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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Costantin
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Le origini.
-Costantin! Costantin! Dove sei? Vuoi venire qua per favore? Il ragazzo udendo la nonna che lo chiamava corse da lei. -Eccomi Nonna! -Finalmente! Dove ti eri cacciato? E' un po' che ti chiamo, lo sai che non devi allontanarti senza dirmi nulla, altrimenti sto in pensiero -Non mi ero allontanato Nonna, ero dietro la casa. -E che ci facevi? -Nulla di speciale, stavo guardando i conigli nelle gabbie e mi divertivo a dar loro dei fili d'erba da mangiare. -Dai, vieni a fare colazione. La signora Aneta, la nonna di Costantin, si prendeva cura del nipote già da qualche anno: dalla morte dei suoi genitori. Erano rimasti solo loro due nella grande casa, dove era nato il nipote. Una casa bella ma troppo grande per loro, così Aneta ne utilizzava una parte per affittarla ai viaggiatori di passaggio. La casa era composta di due piani, con le stanze da letto tutte al secondo piano, e una piccola mansarda che copriva una parte del tetto a terrazza delimitata da un parapetto merlato, come si usava nei castelli medioevali. Era stata costruita dal nonno di Costantin, l'ingegner Gheorghe, dipartito da molti anni. Quando il padre di Costantin, Horia, si sposò, prese dimora con i genitori. Era nato anche lui in quella casa, e con la nascita di Costantin poteva già vantare di aver dato i natali a tre generazioni. La mamma Alexandra, quando mise al mondo Costantin, ebbe gravi complicazioni durante il parto, che avevano voluto fare a casa. In quel tempo, in Transilvania, come in tutta la Romania, c'era ancora il regime di Ceausescu e tutte le donne dovevano partorire in ospedale, diversamente lo stato non garantiva nessuna assistenza. Così le poche levatrici, ostetriche del popolo, che c'erano, avevano tutte una certa età e con poca esperienza. Fortunatamente per Costantin, quel giorno sua nonna era presente ed evitò il peggio con delle cure tradizionali. Aneta aveva ereditato tutta l'antica saggezza e le tradizioni, tramandatele da generazioni di donne della Transilvania, in gamba come lei. Si proprio quella, la regione della Romania, dove nacque la leggenda del famoso Conte sanguinario: Dracul. Aneta, che curava molti malanni con metodi naturali, come le avevano insegnato, conservava tutte queste antiche ricette solo nella sua testa, così come tradizione voleva che si tramandassero: di madre in figlia. E lei, per non contravvenire, non aveva mai trascritto nulla di tutto ciò. Adesso che non aveva una nipote femmina, si domandava, a chi avrebbe mai potuto svelare i suoi segreti. Suo figlio, Horia, morto precocemente, non aveva avuto il tempo di procreare una nipote, e i maschi non erano mai stati presi in considerazione, anche perché l'uomo doveva pensare a lavorare e mantenere la famiglia, così da molto tempo. Aneta, che era stata sempre un po' ribelle, fin da bambina, coltivava da qualche tempo il desiderio di insegnare a Costantin le sue “magie”, i suoi segreti. Stava cercando il modo di avvicinarlo a tutto questo, senza spaventarlo, e aspettava l'occasione giusta. Donna di rara intelligenza e sensibilità, era rimasta sola con lui che aveva solo dieci anni. Ora che Costantin ne aveva tredici gli era capitato di vedere la nonna fare dei gesti strani, ma non vi aveva mai dato importanza. Anche quando la nonna gli dava qualcosa contro il raffreddore dicendogli: bevilo ancora caldo, l'ho preparato io, ti farà bene. Anche in questi casi, come consuetudine, il nipote non si faceva e non poneva domande. Qualcosa in lui un giorno cambiò. Proprio il giorno del suo tredicesimo compleanno, nel mese di Maggio, quando la neve era ormai sciolta; tornò a casa dopo una brutta avventura con altri tre amici, era una domenica soleggiata: i quattro ragazzi si erano ritrovati la mattina da Costantin, con l'intento di raggiungere il fiume che scorreva a ridosso delle colline, non molto lontano. Partirono con il loro zaino