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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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A est e ovest di Greenwich
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Passando per caput mundi.
L'equilibrio dell'inganno.
Capalbio.
Le sei del mattino. Robert, occhi sbarrati, osservava le scene di caccia dipinte sul soffitto della sua stanza; la villa risaliva alla fine dell'800 e aveva i soffitti affrescati, pur non avendo gran valore artistico, Robert, durante la ristrutturazione, aveva voluto conservarli. Si era svegliato senza più un briciolo di sonno, avvertiva una grande energia, nessun segnale negativo della notte appena trascorsa ad una festa con amici. Appena due ore di sonno ma doveva alzarsi, mettersi in movimento. Era sorpreso, perché di solito, la mattina, si sentiva un po' “acciaccato” anche dopo sette, otto ore di riposo. In quel momento c'era, tuttavia, una strana energia che pervadeva il suo corpo, quasi una frenesia. “Ma di cosa?” si domandava. Saltò letteralmente giù dal letto e indossato l'accappatoio, si diresse al piano di sotto chiamando il suo domestico messicano: «Remedio!» disse ad alta voce. «Sei sveglio? Vorrei fare colazione, vado in spiaggia, ho voglia di fare una bella nuotata.» Il tono di Robert era scherzoso, aveva molta confidenza e provava affetto per Remedio. «Eccomi, Robert, cosa succede!» disse il povero e insonnolito domestico arrivando tutto trafelato, mentre cercava di infilarsi la camicia nei pantaloni. «Va a fuoco la casa?» «Buongiorno Remedio, niente di grave, tranquillo. Preparami un caffè con un po' di latte e scaldami due fette di pane, e portami anche quella marmellata di arance che mi ha regalato Sonia l'altro giorno, grazie.» Poi Robert tornò in camera sua salendo le scale tre gradini per volta, entrò nella sala da bagno per rinfrescarsi ma tralasciò di farsi la barba, non ne aveva voglia. Cinque minuti dopo era in veranda, giù al piano terreno, un ambiente all'aperto che si affacciava su un prato curatissimo, da dove, alzando lo sguardo, in lontananza, si poteva osservare il mare. Una mattinata luminosa e calda, nonostante l'ora. Robert, come aveva del tempo libero, si “rifugiava” a Capalbio. La villa era posta in una posizione incantevole, a metà costa della collina, dove si trova arroccata Capalbio, piccolo borgo, protetto da mura medioevali, al cui interno sorge la famosa rocca degli Aldobrandeschi. Capalbio si trova all'estremo sud della Toscana e la campagna declina dolcemente fino al mare, che si trova a pochi chilometri. Robert decise di acquistare subito quella casa, anche malmessa, quando il mediatore lo portò sul posto. Decise già mentre percorreva in macchina il vialetto d'accesso sterrato, delimitato da due file di ulivi che arrivavano fin sotto l'aia della casa. Aveva poi affidato la ristrutturazione ad un architetto di Siena, del quale non conosceva affatto le qualità professionali, semplicemente gli era rimasto simpatico quando lo aveva conosciuto durante un torneo, al circolo del golf di Firenze. Robert basava molto le sue scelte sulle sensazioni e sull'istinto, la sua indole possedeva una fiducia incondizionata verso chiunque, e per questo, talvolta, incassava forti delusioni. Tuttavia, in quel caso, ebbe fiuto e forse anche fortuna. Infatti la ristrutturazione ad opera dell'architetto fu anche un'attenta opera di conservazione, che fece di quella vetusta casa, una dimora funzionale alle esigenze moderne, ma intatta nel suo fascino, come tutte le cose belle del passato. Accanto alla veranda c'era l'ingresso della casa, che dava direttamente in un grande spazio adibito a salone con delle piccole finestre che lo rendevano comunque molto luminoso, grazie anche alla presenza di una grande portafinestra. Sulla sinistra del salone la cucina, non molto grande, dove era stato conservato l'antico focolare a legna, che rendeva quella stanza molto accogliente, intima. Tutti i materiali impiegati rispettavano rigorosamente il gusto e lo stile dell'epoca, ma si era dato spazio anche ad alcune soluzioni moderne ma non invasive.
