati nei mercati di città lontane, ricordi che brillavano come frammenti di un passato nomade. Viaggiare era sempre stato il suo modo di respirare. Il lavoro la portava spesso lontano, e lei amava perdersi in luoghi nuovi, osservare volti sconosciuti, riempire la valigia di storie. Anche la sua casa rifletteva quella cura estetica che metteva in tutto: ogni oggetto aveva un posto, ogni dettaglio una sua armonia. Una vita piena, bella, costruita con determinazione. Eppure, sotto quella perfezione, c'era un vuoto che nessun viaggio riusciva a colmare. Le mancava una famiglia. Non l'aveva mai conosciuta: fin da bambina era stata adottata, e di ciò che c'era stato prima non le era rimasto nulla, se non un'ombra sottile, un'inquietudine che a volte le sfiorava il cuore.
La pioggia tamburellava contro i vetri, un suono regolare che sembrava accompagnare i suoi pensieri. Sandy si passò una mano tra i capelli, ancora un po' arruffati dal sonno, e si appoggiò al bancone osservando la sua casa come se la vedesse per la prima volta. Era tutto al suo posto: i libri disposti per colore, le fotografie incorniciate con cura, le piante che aveva imparato a far sopravvivere nonostante i suoi continui spostamenti. La sua vita era un mosaico perfetto, costruito pezzo dopo pezzo con disciplina e gusto. Eppure, dietro quella precisione, c'era un silenzio che nessun oggetto riusciva a riempire. Sandy aveva imparato presto a bastare a se stessa. L'adozione le aveva dato una famiglia affettuosa, sì, ma non le aveva mai tolto quella sensazione di essere arrivata in una storia già iniziata, come un capitolo aggiunto all'ultimo momento. Non sapeva nulla delle sue origini, né del perché fosse stata lasciata andare. E quel vuoto, negli anni, era diventato una stanza chiusa dentro di lei. A volte, nei suoi viaggi, si ritrovava a osservare i volti delle persone per strada, chiedendosi se tra loro ci fosse qualcuno che le somigliava davvero. Un gesto, un profilo, un modo di sorridere. Non lo avrebbe mai ammesso ad alta voce, ma sperava sempre di riconoscere qualcosa di sé in qualcun altro. Quella mattina, mentre la pioggia continuava a cadere, Sandy sentì che qualcosa stava cambiando. Non sapeva ancora cosa, ma era come se l'aria avesse un peso diverso, come se un filo invisibile stesse iniziando a tirarla verso un punto lontano della sua vita. Un punto che aveva sempre creduto perduto.Aveva trentadue anni e una vita che, dall'esterno, sembrava perfetta. Un lavoro dinamico, un appartamento luminoso, amici sinceri, serate piene di risate. Eppure, dietro quel sorriso, c'era una domanda che non l'aveva mai abbandonata: da dove vengo davvero? Non era una domanda di curiosità, ma di identità. A volte le sembrava di vivere con un nome incompleto, come se mancasse un cognome segreto, un'origine che nessuno le aveva mai raccontato. Negli anni, quella mancanza si era trasformata in una bussola invisibile. Forse era per questo che viaggiava tanto: cercava qualcosa senza sapere cosa.Sandy era una donna forte, indipendente, ma aveva una sensibilità che teneva nascosta. Amava osservare i dettagli: le mani delle persone, il modo in cui si sistemavano i capelli, le pause tra una frase e l'altra. Era convinta che nei dettagli si nascondesse la verità. Quella mattina, mentre la pioggia continuava a scivolare sui vetri, sentì una lieve inquietudine. Non era tristezza, né nostalgia. Era qualcosa di diverso, come un richiamo lontano, un filo che si tendeva da qualche parte del mondo. Un filo che, senza saperlo, la stava portando verso la sorella che non aveva mai conosciuto.
