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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Ale libera tutti
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L'inizio.
Vivo nella casa di sempre, pian piano ho visto andare via tutti. Nonni, genitori e tutti gli amici a quattro zampe che hanno popolato i miei giorni. L'ultima ad andarsene è stata mia madre e, come sempre succede quando una casa resta disabitata, ho fatto ordine. In due grandi scatole sono finiti biglietti, foto, oggetti apparentemente inutili e in grandi borse i vestiti. Già i suoi vestiti, impregnati del suo profumo. Il suo profumo di sempre, Calèche, quello che mio padre le regalava, quando la bottiglietta in uso sembrava essere al fondo. Nessuno si accorgeva, o forse lo credevo, che qualche goccia del suo profumo me la mettessi anche io prima di andare a scuola, così potevo portarla con me e sentirmi meno sola. Forse mi sentivo anche più coraggiosa, come se quel profumo, che ora mi aiuta a ricordare, potesse trasformarsi in uno scudo in grado di proteggermi dal mondo. I profumi sono dei rivelatori di ricordi, li riportano a galla e per un attimo chiudendo gli occhi mi fanno ritornare a quando, tanti anni fa, ero una perfetta monella dai codini spettinati. La casa è sempre lei, come se le ombre di chi vi è passato si fossero impresse sui muri e io potessi ancora sentire le loro voci in cucina o l'armonica a bocca di papà che suona in salotto. La mia casa, con un immenso giardino dove ho vissuto felice, facendo ogni giorno sempre nuove cose e nuovi giochi. Non c'è angolo o anfratto che, profumando di erbe, fiori o bosso, non mi ricordi quando sparivo per inventarmi storie con i miei compagni a quattro zampe e il tempo non era un problema. Non erano un problema neanche i richiami di mia madre, né quelli di mia nonna. Diventavo improvvisamente sorda e forse anche volutamente ribelle a quel mondo di adulte femmine che, alzando il dito indice, mi indicavano la retta via guardandomi con sguardo severo. Facevo spallucce e, fischiettando i motivetti che papà suonava con l'armonica a bocca, continuavo a costruire un mio mondo. E poi... tutti questi libri che apro mentre riordino, e vi affondo lo sguardo. Odore di carta e di ricordi che si accalcano nella mia testa, arrivando a valanga o alla spicciolata, e come l'inchiostro simpatico riescono a farmi raccontare i miei giorni di tanto tempo fa. Stringo al petto “La mia famiglia ed altri animali” e sorrido al pensiero di quanto ci divertivamo con papà complici all'idea che una barca potesse chiamarsi Opima Culandrona. Ancor di più quando mia madre piegava la bocca per il disappunto e la vergogna per quella parola così sfacciata. Riposizionandolo nello scaffale mi sembra di sentire ancora l'eco “culandrona...ona ona” e le nostre risate. In fondo io sono sempre la stessa, per ovvi motivi d'età senza i codini spettinati, ma con quello spirito un po' battagliero e irriverente che alberga ancora nel mio petto e con la memoria intatta nella testa e nella penna.
Farfalle in volo
Chissà... papà dice sempre che i ricordi cominciano all'età che ho adesso. Io infatti mi impegno a mantenere tutto nella mia memoria con i colori che vedo e i profumi che sento e i suoni che sono così dolci al mio cuore. A volte, quando vado a nanna, nel buio della stanza mi ricordo un volo di farfalle bellissime. Sembrano disegnate con una matita, con ali nere, leggere e aperte e sembrano salutarmi mentre volano sopra la mia faccia come in un cielo bianco. Però le farfalle che vedo in giardino sono tutte colorate e non sono mai uguali tra loro. Quelle con ali aperte enormi, quelle con ali chiuse come le signore che vedo in chiesa in ginocchio a pregare, quando vado lì con papà e mamma. Domani devo chiedere a mamma se anche lei si ricorda di quelle farfalle.
