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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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In nome di quale Dio
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Lo ammetto, quella volta il convegno era stato un po' una scusa per farmi un bel giro a Roma. Di solito non è mia abitudine abusare della voce “rimborsi spese per convegni e seminari”, ma dopo tutto l'inverno passato sui libri a fare ricerche bibliografiche senza quasi mettere il naso fuori di casa, avevo proprio bisogno di un po' di svago. Così avevo accolto l'invito di Franco Kool e mi ero iscritto alla sua conferenza “La Bibbia: il racconto dell'origine e della creazione. Il mondo, la storia e le lotte di potere del popolo di Dio”.
Seguivo gli studi del professor Kool, storico delle religioni, teologo e biblista di fama internazionale, con una pluriennale esperienza e un curriculum professionale di tutto rispetto, già dai tempi del dottorato di ricerca e devo dire che, con gli anni, la sua impostazione, da rigorosamente accademica e allineata, stava pian piano virando verso contenuti un po' più discutibili, comunque ancora con tutta quella cautela imposta dalla sua figura di professore della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense.
Il convegno era ospitato presso Palazzo Rondanini alla Rotonda e si stava svolgendo presso la grande sala che si affaccia su Via Giustiniani. Ero già stato altre volte in quel salone, sempre in occasione di qualche convegno o incontro e tutte le volte rischiavo di “perdermi dei pezzi” rapito dagli affreschi che la caratterizzano. L'iconografia era piuttosto chiara e duplice: in parte religiosa, con figure allegoriche rappresentanti soggetti cristiani come il battesimo, l'allegoria della religione e della Chiesa e in parte dinastica, incentrata sulla glorificazione dei Farnese, i più illustri parenti stretti dei Rondanini. Non era certo una novità quella di miscelare religione e simboli di potere temporale negli affreschi anzi, per i danarosi e potenti committenti, era quasi un must quello di farsi rappresentare dall'artista di turno in scene di carattere religioso. Insomma, religione e potere, tema evocato anche dal titolo del convegno del professor Kool, seppure con discrezione ed eleganza, era evidentemente un tema ricorrente, dai tempi della Bibbia ai giorni nostri passando, come testimoniavano le pareti che mi circondavano, dal Rinascimento.
L'esposizione del professor Kool, non particolarmente innovativa ed illuminante, era giunta al termine della sessione mattutina e, dopo una serie di domande di rito da parte del pubblico, una hostess sorridente ci invitò nella saletta attigua, per il consueto pranzo a buffet. Come al solito e nonostante gli utenti della conferenza fossero sostanzialmente tutti o quasi studiosi attempati, ci fu il consueto assalto alle vivande. Aspettai in disparte il mio turno, odio le situazioni di ressa e di calca e, avevo già notato, che di fame certamente non saremmo morti: dietro al paravento situato dopo il bancone, intravedevo una sfilza di vassoi, pieni di ogni ben di Dio: focaccine farcite, pizzette, colorati e variegati finger food. Finalmente ero riuscito a guadagnarmi uno spicchio davanti al bancone del buffet, mi ero procurato un piatto pulito e stavo programmando come riempirlo: avrei certamente attinto dalla teglia contenente la pasta al forno al radicchio rosso, poi sicuramente avrei assaggiato una porzioncina di spaghettone cacio e pepe, siamo a Roma come potevo esimermi, poi c'era quella melanzana alla parmigiana che gridava vendetta e un paio di fettine di porchetta non me le avrebbe tolte nessuno.
Stavo tornando al tavolo che mi era stato assegnato, che poi era anche quello del professor Kool, con il piattino in una mano e il bicchiere nell'altra e non vedevo l'ora di addentare la lasagnetta al radicchio, finalmente e senza essere circondato dalla ressa, quando sentii un fragoroso rumore di piatti e stoviglie rompersi per terra unito a un tonfo sordo e poi un preoccupante, confuso tramestio di passi unito a delle urla.
