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Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Angela C.
Titolo: Intrecci di vendetta
Genere Thriller
Lettori 49 1
Intrecci di vendetta
Più forte della morte.

“Nessuno muore, finché vivrà dentro un cuore.”

Il silenzio cala sulla sala. Gli sguardi saettano tra i presenti, carichi di timore e rabbia, per poi posarsi su di me.
Un colpo secco: uno sparo.
Qualcuno si muove, con l'intenzione di uscire per controllare.
«Nessuno si muova.»
La mia voce, ferma, rompe il silenzio.
«Mi è stato riferito che, mentre il corpo di Steve veniva calato nella fossa, qui si brindava.»
Webster mi porge la bottiglia di champagne. Il tappo salta con un botto secco.
Uno dei miei uomini distribuisce le flûtes.
Inizio a versare lo champagne. Il liquido dorato riempie i calici, partendo dal mio vicino e proseguendo lungo il tavolo. Nessuno si muove, nessuno fiata.
Quando finisco, riempio il mio e lo sollevo.
Un brindisi silenzioso, gli altri mi seguono, sollevando i bicchieri poi il liquido scompare nei loro sorsi. Io, invece, poggio il mio calice intatto sul tavolo. Il cristallo risuona appena. Prendo il tappo ed esco, Robert e i miei uomini a seguito.
Cole mi apre la portiera, poi prende il posto di guida.
«Dove andiamo, signora?»
«Da Steve, Cole.»
Un cenno del capo, il rombo del motore e parte.
«Cole, hai fatto come ti avevo chiesto?»
«Certo, signora, come sempre!»
«Grazie, Cole.»
Appoggio la testa al sedile, chiudo gli occhi. Una lacrima, calda e silenziosa, mi riga la guancia.
Un leggero soffio freddo, un brivido, una ciocca di capelli si muove.
«È finito, amore!» sussurro,
«No! L'amore è più forte della morte!»


Due anni prima

“Siamo esseri infiniti, nulla accade per caso.”

«Julie, cosa ti succede?» la voce di Callie arriva da lontano, un formicolio alle dita, la testa che gira, una fitta lancinante al ventre. Le gambe tremano, le forze diminuiscono, una morsa toglie il respiro. Il pavimento ondeggia sotto i miei piedi. Chiudo gli occhi, cercando di respirare, ma il dolore è più forte. E poi il buio.
Quando riapro gli occhi, Callie e Mary sono su di me, mentre giaccio accasciata in mezzo alla corsia dell'aereo.
«Come ti senti?» domanda Mary
«Bene! Un po' confusa, cosa è successo?» Mi guardo intorno, cercando di rimettermi in piedi. I passeggeri che mi fissano.
Il brusio dei motori e il tintinnio dei bicchieri sul carrello mi riportano alla realtà.
«Ti abbiamo visto mettere una mano sul ventre e poi crollare a terra» riferisce Callie.
Un sudore freddo imperla la fronte, il battito del mio cuore è come un treno lanciato sui binari. Le gambe tremano, mi aiuto a tirarmi su, aggrappandomi al bracciolo di un sedile.
«Forse sono solo stanca.» Guardo le lancette dell'orologio: sono le quindici e dieci.
«Coraggio, un altro paio d'ore e saremo a casa. Poi, due giorni di riposo.»
Sono un'assistente di volo da più di dieci anni e non mi era mai successo prima di stare male, neppure durante la gravidanza.
Bevo un bicchiere d'acqua, sembra che il malore sia passato.
Un brivido mi percorre la schiena, ho una strana ansia, come se qualcosa di brutto deve accadere.

Alle diciotto e trenta, alla fine dell'uscita dei passeggeri, Callie e io lasciamo l'aereo.
«Ti viene a prendere Steve?» si informa, come sempre vorrà un passaggio.
«Se è libero, sicuramente, altrimenti Cole. Comunque non ci saranno problemi, verrai con me, come sempre» replico.
Arriviamo al gate, ci sono agenti sparsi ovunque. Ci fermiamo, un'ombra di inquietudine mi avvolge.
Il pavimento di marmo riflette le luci al neon. Callie sbadiglia, stirandosi con le braccia.
«Non ce la faccio più, non vedo l'ora di essere a casa», dice sistemando la borsa sulla spalla. Annuisco, ma la mia attenzione è catturata da un gruppo di agenti, qualche metro più in là.
Sono troppi per un normale controllo. Parlano tra loro a bassa voce, e uno di loro stringe un Walkie-Takie.
«Che succede?» chiedo a Callie, ma lei è troppo occupata a cercare il telefono nella borsa per rispondermi.
«Forse stanno aspettando qualcuno importante,» aggiunge senza guardarmi.
«Già, magari una star del cinema,» le rispondo, cercando di sdrammatizzare. Ma il mio sguardo torna agli agenti, e noto che uno di loro ha una pistola in mano.
Riprendo a camminare, il capitano che ci precede viene fermato da uno di loro, poi si volta verso di noi, annuendo.
Dietro gli uomini in divisa ci sono fotografi e giornalisti tenuti lontani dalla polizia aeroportuale, due agenti si avvicinano a noi.
«Julie Allen? La signora Julie Allen?» domanda uno, quasi sottovoce.
«Sono io. Cosa succede?»
Le parole mi muoiono in gola, un nodo di paura mi stringe lo stomaco.
Mi prendono sottobraccio, mi coprono la testa con una giacca, il tessuto ruvido mi soffoca.
Sentii le urla per far sgombrare il passaggio.
«Callie!» grido, la voce strozzata.
Un agente cerca di tranquillizzarmi: «Verrà con noi la sua amica, non si preoccupi, è una questione di sicurezza.»
Come si fa a stare tranquilla quando ti prendono letteralmente in ostaggio, ti coprono la testa e ti spingono dentro un'auto?
Mi scoprono il capo. Sono nell'auto di Cole: i vetri sono oscurati, Callie di fronte a me, quattro uomini delle forze dell'ordine ai lati.
Io tremo, non so perché, ma sono spaventata a morte.
«Cosa sta succedendo?» continuo a domandare.
Cole non risponde, nessuno di loro risponde, Callie osserva me e poi gli agenti.
L'auto una berlina nera, quella di famiglia, i sedili sono freddi e scivolosi. Gli agenti hanno lo sguardo fisso sulla strada.
Callie mi lancia un'occhiata, ma non dice nulla. Sembra spaventata quanto me.
«Dove mi state portando?» chiedo di nuovo, mentre il cuore batte all'impazzata.
L'auto sfreccia per le strade della città, superando incroci e semafori, le sirene si fanno più vicine.
«Tranquille, vi stiamo portando al comando. Noi abbiamo avuto l'ordine di prelevarvi per la vostra sicurezza!»
«Sicurezza? Mio Dio! Daniel, mio figlio, dov'è? Steve? Cole, dov'è mio marito?»
Cole mi osserva dallo specchietto retrovisore, lo sguardo indecifrabile, poi torna a fissare la strada.
«Stia calma, ci siamo, tra poco avrà le risposte a tutto.» cerca di rassicurarmi uno di loro.
Davanti al comando troviamo un'altra piccola folla di giornalisti. Un agente parla alla radio; vengono fatti sgombrare.
La nostra auto si affianca al marciapiedi, ci ricoprono il capo con le loro giacche, e ci trascinano all'interno dell'edificio.
Mi scoprono la testa, cerco di sistemare i capelli sfuggiti allo chignon e mi guardo intorno; ci viene incontro un folto numero di persone per me sconosciute.
«Sono l'ispettore Knight, signora Allen, prego mi segua.»
Io osservo Callie, lei si aggrappa al mio braccio. Uomini in abiti scuri ci seguono a loro volta.
Mi fanno accomodare in una saletta molto accogliente, ci sono due divanetti in un angolo, delle sedie sparse e la scrivania.
«Signora Allen, noi siamo i rappresentanti del suo ufficio legale; io sono il procuratore Webster, lui il capo della nostra sicurezza Lloyd, siamo tutti a suo servizio.»
Si presenta un uomo sulla cinquantina, alto, ben curato, mi stringe la mano.
Io li osservo allibita, avvocati, servizio sicurezza, polizia.
«Cosa sta succedendo, per favore?»
«Signora Allen, purtroppo tocca a me darle la triste notizia: suo marito Steve Allen è stato assassinato oggi pomeriggio, alle quindici e dieci, nella sua villa a Nadi, nelle Fiji. Il corpo è stato trovato da una delle sue guardie di sicurezza, il signor Palmer.»
«Mio Dio! Cosa ci faceva mio marito alle Fiji? La sua villa? Ma cosa state dicendo?»
La stanza gira intorno, Callie mi osserva stralunata, continuo a fissare tutti, uomini in giacca e cravatta con le ventiquattrore in mano.

