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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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La Mantide
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Crinale Zero.
Martedì 16 Settembre 2025 Andrea imboccò Via Siepelunga e la percorse tutta, fino alla Parrocchia Beata Vergine Del Carmine. Si fermò al passaggio pedonale per lasciar passare una signora anziana e continuò per Via di Monte Donato. Dopo poche centinaia di metri, vide sulla destra il blocco di metallo brunito di cui gli aveva parlato l'avvocato Fineschi. Parcheggiò in una piazzola a sinistra e spense il motore della sua BMW Serie 5 Carbon Black. Erano le nove meno cinque, aveva tempo. Controllò nello specchietto se i corti capelli neri erano a posto e se il filo di barba, che seguiva la mascella con precisione millimetrica, trasmetteva l'impressione desiderata: perfezione e controllo assoluto. La sua non era vanità. Era il modo con cui stabiliva i rapporti di forza prima ancora di parlare. Crinale Zero era incastrata nel fianco della collina. Un volume di cemento armato e vetro antiproiettile che tagliava l'orizzonte. Non c'erano fiori, non c'erano vasi di terracotta: solo una distesa di ghiaia grigia che scricchiolava sotto le scarpe dei rari ospiti, segnalando ogni intruso molto prima che raggiungesse la soglia. Era una struttura pensata per respingere, non per accogliere. L'aria odorava ancora di terra bagnata e di foglie intrise di rugiada. Il sole affiorava lento oltre l'orizzonte, riflettendosi sui muri ocra dei casolari e illuminando le curve strette delle strade di campagna. Nessun traffico, nessuna voce, solo rumore lieve del vento tra gli alberi e quella luce morbida settembrina che faceva apparire i colli fuori dal tempo. Una delle prerogative di Andrea era la puntualità. Arrivava sempre molto prima, aspettava in macchina, poi suonava il campanello all'ora esatta dell'appuntamento. Si comportava così soprattutto con i clienti nuovi, quelli che dovevano essere addestrati, come ripeteva spesso ai colleghi davanti al caffè di metà mattina. In tribunale lui era il comandante in capo della flotta di norme giuridiche e cavilli necessari a far assolvere il suo cliente, che era solo l'armatore della nave. E gli armatori sono quelli che pagano i conti e basta. Alle nove meno trenta secondi scese dall'auto con la vecchia borsa in pelle e premette il telecomando di chiusura. Le giornate erano ancora calde abbastanza da poter girare senza soprabito. Il completo blu di sartoria in tessuto twill, con camicia bianca e cravatta a righe oblique, gli cadeva a pennello. Attraversò la strada e si ritrovò davanti al cancello. Due telecamere poste su pali, alti non meno di sei metri, avevano ripreso le sue mosse. Le osservò, accennando un sorrisetto compiaciuto. Non c'era un citofono visibile, solo una lente scura incassata nel pilastro di cemento. Martinelli si sentì scansionato da un software che sapeva già chi fosse. Quando il blocco scivolò lateralmente, lo fece con un sibilo idraulico, senza il minimo attrito: un meccanismo troppo efficiente per essere onesto. Il vialetto non era bordato da siepi, ma da un prato rasato con una precisione maniacale, privo di alberi che potessero offrire riparo a un uomo o a un microfono. Andrea notò le torrette nere ai quattro angoli del perimetro. Non erano semplici telecamere, ma sensori di movimento a lungo raggio che ruotavano con scatti impercettibili. Aveva la sgradevole sensazione che, se avesse fatto un passo fuori dal tracciato di ghiaia, il software avrebbe avvisato una centrale operativa e due uomini della sicurezza sarebbero apparsi dal nulla. Alla porta d'ingresso, una lastra di vetro scuro alta tre metri. Non dovette bussare: un led passò dal rosso al verde e una voce sintetica, priva di calore, lo invitò a entrare. Martinelli non fu accolto da un maggiordomo, ma dal silenzio pressurizzato di un ambiente ad atmosfera controllata. Lì dentro, Ginevra Gardini non si difendeva dai ladri, ma dalle intercettazioni ambientali dei Servizi Informatici di mezzo mondo. Andrea conosceva quel tipo di persone: l'unico modo per trattarle era rovesciare il tavolo prima ancora di sedersi. Per lui, la sicurezza della villa non era una barriera, ma una conferma della paura che Ginevra nascondeva dietro quel lusso sterile. All'interno, l'aria aveva lo stesso odore dei laboratori: un'asetticità costosa, priva