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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Bagaglio leggero e mente vuota
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Il "Metodo Tetris" e altre follie da valigia.
Perché porti 14 paia di mutande per un weekend di 3 giorni? (La fisica dell'ansia) Esiste una branca della fisica quantistica non ancora riconosciuta dal mondo accademico che si manifesta esclusivamente sul letto della camera da letto nelle 24 ore precedenti un viaggio. Possiamo definirla "La Legge della Dilatazione del Tessuto Intimo". Secondo questa legge, il numero di mutande infilate in una borsa da viaggio è direttamente proporzionale al livello di terrore che il viaggiatore prova nei confronti dell'ignoto, ed è totalmente slegato dal numero effettivo di giorni di permanenza fuori casa. Facciamo un calcolo matematico elementare. Stai partendo il venerdì pomeriggio e rientrerai la domenica sera. Il calcolo biologico standard direbbe: tre giorni, tre mutande. Al massimo quattro, se vogliamo includere la variabile "imprevisto meteorologico o fango improvviso". E invece no. Tu ne prendi quattordici. Perché? La risposta risiede nei meandri più oscuri della tua ansia. Quando prepari la valigia, la tua mente non sta pianificando un weekend a Rimini o a Barcellona; sta segretamente simulando uno scenario apocalittico in cui verrai rapito dagli alieni, costretto a vivere in una palude per sei settimane, privato di qualsiasi accesso all'acqua corrente ma, per qualche strano motivo, con l'assoluta necessità di mantenere un'igiene intima impeccabile. Portiamo quattordici paia di mutande perché quel pezzo di cotone è la nostra coperta di Linus emotiva. È il nostro modo di dire al destino: “Puoi annullare il mio volo, puoi farmi perdere i bagagli sul nastro trasportatore, ma non mi toglierai mai la sensazione di freschezza mattutina”. Questa follia non si limita all'intimo. Si estende ai medicinali (abbastanza antibiotici e bende da allestire un ospedale da campo della Croce Rossa in mezzo al deserto), alle scarpe (quattro paia, tra cui uno elegante che userai solo se verrai improvvisamente invitato a un galà sul panfilo di un miliardario che non conosci) e ai caricabatterie di dispositivi che non accendi dal 2022. Il risultato di questa paranoia collettiva è il "Metodo Tetris". Passi tre ore a incastrare oggetti rigidi in spazi morbidi, arrotolando i calzini per infilarli dentro le scarpe, schiacciando i tubetti di dentifricio fino a farli gridare pietà e, infine, eseguendo la mossa finale: sederti con tutto il tuo peso corporeo sopra la cerniera della valigia, pregando le divinità del poliestere che i dentini di metallo reggano alla pressione idraulica del tuo panico. Quando finalmente la cerniera si chiude, sei esausto, sudato, nervoso e hai consumato il 40% delle tue energie vitali prima ancora di aver varcato la porta di casa. Ti sembra un modo sano di iniziare una vacanza? Il consiglio insolito: La regola del "Chissenefrega" Per disinnescare la bomba atomica della valigia perfetta, dobbiamo introdurre un concetto economico e filosofico rivoluzionario, ma stranamente ignorato dalla maggior parte dei viaggiatori: la regola del "Chissenefrega". Questa regola si basa su una scoperta geografica sbalorditiva: tranne pochissime ed estreme eccezioni, il luogo in cui stai andando è abitato da esseri umani. E gli esseri umani che vivono lì, incredibile a dirsi, si lavano i denti, si tagliano le unghie, si proteggono dal sole e cambiano d'abito regolarmente. Questo significa che sul posto esiste una complessa e meravigliosa struttura chiamata "economia locale", composta da supermercati, farmacie, piccoli negozi e mercati. Se dimentichi lo spazzolino da denti, il mondo non smetterà di girare. Non verrai espulso dal paese ospitante. Semplicemente, camminerai per cinquanta metri, entrerai in un negozio, spenderai un euro e cinquanta centesimi e comprerai uno spazzolino nuovo. Quel nuovo spazzolino non sarà solo uno strumento di igiene dentale, ma diventerà il simbolo della tua liberazione mentale. Sarà il trofeo della tua ritrovata flessibilità. Applica la regola del "Chissenefrega" a tutto ciò che non sia strettamente vitale (come i documenti d'identità, il portafoglio e i farmaci salvavita). • Ti stai chiedendo se portare o meno quel terzo maglione pesante "non si sa mai"? La risposta