Steve Allen

“Le parole... restano solo parole”


Una donna agente mi passa un bicchiere di acqua e mi aiuta a sostenerlo, io tremo.
«Forse la signora dovrebbe vedere prima il filmato, ispettore Knight. Come le ho spiegato, il signor Allen ha cercato di proteggere la sua famiglia nel migliore dei modi» consiglia Webster.
Osservo l'ispettore e poi Webster, questo l'ho visto qualche volta insieme a Steve, non capisco cosa stia succedendo, la testa continua a girare, la frase «Steve è stato ucciso» mi rimbomba nel cranio, «Steve è stato ucciso.»
Webster si avvicina al pc, inserisce una chiavetta e gira il monitor, abbassano le luci e parte un filmato.

“Steve dietro la scrivania del nostro studio, indossa una camicia bianca senza cravatta, i capelli sono leggermente umidi, evidente che ha appena finito di fare la doccia; i riccioli scuri brillano alla luce della lampada accesa, i suoi occhi neri sono lucidi, tra l'imbarazzo e il dispiacere.

«Amore mio! Julie, Sky. Tu sarai per me sempre il mio pezzetto di cielo. Se stai guardando questo filmato vuol dire che io non ci sono più. Non riesco neppure a immaginare un momento del genere, io morto. Sono stato colpito da un infarto o qualcuno mi ha ucciso, oppure ho avuto un incidente. È penoso tutto questo, non riesco a crederlo neppure io.
Voglio dirti prima di tutto che ti amo infinitamente, ti amo come non credevo fosse possibile, e non vorrei mai vederti piangere.»

Beve un sorso d'acqua e fissa qualcuno di fronte, non è solo. Io, incredula, mi soffio il naso, e asciugo le lacrime che non smettono di scorrere.

«Webster è qui davanti a me, Julie, io affido la tua vita e quella di mio figlio nelle sue mani, e nelle mani di Palmer, loro non vi tradiranno mai.
Julie, non volevo sconvolgere la tua vita, ho cercato in questi anni di farti fare quello che ti piaceva più di ogni altra cosa.
Ti ho conosciuta tra le nuvole e ho lasciato che continuassi a restarci insieme a Callie.
Sicuramente, lei è vicino a te, e vorrei che restasse al tuo fianco per darti una mano, lei è una sorella per te e deve restare tale.
Tu sapevi che sono Steve Allen, un uomo ricco, per te il denaro non contava, e non mi hai mai chiesto fino a che punto lo fossi, ma ora deve importarti, perché è nelle tue mani.
Il mio intero patrimonio passa nelle tue mani, e spero che tu lo gestisca in maniera che possa arrivare a Daniel.
Tu sapevi che ero un socio della “'Allen' Industries», ma non è così tesoro, sono l'unico proprietario.
Abbiamo tre stabilimenti negli Stati Uniti e un altro in Canada, che Webster ti informerà e mostrerà.
Per la tua sicurezza, nel caso capiti qualcosa, c'è un attico a Manhattan blindato, dove hanno l'ordine di portare te e Daniel.
I nostri investimenti si estendono anche alle Fiji, dove possediamo due resort e una villa.
Infine, per quanto riguarda le risorse finanziarie e gioielli, sono custoditi in cassetta di sicurezza, e sono tutti legali. Webster ti mostrerà tutto; inoltre, Callie, quando prendi in prestito i gioielli che Julie non mette mai...beh, non sono imitazioni. Non ve l'ho mai detto per non farvi preoccupare, ma sono autentici e hanno un immenso valore.
Julie, so che sarai sotto choc dopo questa rivelazione, ma ti conosco, so che sai badare a te stessa e desidero che tu gestisca con l'aiuto dei miei uomini i miei affari.
Fallo con il cuore, hai la responsabilità di tanti dipendenti.
Desidero chiederti anche di dare una mano se puoi a Robert Cohen.
Lui è un fratello per me anche se nella sua testa, come ben sai, mi identifica con il responsabile del gesto compiuto da suo padre.
Non danneggiarlo.
Unico favore che ti chiedo.
Ora la parte più dolorosa.
Tu sei al lavoro. Io voglio, e devo, risolvere una spinosa questione.
Ho registrato questo prima di partire per le Fiji.
A dire il vero, Webster mi fa registrare una cosa simile ogni volta che mi allontano, perché è giusto che tu conosca da me la verità.
Questo viaggio è per noi, voglio che la nostra vita sia serena e felice, e devo cancellare un errore che ho commesso.
Sette anni fa, nel mio resort ho conosciuto una donna Michelle Del Brouix.
È sposata con un medico e abita in Francia, per due volte l'anno si recava sull'isola.
Abbiamo avuto una lunga relazione, ci vedevamo ogni volta che lei poteva recarsi alle Fiji.
Ho smesso di frequentarla tre anni e mezzo fa, quando ho incontrato te. Non sono andato più da lei, se non mi credi Webster ti farà vedere il mio passaporto.
Tu per me sei l'unico amore della vita e l'unica donna che ha davvero conquistato il mio cuore.
Ma la relazione che io volevo troncare, a lei non stava bene.
Ha iniziato a ricattarmi quando ha scoperto che mi ero sposato e io, per timore di farti del male, ho accettato, le inviavo duemila dollari al mese. Credo che non le basti più, insiste per volermi vedere, le ho proposto di regalarle la villa a Nadi se mi lascia in pace.
Palmer è da tanto che cerca di trattare, ma lei ha posto delle condizioni: accetterà di chiudere solo se potrà incontrarmi un'ultima volta.
Nonostante i miei uomini me lo abbiano sconsigliato, io voglio chiudere con il passato, partirò con le mie guardie del corpo.
“Sono un cretino, Palmer! Ma dai, cosa vuoi che mi accada?”»

Smette di parlare e ridendo solleva lo sguardo, evidentemente c'è anche questo Palmer, nello studio.

«Ok perfetto, tutti mi dicono che devo prendermi le mie responsabilità e rivelarti tutto.
Stai attenta a una sola persona, Luis Luton è il nostro più acerrimo nemico.
Anche se un giorno capirai che negli affari anche i nemici dovranno essere trattati come amici.
Julie, io spero di rientrare prima di te sabato e cancellare una parte di questo penoso video.
Ti amo, ti amo e amo immensamente il mio piccolo ometto.
Daniel, papà è fiero di te. Non dimenticatelo mai».”

Il video si interrompe bruscamente. Webster mi osserva, ho finito il pacchetto dei kleenex.
Ne accetto un altro, tremante.
«Chi ha ucciso mio marito?» la voce è insicura, gli occhi fissi su Webster.
«Michelle Del Brouix. Prima ha ucciso suo marito, e poi si è tolta la vita.»
«Mio Dio! Dov'era Palmer?» insisto, la mente confusa.
«Fuori. Steve è entrato con lei, sottovalutando il pericolo. Quando Palmer ha sentito gli spari, era troppo tardi. Steve era riverso sul letto, due colpi in pieno petto. Michelle, a terra, con un colpo alla testa.»
Mi porto le mani ai capelli, come per sistemarli, un gesto automatico. Il corpo mi trema, la mente rifiuta di accettare.
Callie piange silenziosa.
«I giornali...non devono sapere di Michelle. Non voglio che Steve venga denigrato» sussurro.
«Ci abbiamo pensato. Furto con scasso. Solo Palmer conosce la verità!»
«Quella donna dov'è?» continuo a interrogare Webster.
«Palmer l'ha portata fuori dalla casa. Ha fatto credere agli agenti che fosse una passante, che passeggiava sulla spiaggia. Una vittima innocente. Nessuno indagherà, Julie. Siete troppo importanti per l'isola. Avete investimenti consistenti, non possono permettersi di avervi contro.»
Annuisco.
«Mio figlio?»
«Daniel e tutto il personale nell'attico di Manhattan. Nessuno li potrà raggiungere. Sono al sicuro.»
Mi offrono una tazza di tè. Le mani non rispondono, la tazza si frantuma sul pavimento. La testa mi gira.
«Meglio portarla via.»
Aggiunge Webster, poi si rivolge a Callie.
«Signorina Perry, deve venire con noi.»
«I miei vestiti, non ho nulla, se possiamo passare per casa mia prima» risponde Callie.
«Non sarebbe opportuno. Le chiavi. I miei uomini prenderanno tutto l'occorrente.»
Callie obbedisce; Lloyd e altri due uomini si precipitano fuori.
Provo ad alzarmi, le gambe cedono.
Mi sollevano di peso.
Webster ci guida verso un'uscita secondaria.
Mi caricano su un'auto, Cole al volante.
I finestrini oscurati mi isolano dal mondo, un mondo e vorrei svanisse, per ritrovarmi di nuovo sull'aereo, a servire bibite e assistere i passeggeri.
3

