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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Autore: Patrizia Zallio
Titolo: La vita che ci sorprende
Genere Autobiografico
Lettori 59 1 1
La vita che ci sorprende
Mentine di zucchero colorate.

Cecilia era ricoverata da più di un mese , quel pomeriggio era successo qualcosa di prezioso e speciale , continuava a girare nel letto poi si mise a sedere e decise :
avrebbe raccontato tutto ai dottori, ai suoi genitori, ma soprattutto a sé stessa: avrebbe guardato in faccia il suo drago solo così avrebbe vinto!

Allungò una mano verso il comodino, prese il sacchetto di carta bianca con dentro le mentine di zucchero colorate e iniziò a mangiarle ad una, ad una sentendole scricchiolare sotto i denti, il sapore dolce sulla lingua e mentre le sgranocchiava quasi come fossero i grani di un Rosario e ad ogni grano come un " Mistero Doloroso" rivedeva i tanti momenti vissuti , ad ogni mentina messa in bocca un vivido ricordo, anzi più di un ricordo...

Le stava succedendo uno cosa davvero strana come le era capitato di vedere in alcuni film : un'esperienza di pre- morte era come se l' essenza del suo corpo fluttuasse fuori da sé e potesse vedere quello che stava accadendo...

MENTINA ROSSA...

Alle 21.00 le porte a vetri del reparto venivano chiuse a chiave, le luci abbassate e allora davvero si sentiva prigioniera, chiusa fuori dal mondo e chiusa dentro le sue angosce, i suoi demoni.
C'erano sera in cui ci si sentiva sopraffatti dall' angoscia, dalla paura e allora, quando le porte venivano chiuse e le luci abbassate i pugni picchiavano forte e voci disperate urlavano:” Aprite, vogliamo uscire. “tra quelle voci c'era anche quella di Cecilia. Gli infermieri entravano, facevano punture che ti “rubavano” due giorni di vita o ti legavano al letto a Cecilia era successo durante un altro ricovero ed era stata l'esperienza peggiore della sua vita, aveva urlato con tutto il fiato che aveva in corpo, si era dibattuta, ma nulla aveva potuto contro i lacci che le fermavano polsi e caviglie, ma aveva continuato a battersi come una leonessa finché un infermiere le aveva fatto “La  puntura “ e si era svegliata due giorni dopo senza aver memoria di quei giorni. Questo succedeva nei reparti psichiatrici è tu  avevi una sola colpa, la colpa di essere malato...

MENTINA GIALLA ...

Cecilia entrò nella stanza si coricò sul letto, aveva il cuore piccolo , sapeva che stava mettendo a repentaglio la sua vita, già una volta aveva provato a mettervi fine. Chiuse gli occhi e si assopì sopraffatta dalla stanchezza interiore, il peso, lo sfinimento.
 Quando, poco dopo,  riapri gli occhi china su di lei c'era una donna che la fissava con occhi sbarrati e vuoti, aveva una cicatrice fresca sulla fronte che le conferiva un aspetto inquietante, Cecilia non ebbe paura, quella donna era il suo specchio, lì dentro ognuno toglieva la maschera e mostrava i propri demoni, la pazzia e, insieme ad essa, tutta la fragilità e l'umanità. Lì dentro si cresceva in fretta.

 In quel momento entrò la dottoressa che aveva concordato il ricovero con I suoi genitori chiamò un infermiere perché riaccompagnasse la donna nella sua stanza e si rivolse a Cecilia “Inizieremo le flebo oggi stesso.  “disse, lei annuì.
Assorta la ragazza passò le dita sulle cicatrici che disegnavano sulle sue braccia magrissime la mappa del suo dolore, ogni volta che con la lametta provocava il fuoco sulla pelle, sulla carne, che vedeva il sangue uscire dalle ferite metteva per un po' a tacere tutta l'angoscia che avev dentro. Era come un baratto: il dolore del corpo per il dolore dell' Anima.

MENTINA VERDE...

Poco prima dell'imbrunire fece capolino un volto amico, era il volto del dottor Baham , il suo viso la riportava indietro nel tempo al mese precedente.  Ero svenuta per strada, portata all'ospedale, visitata e lasciata in una stanza del reparto di medicina, sola.
Ad un certo punto era entrato questo dottore alto, dalla pelle scura e la voce calda con una cartella in mano e le aveva sorriso e di colpo tutto il dolore, l'angoscia, la disperazione si erano sciolti in un pianto e i singhiozzi sembravano non avere fine.
Lui avvicinò a sedia al letto, posò la cartella e con una voce calda e le aveva detto
“Immagina di essere una FARFALLA che vola dentro una stanza dove ci sono solo finestre, tu continui a girare e a ferirti le ali, ma una di queste finestre è aperta e un giorno riuscirai ad uscire. “