è: no. Chissenefrega. Se farà un freddo polare improvviso a Ibiza in pieno luglio, comprerai una felpa locale con la scritta "I Love Ibiza" orrenda e sbiadita, che userai come pigiama per i prossimi dieci anni ricordandoti di quella volta che hai sfidato il meteo. • Sei indeciso se infilare nel bagaglio a mano tre diversi tipi di creme solari? Lasciale a casa. Le vendono anche lì. E indovina un po'? Spesso costano anche meno perché non le hai comprate nell'autogrill a ridosso del casello. Lasciare dei buchi vuoti nella valigia significa lasciare dei buchi vuoti nella mente. Significa accettare che la vita possa sorprenderti e che tu sei perfettamente in grado di risolvere un micro-problema pratico senza bisogno di averlo preventivato tre settimane prima sul divano di casa tua. Smettere di preparare la valigia per la persona ideale e farla per la persona reale Il vero motivo per cui le nostre valigie pesano come blocchi di cemento armato è che non stiamo facendo il bagaglio per noi stessi. Lo stiamo facendo per un personaggio di fantasia: la nostra "Persona Ideale da Vacanza". La Persona Ideale è una creatura mitologica, meravigliosa e completamente irreale. È quel te stesso alternativo che, secondo le tue proiezioni mentali, non appena metterà piede in albergo si trasformerà magicamente in un incrocio tra un atleta olimpico, un intellettuale da caffè parigino e un modello di riviste di moda. La Persona Ideale ha bisogno di: 1. Completi tecnici in tessuto traspirante perché “quest'anno andrò a correre sulla spiaggia ogni mattina alle sei, respirando lo iodio”. 2. Un mattone di seicento pagine di filosofia russa o di saggistica macroeconomica perché “sotto l'ombrellone avrò finalmente il tempo di arricchire il mio spirito”. 3. Scarpe col tacco dodici o mocassini di camoscio lucido perché “la sera frequenteremo sicuramente quel club esclusivo sulla scogliera”. Poi, però, arriva la realtà. E la Persona Reale – cioè tu, quella vera – ha ritmi biologici e desideri totalmente diversi. La Persona Reale la mattina alle sei sta dormendo il sonno dei giusti, con la bava alla bocca e il condizionatore puntato a palla. La Persona Reale sotto l'ombrellone non ha la minima capacità cognitiva per affrontare la letteratura russa; dopo tre pagine crolla in un letargo profondo, risvegliandosi con l'impronta della sdraio sulla guccia e la copertina del libro appiccicata al sudore del petto. La Persona Reale la sera ha i piedi gonfi per via del caldo, cammina come un pinguino ferito e l'unica cosa che desidera è infilarsi un paio di infradito consumate per andare a bere mojiti nel baracchino sulla spiaggia dove il pavimento è coperto di sabbia e nessuno guarda che marca di camicia indossi. Quando metti un oggetto in valigia, guardalo onestamente e chiediti: “Questo serve a me o al me stesso immaginario che non esiste?”. Se la risposta è la seconda, toglilo immediatamente. Lascia a casa le scarpe da ginnastica se negli ultimi dodici mesi l'unico scatto felino che hai fatto è stato per agguantare il corriere della Amazon. Lascia a casa il saggio mattone e portati un fumetto, una rivista di enigmistica o questo stesso libro. Sgancia la mente dall'obbligo di doverti ridefinire come essere umano solo perché hai superato i confini della tua provincia. Accetta la tua splendida, pigra e rilassata mediocrità. La Persona Reale si diverte molto di più della Persona Ideale, e soprattutto viaggia con uno zainetto leggero che non deve mai essere imbarcato nella stiva.
L'illusione dell'itinerario da "Influencer di successo"
La fobia di perdersi le cose (FOMO) e le tabelle di marcia degne di un generale prussiano C'è un morbo invisibile che si annida nei nostri smartphone e che si risveglia con violenza non appena acquistiamo un biglietto aereo o prenotiamo un b&b. La scienza lo chiama FOMO, acronimo di Fear of Missing Out, che in italiano si traduce con l'espressione molto meno scientifica, ma decisamente più chiara: "Il terrore paralizzante di perdersi qualcosa e scoprire che gli altri si stanno divertendo più di noi". Questo virus psicologico trasforma pacifici impiegati, miti contabili e rilassati studenti in spietati generali dell'esercito prussiano alle prese con la pianificazione della campagna di Russia. Nel momento esatto in cui decidi la meta della tua vacanza, scatta |
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