Tra passato e futuro

“I dubbi, le paure, graffiano l'amina e straziano il cuore”

L'auto sfreccia nel traffico.
Chiudo gli occhi.
Callie mi accarezza la testa, mentre io piango in silenzio, spezzato da singhiozzi.
Webster e altri due, davanti a noi, hanno il capo chino.
Ci fermiamo davanti a un palazzo, entriamo in un garage.
L'ascensore, aperto con una chiave particolare, è privato, mi dicono.
Raggiungiamo l'attico.
Maggi, la nostra domestica, mi corre incontro e mi stringe, singhiozzando.
«Daniel?» sussurro, la voce un filo.
«Dorme. Sophie è con lui. Siamo tutti qui, abbiamo portato tutto il necessario. Hanno detto che non possiamo tornare a casa, non è sicuro.»
Mi spingono su un divano. Jeremy, l'altro domestico, mi porge un bicchiere d'acqua.
«Desiderate qualcosa da mangiare?»
«Voglio solo dormire. Ho bisogno di stare sola.»
Mi accompagnano in una camera.
Qualcuno mi spoglia, i contorni sono sfuocati.
Mi stendono sul letto, il profumo di pulito delle lenzuola e la morbidezza della trapunta mi avvolgono.
Callie si sdraia accanto a me, mi stringe.
Mi abbandono a un pianto dirotto.
«Come farò? Come vivrò senza Steve? Perché mi ha lasciata?»
Piango, urlo, parlo senza senso. La mente annebbiata.
Sento un pizzico sulla coscia, come una puntura, ma non vedo nessuno.

La mia mente scivola indietro, sull'aereo da Miami a New York.
Un signore mi chiede un whisky. Mi avvicino per servirlo.
Sorride e mi invita a bere con lui.
Ricambio il gesto, spiegando che non è permesso.
Il suo buon umore non svanisce.
Ha occhi neri come un velluto, i capelli ricci che profumano di sandalo e muschio, un viso dolce, la mascella marcata.
«Allora le devo un whisky all'arrivo.»
Alza il bicchiere in un brindisi silenzioso.
Non diamo mai troppa confidenza ai passeggeri.
Torno in cabina.
Callie mi prende in giro: «Che bel passeggero abbiamo a bordo!»

A New York, il signore scende salutandomi con un cenno della mano. Rispondo con un cenno e un sorriso, convinta di non vederlo mai più.

Il giorno dopo, uscendo di casa, trovo un'auto nera con i vetri oscurati parcheggiata sotto il mio appartamento.
La portiera si apre, Steve scende con una bottiglia di whisky, un bicchiere e una rosa bianca.
Non credo ai miei occhi.
Rido, rifiuto il bicchiere.
«Non bevo mai di mattina,» rispondo.
Incredula, gli chiedo come mi abbia trovata.
Sorride.
«Pranziamo insieme? Oggi il cielo è nuvoloso, ho bisogno di tuffarmi nel sereno dei tuoi occhi.»
Accetto per una cena.
Callie, mi incoraggia, affermando che abbiamo bisogno di iniziare a “tenere i piedi per terra” tra un viaggio e l'altro tra le nuvole.
La cena è solo l'inizio.
Ogni volta che rientro a New York da un viaggio, Steve e io trascorriamo del tempo insieme.
È una persona dolcissima e sola, ha perso i genitori da poco e non ha rapporti con i suoi parenti.
Mi sento un po' a disagio perché mi porta in ristoranti costosi e vorrebbe esaudire ogni mio desiderio.
Lo prego di rispettare la mia vita e i miei modi.
Amo il mio lavoro e le piccole cose, non ho grandi desideri e non amo i gioielli.
Ammetto con un po' di riluttanza di essermi innamorata di lui quasi subito, e un giorno mi confessa che anche a lui è successo lo stesso.
Un colpo di fulmine tra le nuvole!

Dopo un anno, mi chiede di sposarlo.
Accetto, ci sposiamo lontano da New York, in un piccolo paese della Florida dove abitano i miei genitori.
Una giornata bellissima, una cerimonia semplice per giurarci amore eterno davanti a Dio.
Steve compra una casa come piace a me, lontano dal caos della città, con un piccolo giardino. L'abbiamo riempita del nostro amore e dell'arrivo di Daniel.
La mia vita era perfetta, fino a stasera.
Avevamo tanti progetti, e tanta strada da fare, invece mi ritrovo con un bambino di 14 mesi e una grande società da dirigere.
Gente di cui dovrei fidarmi e che non conosco, un mondo malvagio da affrontare.
Io, piccola donna che vive di sogni, strascinata al suolo e tarpata delle ali.

Callie, l'unica amica, sorella e parente che ho sempre avuto, mi stringe forte, cercando di sollevarmi dal mio dolore.
Sono immersa nello sconforto più profondo, nel buio di una vita in cui i miei pezzetti di cielo non vedono che fuliggine su ogni cosa.

