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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Gemma Miniera
Titolo: I casi del commissario Blanchard
Genere Cozy Mistery
Lettori 11 2 2
I casi del commissario Blanchard
Operazione Digital Detox.

E la chiamano estate.

L'estate a Monteluci non aveva l'oppressione sudaticcia di quella cittadina. Il caldo era gentile e compassionevole, l'aria asciutta e pulita e la sera arrivava con una piacevole frescura che pizzicava la pelle.
Jean-Paul Blanchard (JP per gli amici), diventato ufficialmente consulente esterno per la polizia locale, sedeva sulla veranda del suo chalet in affitto – un dignitoso esempio di architettura alpina contemporanea che aveva faticosamente epurato da qualsiasi soprammobile in legno a forma di cervo – cercando di trovare una parvenza di equilibrio zen. Indossava pantaloni in lino grezzo color corda e una camicia di cotone egiziano aperta sul collo, sorseggiando un Jamaica Blue estratto a freddo. Era quasi un'immagine da rivista patinata. La differenza stava tutta in quel “quasi”. A tre metri da lui, indifferente alle umane vicissitudini, Bertinotti era impegnato a masticare rumorosamente un grosso ramo di pino. Il pastore maremmano, finito sotto la sua riluttante tutela da quando qualche mese prima il suo originale padrone Elvio (Elvis per gli amici) era stato condannato agli arresti domiciliari a Torino, a casa della sorella, per quella sgradevole faccenda dei rifiuti tossici (G.Miniera, Troppa Neve per i miei Gusti, 2025), produceva una quantità di trucioli e bava che minacciava l'integrità dei mocassini scamosciati del commissario. «Ti prego, dimmi che non intendi ingoiare quella corteccia,» sospirò, posando la tazza. Il cane si fermò, lo guardò con adorazione e riprese a triturare. D'improvviso, un rombo sordo spezzò il canto degli uccellini. Le cicale smisero di frinire, le api di volare, le nuvole di nuvolare. Un SUV nero, lucido, decisamente troppo grande e troppo pulito per quelle strade di montagna, aggredì il vialetto sterrato dello chalet, fermandosi con una frenata brusca che sollevò una nuvola di polvere. Bertinotti rizzò le orecchie ma non abbandonò il suo ramo. Dall'abitacolo scese Cecile, sorella gemella di JP, provocando lo stesso effetto scenico di un uragano, avvolto però in abiti di seta stampata e occhiali da sole grandi come parabrezza. Condivideva con il fratello i lineamenti affilati e l'innata capacità di giudicare il prossimo, ma applicava queste doti con un caos che a lui faceva venire l'orticaria. «Tesoro!» esclamò ignorando il cane che le si era avvicinato per annusarle le scarpe di design. «Si può sapere dove diavolo ti sei rintanato? Il navigatore fa i capricci e il mio autista è preoccupato per le sospensioni, qualunque cosa esse siano.» JP sgranò gli occhi, incapace di emettere un singolo fiato. «Non fare quella faccia, incalzò lei «ho i minuti contati. Il mio volo per Malé parte da Roma tra sette ore e mezza e siamo già in ritardo.» «Malé? Maldive?» JP si riscosse, spazzolandosi via un granello di polvere immaginario dai pantaloni. «Eravamo rimasti a un ritiro spirituale in Toscana per superare le scorie del tuo divorzio, se non erro.» Dal lato passeggero, trascinando i piedi con la vitalità di un bradipo sedato, emerse una ragazzina di circa tredici anni. Indossava una felpa oversize nonostante i venticinque gradi, cuffie a cancellazione del rumore grandi come due padelle sulle orecchie e teneva lo sguardo religiosamente incollato allo schermo di uno smartphone di ultima generazione. «Zio,» farfugliò, senza alzare gli occhi, calpestando inavvertitamente un'aiuola di primule. «Qui non prende il 5G. È una specie di scherzo o siete tornati al Medioevo? Qual è la password del Wi-Fi?» «Cecile» chiese JP, indicando la nipote come se fosse un artefatto alieno «Cosa significa?» «Non ha un significato, JP. E' tua nipote Cloe. Il frutto del mio grembo e di quel parassita di suo padre. E si, è cresciuta. Del resto, con l'abituale frequenza delle tue visite, è già tanto che tu abbia riconosciuto me.» tagliò corto Cecile, seguita dall'autista carico di due valigie rosa shocking che stonavano ferocemente con il verde del bosco. «Ti prego non ho nessuna intenzione di discutere. Devo staccare, fratellino. Assolutamente. Il mio terapeuta ha detto che ho bisogno di oceano e zero responsabilità. E il mio ex marito, quel codardo, è irreperibile, oltre a tante altre cose che adesso, per decenza, non voglio dire. Gli avvocati pensano sia rinchiuso in una cella a Ibiza, o forse in un monastero in Tibet... in entrambi i casi, non ha campo. Nè scampo, se lo trovo» «Quindi hai pensato bene di venire a inquinare il mio ritiro?» JP impallidì, guardando Cloe che, nel frattempo, aveva puntato il telefono verso Bertinotti. «Guarda che cane cringe,» mormorò la ragazzina, registrando un video. «Sembra una nuvola sporca. #MountainFail.» «Un po' di sano digital detox con lo zio misantropo le farà bene!» dichiarò Cecile, stampando un bacio frettoloso e profumato al patchouli sulla guancia del fratello, paralizzato. «Lo sai, non mi fido di nessun'altro se non di te. Ti lascio la sua carta di credito prepagata e i contatti del pediatra. Non farla mangiare solo carboidrati! E niente schermi dopo le dieci.» si abbassò gli occhiali squadrandolo come se lo vedesse per la prima volta «forse sarebbe il caso che la regola dei carboidrati valesse anche per te, hai messo su qualche chilo...» di nuovo si rivolse alla figlia, esibendosi in un frenetico elenco di raccomandazioni che si concluse con «Ciao amore della mamma, fai la brava!» Prima che JP potesse articolare una singola obiezione, Cecile era già risalita sul SUV. Fece ciao con la manina dal finestrino dando istruzioni all'autista, che partì a razzo, lasciando dietro di sé il silenzio pesante della montagna, rotto solo dal respiro asmatico del cane e dal ticchettio frenetico delle dita di Cloe sullo schermo. JP guardò il SUV sparire all'orizzonte. Poi guardò il cane. Poi la ragazzina. «Bene,» disse, con la voce di un uomo che si avvia al patibolo. «Cloe. Non ci vediamo da tanto tempo, e mi dispiace sembrare subito antipatico, ma le regole di questa casa sono poche, per cui non negoziabili. La prima è che il cane non si chiama cringe, si chiama Bertinotti. La seconda è che qui si beve acqua naturale a temperatura ambiente, niente intrugli zuccherati. La terza...» «Zio,» lo interruppe lei, togliendosi mezza cuffia. «Il cane sta mangiando le tue scarpe.» JP abbassò lo sguardo. Bertinotti, stancatosi del pino, stava delicatamente ma inesorabilmente rosicchiando la punta del suo mocassino sinistro. L'estate si preannunciava un inferno. Il disgelo era decisamente finito.