Non vidi più il professor Kool che un attimo prima sembrava stesse dirigendosi verso il nostro tavolo; intuii che doveva essere scivolato a terra, “intuii” perché attorno a lui c'era parecchia gente che impediva la visuale, “intuii” anche che nel cadere, doveva essersi aggrappato ad una delle tovaglie dell'allestimento del buffet, trascinando una serie di stoviglie e bicchieri a terra. Bene, cioè, male, ma comunque era evidente che la conferenza del professor Kool sarebbe finita lì.
Ecco lo sapevo, una volta che mi prendo una vacanza, pardon, quando ho un impegno di lavoro fuori sede, succede sempre qualcosa... e stavolta era pure qualcosa di grosso e di brutto: c'era scappato il morto.
Inizialmente tutti avevano pensato ad un malore, il professor Kool era certamente il candidato ideale per un infarto: fortemente sovrappeso, gran fumatore e bevitore... ma dato che mi trovavo in un corridoio angusto che fungeva da sala d'attesa del Commissariato di Polizia Monteverde, voleva dire che molto probabilmente si trattava di qualcos'altro.
Ero “entrato nell'ottica”, di dover attendere un bel po' prima di parlare con qualcuno, così mi ero pure portato dietro il tablet per poter lavoricchiare un po'. Invece dopo un'attesa di non più di una decina di minuti, eccomi qui seduto davanti ad un tizio secco dai capelli e barbetta rossiccia, vagamente dall'aspetto nerd, con i suoi occhialetti di ordinanza sommerso di scartoffie. Ma la pubblica amministrazione e annessi e connessi, non stava andando verso la smaterializzazione e digitalizzazione? O solo a noi in Università scassano con firme digitali, zero carta e altre menate del genere? «Buongiorno professor Andreoli. Mi scusi per l'attesa e per l'ufficio... non è il mio, ma della dottoressa Viganò...» Caspita, ma mi aveva letto nel pensiero? «Sono l'ispettore Belli, la dottoressa è il commissario incaricata dell'indagine. Al momento è in ferie, ma dovrebbe rientrare a breve in servizio. Come avrà sicuramente immaginato, ho avuto istruzioni di ascoltare tutti i partecipanti al convegno, nella speranza di trovare una spiegazione plausibile a quanto è successo, quindi le farò alcune domande».
Si intuiva che probabilmente fare interrogatori o roba simile, non doveva essere il suo mestiere, mentre me lo vedevo bene davanti ad un pc con otto schermi o a smanettare una console. «Dunque...» - intanto giocherellava con i lacci del cappuccio della felpa - «...ah, il qui presente agente Nardella è stato incaricato dal commissario della stesura dei verbali...» E questo da dove è sbucato? Sembra direttamente uscito da un B movie d'altri tempi, e con quegli occhiali così spessi, chissà che agilità sulla tastiera... «Possiamo iniziare... Si ricorda quando è arrivato nella sala della conferenza?» «Sì, direi un'abbondante mezz'ora prima che il professore iniziasse la sua esposizione; ci tenevo a salutarlo prima dell'inizio, sa alla fine c'è sempre un gran ressa intorno ai relatori.» «Ne deduco che lei conoscesse il professor Kool. Eravate amici?» «Non credo che avrei potuto definirlo un amico. Vede nell'ambiente accademico ci sono alcune nicchie di studio all'interno delle quali si viene spesso a creare una piccola comunità di studiosi che si scambiano opinioni e idee. Il professore era un'autorità nel campo della teologia e dello studio della Bibbia e l'ambito dei miei studi mi hanno portato a essere parte di quella piccola comunità. Ecco tutto.»
Nardella mi sorprende... con un'agilità che non t'aspetti digita velocemente sulla tastiera. «Nel suo incontro col professore e successivamente durante la conferenza ha notato qualcosa di strano? Che ne so, il professore le pareva agitato? Nervoso? Preoccupato?» «Non direi...» - rispondo cercando di capire se è meglio fissare il tipo nerd, pardon: l'ispettore Belli, che mi fa le domande o l'agente che prende nota - «...era più che altro elettrizzato dalla ricerca che stava conducendo e ansioso di aggiornarmi di persona su alcuni sviluppi e mi aveva pregato di rintracciarlo dopo la conferenza: ‘Ho qualcosa di molto interessante da discutere con lei. La prego di considerarsi mio ospite a cena.' Più o meno è questo quello che era riuscito a dirmi prima di sedersi al tavolo dei relatori».