Apro gli occhi, la stanza è nella penombra.
Non so per quanto tempo ho dormito. Ho mal di testa. Mi volto e trovo Daniel nel letto, con i suoi occhietti azzurri a osservarmi.
Sollevo lo sguardo, Callie è seduta su una sedia accanto al letto.
«Che ore sono?» domando con la voce impastata.
«Sono passate le tredici. Ti hanno fatto una puntura ieri sera e una stamattina. Continuavi a urlare e non riuscivi a calmarti. Come ti senti?»
Accarezzo la testa di Daniel, che vuole giocare.
Lo abbraccio e gli bacio ripetutamente il viso.
Somiglia in tutto a Steve, tranne che per gli occhi, che sono del mio stesso colore.
«Come farò Callie? Come farò? Io sono un'assistente di volo, come posso diventare una dirigente?»
«Se riesci a stare tra le nuvole, sicuramente saprai camminare con i piedi a terra!» risponde Callie, accarezzandomi un braccio.
«Sai cosa vuol dire avere un patrimonio così grande? Basta poco per finire nel baratro del fallimento!»
«Perché sei così pessimista?»
«Perché non ha dato ascolto a Palmer e Webster? Perché? Perché mi ha lasciata?» ricomincio a piangere.
Daniel si rabbuia e il labbro inferiore inizia a tremare.
«Portalo a giocare, per favore. Non ce la faccio. Non voglio che sia triste anche lui.»
Callie prende Daniel in braccio e lo fa volteggiare.
«Facciamo la giostrina! Facciamo la giostrina!» Daniel ride.
«Callie, chiudi le tende. Ho bisogno del buio, per favore.»
«Julie, devi alzarti, devi mangiare. Julie, hai delle cose a cui pensare. Julie, per favore non puoi lasciarti andare. Steve non vorrebbe!»
«Chiudi!» urlo.
Lei tira le tende e io sprofondo nella penombra, nel mio buio, nell'inferno dove Steve mi ha lasciata.
Le lacrime continuano a scorrere, bagnando il cuscino.
Mi abbandono a un viaggio senza ritorno.
Non mi importa nulla, voglio Steve.
Voglio lui, il suo sorriso, le sue braccia forti, voglio le sue soluzioni.
Non voglio pensare...
Non voglio pensare...
Chiudo gli occhi e vedo il mio corpo nel letto.
Io sono leggera, sono quel pezzetto di cielo che amava Steve, io sono quel sorriso che illuminava il suo mondo.
Io sono Julie di Steve, sono di Steve e senza di lui non sono nulla.
Un urlo lontano giunge alle mie orecchie, qualcuno che mi scuote, sento Steve chiamarmi.
Corro verso di lui, sopra un prato verde, corro verso Steve che urla il mio nome.
Mi prende tra le braccia, mi fa volteggiare nell'aria come una bambola di pezza.
Mi bacia, le sue labbra morbide, la sua bocca dolce che sa di cherry, il suo profumo di sandalo e muschio, il suo corpo caldo che mi stringe ed entra dentro il mio.
Steve, Steve e io, due o solo uno?
Qualcuno continua a scuotermi.
Steve si allontana io urlo, urlo e lo chiamo; lui non risponde, continuo a urlare il suo nome.
«Sono qui, apri gli occhi Sky!» sento la sua voce calda.
Steve, Steve, ho solo sognato?
Solo lui mi chiama Sky. Steve non è morto.
Apro gli occhi.
Callie piange. Accanto a lei, c'è un signore che non conosco.
«Signora Allen, mi sente?» Lo osservo e mi guardo in giro.
«Steve? Steve?» continuo a chiamare.
Callie avvicina un bicchiere d'acqua alle mie labbra e mi dice di bere.
«Non farlo, Sky!» sento la sua voce dietro me, sollevo la testa, Steve è appoggiato al muro.
«Steve!»
«Sky! Ascolta, io sono morto, Sky. Mi hanno ucciso, ma non ti ho lasciata un solo minuto da sola, non volevo farti tanto male!»
Le lacrime mi offuscano gli occhi.
Callie insiste perché beva.
L'uomo accanto a lei parla, ma non capisco cosa dice.
Steve ripete di buttare quel bicchiere a terra, io voglio silenzio intorno a me, voglio restare sola con Steve.
Spingo il bicchiere, cade dalle mani di Callie e va in frantumi.
Chiamano Maggi per pulire, e appena entra inizia a piangere.
«Basta, Sky, ascolta. Non so come, ma tu mi vedi, vero? Annuisci e non rispondere, se mi vedi.»
«Ti vedo!» rispondo.
«Sky, non devi parlare, io sono morto, nessuno mi vede. Se tu mi rispondi loro penseranno che stai male. Ti stanno già somministrando tranquillanti e continueranno a farlo. Se hai capito, grattati la testa.»
Mi gratto la testa, mentre Maggi raccoglie con la scopa i cocci.
«Bene, ora smettila di piangere, inizia a mangiare.
Non so per quanto tempo potrai udirmi e vedermi. Devo istruirti il più possibile per poter andare avanti e dirigere la società.
Manda Callie a prenderti del cibo e manda via tutti, non dire neppure a lei che riesci a vedermi e senti la mia voce.»
«Julie! Julie, mi senti? Smettila di osservare il muro, guardami!»
Callie continua a scuotermi.
Volto la testa e la osservo.
«Portami qualcosa da mangiare e andate via tutti» affermo dura, rivolgendomi agli altri.
Callie sgrana gli occhi, esterrefatta.
«Hai fame?»
«Certo, portami qualcosa. Maggi, cosa puoi prepararmi?»
«Ti porto una zuppa calda, ti va?» domanda Maggi, ancora china sul pavimento a pulire.
«Sì, grazie, poi vorrei restare sola. Daniel? Dov'è Daniel?»
«Sono le ventidue cara, dorme già!» «Bene».
Escono, lasciandomi sola.
«Steve?» mi volto, ma non lo trovo più.
Ho sognato, inizio a piangere.
«Julie! Ti ho detto che non voglio vederti piangere, Julie.»
«Steve!». È ai piedi del letto.
«Cosa è successo? Perché mi hai lasciata?»
«Amore non avrei mai voluto. Michelle insisteva per avere un ultimo appuntamento con me, per chiudere.
Non volevo che tu sapessi, anche se lei apparteneva al mio passato.
Non credevo fosse pericolosa, Sky.
Ti giuro, che interesse avrebbe avuto a uccidermi una a cui davo denaro tutti i mesi? Per lei ero il suo stipendio, capisci? Non navigano nell'oro. Perché uccidermi per chiudere?»
«Forse perché ti amava e non voleva troncare, non ti avrebbe più rivisto, era gelosa della nostra felicità?»
«No! Sky, non credo, lei era avida e non voleva stare con me. Non avrebbe mai lasciato la sua famiglia, ha una figlia di sedici anni, un marito.»
«Cosa ti ha detto quando l'hai incontrata? Ti avrà detto qualcosa?»
«Quando è arrivata, ero già dentro. Ho lasciato la porta aperta, lei è entrata come sempre, aveva una borsa da passeggio, mi ha guardato e mi ha solo detto: “Non sei cambiato molto, ma è finita per te.” Ha tirato fuori la pistola e ha sparato due colpi. Poi ha urlato: «Non volevo!»
Ha visto Palmer aprire la porta, si è puntata la pistola alla testa e ha esploso un colpo.»
«Quindi si è sparata perché aveva capito che non sarebbe sopravvissuta?» domando.
Entra Callie con un vassoio in mano e mi osserva.
«Con chi parlavi?» Sollevo gli occhi e Steve mi fa segno di tacere.
«Da sola, stavo riflettendo. Che senso ha uccidere chi ti dà duemila euro al mese, chi ti foraggia?»
«Non lo so, forse lo ha ucciso perché non poteva più averlo! Così ha deciso che se non poteva essere suo, non sarebbe stato di nessun'altra,» aggiunge Callie.
Sollevo la testa, Steve scuote la sua dicendo no.
Prendo il vassoio e lo appoggio sul comodino.
«Vai pure, Callie, io mangio tranquilla.»
«No! Resto qui, voglio esserne sicura.»
Steve ride.
Io abbasso la testa e inizio a ingoiare la zuppa di verdure senza masticare. Dopo un paio di cucchiaiate, sento la nausea salire.
Bevo un sorso di acqua, prendo qualche altro cucchiaio.
«Mangia lentamente,» suggerisce, Callie.
Butto giù ancora qualche cucchiaio, poi prendo un pezzetto di formaggio.
«Basta, non mi va più nulla.»Sposto il vassoio con sopra i piatti.
«Bene! Va già meglio.»
«Chiedi a Callie di lasciare il lavoro e farti da segretaria personale, ne hai bisogno,» mi suggerisce Steve.
Callie prende il vassoio, fa per uscire.
«Callie, ti andrebbe di restare a lavorare per me, come segretaria personale? Credo che avrò bisogno di te.»
Lei solleva lo sguardo.
«Dici sul serio?»
«Certamente, ho bisogno di una persona di fiducia, chi meglio di te? Potresti restare a vivere con me e avrai un ottimo stipendio.»
«Julie, stai scherzando?»
«No! Callie, Steve ne sarebbe stato felice. Per favore?»
«Accetto! Ma forse dovremmo aspettare domani?»
«Non credo, va meglio Callie, va meglio.»
Lei appoggia il vassoio sul comò e mi abbraccia.
«Callie, se accetti, sappi che la tua vita verrà completamente stravolta; devi esserne sicura.»
«Sono sicura, Julie, dalle nuvole alla terra, sempre insieme come sempre.»
«Bene, grazie, Callie. Domani mattina chiama Webster, abbiamo un funerale da organizzare.»
Mi bacia sulla fronte.
«Sarà dura, Julie, ma noi siamo abituate a lottare e non ci fermerà nessuno.»
«Grazie Callie.»
Lei esce, mi stendo tra le lenzuola e guardo Steve ai piedi del letto.
Mi chiedo se davvero lo vedo o se sto impazzendo.
Lui sorride e mi guarda come se i suoi occhi fossero mani che mi accarezzassero dolcemente.
«Ora ti parlo dei miei dipendenti, di quelli che fanno parte del Consiglio di amministrazione. Ascolta bene e cerca di memorizzare ogni cosa. Devi imparare a diffidare di tutti e sfruttare il più possibile ognuno di loro.»
Steve parla, io ascolto, mi sembra tutto un brutto sogno.
Chissà se con la luce del sole tutto tornerà come prima.
Chissà se domani mattina Steve sarà qui vicino al mio letto in attesa di un abbraccio.
4

Fantasia o realtà.