Robert finì di fare colazione e preparò personalmente una borsa per trascorrere qualche ora al mare. Remedio gli chiese se sarebbe tornato per il pranzo. «Mangio qualcosa al chiosco, sulla spiaggia» rispose Robert. «Stasera verso le cinque preparami qualcosa, uno spuntino, perché vado a Roma ad uno spettacolo teatrale e partirò verso le sei.» Sulla porta Robert si girò. «Ciao e bada di non rimetterti a letto! Vedi quelle piante là in fondo? Mi sembra che abbiano bisogno di un po' di cura» disse sorridendo Robert, che in realtà lasciava ampia libertà al suo amico domestico. Remedio lo guardò inforcare la moto: una vecchia BMW bicilindrica. Uscito dalla proprietà, Robert si diresse verso la spiaggia, a Marina di Capalbio. Erano le sette del mattino. Robert, nonostante l'ora, era adrenalinico e quella breve passeggiata in moto, in mezzo al verde della campagna, contribuì a calmarlo un po'. Guidava rilassato, lentamente, godendosi i profumi di quel mattino. Respirava a pieni polmoni e mostrava il viso per qualche istante al sole, godendo dei suoi raggi caldi. Giunse infine a pochi passi dall'ingresso alla spiaggia, sistemò la moto e si diresse al mare, superando qualche duna. La spiaggia, quando vi giunse, era deserta, come era da immaginarsi, così ebbe l'imbarazzo della scelta di dove sistemarsi. In realtà quel tratto di litorale, a parte un periodo ben preciso dell'anno, non era mai affollato. Distese il suo telo di spugna a pochi metri dal bagnasciuga e si tolse i pochi indumenti che aveva addosso. Nonostante non fosse più giovanissimo, il suo fisico asciutto e muscoloso poteva fare invidia ad un trentenne. Alto, fianchi stretti e spalle muscolose, veramente un “Phisique du role”; ma, se era pur vero che teneva moltissimo al suo corpo, facendo sport, mantenendo una forma fisica invidiabile, egli coltivava anche molti interessi. Era una persona attenta, colta e molto sensibile. Si distese sul telo di spugna bianca e aprì un libro che aveva portato con sé, una raccolta di poesie di Hikmet. Così, immerso nei versi del poeta turco, rimase per circa un'ora. Lo distrasse un rumore proveniente dal mare, che disturbò la sua lettura: una moto d'acqua, con due persone a bordo, partita da chissà dove, sfrecciava, contro i regolamenti, a meno di cinquanta metri dalla spiaggia. Il pilota, una donna bionda e seduto dietro un uomo, che la cingeva stretta alla vita. Intanto Robert, alzando la testa, aveva notato che non era più solo sulla spiaggia e che a pochi passi da lui, forse una decina di metri, stava una giovane donna, distesa, rivolta al tiepido sole del mattino; la pelle dorata del suo splendido corpo risplendeva come un frutto estivo: “Caspita, bellissima.” Robert era single, non per sua scelta, e non era affatto, quel che si dice, un donnaiolo, tuttavia era sensibile al fascino femminile. Dopo alcuni istanti, un cupo rumore attirò l'attenzione di tutti i presenti, che quasi contemporaneamente voltarono la testa verso il mare. Robert ebbe la certezza che quello che stava accadendo poteva avere dei risvolti drammatici: la donna, che guidava la moto d'acqua, non tenendo troppo conto delle condizioni del mare, abbastanza mosso, faceva forti accelerazioni e ad un certo momento, saltata una piccola onda se ne trovò immediatamente una più grande davanti, mentre ricadeva, l'impatto, molto violento, sbalzò la moto in aria facendo perdere il controllo