in spalla, dove tenevano anche le provviste da consumare intorno al fuoco, che avrebbero acceso con dei rami secchi raccolti sul greto del fiume. Proprio mentre stavano scherzando tra di loro, Costantin perse l'equilibrio e cascò nel fiume. L'acqua gelata gli tolse quasi subito la capacità di respirare e la corrente lo stava trascinando via. Prontamente uno degli amici, piuttosto che gridare o indaffararsi sull'argine cercando inutilmente di aiutarlo in qualche modo, si guardò intorno e vide quello che cercava: una grossa e lunga canna lasciata da una piena, corse ad afferrarla e in un attimo era di nuovo sull'argine porgendo l'estremità della canna verso l'amico in difficoltà. Gli altri due si precipitarono a sostenerlo, mentre Costantin si aggrappava alla canna. Non fu facile, ma la tenacia e la forza del ragazzo, in quelle acque gelide, fecero la differenza tra la vita e la morte. Una volta a riva, Costantin fece l'errore di non spogliarsi dei vestiti bagnati, e di accendere subito un fuoco per far riprendere al corpo il suo calore naturale. Purtroppo era stato tale lo spavento, che il povero ragazzo volle tornare subito a casa. Il tragitto, anche se non lunghissimo, voleva sempre un'ora circa per coprirlo, e bagnato com'era, Costantin, fu colto, inevitabilmente, da broncopolmonite. Aneta quando lo vide fradicio e col viso bianco come un cadavere, non si perse in domande, lo fece spogliare completamente nudo e lo immerse nella vasca del bagno con l'acqua fredda per qualche secondo, poi lo fece uscire e lo coprì con una grande coperta di lana vergine, tipica di quelle zone, con la quale brave artigiane, contadine perlopiù, confezionano anche bellissimi maglioni, e lo fece distendere, tremebondo, nel letto della sua camera. Costantin tremava a tal punto da cadere quasi dal letto, e batteva i denti in un modo così forte, da far temere per la loro integrità. La nonna lo lasciò solo per un attimo e, sotto gli sguardi attoniti degli amici, tornò in cucina a preparare una delle sue pozioni, scaldò anche una bacinella d'acqua dove versò alcune cose, tra le quali aceto di mele. Tutto si svolgeva con rapidità ed estrema sicurezza. Aneta lasciò bollire la pozione e tornò dal nipote con la catinella del miscuglio che aveva preparato, tolse la coperta di lana, che avvolgeva il corpo del nipote, e con decisione lo girò e cominciò a sfregarlo energicamente sulla schiena e sul resto del corpo, in preda all'inarrestabile tremore, prima con un panno imbevuto del liquido della bacinella e subito dopo con le mani. Ripeté l'operazione girandolo sulle spalle e di nuovo sul torace più volte. Infine, quando ritenne sufficiente l'operazione, lo coprì di nuovo con la spessa coperta di lana e andò in cucina a prendere la pozione che bolliva sul fuoco. Preparò un bicchiere, dove mise ancora delle erbe secche e vi versò sopra il liquido bollente. Tornata dal nipote, prima di farlo bere, lo strofinò di nuovo più forte che poteva, e lo coprì di nuovo. Andò al caminetto, nella parete opposta della stanza, dove stava il letto, e accese il fuoco. Le ci vollero solo pochi minuti per far divampare una bella fiamma dai ceppi che i ragazzi avevano portato in casa su suo ordine. Chiamò Costantin per nome e il ragazzo la guardò con gli occhi semiaperti, la nonna gli mise un braccio sotto la testa, sollevandolo un po', e piano, piano, gli fece bere tutta la pozione che aveva preparato, poi si rivolse ai ragazzi ringraziandoli per l'aiuto, e li congedò. S'inginocchiò al capezzale del nipote, e iniziò a dire le sue preghiere, mentre il calore del fuoco invadeva tutta la stanza. Rimase così fino a quando il nipote cessò di tremare e il respiro gli stava tornando regolare. -Costantin, come ti senti? -Male, nonna -Senti ancora freddo? -Solo un po'. Disse il nipote con un ultimo battito di denti. -Vedrai amore mio, tra poco ti sentirai meglio, vado in cucina, adesso, a prepararti ancora una cosa, mi ci vorrà solo qualche minuto, intanto stai sveglio, non devi addormentarti, capito? Prometti? -Si