“Un sogno, solo un sogno...o una realtà che conosco solo io!”

Mi sveglio con il profumo del caffè che arriva alle narici, causandomi una lieve nausea. Apro gli occhi; Callie ha portato un vassoio con la colazione.
«Che ore sono?»
«Sono le nove, tra un'ora arriveranno Webster e Lloyd come avevi chiesto, per parlare con te».
«Porta la colazione in cucina, mi faccio una doccia e vi raggiungo.»
«Davvero, Julie?»
«Sì, Callie, devo essere forte e iniziare a fare le cose che devo, Steve vorrebbe così.»
«Bene! Ti aspetto.» Prende il vassoio e fa per andare via
«Callie?» Si volta con il vassoio che si piega leggermente.
«Sì?»
«Comprami dei vestiti adatti per il funerale, e comprali anche per te».
Allungo la carta di credito.
«Quando devo spendere?»
«Callie, abbiamo bisogno di un guardaroba consono al nostro ruolo, non hai limite di spesa ma neppure devi sperperare il mio patrimonio.
I vestiti devono essere di buona fattura e buon gusto, so che riuscirai a trovare la cosa giusta.»
«Certo! Chiedo a Jeremy di accompagnarmi.»
Annuisco. Callie e io abbiamo la stessa taglia, e lei ha un innato gusto per l'eleganza, sicuramente troverà quello di cui ho bisogno. Quando Callie chiude la porta, osservo la stanza in cerca di Steve, ma non c'è traccia.
Eppure, la mia mente è un caos di nozioni e nomi: non posso aver sognato tutto! Non è possibile, non conoscevo nessun collaboratore e nessuno mi ha mai parlato di loro.
Mi infilo sotto la doccia e mi lascio andare alla tristezza, desiderando che l'acqua purifichi la mia anima e riempia il vuoto angosciante nel mio cuore.
«Dovresti uscire, Sky! Stanno arrivando.»
Apro gli occhi e mi volto.
Tra il vapore, vedo Steve appoggiato al lavabo, che mi osserva.

«Non ho sognato, sei qui? Non lasciarmi, Steve!»
«Sky, vestiti e inizia a camminare con le tue gambe. Ti ho detto che non posso farti promesse. Sono qui, ma non so perché. Non è bello essere qui e non poterti toccare, essere presente e non poter fare nulla.»
«Steve, non posso vivere senza di te! Non voglio vivere senza di te! Ti prego, portami via!»
«Sky! Non dirlo più! Non ripetere mai più una frase simile. Cosa ne sarebbe di Daniel?
Della mia società? Hai idea di quante famiglie vivono grazie al nostro lavoro? Hai delle responsabilità. Lì fuori ci sono piranha pronti a divorare tutto.
Devi impedire loro di distruggere il mio lavoro e quello di mio padre. Hai un grande compito e, se non fossi sicuro che tu possa farcela, non te lo chiederei.»
Esco continuando a piangere, Steve mi si avvicina. Avverto un alito di vento, come se avessi aperto una finestra e uno spiffero gelido avesse invaso il bagno. Mi stringo nell'accappatoio e lo osservo: i suoi occhi sono spenti, il suo volto è diafano.
«Smettila di piangere! Non voglio lacrime, voglio che tu sia una roccia di ghiaccio. Devi essere pronta a combattere e non voglio che tu dia l'impressione di essere indecisa e titubante.
Ieri sera ti ho detto che ciò che farai, se agirai con decisione, nessuno dubiterà, neppure se stai bluffando. Sii sempre decisa e convinta. Tutti devono avere l'impressione che tu sappia esattamente cosa stai facendo.»
La sua voce è dura, io tremo, ma mi asciugo, esco, indosso dei pantaloni neri con una camicia bianca. Mi indica la giacca, di metterla.
«Sii sempre impeccabile: il tuo abbigliamento deve essere ben curato e mai sciatto, i capelli sistemati e mai fuori posto.
La tua immagine deve trasmettere forza e potenza, anche un po' di prepotenza, se necessario, ma devono capire, al primo sguardo, che sei una che non abbassa la testa e comanda. Metti gli occhiali scuri, non voglio lacrime. Fai colazione, non ci servono svenimenti e mancamenti!»

Mi sembra un generale. Come faccio a essere ciò che vuole? Vorrei solo buttarmi sul letto e piangere fino a morire.
Entro in cucina, Maggi mi osserva.
«Daniel è con Sophie, ha già fatto colazione e sono in cameretta a giocare.»
«Portatelo qui. Dovrebbe esserci una piscina in questa casa, giusto?»
«Sì, c'è la piscina, vuoi che Sophie ci porti Daniel?»
«Sì! Voglio che lui sia sereno e non risenta della mancanza di Steve.»
«Tu mangia, vado a chiamarli.»
Prendo del latte e cerco di ingoiarlo a fatica. Spizzico un pezzetto di ciambella.
Avverto i piccoli passetti di Daniel che si avvicina. Appena mi vede, si tuffa tra le mie braccia, lo stringo forte.
«Ti piace questa casa? Ora Sophie ti porta in piscina». Gli accarezzo la testolina bruna.
«Sophie, ci siamo trasferiti qui dopo la tragedia. Vorrei che continuassi a prenderti cura di Daniel con molta attenzione, non voglio che lui soffra.
Maggi ti farà vedere dove si trova la piscina, a lui piace molto giocare in acqua, puoi usarla senza bisogno di chiedere permesso.
Oggi pomeriggio farò portare tutti i giochi che abbiamo lasciato nell'altra abitazione.
Inoltre, vorrei che, se desideri uscire con Daniel, mi avvisassi.
Con voi ci sarà sempre Jeremy oppure un altro ragazzo, non voglio che tu tema qualcosa. Mio marito è stato sempre una persona leale e corretta anche negli affari, ma sarei più tranquilla se non usciste da soli».
«Bene, signora, per me va bene.»
Suonano il campanello, Maggi apre la porta, Webster e Lloyd sono arrivati.
«Un attimo, Sophie!»
«Lloyd, lei è Sophie, e lui è Daniel, mio figlio. Voglio una persona a loro disposizione se vorranno uscire per portare il bambino al parco.»
«Capisco signora.»
«Bene, dai il tuo numero a Sophie, lei ti avviserà quando ne avrà bisogno.»
Webster mi informa che tra due giorni arriverà la salma di Steve.
«Voglio un funerale il più possibile in forma privata. Chi lo amava soffrirà in silenzio, chi lo odiava sarà in prima fila a guardare le nostre lacrime e gioire.»
«Bene signora. Sarà fatto!»
«Webster, appena possibile andiamo in ufficio e mi spiegherai tutto. Prenderò il posto di mio marito nella sua società e intendo portare avanti la sua politica aziendale.»
«Bene signora!».
Li osservo, sembrano un po' sconcertati dalla mia decisione.

«Signori, voglio dirvi una cosa. È vero che mio marito, non mi ha rivelato quanto fosse coinvolto nella società e quante risorse avessimo, ma mi ha parlato del suo lavoro e conosco molto di più di quanto pensiate. Lui ha sempre detto di fidarsi di voi e di Palmer. Ha sempre avuto il vostro supporto e la vostra fiducia, vorrei che mi prometteste che riserverete a me lo stesso vostro incondizionato appoggio.»
«Certamente, signora,» afferma Lloyd, e lo stesso risponde Webster.
«Bene, allora voglio che inizi a fare qualcosa, Lloyd. Voglio un uomo al fianco della mia segretaria personale, Callie Perry. Da oggi lavorerà per me ed è già in giro a fare commissioni al mio posto. Dovrà essere sempre accompagnata e protetta.»
«Certo, signora.»
Sollevo lo sguardo, Steve mi fa un gesto di ok con la mano.
Webster mi elenca le cose da fare, le pratiche burocratiche da sbrigare, e mi informa che ci sono i giornalisti accampati un po' ovunque nel quartiere.
«Desidero che mi porti tutti i giornali che parlano di Steve e di me,» dico guardando Lloyd.
«È sicura di volerlo fare, Signora Allen?»
«Sì! Se pensi sia difficile, ti rispondo che sono consapevole di ciò che mi aspetta, ma devo farlo!
Sono pronta a tutto. Sono sicura, Lloyd.
Come sono sicura che quella donna non ha ucciso mio marito per disperazione. Voglio il nome di suo marito, voglio sapere come vivono, se hanno un conto in banca e ogni centesimo che vi entra e che ne esce. Lei è morta, ma anche i morti lasciano tracce.»
Sollevo lo sguardo sul muro bianco.
Per Webster e Lloyd è un muro vuoto, ma io ci vedo Steve.
«Giuro sulla mia stessa vita di trovare chi mi ha privato di mio marito, chi ha privato mio figlio di suo padre, e riserverò a lui la cosa peggiore che io riesca a escogitare per farlo soffrire e distruggerlo.»
Sul vetro della finestra, si staglia il mio riflesso e non è quello di una donna, ma un demone. Il dolore ti trasforma, ti toglie ogni speranza, ti toglie ogni bontà.
Ora, in questo istante, vorrei bruciare il mondo, vorrei squarciare il cuore a chi mi ha portato via Steve, a chi mi sta facendo impazzire.
5

