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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Desiderio Consacrato
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Morsi di desiderio che non chiede scusa.
Una nota prima di entrare Questo libro nasce da un corpo che sapeva. Anche quando tutto il resto faceva finta di no. Non è una storia d'amore: è un desiderio che non ha trovato casa nella realtà e ha deciso di costruirla da sé. Troverai tre piani che si aprono uno dentro l'altro — quello che è accaduto, quello che il corpo ha immaginato mentre la mente guardava da un'altra parte, e quello che ho riscritto quando ho smesso di aspettare di essere scelta. Non sempre li distinguerai. Non devi. Questo libro è anche erotico. Lo dico senza scusarmi. Perché il corpo non si scusa. E questo libro è corpo. P. Ossidiana di Fuoco — — — Desiderio Consacrato Io desidero. E non mi chiedo più il permesso. Desidero con la carne e con il sangue, con le mani vuote e le labbra chiuse, con l'anima in ginocchio e il ventre che canta. Non perché voglio possedere. Ma perché sento, e questo è sacro.
Ti desidero, anche se non ti avrò mai. Anche se il tuo corpo non verrà, anche se la tua bocca non si schiuderà sulla mia. Perché io non ti voglio per fame. Ti voglio per completezza. Perché nella mia pelle vive un fuoco che non cerca consumo, ma verità.
E oggi io non mi nego. Non mi spengo. Non mi condanno. Offro il mio desiderio alla vita, non come colpa, ma come preghiera che accende il cielo.
Che tu venga o non venga, io sono tempio. E ardo, benedico, mi consacro. A me stessa. E al mio fuoco. — — — Alcol e non acqua Oggi mi concedo tempo per me: un suo trattamento (non ammetto neppure a me stessa che l'ho chiesto apposta per stargli vicino). A che punto mi sono ridotta: pagare per sentire il contatto di lui sul mio corpo. Ma la sua presenza è droga e io sono in astinenza. Dopo i saluti di rito mi sdraio vestita sul lettino: profumo di oli essenziali, la musica zen e la sua voce morbida come velluto. Le sue mani esperte seguono i meridiani sul mio corpo. Giurerei che a volte ha trattenuto il fiato. Che il tocco fuggisse, come se il mio calore potesse travolgerlo. Sicuramente mi sono sognata tutto. La mia mente galleggia mentre il corpo si fa tempio sospeso. Quando sfiora l'inguine il mio sangue ribolle. La mente prova a domare a fatica l'onda. Apro gli occhi, il suo volto è impassibile. O forse finge meglio di me. La tensione lascia il mio corpo, svuotata del piacere e del supplizio. “Ora voglio uno dei tuoi mega abbracci.” Sorride nella penombra sornione. Allarga le braccia, io mi tuffo in quella carne calda e potente. Mi stringe. Il braccio sinistro sulla mia vita; la mano destra mi accarezza la schiena. Ed io comincio a esistere. Voglio imparare a memoria questo corpo, che mi chiama ma non mi appartiene. E poi qualcosa cambia: la carezza non è più consolatoria, non sono una bambina da proteggere, sono una donna di carne. Mi stacco leggermente e lo guardo in volto. Lui indugia sul mio un secondo di troppo. Poi, lentamente, il suo bacio si posa sulla mia fronte. Qualcosa in me si rompe. Avrei voluto un bacio vero. Eppure, già quello è stato un uragano. Gli poso un bacio sulla guancia; mi stringo di più, in preda a emozioni violente che a me, sposata, dovrebbero essere proibite. Mi stringo come assetata. Ma non è acqua, è alcol proibito. Bevo sapendo che brucerà. Allento la presa. Il momento è passato. Ci salutiamo. Io esco con il fulmine sotto la pelle e il calore delle sue labbra sulla mia fronte. * * * E mentre torno a casa, con il languore in pancia, mi chiedo: “Se non fossi scappata?” Senza accorgermene, le mie labbra sfiorano il suo collo. Un fremito. Mi aspetto che mi stacchi, che torni la distanza. Invece mi stringe pi00f9 forte. La mia femmilit00e0 esiste. Lo sento. Quelle labbra, sognate da mesi, finalmente. E io muoio su di loro. Come una preghiera soffocata in gola che finalmente è esaudita. Quel bacio è cioccolata fondente: leggero nel contatto e possente nella presa. Mi stacco per prendere fiato e perdermi nei suoi occhi. Mi guarda: “Stai bene?” Annuisco. Non ho parole. Ho solo questo corpo che finalmente sa cosa vuole. Chissà se