nonna va bene, ti prometto. Disse il ragazzo con un filo di voce. -Ti voglio bene Costantin. Prima di andare in cucina, Aneta, rinforzò il fuoco con altri due ceppi di quercia, e gettò sulle fiamme un po' di erba secca che teneva nella tasca del grembiule, l'effetto fu un leggero fumo che svanì quasi subito e un buonissimo odore che si diffuse in tutta la stanza: un misto di legno e fiori. In cucina mise a bollire una zuppa che aveva preparato il giorno prima e alla quale aggiunse dei pezzetti di pollo, un piatto tipico: la Ciorba. Mentre la Ciorba bolliva, tornò varie volte a controllare il nipote, per tenerlo sveglio e per rimboccargli la coperta; ogni volta che entrava e usciva lo accarezzava. Stava facendo buio e l'aria della sera si faceva frizzante, intorno alla casa tutto era tranquillo; dietro le colline, ora dalle sagome nere dietro i grandi abeti, il Sole tingeva di rosso il cielo. Aneta, prima di chiudere la porta della casa, stette un attimo a osservare il tramonto, in raccoglimento, come se stesse rivolgendo una preghiera ai suoi Dei, si fece il segno della croce e tirò a sé lentamente la porta, e andò in cucina a prendere la zuppa per il nipote. La versò in una ciotola di terracotta, che aveva dipinto lei stessa molti anni prima, con dei motivi floreali, aggiunse qualche pezzetto di pane raffermo, e raggiunse il nipote. Lo aiutò a sedersi sul letto facendo bene attenzione che rimanesse ben coperto, compresa la nuca, e si sedette sul letto, accanto a lui, con la ciotola in mano, e iniziò ad imboccarlo con il cucchiaio. -Mangia tesoro, domani ti sentirai meglio. Costantin riusciva a malapena ad aprire la bocca, e deglutiva con fatica, aveva la gola in fiamme. Tuttavia si sforzò per assecondare la nonna. -Sai che anche tuo nonno una volta cascò in un torrente in pieno inverno? Il ragazzo fece cenno di no, mentre la nonna continuava a dargli la Ciorba. Sembrava una tattica, come si fa con i bambini piccoli che non vogliono mangiare, ma il ragazzo era troppo debole perché facesse caso a certi particolari. -Era andato a caccia di cervi, proprio sulle montagne che vediamo da qui, da casa, e che la neve abbandona solo l'estate. Ricordo che era Giugno, le scuole erano chiuse, e Gheorghe portò con sé tuo padre Horia. -Quanti anni aveva? Chiese debolmente Costantin. -Tuo padre? Circa la tua età, era tale e quale a te, gli somigli molto Costantin. Erano solo loro due, tuo nonno portò un fucile anche per Horia, non era la prima volta che lo portava con sé a caccia. Aneta fece una breve pausa come per concentrarsi sul passato. -Ricordo molto bene quell'episodio, perché fu un'esperienza indimenticabile, che ogni tanto, tuo nonno, e poi tuo padre, raccontavano sempre a primavera, quando la neve si scioglieva e i boschi e i prati tornavano a essere verdi, riempiendo l'aria di profumi. Intanto la ciorba era terminata, e la nonna aiutò il nipote a coricarsi. -Continua, per favore. Disse il ragazzo. -Dopo diverse ore di cammino, erano arrivati in alto, sulla montagna, e fecero il campo in prossimità dell'ultima neve: montarono la tenda e accesero il fuoco in uno spiazzo verde, privo di alberi, perfetto per lo scopo. Vicino scorreva un ruscello impetuoso, alimentato dalla neve che si scioglieva. Horia, che metteva il naso sempre dappertutto, vide delle trote in una piccola pozza e informò il padre. Decisero di tentare di pescarle. In effetti, oltre ai fucili, tuo nonno aveva portato anche delle lenze da pesca. Mentre tuo nonno le preparava, disse a Horia di cercare delle esche sotto i sassi, ai margini del ruscello, dei vermicelli, facili da trovare dove gli aveva detto. Tuo padre ne trovò in quantità e li portò a tuo nonno che ne innescò un paio sul piccolo amo in cima alla lenza. La lanciarono nell'acqua, stando bene attenti a non farsi scorgere, nascondendosi dietro una grossa roccia, in prossimità del ruscello, e attesero in silenzio. Costantin ascoltava, mentre ancora dei tremiti scuotevano il suo corpo. |
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