Quelle parole le erano rimaste dentro

MENTINA BIANCA

Le giornate dentro il Reparto erano eterne, aveva accettato le flebo ma non mangiava nulla. Non aveva legato con nessuno, non le andava di parlare preferiva stare chiusa dentro la conchiglia che si era costruita e che, in qualche modo la proteggeva,. Aprirsi significativa accogliere il dolore dell'altro, ma come avrebbe potuto se era già sopraffatta dal suo?
 Il permesso di andare in giardino non l'aveva a causa dei tagli e così la giornata passava tra la piccola stanza e il corridoio e quando il volto amico del dottore faceva capolino alla porta della sua stanza lei era felice: era arrivato il suo Cantastorie...
Il dottore avvicinava la sedia al suo letto non aveva bisogno di un libro per raccontare le sue storie perché erano quelle che da bambino sua nonna raccontava a lui, le storie dell'antica Persia il suo paese d'origine. Cecilia ascoltava incantata e persa tra le avventure di principesse, principi, maghi, foreste incantate dimenticava per un po' tutto quanto di brutto e doloroso aveva dentro e fuori. Il dottor Baham era l'unico adulto che non le chiedeva nulla.

MENTINA BIANCA ...

Un giorno il dottor Baham notò che sul comodino c'era un sacchetto di carta bianca ancora chiuso e chiese a Cecilia cosa ci fosse dentro. “Sono mentine di zucchero, sono sempre state le mie caramelle preferite, me le ha portate la mia mamma “. Rispose lei.
Lui chiese se poteva prenderne una e ne porse una anche a lei e, inaspettatamente, la ragazza la mangiò. Era tanto tempo che non metteva qualcosa in bocca.
Il dottor Baham sapeva che questa farfalla aveva tentato di porre fine alla sua vita e, in qualche modo continuava a farlo, ma stava anche disperatamente chiedendo aiuto. Cecilia sentiva di potersi fidare del dottore e, giorno dopo giorno, le mentine di zucchero colorate divennero due, tre, quattro, cinque... Le sentiva sciogliersi in bocca e per la prima volta dopo tantissimo tempo non avvertiva conati di vomito salirle in gola.

MACEDONIA DI MENTINE ...

Quel giorno quando il dottore arrivò scesero nel piccolo giardino del reparto. Era un bel pomeriggio di giugno e si sedettero su una panchina all'ombra di un oleandro bianco.  Quella notte Cecilia aveva dormito poco, e il sonno, nonostante I farmaci, era stato popolato da ombre minacciose e dal suo drago. Nonostante I tanti ricoveri, gli psichiatri, gli psicologi non era ancora riuscita a parlarne con nessuno. Quel pomeriggio di inizio estate seduta su una panchina all'ombra di un oleandro bianco mise in bocca una mentina di zucchero e incominciò a parlare.
Parlò interrottamente per più di un ‘ ora raccontando tutto il dolore, l'angoscia, l'orrore, lo smarrimento.  Raccontando di come non riuscisse a capire il comportamento di quello zio a cui aveva voluto bene, al senso di colpa.  E di tutta la rabbia che crescendo era scaturita verso I suoi genitori che non si erano accorti di nulla e che, invece di proteggerla, l'avevano mandata nella tana del lupo.
Parlava con voce ferma anche se le lacrime le rigavano il viso. Il dottore l'ascoltò senza interromperla, “Posso abbracciarti?” le chiese alla fine, Cecilia annuì e si lasciò avvolgere da braccia amorevoli che ancora una volta accorsero il suo dolore, un dolore che aveva iniziato a sciogliersi in quel pomeriggio di inizio estate.
“Grazie per quello che mi hai confidato, sappi che non lo racconterò mai a nessuno per nessun motivo, ma se essere riuscita a parlarne ti ha fatto stare un pochino meglio forse è giunto il momento che tu lo faccia, pensaci...e di nuovo la strinse forte.

Cecilia tornò in sé e si trovò con il sacchetto di carta bianca con dentro le mentine di zucchero colorate, lo strinse a sé
sapeva che l'aspettava altro dolore e non solo per lei, ma si poteva soffrire più di così? Più di quanto tutti loro avevano sofferto?

Forse dopo tanto dolore ci sarebbe stato spazio per ridere di nuovo insieme come quando era bambina.
Forse ricordando la fine di quel periodo sorridendo avrebbero detto:

MENO MALE CHE C'ERANO LE MENTINE


P.S. per motivi legali l'editor mi suggerito di dichiarare che il racconto è di fantasia, in realtà è autobiografico.
Patrizia Zallio
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