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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Cuba Querida
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Quante volte sogniamo di viaggiare, di raggiungere mete esotiche, lontane. Spesso rimangono solo dei sogni che, tuttavia, continuiamo a coltivare illudendoci e sperando che un giorno, prima o poi... Il mio viaggio a Cuba fu talmente coinvolgente che al mio ritorno in Italia fu spontaneo scrivere un breve diario su quell'esperienza piena di significati, e sebbene fossi già un uomo sopra i cinquanta, con una discreta esperienza di vita, tornai cambiato, sicuramente maturai sentimenti nuovi verso la vita e capii molte cose di me stesso. Era la seconda volta nella mia vita che scrivevo qualcosa su una storia che avevo vissuto, la prima fu un vero e proprio diario di bordo di un giro d'Italia in barca a vela. Fu nel 1990 a bordo di ACY N°1 (ex Gatorade il maxi dell'industriale Falk che utilizzò per la famosa regata intorno al mondo a vela: la WithBread. Quel racconto, denso di significati per me, è rimasto in un quaderno che conservo in libreria, da qualche parte. Il mio stato emozionale, al ritorno da Cuba, era tale, da costringermi, in un certo senso, a fissare quei ricordi. Tuttavia, subito dopo averlo scritto, ebbi la sensazione che quelle poche pagine non fossero sufficienti. Decisi quindi di approfondire, il mio racconto, provare quantomeno. Non mi ero mai cimentato prima in un simile impegno. Era tale il desiderio di far partecipe, attraverso il racconto, qualche altra persona a quella meravigliosa esperienza che forse, leggendomi, riuscisse a calarsi in quelle atmosfere e, chissà, forse intraprendere a sua volta un viaggio. Mi ero trasferito da poco a Piombino in una casa vicino al mare, dal balcone potevo vedere l'Isola d'Elba. Ero giunto alla decisione di cambiare vita, fallito anche il mio ultimo legame con una donna, alla quale, tuttavia, ero ancora legato da profondo affetto. Lasciai la città, dove vivevo allora, il lavoro, le amicizie e la mia cara cucciola di pastore Saba, a Stefania, felicissima di accoglierla. Non parlai con nessuno se non con Stefania di ciò che mi accingevo a fare, e lo feci nel giro di due giorni. Il tempo di sistemare alcune cose. Lasciai tutto dietro di me: mobili, vestiti,attrezzi sportivi,bici,televisore,e il lavoro, insomma parecchia roba. Portai con me solo una valigia. Avevo anche venduto, qualche giorno prima, la mia station wagon per comprare una Punto nuova, molto più parca nei consumi, la caricai con tutto quel poco che mi portavo dietro. Raggiunsi un agriturismo in Val di Cornia, luogo caldo, suggestivo, con i suoi paesini arroccati, la campagna, i vigneti. Da lì, con calma, avrei scelto una dimora sulla vicina costa, ascoltando ciò che mi diceva il cuore. Stabiliti alcuni punti fermi nella mia “nuova” vita: trovai la mia casa, in affitto, proprio vicino al mare, l'arredai di tutto e iniziai, come si dice: a guardarmi intorno. Prima di tutto, per cercare di raccogliere le idee, mi godevo quella bellissima terrazza sul mare, che altro non è che la falesia naturale che si affaccia proprio di fronte all'isola d'Elba, a due passi dalla mia nuova casa, da quel punto, seduto a fumare il mio toscano, a circa trenta, forse cinquanta metri sul mare, il mio sguardo passava ora dall'Elba, ora a Punta Falcone, più in là, oppure su Capraia e a volte in giornate con meno foschia il Giglio, Montecristo e che dire della Corsica, bastava aguzzare un po' gli occhi, con il sole alto, mentre, al tramonto la sua silohuette, inconfondibile, si stagliava netta all'orizzonte. Un posto che potrebbe far sognare chiunque, quella terrazza sul mare. Durante i primi giorni a Piombino, in una delle mie periodiche sgobbate di corsa, scoprii, nel percorso che si inoltrava nel promontorio, che da Piombino porta a Populonia, un bellissimo posto: una piccola punta a picco sul mare che chiamai: Punta Esperanza. Ad essa dedicai questa poesia:
Punta Esperanza da Cala Moresca a Populonia corre il sentiero nella macchia millenaria tra la natura con i suoi rumori i silenzi i bagliori dove i corbezzoli la punteggiano di colori e mille bacche profumate giocano con i tuoi sensi terra che Scirocco scalda e Libeccio addormenta il Ponente risveglia Maestrale accarezza il Sole Bacia Mare plasma dove in pace l'etrusco riposa assolatia fronteggia la dolce Elba l'aspra Capraia e la terra Corsa che la guardano e le sorridono dove se vuoi seduto sopra la cada roccia puoi osservare l'infinito tra il Cielo e il Mare
