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Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Francesco Merli
Titolo: Parlavo alle stelle. Qualcuno ascoltava.
Genere Poesie
Lettori 4
Parlavo alle stelle. Qualcuno ascoltava.
Notti dell'anima



Alcune notti dell'anima
sono come le fredde veglie
nelle lontane...
remote...
foreste del nord.

Oscuri conteggi delle ore
soffocati,
dall'umidità,
strangolati,
dalle raffiche di un vento
spietato
e glaciale,
che s'aggira per il mondo.

Alberi isolati,
inerpicati,
che soli,
si rendono più forti.

Alcune notti dell'anima
sei quasi certo di non superarle:
il cuore si ferma,
il respiro tace,
e dentro di te trovano posto
Amarezza
e Dolore.

Si sta come quegli alberi,
inermi,
quanto corazzati.

Il legno crepita,
i rami tremano,
ma le radici profonde
servono a questo:
a resistere alla tempesta,
a non permettere
alla linfa
di gelare,
ad affrontare quella notte
perché...
anche questa volta,
prima o poi,
la Notte
passerà.

DI UOMINI E DONNE



Sei apparsa così,
con le spalle scoperte,
carezzate da capelli,
del colore del miele,
portati con delicatezza,
leggiadria di intrinseca semplicità,
dietro un orecchio dalle curve perfette,
come tutte le restanti di un corpo
dalla pelle imbevuta
di una fragranza delicata,
sublime,
che smuove il mio essere,
s'insinua a solleticare
anse
di materia di me
mai sfiorate prima d'ora.

Ti vedo,
ti guardo,
ti osservo,
ti desidero e ti bramo
temendo di impazzire.

È un sogno proibito
che condanno
ma che vorrei,
al tempo stesso,
vedere realizzato
e nella sua forma più estrema e selvaggia.
Prendere possesso subito
Qui,
ora,
dei miei impulsi più vivi,
terribili e dolci
nella loro follia.

Perché?
Perché questo strazio nel cuore?
Questo delirio
che posso solo stare ad osservare
senza nemmeno riconoscermi
dentro di esso.
E allora...
Cielo!
Salvami!
Perché l'uomo perbene,
fedele, costante,
è morto in un istante,
perduto e sepolto
prima che potessi porre rimedio,
se poi uno ve ne sia.

Vorrei allora fuggire,
strapparmi
dagli artigli affilati di questa visione,
da questo angelo che tormenta,
con linee di donna che intravedo
al di sotto del cotone leggero,
toglie il respiro
l'immagine di seni
dei quali avverto già il tepore
sotto i palmi delle mani.
Manca il respiro,
mentre lo sguardo corre ad abbracciare
ogni singolo millimetro
di visione paradisiaca
dal retrogusto di vivo inferno.

È durato tutto un istante.
Mi sei passata davanti,
mi hai regalato un quadro di te
dai colori indelebili nel tempo,
poi hai svoltato l'angolo
e tutto è affogato in ricordi:
la vita che continua,
un respiro a cui seguirà un respiro,
e io di nuovo me.

Gli uomini,
gli uomini sono così.
E le donne,
le donne...
Che stupende creature,
spaccati perfetti,
fra santi e demoni.




LA TE CHE NON CONOSCEVO



Così
eccoti qua...
L'amarezza
celata
dietro la maschera
della dolcezza.
Negandomi sorrisi
prima onnipresenti
mi hai rinchiuso,
con false promesse,
nelle stanze di un castello
arroccato
sulle scogliere
della perdizione.

Un'anima,
la tua,
dalle fattezze nuove,
sconosciute,
mai vista prima...

È una lama affilata
quella che ti vedo impugnare,
che colpisce e recide
corde di legami
che erano state strette
forte
dai nodi del tempo.
E tu...
senza esitare,
senza vacillare,
senza versare lacrima alcuna
te ne stai,
impassibile,
innanzi ad un cuore
nudo e indifeso
che prima
nelle tue mani
veniva sanato...
e ora distrutto.

È così
che a volte
finisce l'Amore...
Assassinato...
Tradito...
da chi aveva giurato
con tutto se stesso
di proteggerlo sempre.