L'Ecosistema del Caos

Giulia Perrone spense il motore della Panda della Polizia con un sospiro gravido di presentimenti. Non era stata una chiamata ufficiale, ma un tarlo le rodeva il cervello da quella mattina: un turista scomparso. Di solito si aspettavano almeno quarantott' ore prima di allarmarsi, ma qualcosa in quella sparizione non le quadrava. Aveva bisogno della mente analitica di Blanchard. Si aspettava di trovarlo come al solito: avvolto in tessuti traspiranti, intento a decantare un vino o a leggere saggi di criminologia in lingua originale, immerso nel silenzio ascetico del suo chalet.
Quando aprì la porta a vetri, però, l'onda d'urto fu quasi fisica. Invece del previsto profumo di sandalo e musica classica, fu investita da una base trap sparata a volume molesto da un altoparlante Bluetooth. Sul divano di design in pelle bianca – o meglio, su quello che un tempo era un divano bianco e ora era un arazzo di peli di cane – sedeva una ragazzina con enormi cuffie, le dita che volavano su uno smartphone a una velocità innaturale. Ai suoi piedi, Bertinotti stava metodicamente smembrando un cuscino di seta, sputando piume in ogni direzione. E poi c'era lui. Jean-Paul Blanchard, il profiler che non aveva mai un capello fuori posto, era in piedi al centro del salotto. Indossava un grembiule da cucina su misura sopra i pantaloni di lino e teneva in mano un aspirapolvere Dyson come se fosse un'arma radioattiva. Aveva un'espressione che mescolava puro terrore e rassegnazione cosmica. «Giulia,» disse, la voce pericolosamente calma. «Dimmi che sei qui per arrestarmi. Ti prego. Sparami ad una gamba e portami in una cella.»
Gemma Miniera
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