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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Ménage à trois
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Avevo già notato quell'uomo, seduto davanti la vetrina del bistrot. Era solito sorseggiare il caffè con estrema calma, come se non gli importasse della vita che scorreva attorno a sé. Eppure non perdeva occasione per cercare i miei occhi e non si faceva alcun problema a scandagliare ogni dettaglio del mio corpo. Difficile dargli un'età precisa, poteva avere dai cinquanta ai sessant'anni, elegante, atletico e con quell'aria vissuta che non passa inosservata. Mentre leggeva il giornale era solito accarezzarsi il pizzetto bianco, per poi sistemarsi i baffi con la punta dell'indice. Le cameriere lo erano pazze di lui e facevano a gara per servirlo. Elena, la ragazza responsabile del locale era sempre pronta a girargli intorno e io ne approfittavo per gustarmi il suo sensuale dimenarsi dei fianchi. Avevo già provato a corteggiarla, ma si era prodigata sin da subito a informarmi sui suoi classici gusti sessuali. Per essere sincera, devo ammettere che mi trovavo in uno dei miei tanti periodi di confusione sessuale, dove ero più attratta da qualsiasi forma di trasgressione più che dal protagonista che me l'avrebbe concessa. L'uomo misterioso si chiamava Maurice ed era puntuale come un orologio: alle otto del mattino entrava nel bar, si soffermava al bancone per l'ordine e poi si rintanava nella sua posizione prediletta. Una routine che non lasciava spazio ad alcuna distrazione, almeno finché trovai il modo di precederlo. Quando arrivò al suo tavolo abituale, occupato dalla mia faccia tosta, non pronunciò una sola parola e, con aria disinvolta, prese posto di fronte a me. «Se le do fastidio posso andare altrove.» avevo sussurrato con un'espressione innocente. La sua risposta invece mi sorprese: «Da qui posso guardarti meglio. Mi chiamo Maurice.» nel presentarsi rimirò con attenzione la mia scollatura provocante. «Lo so come ti chiami, sono ormai dieci minuti che le cameriere sono in fermento per il tuo arrivo. In questo momento stanno affilando i coltelli in cucina e presto scorrerà molto sangue... il mio.» «Non sono abbastanza interessanti per attirare la mia attenzione.» abbassò la voce repentinamente. «Io invece lo sono?» glielo domandai sorridendo. «Un punto a tuo favore è il cognome che porti.» «Per la verità mi chiamo Nevskaya.» provai a eliminare sul nascere ogni possibile fraintendimento «Nevsky esiste soltanto nella forma russa maschile.» Sembrò totalmente indifferente alla mia rivelazione. «Ho scelto di usare Nevsky per darmi un tono.» continuai «Fuori dalla federazione nessuno conosce queste differenze.». «Parente di quel Nevsky?» mi guardò con aria di sufficienza. «Che io sappia, no! Fa qualche differenza?» Maurice quella mattina non lesse il giornale. Lo ripiegò ordinatamente e lo appoggiò di lato. «Traduttrice e scrittrice.» commentò. «Traduttrice per necessità e scrittrice per hobby. Non credo che tu abbia mai letto qualcuno dei miei romanzetti erotici.» sorrisi amabilmente. «Mi è bastato vedere una copertina.» lo disse con tono estremamente inquisitorio. «Dove?» «Erano rimaste alcune copie allo Yachting Club. So che la tua presentazione ha ottenuto un discreto successo.» Perfetto! La carta della scrittrice me l'ero purtroppo giocata malamente, quella del cognome l'avevo dilapidata prima ancora di provare a farla valere, quindi non mi restava altro che puntare sulla mia sensualità, considerato che per l'occasione avevo indossato sotto la giacca una canottierina di cotone così sottile da sembrare trasparente. Un abile gioco di mosse, i bottoni slacciati ad arte e il rilievo dei miei capezzoli turgidi offerti sfacciatamente. Maurice si fermò dal sorseggiare il caffè, abbassò lentamente lo sguardo proprio dove immaginavo e riuscii a cogliere un impercettibile sorriso. «Sono un uomo pericoloso.» esclamò, senza aggiungere altro. «Io invece una ragazza curiosa.» provai a buttarla sul ridere, come sono solita fare quando non ho la minima idea di come reagire. Per il resto del tempo l'amabile conversazione scivolò nel silenzio. Ero convinta di aver fatto la solita figura dell'idiota almeno finché, mentre mi alzavo per andarmene, lasciò scivolare furtivamente un biglietto da visita verso il mio vecchio smartphone appoggiato sul tavolo.
.:.