LETTERA ALL'AMORE



Cos'era
dopotutto
il nostro Amore
se non una meravigliosa parentesi
aperta
nel bel mezzo
della pagina più avvincente
del libro più bello
che abbia mai letto?

Il passo di una lancetta
che ha scandito
un imperituro istante
pennellato
sulla tela del grande spazio
del Tempo del mondo.

Il primo respiro,
al mattino,
che riporta alla realtà
e l'ultimo,
alla sera,
che accompagna nei sogni.

Il volo
della prima rondine
che annuncia la primavera...
l'ultimo bagno,
d'estate,
che si asciuga,
sulla pelle,
al sole...
la prima foglia
che si lancia,
con speranza,
nel fresco
vento d'autunno...
il primo brivido
di un nuovo inverno
che bussa
alle finestre delle case
come alle porte
dei cuori.

Cos'era,
dopotutto,
il nostro Amore...
Se non una danza,
folle e lieta,
a piedi nudi,
su brughiere umide,
sotto la luce
di luna e stelle,
al confine
fra il giorno e la notte,
dal profumo di boschi
e il sapore del mare.

È la Vita
l'Amore.
Tutto ciò
che in essa vi è.

Cos'altro
dovremmo...
potremmo...
agggiungere.

LUNA DEL LUPO



Sotto la luna
due ombre si cercano
senza toccarsi.
Corrono,
due lupi,
non per fuggire,
non per vincere,
ma per ricordare
chi fossero
prima della paura.

Uno ha il passo pesante,
porta addosso la fame,
una rabbia antica,
e le cicatrici
di una vita che non fa sconti a nessuno.

L'altro è più leggero,
ascolta il silenzio,
sente il battito della notte
come fosse un cuore nudo.

Si inseguono,
i due,
tra neve e respiro,
tra ululati lontani
e promesse non dette.
La luna li osserva,
non giudica.
illumina i manti
e i loro spiriti liberi.

È piena,
la luna...
rischiara...
svela...

Nella corsa,
le due ombre,
veloci,
si scambiano forza,
si insegnano la delicatezza,
e in ultimo si perdonano
l'un l'altro,
gli errori passati.

Quando si fermano.
Diventano una cosa sola,
l'inizio
di un qualcosa di più.

E la Luna del Lupo,
alta e bianca,
segna la rinascita
di chi ha avuto il coraggio
di inseguire
ma anche
forse,
soprattutto,
di lasciarsi raggiungere.

COS'È AMORE



Amore...
È ciò che strappa via
l'umanità,
che scinde
anima e corpo.
Eleva,
a molto più.
Condanna,
a molto meno.
Smaschera
angeli
travestiti da demoni
e demoni
travestiti da angeli.
Può soffiare
vita e colore
nel grigiore
di un'esistenza
che si trascina.
Può originare l'inverno,
improvviso e implacabile,
nelle estati assolate
di anime liete e sorridenti.
Amore...
Che giura,
spergiura,
concede,
prende,
costruisce
e demolisce.
Silenzioso viandante,
compagno di gioia e tormenti,
dai denti affilati
e le mani roventi.
Profumi di casa.
Lacrime di oblio.
Dono,
o punizione,
che tu sia...
rimani
compagno di Vita
e d'ispirazione.
Fuoco
che purifica e divora.
Acqua
che consacra e condanna.
Questo siamo...
Questo sei...
Solo Cuore.
Tutto qui.








QUANDO L'AMORE SI SPEZZA



Quando l'Amore
si spezza...
produce un suono
chiaro,
forte,
netto.
È uguale
a quello di una corda tesa
che cede,
improvvisamente,
sotto il peso
di verità,
bugie,
profondi silenzi,
e urla assordanti.

Quando l'Amore
si spezza...
si chiudono gli occhi,
si serrano i pugni,
si stringono i denti
e si avverte
un vuoto,
dentro,
impossibile da descrivere
servendosi di umane parole.

Quando l'amore
si spezza...
ciò che era familiare
assume forme irriconoscibili.
Qualcuno si perde.
Qualcuno si trova.
Qualcuno nasce.
Qualcuno muore.
Uomini e donne,
corrosi dalle passioni,
naufraghi
nella burrasca della vita.