Sempre su quel percorso, in quell'anno, rischiai davvero di morire, cascando dalla macchia mediterranea, che si spingeva fino al limite di un ciglio, e dove alcuni metri più sotto c'era una spiaggetta ghiaiosa che volevo raggiungere: scendevo con prudenza aggrappandomi agli arbusti ma scivolai e volai nel vuoto atterrando su un grosso macigno. Fu un bel volo e mi procurai varie fratture al tallone che, naturalmente al pronto soccorso, dove mi fecero una radiografia, non videro. La solita storia! Va bene sono un po' esagerato perché non si può generalizzare, fatto sta che mi portai il gonfiore e il dolore per molto tempo. Fui “raccattato” sulla spiaggetto che avevo raggiunto in malo modo, da dei fiorentini che passavano in barca li davanti, sentirono le mie grida e videro che mi sbracciavo per attirare l'attenzione. Per alcuni mesi la mia caviglia somigliava a un salsicciotto e le conseguenze le sento ancora dopo alcuni mesi. Quell'incidente ha ridimensionato la mia frenetica attività fisica e per un po' sono diventato un sedentario, qualche mese! Gioco forza! Di qualcosa dovevo pur vivere! Seguii un vecchio desiderio: un lavoro che mi consentisse di stare il più possibile a contatto con il mare. Molti anni prima avevo pensato di mettere a frutto la mia esperienza in barca a vela per aprire una scuola per neofiti per prepararli all'esame per la patente nautica, ma non presi mai quella decisione, in realtà molte volte nella vita mi sono ritrovato a fare cose, che come questa, ci sono arrivato per percorsi diversi e tortuosi, mai in maniera diretta, idem per situazioni o luoghi. Per esempio anche Piombino da dove racconto questa storia, l'avevo frequentata molti, molti anni prima per motivi diversi ed ora, dato che mi ci ero trasferito, era evidente che mi attraeva. Insomma sarà capitato anche a voi credo, oppure posseggo una sorta di preveggenza attiva? Una ipersensibilità che mi fa vedere o pensare a luoghi, fatti, situazioni che poi puntualmente avvengono, o meglio: entrano a far parte del mio percorso di vita. Mi ritrovavo solo ma, a modo mio, felice. In realtà sto bene in mezzo alla gente ma so stare benissimo da solo, forse grazie ai mille interessi che ho, alla mia sfrenata curiosità che, tuttavia, non mi da sempre il tempo di approfondire e di questo, in un certo senso, ne soffro. Fin da ragazzo l'irrequietezza, che ancora non ho capito da dove mi deriva, mi ha portato a fare le cose più disparate e coltivare interessi nei campi più diversi: sempre in movimento, senza un attimo di tregua, mah! Decisi di intraprendere il viaggio a Cuba, a cui pensavo da anni. Era la metà di Aprile del 2004, più o meno a quattro mesi dal mio trasferimento: Fidel, il Che, la casa del vecchio Ernie (Hemingway), i sigari, il Ron, le spiagge incontaminate, il mar dei Caraibi, la rivoluzione permanente e ...le cubane! Detto fatto, la mattina dopo mi recai presso un' agenzia di viaggi vicino casa e nel giro di mezz'ora avevo prenotato l'aereo e una sola notte in Hotel all'Havana, punto di arrivo e di partenza per il “mio primo vero viaggio” transoceanico. Invitai a cena l'amico piombinese che avevo conosciuto nei miei giri: Andrea. Molto più giovane di me. A pranzo l'informai della mia decisione, sapevo che lui aveva lavorato in un villaggio turistico a Cuba per sei mesi, pensai che qualche consiglio poteva ben darmelo. Infatti parlammo per un paio d'ore sull'argomento. Lui mi consigliava questo e quest'altro luogo da visitare, ma come accade spesso, a me specialmente, poi, furono tutt'altre le mete. Due giorni dopo sarei partito. Ricordo i preparativi; decisi di portare una valigia e uno zainetto come bagaglio a mano, lo scelsi accuratamente un pomeriggio in un negozio di sport. In valigia misi anche delle medicine che sapevo molto gradite dai cubani, misi anche due gioiellini, modesti in verità, che avevo comprato per l'occasione, da regalare alle mie future amanti, inutile negarlo, mi aspettavo di conoscere qualche bella signorina. Ammetto che questo gesto mi annovera tra coloro che si recano a Cuba esclusivamente per scopi sessuali e sono la maggioranza, ma il viaggio che mi ripromettevo era per conoscere la realtà cubana e i Cubani anche se onestamente il sesso sapevo che non sarebbe mancato. Non desidero inoltre che ciò che racconterò, in alcune punti, o certe mie reazioni o atteggiamenti siano interpretati come una critica socio-politica, desidero che tutto ciò rimanga una sorta di “constatazione” di una realtà e niente altro. Per quanti giudizi negativi si possano raccogliere sul paese non bastano certo quindici giorni per un'analisi approfondita, che porti a delle conclusioni o a delle critiche serie. Certo è che nel mio racconto mi pongo delle domande, mi lascio andare a riflessioni negative, ma questo fa parte delle emozioni, e sono state forti ve lo assicuro, che hanno scatenato in me ribellioni e stati d'animo poco favorevoli allo stato delle cose. Ma ripeto manca un vero approfondimento per capire esattamente cosa non funziona e cosa non ha funzionato. Quali sono le responsabilità del