Sandy non aveva mai pensato di avere qualcuno là fuori. Era cresciuta con la certezza gentile ma definitiva che la sua storia fosse iniziata il giorno in cui i suoi genitori adottivi l'avevano portata a casa. Tutto ciò che veniva prima era un territorio vuoto, una pagina bianca che aveva imparato a non interrogare troppo. Eppure, quel vuoto aveva lasciato una traccia sottile nel suo modo di essere. Sandy era una donna che osservava gli altri con una curiosità quasi affettuosa. Le capitava spesso, nei bar o negli aeroporti, di soffermarsi sui volti delle persone, chiedendosi come fosse crescere con qualcuno che ti somiglia davvero. Non lo diceva mai ad alta voce, nemmeno a se stessa, ma provava una specie di nostalgia per qualcosa che non aveva mai avuto. Aveva avuto relazioni a metà. Non per mancanza di sentimento, ma per una prudenza che le era entrata sottopelle fin da bambina. Amava, sì, ma con una parte del cuore sempre in disparte, come se temesse che qualcuno potesse scoprire quel vuoto che lei stessa non sapeva nominare. Con gli amici era affettuosa, presente, la persona che tutti chiamavano quando avevano bisogno di un consiglio o di una serata leggera. Eppure, nessuno la conosceva davvero. Con gli uomini era ancora più cauta. Aveva avuto storie importanti, certo, ma tutte finite nello stesso modo: lei che si allontanava un passo alla volta, senza rumore, senza drammi.
C'era stato un uomo, qualche anno prima, che aveva sfiorato davvero il centro della sua vita. Si chiamava Daniel. Poi c'era stato Liam. Liam era diverso. Liam era quello che aveva visto oltre. Aveva un modo di ascoltare che non chiedeva nulla e dava tutto. Un modo di guardarla che non era invadente, ma inevitabile. Con lui Sandy aveva abbassato le difese senza accorgersene. Una sera, mentre erano seduti sul pavimento del suo salotto, lui le aveva chiesto: “Sandy, cosa ti fa paura davvero?”
Lei non aveva saputo rispondere. E proprio quella domanda, così semplice e così profonda, l'aveva spaventata più di qualsiasi dichiarazione d'amore. Da allora, aveva iniziato ad allontanarsi. Non perché non lo amasse. Ma perché provava troppo. Eppure, ogni volta che la pioggia batteva sui vetri, le tornava in mente il modo in cui Liam la guardava, come se stesse leggendo una storia scritta sotto la pelle. Una storia che lei non conosceva ancora. Quella mattina, mentre il caffè si raffreddava tra le sue mani, Sandy sentì che il tempo stava scivolando via più veloce del previsto. Il viaggio la aspettava. La valigia era pronta. La casa era silenziosa. E qualcosa un filo, un richiamo, un destino stava per cambiare per sempre. Sandy si avvicinò alla finestra. Le gocce scivolavano lente, tracciando percorsi irregolari sul vetro. Per un istante ebbe la sensazione che anche la sua vita fosse così: una linea che sembrava andare in una direzione, poi improvvisamente cambiava, si divideva, si perdeva. Inspirò profondamente. Doveva muoversi. Doveva partire. Ma mentre afferrava la valigia, una strana consapevolezza le attraversò il petto: qualunque cosa l'aspettasse dall'altra parte di quel viaggio, non sarebbe stata solo una destinazione. Sarebbe stata una risposta. O forse una domanda nuova, più grande, più vera. Chiuse la porta alle sue spalle. La pioggia la accolse con un soffio freddo, quasi un avvertimento. O un invito. Non poteva saperlo ancora.
Ma quella mattina, mentre il mondo sembrava rallentare, la sua vita aveva già iniziato a cambiare. Mentre scendeva le scale del palazzo, sentì il rumore dei suoi passi mescolarsi al tamburo della pioggia. Ogni gradino sembrava un piccolo distacco, un addio silenzioso a tutto ciò che conosceva. Non era la prima volta che partiva, eppure quella mattina aveva un sapore diverso, come se il mondo trattenesse il fiato insieme a lei. Aprì l'ombrello e si fermò un istante sotto il portone, osservando la strada lucida, le auto che passavano lente, le persone che correvano con il capo chino. Tutto sembrava normale, eppure niente lo era davvero. Sentiva una tensione lieve, un'energia sottile che le attraversava la pelle, come se qualcuno, da qualche parte, stesse pensando a lei nello stesso momento. Forse era solo suggestione. O forse no. Inspirò profondamente e fece il primo passo fuori, lasciando che la pioggia le sfiorasse le caviglie. Non sapeva ancora dove l'avrebbe portata quel viaggio, né quali verità avrebbe trovato. Ma per la prima volta dopo tanto tempo, non aveva paura di scoprirlo. C'era qualcosa che la chiamava. E lei, finalmente, era pronta ad ascoltare.
Francesca Corretto
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