Accidenti eccomi qui attanagliato dalla curiosità di saperne di più su questa strana faccenda. L'ispettore non sembra dimostrare grande simpatia nei miei confronti però non riesco a trattenermi. «Scusi la domanda... pensavo che il professore avesse avuto una morte naturale, ma evidentemente non è così; se potesse condividere con me maggiori informazioni su quanto è successo, potrei focalizzare la memoria, che ne so, su qualche dettaglio che altrimenti potrebbe non venirmi nemmeno in mente e magari potrei esservi più utile...» «Professore si limiti a rispondere alle domande la prego. I partecipanti alla conferenza sono quasi una trentina, senza considerare gli organizzatori e il personale del catering e di servizio e il commissario vuole trovare tutti i relativi verbali pronti quando rientra.» «Ma io pensavo di poter...» Mi rendo conto di aver innervosito il mio interlocutore, che alzando il tono di voce «Per favore professore, non insista! Lei Nardella mi faccia la cortesia di eliminare dal verbale questi piccoli screzi col professore, non sono certamente utili ai fini delle indagini.» «Ma signore, io devo...» «Non ci si metta anche lei Nardella. Trenta persone da sentire... trenta minuti ciascuna, già fanno quindici ore... questo è solo l'undicesimo verbale... vuole passare qui tutta la notte?» «No, certo che no signore, va bene.» «Torniamo a noi. Quindi il professore le aveva chiesto di poterle parlare...» «Di più! Mi aveva invitato a cena!» «Si, va bene professore... l'aveva invitato a cena... Ha idea di cosa volesse parlarle?» «No, purtroppo no. Come le ho detto, so che stava dedicandosi anima e corpo ad una ricerca su cui però ha sempre mantenuto il massimo riserbo, almeno con il sottoscritto.» «Sì, certo capisco... E dopo il colloquio ha avuto occasione di riparlare con il professor Kool o di notare qualcosa di strano nella sala durante la conferenza?» «No ispettore, non ho purtroppo più avuto modo di avvicinarmi al professore e per quel che riguarda la conferenza mi è sembrata svolgersi nella più banale normalità.»
Che cosa voleva dire con quel “Si certo capisco?” Mi vien voglia di prenderlo per il bavero... della felpa a sto imbecille! «È sicuro di non aver notato nulla di particolare? Che so qualcosa di strano? Di fuori posto?» «Guardi l'unica cosa fuori posto che ho notato, è quella disgustosa brodaglia calda servita come drink al catering...» «Bene, se non ricorda o non ha notato altro direi che almeno per ora è tutto...» «Lasci all'agente un recapito telefonico, l'indirizzo e il nome dell'albergo presso cui è alloggiato.» «Certamente.» «Ah professor Andreoli, sono sicuro l'abbia già immaginato, ma devo ricordarle di non lasciare la città almeno fino a che la dottoressa Viganò non disponga diversamente. Il poliziotto mi fece cenno di andare, per poi aggiungere: «Nardella, faccia pure entrare il prossimo sulla lista.»
Non riuscivo a crederci. Il tipo nerd mi stava congedando senza minimamente cercare di farmi scavare nei miei ricordi. Uscendo dalla stanza noto un bel po' di gente ora in attesa in corridoio, riconosco alcune facce viste al convegno, tra cui una tipa giovane e un po' appariscente che in effetti avevo già notato e alcuni tizi e tizie facenti parte dell'organizzazione. Mi faccio strada tra loro e finalmente sono fuori.
Certo che se le indagini sono condotte in questo modo non riusciranno a trovare nulla di significativo nemmeno se gli capitasse casualmente tra i piedi; e temo non ci sia da sperare molto nemmeno dal rientro della dottoressa Viganò... probabilmente quei due lavorano insieme da anni e di solito il frutto non cade mai troppo distante dall'albero.
Per fortuna avevo già pensato di rimanere a Roma qualche giorno in più, in fondo me lo merito e visto l'obbligo di restare a disposizione, potrò godermi anche questo piccolo extra di vacanza a spese dell'Università. |
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