È passato un mese da quel giorno e, pur tornando quotidianamente in quel locale, di Maurice Durand non ho più trovato traccia. Lo so, potrei chiamarlo, magari mettendoci lo stesso impegno delle ricerche che ho fatto su di lui, però ho il timore di fare la solita figura da idiota a cui tremano le gambe di fronte a un uomo che mi fa perdere la testa col suo profumo. E poi perché mai si è definito pericoloso se ricopre un ruolo importante nel tribunale di Ginevra? Per il resto, nessuno sa nulla di lui, niente social, niente sito ufficiale, eppure è riconosciuto come un avvocato di successo... e tutto questo mi insinua tra le cosce lo sfizio irragionevole di averlo. Ma la domanda resta la medesima: perché si è definito pericoloso? Non ho mai memorizzato il suo numero nel telefono, appena lo faccio mi ritrovo la sua faccia burbera su whatsapp. Piuttosto di scrivere una stupidaggine mi limito a inviargli un puntino, così posso sempre rifugiarmi dietro un possibile errore. Mi risponde a tarda sera e lo fa con un invito a pranzo per il giorno successivo, destinazione Auberge de Vandoeuvres, uno dei migliori. Non so come vestirmi, non ho idea di ciò che potrebbe essere più adatto per presentarmi al cospetto di un personaggio simile. Mi rifugio nella scelta del mio solito tailleur bianco, senza nulla sotto la giacca. Quando arrivo sul posto il maître mi riconosce per chissà quale spirito divino e mi accompagna al tavolo dove Maurice mi sta aspettando. «C'è voluto molto.» mi fa subito pesare il mio ritardo nel farmi viva. «Mi preoccupava la pericolosità di cui hai fatto vanto.» quasi balbetto. «Evidentemente è quella che invece ti ha portata qui.» Non so già più cosa dire e perdo tempo a guardarmi in giro. Batte con la forchetta sul bicchiere e mi risveglio immediatamente dal torpore. «Il motivo di questo invito?» provo a passare all'attacco per non subire la sua forte personalità. «Un favore a un caro amico.» lo dice guardandosi intorno «dovrebbe raggiungerci a breve.» Solo adesso mi accorgo che la tavola è preparata per tre, mi guardo alle spalle provo un senso di disagio. «Cosa ti preoccupa?» mi interroga con sguardo impertinente. «Devo ancora capire cosa ci faccio qui.» balbetto. Il terzo commensale arriva prima che possa rendermene conto, è un uomo sulla quarantina, mi sorride e si accomoda di fianco a me. «Serge de Montmorency.» si presenta con aria soddisfatta, e il suo cognome mi ricorda qualcosa. Prima che possa arrivarci da sola è Maurice a raccontarmi del suo cliente. Si tratta di un estroso fotografo di nudo, più pornografico che artistico da quello che ricordo. La proposta arriva in contemporanea dell'immancabile champagne, un Nabucodonosor di Moët & Chandon, dal prezzo fuori da ogni logica. Serge non gira intorno alle parole, il suo progetto prevede alcuni scatti molto crudi che identifichino la penetrazione nelle sue diverse forme. «Il viso resterà in ombra.» mi spiega «Ciò che mi interessa è tutto il resto. Fingo di non capire, probabilmente non lo comprendo davvero o almeno non nei dettagli pratici. È Maurice a spiegarmelo: «Vuole fotografare i tuoi glutei in primo piano nell'atto della penetrazione.» Prima che possa domandare che tipo di penetrazione intenda, Serge mi liquida con un un solo vocabolo che vale doppio: «Entrambe e contemporanee!» L'arrivo del cameriere per le ordinazioni mi coglie impreparata, non quanto la proposta che ho appena ascoltato, ma sono così stordita al punto da scegliere la stesso piatto di Maurice. «Devo spiegartelo nei dettagli?» mi domanda. «Vorrei almeno capire perché la scelta è caduta su di me.» balbetto. La risposta è scontata, Serge ha praticamente letto tutti i miei romanzetti e capito da alcuni dettagli quali studi di posa ho frequentato. Ovviamente conosce anche i retroscena di certi workshop fotografici ed è giunto alla conclusione che ho l'esperienza, si fa per dire, adatta per il lavoro proposto. La posizione del mio piercing non è certo un mistero, ma per ogni evenienza gli faccio presente che riporta il mio nome marcato a fuoco col laser. «Se il problema è restare nell'anonimato, lo togliamo o lo sostituiamo.» annuisce. «Se dovessi accettare, il mio sesso e il mio sedere diventeranno una gigantografia artistica a disposizione di tutti? Magari in qualche mostra?» lo dico con aria scherzosa. «Esatto!» commenta Maurice, sistemandosi i baffi. «E il titolo quale sarà, “Pénétration”?» domando con sarcasmo. «Non... le titre sera “Ménage à Trois”» |
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