di polvere, ma anche di vita. La proprietaria vi trascorreva meno di tre mesi l'anno, il tempo di smaltire il jet lag tra un volo per Dubai e uno per Singapore. I mobili erano pezzi unici in metallo e pelle nera, disposti con una precisione molecolare. Non c'erano foto di famiglia, solo schermi incassati nelle pareti che proiettavano flussi di dati criptati e feed delle telecamere termiche. Era il quartier generale di una donna che aveva sostituito la famiglia con la chimica e i sentimenti con il potere. Dalla terrazza a sbalzo, sospesa nel vuoto sopra i calanchi, Ginevra osservava le luci lontane di Bologna come se fossero batteri in una capsula di Petri. La villa era la sua fortezza d'avorio sintetico. Mentre nei portici della città si consumavano vite ordinarie, lei lì sopra trattava affari che non potevano comparire su nessun documento ufficiale. Crinale Zero era il punto di equilibrio perfetto: abbastanza vicina alla civiltà per dominarla, abbastanza isolata da scoraggiare qualunque tentativo di incrinare il suo dominio. Qui la nebbia, d'inverno, saliva dalla città, avvolgendo la proprietà in un velo bianco che sembrava fatto apposta per nascondere i movimenti sospetti. Quando Andrea entrò nel salone, non si guardò intorno con la curiosità del visitatore, osservò solo ciò che poteva essergli utile. Ignorò la vista mozzafiato di quel ricco ambiente ipertecnologico e puntò dritto verso la sagoma di Ginevra, ferma davanti a una vetrata. Lei non si voltò subito, godendosi quegli istanti di silenzio che di solito polverizzavano i nervi dei suoi interlocutori. Ma Andrea non attese. Appoggiò la borsa di cuoio vissuto, un anacronismo di pelle in quel tempio informatico, direttamente sul tavolo massiccio. Il colpo secco ruppe il silenzio della stanza. «Bella la domotica, signora Gardini. Notevole il sistema di isolamento, ma la Procura di Bologna non usa i radar, usa i mandati di perquisizione. E quelli passano anche attraverso i vetri antiproiettile.» La donna si voltò lenta, un sopracciglio inarcato, ma Andrea non le lasciò spazio per parlare. «Non sono qui per farmi un tour della sua fortezza. Sono qui perché tra due giorni, o forse tra due ore, questo posto potrebbe essere sigillato dal Nucleo Operativo dei Carabinieri. Se vuole che sia il suo comandante in questa tempesta, deve smetterla di recitare la parte della donna intoccabile. Mi servono le formule vere, quelle che vende sottobanco ai regimi che l'ONU ha messo in blacklist. Mi serve il fango, signora Gardini. Tutto. Perché se durante il processo scopro una molecola non dichiarata, la lascio affondare e scendo con l'ultima scialuppa.» Ginevra lo fissò con i suoi occhi chiari, freddi come azoto liquido. Per la prima volta la sua sicurezza era stata incrinata. Il viso diafano restò immobile, ma qualcosa nella rigidità della mascella tradì tensione. Accennò un sorriso che non coinvolse gli occhi. Si avvicinò a una consolle in titanio e premette un comando invisibile. Una parte della superficie del tavolo vicino ad Andrea scivolò di lato. Dal compartimento che si era creato emerse una piccola mensola di metallo, sulla quale troneggiava un tablet acceso. Era collegato a Internet e vi scorrevano cifre a cinque zeri. Lo stesso avvenne dalla parte della donna. «Andrea, siamo adulti. Il comando della nave è una metafora romantica inadatta a questo ambiente. Quello che vedi sullo schermo è l'accesso a un conto fiduciario a Singapore. C'è una cifra che copre due anni della tua parcella più alta, indipendentemente dall'esito del processo. Consideralo un incentivo per la tua... discrezione assoluta.» Lo guardò come se stesse pesando un elemento chimico sulla bilancia di precisione. Spostò i lunghi capelli neri dietro le spalle e premette un tasto. «Prendili e dimentica la parola fango. Costruisci una difesa tecnica basata sui vizi di forma delle intercettazioni e sull'ambiguità dei protocolli UE. Distruggi la reputazione di chi mi ha denunciato. Non scavare. Non serve.» Ginevra si aspettava un tentennamento, un lampo di avidità. Invece trovò una freddezza pari alla sua. Andrea guardò il tablet, ma restò immobile, le mani sulla borsa di cuoio. Il silenzio divenne pesante, solido. Un tocco su quello schermo e avrebbe trasferito sul suo conto una cifra inimmaginabile. Andrea capì che era necessario spostare subito il discorso su qualcosa di più prezioso del denaro. |
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