Addio

“Non si è mai pronti a dirsi addio. Dovrebbero cancellare questa parola dal vocabolario”


La salma è rientrata a New York con il nostro aereo privato.
L'agenzia funebre, assecondando i miei desideri, ha allestito una piccola camera ardente, il forte profumo di gigli e rose satura l'aria. In quella sala ho dato accesso a pochi intimi.
Indosso un impeccabile tailleur nero, una camicia color antracite e un paio di décolleté nere. Ho messo gli occhiali da sole scuri, e il mondo appare ovattato e sfuocato, in modo che nessuno possa vedere i miei occhi, sono impassibile.
Palmer, stremato, ha accompagnato la salma.
Si accosta a me per rendere omaggio, poi lo invito a seguirmi un attimo in una sala attigua.
Mi racconta tutto per filo e per segno l'accaduto, è molto abbattuto per non aver salvato la vita al suo titolare, ma soprattutto al suo insostituibile amico. Prostrato dal dolore e stanco, si appoggia al muro e asciuga le lacrime.
«Liam Palmer non mente, Sky. Darebbe la sua vita e anche adesso vorrebbe essere al mio posto. L'ho raccolto per strada insieme a James Lloyd, gli ho dato una possibilità che nessuno gli avrebbe dato. Gli ho dato un lavoro pulito e dignità. Sky, loro non mi avrebbero mai tradito e non tradiranno mai neppure te. Affidati a loro, abbi fiducia in loro,» mi confida Steve.
«Signor Palmer, ti credo. Mio marito mi ha sempre detto che la sua vita era al sicuro nelle tue mani. Voglio che tu serva me allo stesso modo. Voglio che tu sia la mia ombra, il mio angelo custode e anche il mio confidente. Sarai l'unico a sapere sempre cosa ho veramente in mente.»
Palmer mi osserva stupito.
«Sarebbe un onore per me, signora!»
«Bene, allora iniziamo subito. Torna a casa, riposati e domani mattina sarai al mio fianco durante il funerale. Sappi che sono determinata a continuare il lavoro di mio marito, e soprattutto a trovare chi lo ha ucciso. Non credo che l'idea embrionale sia di Michelle. Io sono una donna: se l'uomo che amo si sposa e non vuole più avere a che fare con me, non aspetto tre anni e mezzo per eliminarlo. Inoltre, non eliminerei mai chi mi nutre e mi sostiene, senza contare che lei non ha mai voluto troncare il suo matrimonio e lasciare la sua famiglia. Perché? Perché, ora, avrebbe agito così?»
«Sono risposte che non avremo mai. Lei si è sparata subito dopo.»
«Si è sparata perché sapeva che tu l'avresti presa e torturata per ottenere la verità, o che l'avresti uccisa se fosse uscita con la pistola. Forse non aveva calcolato la tua presenza. Di solito Steve andava da solo, tu restavi al residence. Ma questa volta voleva ripartire subito e non siete andati al villaggio.»
«Sì, vero. Di solito Steve andava sempre da solo, io restavo al residence. Ma questa volta voleva ripartire subito.»
«Torniamo a riflettere: se tu fossi stato al villaggio, lei sarebbe fuggita e ora staremmo cercando un fantomatico ladro. Vai a riposare, mi servi al mio fianco. Grazie, da parte di Steve, per tutto quello che hai fatto finora.»
«Io devo ringraziare suo marito, per quello che sono.»
«Lo so, Palmer, so cosa ha fatto Steve.»
Lui mi guarda, meravigliato.
«Mio marito era un uomo con un grande cuore. Avrà giustizia, lo giuro sulla mia stessa vita. Non ho nulla da perdere, non ho paura. La cosa a cui tenevo di più mi è stata portata via. Ora darò la caccia all'assassino e quando lo troverò, pagherà con la stessa moneta. Non avrò pietà. La mia pietà è dentro quella bara.»
Palmer mi stringe la mano, io lo abbraccio. Lui resta rigido al mio gesto impulsivo d'affetto.
Palmer va via, io rientro nella camera ardente. Callie si avvicina e mi prende per mano.
Dentro di me, rabbia e dolore si mescolano. Vorrei aprire quella bara con le mie mani. Vorrei scuotere il suo corpo, sperare di svegliarlo per riaverlo almeno un attimo tra le mie braccia.
Una lacrima scivola lungo la guancia, sento un alito di vento tra i capelli. Steve mi è vicino.
«Mi dispiace, Sky. Ti amo, ricordalo. Se dovessi sparire, ricordati quanto ti amo e fa' del mio amore la tua forza, non la tua vendetta.»
Vorrei rispondere che è solo la sete di verità, ma non è così. È la vendetta che mi tiene in vita, come se fosse un liquido velenoso che scorre nelle vene, nutrendo i miei passi.
Le persone che arrivano a rendere omaggio al feretro entrano e, scorrendomi davanti, mi sussurrano parole che non sento. Sono solo sagome, volti che non vedo. Ogni tanto odo Callie ringraziare. Il mio sguardo è fisso sull'immagine di Steve, ferma accanto alla bara.
Non sono pronta a dirgli addio!
Non sono pronta.
Lui mi ripete che ciò che è là dentro è un corpo in decomposizione e che l'amore è oltre. Lui non è più lì, ora è qui e ci resterà a proteggermi, anche quando non lo potrò più vedere. Ma io ho bisogno di quel corpo, ho bisogno di sentire le sue mani, ho bisogno di urlare.
Non riesco più a essere la persona perfetta, contrita, ma fredda.
Sembra tutto un sogno. Vengo trasportata dai miei piedi che non sento, messa in un'auto davanti a volti che mi sembrano maschere in una scena che non mi appartiene. Siamo figuranti in una commedia macabra, nel teatro di una vita disillusa.

Maggi ci aspetta a casa con del cibo caldo. Il profumo ci accoglie sulla porta.
A tavola, mi sforzo di mandare giù qualcosa, ma non riesco a ingoiare. Steve, davanti a me, mi ordina di mangiare, mi parla in continuazione di chi incontrerò domani, dei collaboratori che lavorano negli uffici.

I giornali non fanno che scrivere che la sua società è in pericolo e si chiedono come farà una piccola donna a gestire una realtà industriale così importante.
I titoli delle azioni hanno avuto un piccolo calo e sono in attesa, come se tutti fossero con il fiato sospeso aspettando una mia mossa, una mia dichiarazione.
Da me dipendono molte persone, ma io non sono in grado, non ci riesco. Vorrei solo aprire quella bara e sdraiarmi sopra il suo corpo e restare lì rinchiusa, farmi seppellire insieme a lui, dove nessuno possa pormi domande, dove non debba dare risposte, dove il dolore non possa seguirmi.