e la presa alla donna, la quale volò in aria insieme al suo compagno, urtando la testa violentemente l'uno contro l'altra. Tutto ciò accadeva in una frazione di secondo. La scena successiva vedeva la moto rovesciata e spenta in balia delle onde, e due corpi che galleggiavano, distesi, grazie ai giubbotti salvagente. Robert non ebbe esitazioni e si tuffò per prestare soccorso ai due malcapitati. Con la coda dell'occhio si avvide che un'altra persona stava facendo la stessa cosa tuffandosi dietro di lui... era la donna che aveva notato poco prima. Entrambi nuotarono furiosamente per raggiungere prima possibile i due “naufraghi”, ma le condizioni non erano delle migliori, e gli sventurati non erano neppure vicinissimi alla spiaggia. Tuttavia, nel giro di pochissimi minuti, li raggiunsero, quasi contemporaneamente. La donna, svenuta, era fortunatamente distesa sulle spalle, l'uomo invece, al contrario, rischiava di soffocare. Robert temette subito per la sua vita: lo girò con una sola mossa decisa e prese a trascinarlo verso riva, che raggiunse dopo pochi minuti. Poco dopo anche le due donne erano in salvo, la soccorsa aveva ripreso i sensi e poteva nuotare. Intanto anche altre persone si prodigarono per dare una mano. Giunto sul bagnasciuga, Robert iniziò immediatamente la respirazione artificiale all'uomo, mentre gli altri si accertavano delle condizioni della donna. La lotta di Robert, per salvare l'uomo, sembrava disperata; finalmente, questo, ebbe un sussulto e vomitò un bel po' d'acqua, dando dei gran colpi di tosse; con l'aiuto di Robert riuscì a mettersi seduto, poi ricadde di nuovo sulla sabbia, palesemente provato. Gli astanti si congratularono con i due soccorritori e man mano tornarono a godersi il sole. «Grazie per quello che hai fatto» disse Robert alla ragazza. «Io sono Robert, come ti chiami?» «Deborah» rispose lei, mostrando i suoi bellissimi denti in un sorriso smagliante. «Molto lieto.» Dandole la mano, Robert sentì una stretta decisa, forte, volitiva, ma avvertì anche qualcos'altro che al momento non seppe decifrare. «Senti, ti va di bere qualcosa?» le chiese. « Dai andiamo a quel chiosco, beviamo qualcosa di fresco.» «Okay» rispose Deborah sorridendo. «In effetti mi è venuta una sete pazzesca e vorrei anche sedermi un po' al riparo dal sole.» «È stato un notevole sforzo salvare quei due» commentò Robert. «Comunque te le sei cavata benissimo, sei davvero forte in acqua. Hai fatto nuoto agonistico per caso?» «Solo da bambina» rispose « ma ho smesso a tredici anni, però mi è rimasta una grande passione per il nuoto ed il mare. Tu piuttosto, alla tua età, te la sei cavata benissimo!» esclamò lei con un sorriso malizioso. Robert, in un primo momento rimase un po' perplesso, non sapeva se prendersela o scherzarci sopra, ma poi guardandola negli occhi e sorridendo, disse: «Già, è vero. A volte mi stupisco di me stesso. Cosa prendi?» Le chiese. «Un caffè macchiato, e un bicchiere di acqua naturale, grazie.» «Anche per me» ordinò Robert. «Per favore può portarceli al tavolo? Ci sediamo là.» Robert fece cenno al barista. «Va bene, accomodatevi pure, arrivo subito.» Si sedettero. «A proposito, tu quanti anni hai, Deborah? Se posso permettermi?» Lei guardò l'orologio, sembrava distratta ma, dopo alcuni secondi, esclamò: «Proprio mentre eravamo in acqua scoccava la mia ora di nascita... trentacinque anni, oggi» aggiunse. «Beh! Ti