Quando l'Amore
si spezza...
non c'è fuga,
né salvezza.
Attesa,
per ricucire
se stessi.
Soprattutto
forza.
Non dimenticate,
mai,
di averne tanta,
nel cuore.





LACRIME DI SANGUE



Scorrono,
lungo le guance,
e poi cadono
su petti nudi
e martoriati,
le lacrime
di sangue
di anime smarrite
che non si riconoscono più.

Giace
in imperituro oblio,
sotto il giogo
dei ricordi,
e del silenzio più totale,
tutto ciò che eravamo.

Quanto scotta,
quel vuoto
rovente
stretto fra le mani.

Ricorda i cuori,
il tuo e il mio,
quando battevano insieme.

Fiamme che
prima
sanavano...
Ora
puniscono...

In ginocchio
pone la vita
uomini e donne
benedetti
dalla luce dell'amore
e maledetti
dall'oscurità
nella quale esso,
andando via,
li ha lasciati a marcire.

Si china il capo
si denuda il collo
pronti al taglio
della scure
della realtà
quando è brandita
dal boia dell'abbandono.

E lì,
in gelida attesa
col fiato sospeso,
lo sguardo spento
a fare i conti con se stessi...
si prega
che la lama colpisca,
che porti pace,
silenzio...
e dignità.


PARLAVO ALLE STELLE E QUALCUNO ASCOLTAVA



È nelle notti più buie del mio essere
che ho toccato con mano chi sono.
E forse, si, ho smesso di credere
che a guidare i miei passi fossi da solo.

C'ero io, col cuore e la testa
gravato da tasche piene di storie
a fare i conti con quello che resta:
una vita di certezze illusorie.

Mi nutrivo di sogni
sul limitare dei giorni
mentre tracciavo disegni
su nuvole senza contorni.

Quanti debiti
non ho fatto in tempo a saldare.
Quanti crediti
non riuscirò a riscattare.

Ed eccomi qua
ingenuo viaggiatore
su una strada al di là
del conto delle ore.



E ricordo le notti,
quelle più belle
quando non importava
se parlavo alle stelle
e qualcuno ascoltava.

Il vero dramma
sarebbe perdere la penna,
perdere il pezzo di carta
con il quale mi libero dalle catene,
per mezzo del quale
parlo con “gli altri”
ma soprattutto con me.

Scrivere...

Un bisogno.
Una dannazione.
Non lo so cos'è,
non lo so il perché.
So che mi fa stare bene.
So che non voglio smettere.
Assuefatto da lettere,
parole,
profumo di carta
e d'inchiostro fresco.
Un male dal quale spero di non guarire.
Un morbo che mi auguro
si aggravi sempre più,
un fiume
che esondi gli argini dell'anima
inondandomi completamente.

Voglio vita.
Se ne trova così tanta
fra pagine di libri
e sempre meno
guardandosi attorno.


L'ABISSO



Perché
si scivola
sempre più in basso?

Perché
il canto delle cicale
è sempre sovrastato
dal grido,
di dolore,
di lupi solitari
che piangono alla luna
nel cuore dei boschi?

C'è quiete
nell'oblio...

Tempo e spazio
per dare ascolto
alle parti
più oscure
del proprio essere...
Ed è proprio lì,
allo scoccare della mezzanotte,
negli anfratti della nostra esistenza,
che,
sovente,
accade
la Rinascita.

In ginocchio,
innanzi alla Vita,
chinando il capo
all'esperienza
e al sacrificio,
sorgono cavalieri
col volto rigato dalle lacrime
e le spade sempre pronte
a difendere
le Possibilità
e il Coraggio
di voler essere,
giorno dopo giorno,
persone migliori.
Paladini,
prima che del prossimo,
di loro stessi.

C'è così tanto da scoprire...

Sul fondo
di alcuni abissi
scivoliamo da soli...
E soli
bisogna trovare la forza
per riuscire ad uscirne.

Osatela
quella scalata...
quando si respira Oscurità
la Luce
si raggiunge
passo...
dopo passo...

Solo...
non perdetela
mai di vista,
quella luna
che brilla di Speranza.



Francesco Merli
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