Vado a controllare Daniel che dorme tranquillo nel suo lettino, abbracciato al suo orsetto di peluche. Mi abbasso per baciare il suo visino sereno.
«Com'è bello il nostro cucciolo!» commenta Steve.
«Già, ma che vita l'aspetta senza il suo papà? Senza la guida di un uomo al suo fianco?»
«Sky, una cosa alla volta. Tu sei una mamma perfetta, e domani dovrai essere una dirigente perfetta. Avrai i giornalisti intorno, che cercheranno di farti fare dichiarazioni su cui costruire i loro castelli da vendere al lettore. Gli occhi saranno puntati su di te, gli azionisti aspettano di sentire cosa vorrai fare. Basta poco per trovarsi in alto o affondare. Parla il meno possibile e, quando aprirai bocca, dovrai risultare sicura e decisa.»
Io abbasso la testa, sentendo come un macigno il peso delle responsabilità.
«Credi davvero che io possa farcela?»
«Non che tu possa, tu ce la farai. Mi fido di te, Sky, sei una donna in gamba, tira fuori quello che hai dentro. Devi far capire che non sei un'inesperta, ma che arrivi pronta a prendere il mio posto. Devono sapere che sei stata addestrata da me, che la nostra società non subirà nessun trauma e che i miei progetti e investimenti verranno portati a termine.»
«Parlami dei nostri concorrenti.»
«Da temere sono due. Luis Luton, lui è una persona molto pericolosa perché non è sincero. Vuole l'amicizia per poi cercare il tuo punto debole e farti fuori. La sua società ha due clienti molto importanti, uno tedesco e uno americano, senza tralasciare che ha un cliente asiatico da non trascurare, che assorbono gran parte del suo fatturato.»
«Robert Cohen è l'altro che mi odia. Robert era un mio caro amico, suo padre Adrian Cohen era amico di mio padre, siamo sempre stati vicini. Il mio più grande desiderio era di poter legare le due aziende con una fusione. Quando Adrian ha perso uno dei clienti principali, Luis ha fatto il gioco sporco e si è ritrovato in difficoltà. È venuto da me per un prestito, ma non potevo concederlo, avevo già iniziato la ristrutturazione nella sede dell'Ohio. Gli feci la proposta di unire le nostre forze, saremmo diventati un grande colosso industriale, ci saremmo mangiati Luton. Adrian accettò, sapeva che era la scelta giusta da fare, ma voleva pensarci su una notte, mi avrebbe fatto sapere.
Il giorno successivo fu ritrovato impiccato nel suo ufficio in azienda.
Lo ha trovato Robert, che mi ha accusato di aver ucciso suo padre non concedendo il prestito, lo avevo spinto nel baratro della disperazione e lui aveva preferito uccidersi che vendere la società. Robert per me è un fratello, Sky. Io non avrei mai fatto nulla contro di loro.»
«Che fine ha fatto la società?»
«Robert si è messo di impegno, sono tre anni che ci lavora come un matto, diciamo che galleggia, ma ha ancora problemi. Non pensare di trovare una mano tesa da lui, per lui noi siamo da punire, noi siamo quelli con le mani sporche del sangue di suo padre».
«Poi cosa abbiamo ancora?»
«Altre piccole aziende che producono sottoprodotti, nulla di preoccupante. Tieni gli occhi aperti su questi due, ora dormi, domani sarà una giornata dura.»
«Non mi lasciare, Steve.»
«Io non comando amore, ma ti dico con certezza che, fino a quando sarò vivo nel tuo cuore, io ti sarò vicino, anche se non mi vedrai e sentirai, stanne certa.»
«Steve! Ti amo! Il nostro amore sarà sempre più forte della morte.»
«Lo so, amore! Dormi ora.» 6

Amici e veleni

“Tutti pronti a giudicare. Tutti avvoltoi, pronti a cibarsi del tuo dolore”

Una calda mattina di primo settembre, un prato verde incastonato tra alberi dalle foglie multicolori, mi ricordano le passeggiate a “Central Park”, quando l'autunno ci magnifica con i suoi quadri dai caldi colori. Con sconforto, poggio una rosa bianca sulla tua bara e accarezzo per l'ultima volta quel freddo involucro di legno che ti imprigiona e ti porta lontano da me.
Avvolta in un severo vestito nero, coperto da un soprabito in tinta, un cappello nero sul capo e occhiali scuri che proteggono le mie emozioni, dico addio all'uomo che ha saputo conquistare il mio cuore, che mi ha regalato tre anni di sorrisi e realizzato ogni mio desiderio.

Mi sento vuota e sola, lui era la mia mano sicura, il suo caldo rifugio.
Adesso, ogni mio sogno si accartoccia come un foglio di carta vicino a una fiamma, bruciando il mio futuro. Insieme a quella bara, ora cala sotto due metri di terra anche il mio cuore.
Palmer sente le mie gambe piegarsi e mi sostiene con forza, Callie mi prende per il braccio e cerca di scuotermi.

«Non guardare, Sky!» ordina Steve dietro di me.
«Guarda davanti a te, non pensare a me come se fossi lì, io sono qui, lì c'è solo un pezzo di carne che non serve più.»
«Guarda intorno a te, ci sono i mei amministratori, tutti composti. Manca Dwan, dove è finito? Lì, sotto l'albero a parlare al cellulare?»

Steve non mi parla più. Sospiro, riprendo il controllo. La terra ricopre il mio passato, ma soprattutto mi separa dalle speranze del mio futuro.
Ci spostiamo verso l'auto, i giornalisti mi seguono, i ragazzi della sicurezza fanno un cordone per farmi passare. Arrivo accanto all'auto e sento porgermi delle domande.
Webster, che è dietro, risponde dicendo: «Lasciatela stare, risponderà a tempo debito.»

«Signora Allen, la società di suo marito sparirà con lui? Risponda.»

Palmer cerca di spingermi dentro; resisto alla sua pressione e mi volto.
Osservo intorno per capire chi ha posto la domanda, la calca dei giornalisti preme sugli agenti della sorveglianza.
Un branco di avvoltoi pronti a sbranarmi.
Sento la rabbia premere, non hanno pietà di nulla! Sollevo una mano come per fermarli.

«Non risponda! Non è pronta,» suggerisce Webster.
«Chi ha chiesto se la società di mio marito sparirà con lui?» domando con voce ferma.
Cala il silenzio.
«Io, sono Grant del New York Times.»
«Signor Grant, la società di mio marito è solida, e tale resterà.
Sono stata addestrata in questi tre anni da lui in modo da poterlo sostituire nel caso di necessità. I piani industriali proseguiranno come lui aveva già programmato, io prenderò il suo posto e garantirò un prosieguo senza alcun trauma.
I nostri clienti, i nostri lavoratori e i nostri fornitori possono stare tranquilli.
Inoltre, sono stanca di leggere sui vostri giornali assurdità e supposizioni di scenari apocalittici sulla mia società.» Mi guardo intorno e domando: «La signora Jade Hunt, chi è?»
Una mano sollevata e si fa strada in mezzo alla folla, si ferma dietro un uomo della sicurezza.