facevo più vecchia» scherzò Robert guardandola sornione, con un sorrisetto sulle labbra. «Grazie, molto gentile! Però me lo merito, prima in effetti sono stata sgarbata.» «Ah ah... scherzavo! Non me la sono presa, volevo stare al gioco in realtà. Non offenderti, in effetti ne dimostri meno.» « Tu quanti ne hai?» « Cinquanta, a settembre.» «Allora, se ti fa piacere... non li dimostri davvero!» «Grazie, perdonata! Scherzo. Senti, credo che l'occasione meriti davvero un brindisi: hai salvato una persona, compi gli anni e... hai conosciuto il sottoscritto!» disse sorridendo. «La modestia non credo sia il tuo forte» osservò Deborah. «Ammetto, in realtà un po' vanitoso lo sono.» Sorrisero entrambi. Un ragazzo lasciò i caffè e l'acqua sul tavolo dicendo a Robert: «Può pagare alla cassa.» «Va bene, grazie» rispose lui poi si rivolse al cameriere: «Scusi solo un attimo.» E disse a Deborah: «Ti andrebbe di brindare? Faccio portare una coppa di prosecco o altro, se vuoi.» «No, no, grazie, è come se avessi accettato.» Sorseggiarono in silenzio il caffè, osservando il mare. Robert si era alzato e con la scusa di volgersi verso il mare, si sedette accanto a lei. «Sei di qui?» le chiese. «No, sono di Siena ma lavoro a Roma.» «Vieni spesso a Capalbio?» «Non spesso, sono in “pausa di riflessione” con il mio ragazzo. Mi sono presa qualche giorno ma stasera torno a Roma.» «Capisco.» Robert non aggiunse altro. In realtà Robert era discreto con le donne, raramente faceva domande personali, ma la bellezza e la simpatia di Deborah lo avevano colpito molto. «Anche io abito e lavoro a Roma, sono qui da un paio di giorni, cosa fai... di cosa ti occupi?» «Ho un ufficio stampa, “Public relations”.» Robert non fece altre domande, ma le porse un invito: «Stasera torno a Roma, a teatro, una prima che non voglio perdere. Ti andrebbe di bere qualcosa dopo, così facciamo questo brindisi. Che ne dici?» Deborah sorrise. «Perché no!» «Credo che per le undici e trenta lo spettacolo sia finito, possiamo vederci in Piazza di Spagna, se per te va bene.» « D'accordo, ci vediamo lì.» «Tu che fai nella vita?» gli chiese Deborah incuriosita. «Il contrabbandiere di rum, sono un pirata!» «Interessante!» Risero. «Ho un'azienda di import-export.» Intanto, sulla spiaggia, era arrivato il medico dell'ambulanza che qualcuno aveva chiamato e stava visitando i due malcapitati. Il vento di Scirocco aveva alzato il mare e stava portando grosse nuvole che minacciavano pioggia. La moto d'acqua, molto più in là, era sbattuta dalle onde sul bagnasciuga e dei ragazzi si decisero finalmente a tirarla in secco. Il vento caldo di scirocco stava rinforzando e sferzava il litorale. Deborah si alzò. «Devo andare» disse guardando negli occhi Robert. «Così presto?!» rispose Robert, sorpreso, mentre la osservava cingersi la vita con un pareo azzurro. «Il tempo non promette nulla di buono, in realtà avrei dovuto essere già a Roma, quindi... meglio che vada.» «Lasciami il tuo numero, per favore» le disse Robert. Poi aggiunse: «Aspetta, ti accompagno, dovrei avere un biglietto e una penna nella mia borsa.» «Va bene.» Giunti dove avevano lasciato le loro cose, poco distanti dal luogo dei soccorsi, vennero accolti dagli applausi delle persone, testimoni del salvataggio, che li indicavano ai numerosi curiosi, sopraggiunti anche a causa dell'ambulanza. «Sono loro» diceva qualcuno. «Li hanno salvati loro