è davvero accaduto. — — — La Parvati Ritrovata Mi faccio un po' pena. Ho elemosinato questa lezione fino allo sfinimento. Io che chiedevo. Lui che schivava. Alla fine, ha ceduto. Lo sento avvicinarsi da dietro per aggiustare la postura. Il tocco è professionale, ma troppo caldo. Vacillo. Le sue mani premono la vita per allineare. Vorrei che restasse lì per sempre. Corregge la posizione della testa e mi sfiora il viso; avrei giurato fosse una carezza. La posizione diventa insostenibile. Lui si stacca rapido. Un paio di consigli, e poi scappo via e lui resta immobile. E se questa volta non scappassi? La domanda è un peso sulle spalle. Mi fermo. Lo sento dietro di me. Prima un calore, poi come una presenza contro la mia schiena. Il suo respiro è un brusio contro il mio orecchio. Un borbottio fra sé: “Maledizione. Ecco perché non volevo. Non dovevo.” Il tocco non è più da istruttore. È una scossa che percorre entrambi. Vedo il conflitto nei suoi occhi: dovere contro il desiderio. “Al diavolo Brahmacharya.” La voce bassa e roca, e come un'onda che ha infranto ogni argine, la sua bocca trova la mia. Un bacio urgente, prepotente eppure delicatissimo. Si stacca, mi guarda: “Merda. Scusa. Ho perso il controllo.” Ma le mie mani sono già sul suo viso a reclamare tutti i baci che da troppo sogno. “Se è troppo veloce per te, se vuoi io mi fermo.” “Veloce? È un'eternità che aspetto.” Lo sento accarezzare la mia schiena e alzare la mia maglia. Mi blocco. Il respiro si ferma. No. Non con la luce. Non con il mio corpo molle esposto. “Che succede?” “Scusami... Non riesco. Non guardarmi.” Lacrime di umiliazione scivolano via. All'improvviso la luce si attenua. Una soffice atmosfera rosa ambrato si diffonde nella stanza. Poi prende le mie mani e bacia le lacrime: “Tu oggi sarai la mia Parvati. Il tuo corpo è un tempio che non voglio profanare ma che voglio adorare e in cui voglio perdermi. Lo sogno da così tanto che ora voglio baciarne ogni centimetro.” Nella luce ovattata, dove anche le paure sfumano, inizia a baciare ogni cicatrice, ogni piega, ogni imperfezione. Non le bacia, le consacra. Finalmente mi lascio andare e mi concedo di sentirmi bella, accolta e potente. — — — Cenere Mi sono offerta nella mia nullità più profonda. E sono stata trattata come un rifiuto. Allora mi sono bruciata. Fino a diventare ossidiana. Ho creato un sogno, una visione perfetta di un essere inesistente, ricamandomi sull'illusione, che lui ha creato, il mio bisogno. Avevo intrecciato fili d'oro attorno a un'assenza. Letto promesse nei vuoti. Scambiato briciole per banchetti. Cattedrali intere, edificate su granelli di sabbia. È stata gentile, educata e anche tenera. Una presenza luccicante per un gesto senza radice. Un sogno con un corpo che tremava più del mio. Mi guardava ma non mi vedeva. Mi sentiva, ma non sapeva ascoltarmi veramente. Ogni mio dolore per lui era accusa. Il dolore peggiore non è quando qualcuno non viene: è quando viene a metà. In un massaggio è morto un sogno e insieme la donna che aspettava. Quella che chiamava attenzione ciò che era solo educazione. Quella che confondeva la presenza offerta con la connessione desiderata. È morta. E per la prima volta non ho cercato di salvarla. Il colpo più duro non è stato il suo rifiuto. È stato il mio: “Sei troppo” l'ho pensato io, non lui. Lui solo non ha capito che volevo essere smentita. Ma tra la cenere, la verità si è fatta semplice: non ero io a essere troppo. Era questo incontro a non poter contenere il mio fuoco. Il velo cade. Raccolgo la cenere di ogni parola che gli ho donato e me la passo sul viso. Non è lutto. È un gesto antico. È una dichiarazione di sopravvivenza. Oggi non mi giudico per aver amato troppo. “Troppo” è l'unica misura che conosco. Questo è il mio fuoco. Questa è la mia libertà. Non nasce dal perdono. Nasce dalla lucidità. E allora smetto di chiedere alla realtà di diventare ciò che non è, e scendo nella pace della mia interezza. Non la supplico più. Non la aspetto più. Faccio un'altra cosa. Scrivo. — — — Desiderio Consacrato è disponibile in ebook e cartaceo su Amazon. Stessa materia prima di Sottopelle. Altra forma. Altro fuoco. |
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