Mamma dice che non è possibile che mi ricordi di quelle farfalle, forse pensa che stia scherzando e spero non si arrabbi. Comunque è andata ad aprire la grande cassapanca. Quando la apre io vado sempre a curiosare. È piena di stoffe cucite e cose strane dimenticate lì. Sembra un grande forziere dei pirati e penso sempre che da lì potrebbero uscire dei tesori, ma poi escono solo cose neanche tanto interessanti. Questa volta invece è differente. Mamma comincia a scavare tra tutte quelle stoffe, con la stessa faccia che ho io quando disegno. La lingua mi scappa di lato, tra i denti, e lì resta finché non ho finito. Mamma è proprio impegnata, mentre tira fuori tutte quelle cose. Alla fine sorride: “Ah, ah!” e intanto che lo dice, mi mette sotto al naso quello che ha trovato nell'ultimo angolo, là in fondo. Sì! Eccole, le farfalle in volo che quando vado a nanna compaiono nei miei ricordi. Mamma dice che quello è un vestito che lei metteva quando io ero piccolissima. Un vestito bianco, pieno zeppo di farfalle con ali aperte e nere, come disegnate da una matita. Eh già... allora stavo ancora nella culla e quelle farfalle comparivano quando lei si chinava per vedere se ero tranquilla e poi le vedevo volare via quando lei si allontanava. Stasera quando vedo papà glielo dico che i ricordi cominciano mooolto prima dell'età che ho adesso.
Io e mia sorella
Io e mia sorella Simona, la bambina grande di casa, abbiamo gusti così diversi! Chissà forse è perché lei è più grande e va già a scuola e conosce cose che io non so e che non capisco. Ho provato a scrivere il mio nome, ma è così lungo ed io faccio fatica a ricordare dove deve andare la matita...vabbè imparerò un giorno poi. Ora mi basta sapere come ci si arrampica sugli alberi e quali erbe e fiori posso masticare senza farmi venire un gran mal di pancia. Chissà se mia sorella li conosce? Ci sono fiori viola che quando li mordicchio mi lasciano in bocca un sapore così dolce, che neanche il budino di mamma è così. Li riconosco tra tutti perché sono viola e quasi uguali per forma ai carciofi, ma loro, i fiori, sono più buoni. I carciofi non mi piacciono, mi lasciano sempre una sensazione strana come se la mia lingua diventasse di velluto, quindi se devo scegliere preferisco quei fiori viola o i pomodori. Mia sorella invece va matta per i carciofi, si vede che a lei di sentire la lingua di velluto non gliene importa un fico secco. Dal muretto di casa escono dei rametti e nonno dice che sono piccole felci. Li raccolgo facendo sempre attenzione a dove metto le mani. Già! Lì nel muro vive signor Serpe e sinceramente non vorrei incontrarlo. Ecco, quando mordicchio le loro piccole radici sento un buonissimo sapore di liquirizia. Uguale a quelle caramelle che mangia sempre papà, ma quelle piantine sono moooolto più dolci. Forse mia sorella sa scrivere il suo nome e tante altre cose, ma di sicuro questi segreti del giardino non li conosce. A lei piace il colore verde, io amo il blu, a lei piace leggere e ricamare, io corro tutto il giorno, mi sporco di terra e mi arrampico su tutti gli alberi del giardino, così posso vedere meglio il blu del cielo. Anche la musica che ci piace è diversa. Io vado matta per i Giganti. Infatti papà qualche tempo fa, quando ho fatto una malattia molto cattiva, che termina in ...illo, mi ha regalato un loro disco. Quel giorno stavo così male, ma quando ho sentito in salotto le loro voci, sono riuscita ad alzarmi ed andare di corsa a vedere se per caso erano di là che cantavano. Mamma e papà ridevano, io ondeggiavo per la febbre, però quanto ho cantato! Già! Ho imparato in fretta le loro canzoni, come quelle di Caterina [Caselli ndr], e le canto a squarciagola in giardino, mentre vado in altalena col mangiadischi che mi accompagna. Ogni tanto mamma si lamenta e mi sgrida, dice che faccio troppo rumore, ma non riesco a stare senza musica. Mia sorella, invece, spesso la vedo passare per il corridoio tutta seria. Con voce moooolto acuta e a volte anche con un asciugamano in testa, continua a ripetere: “Oh Oh Oh Oh” cantando Juanita Banana (il titolo di questa canzone me lo ha detto lei) e intanto fa strani gesti con le mani. Già proprio come quella signora che canta in Tv con 3 signori seri in giacca e cravatta, che papà mi dice si chiamano Quartetto Cetra. Già siamo proprio diverse, lei canta di una certa signora Banana ed io di fiori e cannoni.