«Lei ha scritto sul suo giornale: “Come farà una piccola donna a gestire un colosso industriale in mezzo a un oceano di squali?»
La giornalista è una giovane ragazza con dei capelli neri arruffati, il suo viso si tinge di rosso, non fiata, mi osserva.
«Signorina Hunt, in questo oceano di squali ora nuota una piovra!» aggiungo con rabbia.
Mi volto ed entro in auto.
«Palmer, scendi, prendi quella giornalista e portala qui in auto. Ci spostiamo più avanti».
L'auto si sposta, Palmer scende. Ci fermiamo a una decina di metri.
Steve mi osserva.
«Brava, Sky; un'informazione: Dwan, mentre la bara veniva calata nella fossa, parlava al cellulare con Luis Luton. Non mi piace la cosa, non so cosa raccontasse a Luton. Dwan rideva e ha chiuso dicendo: “Presto lo avrà su un piatto d'argento”.»
Io annuisco. Palmer ritorna portando la Hunt, la fa sedere di fronte a me e Palmer si mette al suo fianco.
«Mi dispiace signora Allen, se il mio articolo non è stato di suo gradimento.»
«Signorina Hunt, l'ho chiamata non per rimproverarla, ma per farle una proposta. Io darò le informazioni necessarie per i suoi articoli, su ogni evento rilevante. La terrò informata e la porterò con me, così potrà pubblicare i suoi scoop prima di chiunque altro, accelerando la sua carriera. Accetta?»
«Cosa vuole in cambio?»
«Che scriva la verità! Che non si inventi nulla, voglio leggere in anteprima i suoi articoli, io non farò nulla per falsarli, ma non voglio menzogne che possano offendere la memoria di mio marito. Ciò che scrive non deve turbare la serenità della mia famiglia, né spaventare i miei clienti. Una notizia falsa può far variare le quotazioni delle mie azioni in borsa; quindi, voglio che non si faccia terrorismo giornalistico per rovinare la mia società,»
«Va! Accetto, ma mi dica, perché tra tanti io?»
«Perché è una donna! Voglio dimostrare come le donne possono fare bene tanto quanto un uomo, se non di più!» aggiungo sicura.
«Capisco! Va bene.»
«Perfetto, prenda la sua auto e ci segua. Io vado alla sede della società. Palmer, avvisi la portineria che facciano passare solo la signorina Hunt».
Lei ringrazia, incredula.
Webster mi osserva.
«Forse sarebbe meglio prepararla prima di andare in azienda.»
«No! Abbiamo perso troppo tempo. Cole, andiamo. So esattamente cosa devo fare,»
Steve sorride ed esclama: «Così ti voglio, brava!»
Il viaggio prosegue in silenzio, mentre Steve mi parla dei suoi collaboratori e della sua società.
Arrivati davanti al palazzo dove ha la sede amministrativa, Webster scende seguita da Callie.
Trattengo Palmer per il braccio.
«Webster, Lloyd e Callie, aspettatemi nella sala riunioni.»
Annuiscono e si allontanano. Callie mi osserva accigliata.
«Palmer, ho bisogno di te. Hai una pistola non registrata?»
«Per farci cosa? Cosa hai in mente?» mi domanda Palmer, preoccupato.
«Nulla che ci metta nei guai. Ma mi serve una pistola che non sia riconducibile a qualcuno della sicurezza.»
«Ne ho io una nella cassaforte nel mio ufficio, Sky. Cosa devi farci?» domanda Steve.
«Palmer, vieni. Nella cassaforte del suo ufficio Steve ne ha una, la prendo, tu devi metterla in un ufficio dove non ci sono telecamere che ti riprendano. Hai capito? Nessuno deve sapere chi ha messo la pistola e di chi è.»
«Si può sapere cosa hai in mente?»
«Abbiamo un traditore, e te lo proverò!»
«Come apri la cassaforte, hai la combinazione?»
Guardo Steve che annuisce.
«Ho la combinazione, certamente.»
Scendiamo, lui accigliato mi segue, poi mi affianca.
Saliamo in ascensore, quando le porte si aprono, troviamo davanti a noi un corridoio di marmo lucido. Ai lati allineati gli uffici, tutti a porte chiuse. Palmer mi accompagna all'ufficio di Steve.
Apre la porta con la chiave, entro.
«Spegni le telecamere prima di digitare il codice della cassaforte» mi suggerisce Palmer, restando fuori a sorvegliare che nessuno ci segua.
«Sì, va bene!»
Entro e mi guardo intorno. Le pareti dello studio sono tappezzate con delle foto di noi e di Daniel. Sulla scrivania in noce, tutto molto spartano, un fermacarte e una cornice in argento con la foto di noi tre insieme sorridenti.
«Ti piace il mio studio?»
«Sì, amore mio!»
«Mi dispiace che tu sia entrata in questa occasione. Se potessi riavvolgere il nastro e tornare indietro, ti porterei qui immediatamente.»
«Non importa, ho vissuto serena e sono stata felice con i miei piedi tra le nuvole, forse non lo sarei stata se tutto fosse andato diversamente. Hai saputo regalarmi dei giorni bellissimi e mi hai dato sempre tutto quello di cui avevo bisogno. Non ti crucciare di niente amore mio.»
«Bene, ti insegno a spegnere le telecamere». Mi elenca dei numeri, li digito sul display. Poi mi chiede di aprire un armadio, dietro alcuni volumi appare la cassaforte, mi suggerisce la combinazione.
«Sky, non ti puoi sbagliare: il giorno di nascita di Daniel, poi il numero corrispondente al mio mese di nascita, e infine l'anno della tua nascita.»
Apro la cassaforte, dentro ci sono documenti e titoli azionari, contanti e due pistole.
Me ne indica una.
«Dai quella a Palmer, l'altra prendila tu e fatti insegnare a sparare. Se io l'avessi portata con me, forse ora sarei qui, mi sono sempre fidato di tutti e questo è il risultato. Tu ricordati di dubitare di tutti.»
«Non ti deluderò!»
Richiudo la cassaforte, nascondendo la pistola nella borsa e mi dirigo verso l'uscita.
Palmer mi viene incontro e gli passo la pistola, che lui nasconde nella tasca interna della giacca.
«Hai visto Dwan?» domando.
«Ora è passato, ha detto che andava un attimo in bagno, visto che tardavi ad arrivare.»
«Bene! Metti la pistola dove ti ho detto e vieni al bagno.»
Lloyd mi vede e si avvicina.
«Signora Allen, la stiamo aspettando».
«Bene, un attimo Lloyd, voglio che tu trattenga Dwan dentro il bagno, aspetto Palmer e ti raggiungo.»
«Dentro il bagno? Vuole entrare nel bagno dei maschi?»
«Lloyd, entra al bagno, se ci sono persone falle uscire e trattieni Dwan. È un ordine!» Ripeto con rabbia.
Lui si volta scocciato ed entra. Arriva Palmer.
«Nei bagni ci sono le telecamere?» domando.
«No. E neppure nel pezzo del corridoio antistante, per la legge della privacy.»
«Perfetto. Seguimi!»
Varchiamo la porta del bagno, Lloyd si trova davanti a Dwan che si asciuga le mani.
«Cosa ci fate qui?» domanda sbalordito vedendomi entrare.
«Signor Dwan, credo che lei mi conosca?»
«Certamente. Ma perché è qui? Nel bagno degli uomini?»
«Lloyd, mettiti davanti alla porta e non far entrare nessuno, e che stiano lontani in modo che nessuno senta ciò che avrò da dire a quest'uomo!»
«Agli ordini, signora!» Lloyd esce e chiude la porta.
Siamo davanti ai lavandini, una fila di cabine con le porte chiuse dei bagni sono alle nostre spalle. Un leggero sentore di ammoniaca aleggia nell'ambiente.
«Dwan, mentre la bara di mio marito veniva calata nella terra, lei con chi parlava sotto l'albero?»
Dwan mi osserva arrossendo.
Steve mi affianca guardandolo in viso.
«Non ricordo! Mi è squillato il cellulare e mi sono appartato.»
«Bene, mi dia il cellulare.»
«Non ci penso neppure, io non sono tenuto a darle il cellulare; non è aziendale, ma mio personale!»
«Dwan, mi dia il cellulare ora!» urlo.
Inizia a sudare. Palmer lo prende per la cravatta, lui tira fuori il cellulare dalla tasca della giacca.
«Sblocca il display!» gli ordino.
Palmer lo prende, vede che ci vuole l'impronta, gli prende la mano con forza e sblocca lo schermo.
«Erano le undici e sei minuti,» comunica Steve.
«Palmer, guarda alle undici e sei minuti circa.»
Scorre le chiamate in entrata, nessuna chiamata.
Scorre le chiamate in uscita: alle undici e quattro minuti chiamata verso “Luis Luton”.»
«Consegna l'apparecchio a Lloyd e chiedigli di far scaricare dalla sicurezza tutte le notizie che possono ricavarne. Poi, fai cancellare ogni contatto con Luton e fattelo riconsegnare il prima possibile.»
Dwan è sconvolto e non parla, mi fissa tremante.
«Cosa aveva da dire a Luton?» domando, avvicinandomi al suo viso.
«Nulla! Non dicevo nulla!» risponde.
«Davvero? Io credo che lei dicesse qualcosa di divertente, oppure lui riferisse qualcosa di divertente a lei? Ridevi, l'ho vista.»
Palmer rientra e si avvicina.
«Non toccarlo Palmer, non mettergli le mani addosso.»
«Allora, parli? Che avevi da comunicare a Luton?» insisto.
«Ho detto nulla, da me non saprete nulla».
«Perfetto! Vuol dire che lo dirai a mio marito, presto» replico seria.
«Palmer, portalo nell'ufficio che sai, quello che ha da dire non mi interessa più, i traditori non sono graditi tra i miei dipendenti.»
Poi mi volto verso Dwan, mi tolgo gli occhiali da sole, lo fisso con gli occhi di ghiaccio, che posso constatare dal riflesso che mi rimanda lo specchio alle sue spalle.
Angela C.
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