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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Le Dee Silenziose.
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Archeostronomia del Sacro femminile del Sacro Femminino in Sardegna.
L'altare di Monte d'Accoddi non è soltanto un unicum architettonico nel panorama arcaico del Mediterraneo. Esso si configura come una soglia, un limen scolpito nella pietra e nel cielo, un dispositivo liturgico e astronomico destinato a mediare il passaggio tra la terra e il cosmo, tra il visibile e il numinoso. La sua natura non è statica, ma dinamica, poiché si manifesta come punto di trasmutazione, crocevia di energie telluriche e celesti, luogo dove l'orientamento diventa rito e l'architettura si fa calendario. L'orientamento dei due altari sovrapposti, sia il più antico “Tempio Rosso” (27,40 m x 23,80 m) sia la struttura più recente (37,50 m x 30,50 m), è rigorosamente definito lungo l'asse nord-est / sud-ovest. Non si tratta di una scelta casuale, bensì di una deliberata corrispondenza con il moto di alcune tra le costellazioni più cariche di significato iniziatico per le civiltà arcaiche. Nel contesto del mio libro di Archeoastronomia in Sardegna, questo orientamento Nord-est, come abbiamo visto, è messo in relazione con la sezione dedicata alla complessa figura della costellazione dell'Ofiuco / Toro / Serpente, un'entità stellare che trova un riverbero nel simbolismo dell'Ofiotauro. Una fusione simbolica tra il portatore del serpente (Ofiuco), la forza generatrice (Toro) e il rettile ctonio (Serpente), emblema del ciclo di morte e rinascita. Questo orientamento nord-est non è altro che la direzione verso cui, in determinati periodi dell'anno, sorge questa costellazione ibrida, annunciando un tempo di passaggio, di guarigione e di trasformazione. Ma l'asse nord-est/sud-ovest possiede una duplice valenza. Esso è infatti lo stesso lungo il quale sorge e tramonta un'altra costellazione di capitale importanza per la nostra Antica Civiltà Sarda, la costellazione del Cigno (Cygnus). Questa sovrapposizione di direzioni, quella dell'Ofiuco/Ofiotauro e Cigno, che condividono lo stesso "solco" celeste, non è contraddittoria, ma complementare. L'altare di Monte d'Accodi, dunque, si pone come punto di congiunzione tra due diversi linguaggi del Sacro. Da un lato, abbiamo il ciclo terrestre e lunare del Toro/Serpente (legato alla fertilità, al sangue mestruale, all'omphalos). Dall'altro lato, l'ascesa celeste e polare del Cigno, con la sua croce luminosa proiettata verso la Via Lattea. Nel suo moto apparente alle medie latitudini dell'emisfero boreale, la costellazione del Cigno sorge a est, ma con una precisa inclinazione. Infatti la testa dell'uccello celeste è rivolta a sud-ovest, mentre la sua lunga coda, dove brilla la stella Deneb (alfa Cygni), punta inesorabilmente a nord-est. Ecco, a questo punto, il dettaglio decisivo. L'altare di Monte d'Accoddi, con la sua rampa d'accesso che sale dal lato meridionale, presenta la medesima direzionalità. Il fedele che saliva la rampa non si muoveva a caso. Procedeva idealmente dalla testa verso la coda del Cigno, o viceversa, ripercorrendo a terra l'anatomia della costellazione. Deneb, stella di prima grandezza, non era un semplice ornamento notturno. In epoche remote (intorno al 10.900 a.C., in piena epoca di Göbekli Tepe), Deneb ricopriva il ruolo di stella polare, il perno attorno al quale ruotava l'intera volta celeste. Essere orientati verso nord-est significava, per gli antichi sardi, essere allineati con l'asse stesso del mondo, con il cardine cosmico. Monte d'Accoddi diventa così un polo terrestre che rispecchia il polo celeste, un omphalos architettonico che replica l'ombelico del cielo. La Struttura dell'Altare, in questa prospettiva, si delinea come Specchio del Cigno. L'analogia, infatti non si ferma allo stesso orientamento cardinale . La forma stessa dell'Altare, che consiste in una grande piattaforma rettangolare raggiungibile tramite una rampa, evoca chiaramente la sagoma della costellazione del Cigno, che disegna una maestosa croce (la “Croce del Nord”) con un'ala più lunga (la coda) e un corpo centrale. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la piattaforma superiore, dove probabilmente avevano luogo i riti ierogamici (la sacra unione tra Sole e Luna, tra Padre Toro e Madre Acqua), corrispondesse al corpo del Cigno, mentre la rampa ne fosse la coda protesa verso Deneb. Non è un caso che il numero dei gradoni visibili nella struttura (7 a sinistra, 14 a destra, con la piattaforma che completa un 15) richiami i cicli lunari e femminili (7 giorni per fase, 14 per la luna crescente/calante, 15 come giorno dell'ovulazione, della pienezza fertile). Ebbene, anche il Cigno, nella sua posizione estiva, culmina allo zenit, toccando il punto più alto del cielo proprio quando la Luna si trova in determinate fasi. L'altare, dunque, sincronizza tre cicli: quello solare (solstizi), quello lunare (gradoni) e quello stellare (Cigno/Ofiotauro). Attraverso queste osservazioni, viene suggerita anche un'interessante correlazione con Göbekli Tepe, il sito anatolico di 12.000 anni fa, e tale connessione è qui, non solo legittima, ma feconda. Anche a Göbekli Tepe, i celebri pilastri a T, che raffigurano esseri divinizzati con arcate sopracciliari a T e setto nasale a T, come nei nostri Giganti di Mont'e Prama e nelle Dee Madri di Cuccuru S'arriu, sono orientati verso nord, nella direzione di Deneb, la stella polare di quell'epoca. In particolare, i pilastri centrali dei recinti circolari puntano verso la coda del Cigno e verso la Via Lattea, interpretata come il “fiume celeste” percorribile dall'anima post mortem. Ora, se osserviamo dall'alto la pianta di Monte d'Accoddi, essa sembra riprodurre la sagoma di uno di quei pilastri a T di Göbekli Tepe. Vediamo una base allargata (la piattaforma) e un'asta verticale (la rampa). Entrambi i siti, lontani migliaia di chilometri e apparentemente separati da millenni, condividono lo stesso codice orientativo e la stessa teologia stellare. In entrambi, il Cigno con Deneb non è una semplice costellazione, ma la porta degli dèi, l'ingresso al regno delle anime, il punto di contatto tra il mondo dei vivi e quello degli antenati. Qual è, dunque, il nesso simbolico profondo di questo passaggio? Perché l'altare è al contempo orientato all'Ofiotauro (Toro/Serpente) e al Cigno? La risposta risiede nella concezione iniziatica della morte e della rinascita. Il Toro/Serpente rappresenta la forza tellurica, la potenza generatrice che sale dalla terra (il serpente ctonio) e la fecondità maschile (il toro). È il ciclo del sangue mestruale, della semina, del sacrificio animale. Ma questa forza, per divenire spirito, deve ascendere. E l'ascensione è simboleggiata dal Cigno, uccello che vola alto, che attraversa la Via Lattea, che con la sua croce indica i quattro punti cardinali e che culmina allo zenit, il punto più vicino al divino. Monte d'Accoddi è il luogo della trasmutazione, che è già Ascensione. Si sale la rampa (la coda del Cigno) lasciando alle spalle la dimensione del Toro/Serpente (la terra, la base, il sud-ovest) per raggiungere la piattaforma (il corpo del Cigno, il nord-est, Deneb). Qui avviene la ierogamia, l'unione tra il maschile e il femminile, tra il Sole e la Luna, che è anche unione tra la terra e il cielo. Il fedele che raggiungeva la sommità non celebrava solo un rito di fertilità, ma compiva un volo simbolico, diventava lui stesso Cigno, ascendendo lungo l'asse del mondo. Questo, dunque, è il preludio necessario al prossimo capitolo, interamente dedicato alla simbologia della costellazione del Cigno in Sardegna. Vedremo come Deneb non sia solo una stella, ma un'entità teologica. Vedremo come la “Croce del Nord” si ritrovi incisa su menhir, domus de janas e pozzi sacri, sugli ingressi dei Nuraghi, nell'orientamento di alcuni nuraghi. Di come la simbologia della croce del Cigno sia indissolubilmente legata a quella dell'Orsa Maggiore, attraverso la simbologia della Croce nel cerchio. Di come la Via Lattea, che nel Cigno si divide in due rami (il “Rift oscuro”), fosse interpretata come il cammino iniziatico per eccellenza. E infine, come il Cigno, con la sua alba a nord-est e il suo tramonto a nord-ovest, abbia dettato le regole dell'architettura sacra sarda molto prima che qualsiasi altra civiltà mediterranea ne codificasse i miti. L'altare di Monte d'Accoddi non è solo un monumento. Esso si manifesta come una macchina celeste ancora silenziosa, ma pronta a parlare a chi sappia orientare lo sguardo verso nord-est, dove, nella coda dell'uccello cosmico, brilla Deneb, l'eterna fiamma polare.
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