Sono passati così tanti anni che faccio quasi fatica a contarli, ma i fiori di trifoglio hanno sempre lo stesso sapore zuccherino, poco mi importa che gli altri possano pensare, mentre li mordicchio, che sono una “vecchia” stramba. Non credo che mia sorella li abbia mai assaggiati, era molto seria e poco avvezza a sperimentare. Adesso quando legge i miei racconti ridendo mi dice: “Certo che chi leggerà penserà che ero davvero la sorella grande e antipatica!” Siamo solo diverse e i geni si distribuiscono a caso. La vita poi ci ha portato a scelte di vita differenti: lei ingegnere ed io veterinario. Infatti lei non potrebbe mai abituarsi a sangue e siringhe e io mai a numeri e calcoli.
Abbasso le spie!
Già! Le spie non mi piacciono. Proprio per niente! Io non corro mai dalla maestra a dire chi e cosa. A volte non vado d'accordo con i miei compagni, ma le cose tra di noi bambini dopo diventano facili. Riusciamo sempre a capirci senza l'aiuto dei grandi. Papà mi dice sempre che non è bello fare la spia e quando ho problemi con qualche mio amico devo risolverli io. Rudy è un bambino che viene all'asilo con me. Fa sempre un sacco di dispetti e ci prende in giro perché noi non abbiamo tutti i giochi che ha lui. Già il suo papà tutte le volte che lo viene a prendere all'uscita dell'asilo, gli porta sempre un gioco nuovo. Lui poi va in giro tutto felice, facendoci un sacco di smorfie e mostrandoci il suo nuovo gioco. Però non ci dice mai di giocare con lui... se ne va poi a casa tutto soddisfatto tirandoci fuori una lingua lunga così. Proprio come l'altro giorno, il suo papà gli ha regalato una grande spada, tutta nera con il manico d'argento. Mentre il suo papà parlava con le maestre, lui andava avanti ed indietro facendoci la lingua e non lasciava toccare a nessuno la sua spada nuova. Quanto mi piacerebbe averne una uguale, starebbe proprio bene con il mio costume da Zorro! Io invece all'asilo porto sempre dei cicles, sono quadrati rosa incartati uno per uno e mi piacciono molto. Li tengo nascosti nelle tasche perché le maestre non vogliono che li mangiamo. Dicono che sono pericolosi. Ma sono così buoni che non mi sembrano così pericolosi e li divido sempre con i miei amici. A Rudy, anche se me li chiede tutte le volte, non glieli do. Lui non è mio amico e non divide mai nulla con nessuno.
Sono qui nell'angolo a guardare il muro, di nuovo in castigo. Questa volta l'ho fatta grossa. Rudy ha fatto la spia con la maestra e le ha detto che avevo i cicles nelle tasche. Già! L'ha fatto perché non gliene ho dato neanche un pezzettino. La maestra mi ha sgridato così tanto che mi sentivo le orecchie rosse e calde e poi ha infilato le mani nelle tasche dei miei pantaloni e mi ha portato via tutti i cicles. Rudy era un po' più in là e mentre la maestra mi sgridava e mi rubava i cicles, lui rideva e mi faceva la lingua. Quando poi la maestra si è girata per buttare via i miei cicles ho sentito quella forza che sento dentro, salire e uscire. Ecco, ho preso una sedia e, mentre Rudy continuava a ridere, l'ho schiacciato contro il muro. Beh...non rideva più. Si è messo invece a strillare e piangere, e più strillava più io gli tiravo la sedia nelle gambe. Sono finita nell'angolo e ora devo guardare il muro, così, come dice la maestra, mi pento. Boh chissà cosa vuol dire? Forse devo sentirmi triste per aver picchiato Rudy? Ma non ci riesco. Chissà cosa succederà questa sera quando arriva mamma a prendermi. Forse mi metterà in punizione anche lei. Però prima glielo devo dire che le spie non mi piacciono proprio per niente e che ora anche Rudy lo sa.
Ero davvero una bambina senza paura, non mi spaventavano gli adulti figuriamoci i cosiddetti “maschietti”. Quella rabbia a volte la sento ancora adesso, ma se schiaccio qualcuno contro il muro non lo faccio più con una sedia, solo con le parole. Per fortuna alla mia età non posso più essere rimproverata. Mi sopportano così come sono. |
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