potere, in primis verso i propri figli, secondo verso la storia. L'aereo, in partenza da Roma, alle 10,25 avrebbe fatto scalo a Madrid da dove sarei ripartito tre ore dopo per l'Havana. Venne il giorno della partenza. Non ero del tutto convinto di andare in macchina all'aereoporto, così mi informai preventivamente sui costi di posteggio a Fiumicino: più di venti euro al giorno, un vero ladrocinio. Non valeva la pena, con il treno avrei impiegato meno e più comodamente e senza rischiare di perdere l'aereo. Ma poi ci ripensai e chiamai al telefono mio figlio Marco, che vive a Roma, dicendogli che avrei lasciato a lui la macchina e gli chiesi di accompagnarmi all'aeroporto per recuperarmi al ritorno. Sebbene da Roma centro a Fiumicino si impieghino circa quaranta minuti, ricordo che alle sei e trenta, in largo anticipo, ero già a Roma sotto casa di mio figlio. Giunti senza problemi all'aeroporto, avevamo tutto il tempo per fare colazione. Il raccordo anulare la mattina presto è ancora percorribile. Marco era tranquillo e non mi faceva domande, si era sposato da poco ed aveva un figlio piccolo al quale aveva messo un nome strano: Gopala. Strano per noi ma non per lui: ardente fedele di Krishna. Approfittai dell'occasione per parlare un po' con lui, dato che ci vedavamo raramente. Prima che ripartisse rimasi d'accordo sull'orario del mio ritorno, che era già fissato. Mi recai a ritirare i biglietti che una persona incaricata dell'agenzia mi avrebbe fatto trovare direttamente in aeroporto, la trovai puntualmente. Intanto nella mia mente cominciava a ronzare un dubbio: Perché fare un viaggio così per una sola settimana. In verità tutti coloro con cui avevo parlato del viaggio, compreso Stefania la mia ex compagna, mi consigliavano di rimanere almeno quindici giorni. In effetti per quello che volevo fare era, riflettendoci, il minimo. Andai ad informarmi presso lo sportello della compagnia aerea se, una volta a Cuba, avrei potuto decidere se prendere l'aereo di ritorno una settimana dopo. Il funzionario mi disse che non era possibile. Ripresi a passeggiare per i saloni dell'aeroporto con animo mesto. Marco era già andato via. Decisi di prendere un'altro caffè, giusto per temporeggiare. Seduto al bar riflettevo sul da farsi, ma era evidente che stavo ingannando me stesso, la mia decisione era presa: Sarei rimasto due settimane. Mi recai di nuovo dal funzionario della compagnia aerea e lo pregai di trovare una soluzione. Dopo aver smanettato sul suo computer mi disse, dandosi molta importanza, che avrei potuto procrastinare il ritorno con un sovrapprezzo di settantotto euro. Non me lo feci ripetere due volte. Felice mandai messaggini sms, per informare dello spostamento di data, alle persone che sapevano del mio viaggio. Mi imbarcai puntualmente sul Being 737 della compagnia Blue Panorama. La mia avventura era cominciata.
Una volta in quota, volavamo sopra una distesa infinita di nuvole.
Sopra le Nuvole Sospeso in volo sopra un bianco mare Da mille e mille sfumature Incantato deserto I miei occhi fai sognare Ti specchi nell'azzurro cristallino del cielo Vanitoso candido mare Mal celando Orgogliosa bellezza
Poco dopo, ci vuole davvero poco da Roma alla capitale della Spagna, atterrammo nell'immenso aeroporto di Madrid. Avrei voluto visitarla ma non ce n'era il tempo, ovvero avrei dovuto fare una puntata da qualche parte di preciso e ritornare subito, troppo rischioso. Girovagai per le immense sale piene di negozi di ogni genere, ma resistetti alla tentazione di acquistare. Ero tranquillo, una sensazione alla quale non ero abituato, potrei dire: imperturbabile. Ripartimmo in orario, circa tre ore dopo: ciao Madrid, alla prossima! Le ore non passavano mai, non avevo con chi ciarlare un po', praticamente dormivano tutti, io no troppa adrenalina. Sorvolammo la Isla dopo il tramonto, sei ore di differenza, in meno, con il fuso orario, era già sera e cominciavo a provare una certa emozione dopo circa dieci ore di volo dalla capitale spagnola. L'aereo era pieno ma non scambiai una parola con nessuno, seduto leggevo, scrissi quel verso che avete appena letto, sbirciavo ogni tanto sul monitor davanti a me, dove potevo seguire la rotta e il punto in cui si trovava l'aereo, ogni tanto passavano Rod Stewart, durante un suo concerto in teatro, ci allietava con la sua voce rauca. Un paio di volte abbiamo mangiato, insomma il tempo, alla fine, era passato abbastanza bene. Non ero mai stato in volo così a lungo. All'avviso del comandante, che stavamo per atterrare a Cuba, all'aeroporto dedicato al poeta ed eroe cubano Josè Marti, mi avvicinai al finestrino per sbirciare fuori e, ricordo, mi sorpresi delle scarsissime luci in città, l'Havana, che davano al paesaggio un'aria misteriosa. Ero davvero emozionato.
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