due, bravi!» Deborah e Robert, in leggero imbarazzo, salutarono tutti e, raccolte le loro cose, si avviarono verso il parcheggio. Deborah aveva lasciato l'auto non molto distante. «Bene! A stasera, allora» gli disse con un gran sorriso. «Aspetta» le fece Robert. «Ho la moto là, un secondo e sono da te.» Poco dopo tornò con un suo biglietto da visita e lo porse a Deborah. «Scusa, è un po' formale ma non ho altro.» «Non preoccuparti, va bene così» rispose lei gentilmente. «Spero che verrai» le disse Robert. «Altrimenti ti avrei già detto di no!» gli rispose lei, sorridendo. «Bene, allora a stasera.» E Robert e s'incamminò verso la moto. Mentre si accingeva a partire anche lui, passò Deborah con il finestrino aperto e il braccio alzato in segno di saluto e regalandogli ancora un bellissimo sorriso: « Ciao, ciao!» Robert la raggiunse all'incrocio con la strada statale. L'affiancò e la pregò: «Non darmi buca stasera!» «Spero di no» affermò lei sorridendo, e partì decisa con la sua Audi. Robert giunse alla villa poco dopo. Ripensandoci, trovava la cosa straordinaria, se non fosse capitato quell'incidente probabilmente non l'avrei conosciuta. “Può capitare, in definitiva sono stato fortunato, perché no!” si disse. Lasciò la moto vicino al vecchio fienile, poco distante dalla casa, afferrò una pesca da uno degli alberi da frutto, lungo un piccolo viottolo sterrato e l'addentò gustando il dolce nettare. Entrò in casa dal retro ma Remedio lo stava aspettando perché lo aveva visto arrivare. «Ciao, Re» lo salutò Robert allegro. «Mmmh! È bello vederti sorridente. Passata una buona mattinata?» «Non buona, favolosa!» rispose Robert con un sorriso a trentasei denti. «Ho letto, ho tolto dai guai delle persone in mare e ho conosciuto una ragazza splendida!» «Allora, ti ha colpito davvero, se ne parli così!» disse Remedio osservandolo incuriosito. «Eevidenteeemeeente!» rispose Robert quasi cantando. «Bene, sono felice per te, ti preparo qualcosa? Dato che sono quasi le dodici?» «Sì, ho una fame da lupo di maaaare!» “Maria del Carmen” pensò tra sé Remedio, “ha perso la testa!” Robert entrò sotto la doccia canticchiando a mezza voce, mentre l'acqua calda gli scivolava sulle spalle e scioglieva, almeno in parte, la tensione dei giorni passati. Ma i suoi pensieri non erano lì. Tornavano ostinati a Deborah. Rivedeva il suo sorriso – luminoso, appena inclinato da un'ironia sottile – e quello sguardo così particolare, capace di fermarlo un istante più del necessario. Gli tornava in mente la sua simpatia spontanea, mai invadente, e quel modo di ascoltare che faceva sentire importanti. «Che donna... chissà se la rivedrò.» Il pensiero gli attraversò la mente come una corrente fredda. Un velo di delusione gli offuscò lo sguardo, mentre l'acqua continuava a scorrere, indifferente. Si era concesso qualche giorno di vacanza, lontano da Roma e dagli affari. Aveva bisogno di ritemprarsi dopo un periodo di lavoro particolarmente intenso. Non era solo la mole degli impegni a pesargli – collaboratori capaci non gli mancavano, e a molti compiti poteva delegare senza esitazione – quanto piuttosto il peso delle decisioni. Alcune, recenti, erano state cruciali. E dolorose. Scelte che nessuno, al suo posto, avrebbe potuto prendere. E che ora gli restavano addosso come un'ombra, anche sotto l'acqua calda di quella doccia. |
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