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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Autore: Gemma Miniera
Titolo: Piras indaga, purtroppo
Genere Short Read Noir
Lettori 338 2 2
Piras indaga, purtroppo
Era un venerdì sera come tanti e la Jolly due sembrava un girone dantesco di camerieri trafelati e comande smarrite. Gemma sedeva al tavolo numero quattro, tamburellando le dita sulla tovaglia a quadretti. Aveva ordinato una capricciosa senza peperoni. Una richiesta semplice, lineare, a tutela del proprio apparato digerente. Eppure, l'orologio scorreva implacabile.
Dieci minuti. Quindici minuti. Venti.
Mentre fissava la bocca infuocata del forno a legna, sperando di materializzare la sua pizza attraverso la pura forza della telepatia, osservò le persone intorno a lei. Tutti stavano aspettando. E tutti, per ingannare quel tempo morto, fissavano gli schermi dei telefoni con espressioni a metà tra la noia e la rassegnazione, scorrendo i social in un loop infinito di video brevi, assurdo e privo di gioia.
"Venti minuti buttati nel vuoto cosmico," pensò sospirando. "Se solo ci fosse qualcosa di appagante da leggere (cronica romantica ancora convinta che la gente preferisca leggere piuttosto che rimbecillirsi con video sui micetti) in questo frammento di tempo. Qualcosa che inizi e finisca prima che il pizzaiolo si ricordi della mia esistenza."
Fu in quel preciso istante, tra il profumo di basilico e il tintinnio di bicchieri, che gli prese una irrefrenabile voglia di scrivere. A lei prende così.
Non tutti hanno il tempo, l'energia o la pazienza per immergersi in un thriller psicologico di quattrocento pagine. Anzi, la vita moderna è fatta quasi interamente di fastidiose, piccole finestre di attesa: il turno alle Poste, le tre fermate della metropolitana, la coda in farmacia o, per l'appunto, il tempo di gestazione di una capricciosa (senza peperoni).
Serviva una storia rapida, fulminea. Un caso criminale che si aprisse, si complicasse e si risolvesse nel giro di un quarto d'ora netto al massimo. Un'indagine lampo per lettori cronometricamente impazienti. Il formato Short Read non come categoria di Amazon, ma come necessità di sopravvivenza urbana.
Sorrise, tirando fuori dalla borsa il taccuino che portava sempre con sé. Appoggiò la penna sulla carta.
Per far funzionare un formato così compatto, le serviva un protagonista che incarnasse esattamente quello che stava provando lei: una totale e assoluta insofferenza per le perdite di tempo. Un poliziotto scorbutico, allergico alle scartoffie, politicamente scorretto, che desiderasse solo chiudere il caso il più in fretta possibile e che staccasse la spina nel momento più delicato, giusto per sottolineare la propria irresistibile attrazione per le vite imperfette.
Iniziò a buttare giù qualche riga. Si immaginò una Panda mezza scassata. Sentì l'eco di una chitarra di Keith Richards in sottofondo.
Quando finalmente il cameriere atterrò al tavolo posando il piatto fumante ("Ecco a lei! Capricciosa senza peperoni, scusi tantissimo il ritardo!"), Gemma non era affatto infastidita. L'attesa non era stata vana. In quei venti minuti di digiuno forzato aveva appena dato un'identità alla sua frustrazione, battezzandola Commissario Ruggero Piras, in onore delle sue origini sarde.
Prese coltello e forchetta, tagliando il primo trancio. Ottima pizza.

1. L'Omicidio di Via Falck e il Sonno della Ragione

Sesto San Giovanni. Martedì, ore 08:15.

La Fiat Panda color catrame del Commissario Ruggero Piras parcheggiò in divieto di sosta davanti alla Questura, vibrando al ritmo di Sympathy for the Devil. Piras scese sbattendo lo sportello, già furibondo. Odiava il martedì, odiava l'umidità e odiava il fatto di non ricordare dove avesse messo gli occhiali da sole, che aveva sulla testa.
Spalancò la porta dell'ufficio e fulminò con lo sguardo l'Ispettore Torri. "Ispettore! ... se non mi trovate subito il fascicolo verde sulle truffe assicurative, vi trasferisco tutti in Barbagia a contare le pecore, amminchionati che non siete altro!"
Torri indicò con un sospiro la mano sinistra del Commissario, che stringeva il suddetto fascicolo. "Ce l'ha in mano, Commissario. E c'è un cadavere in un'officina dismessa vicino all'ex area Falck. La vittima è Mario... Mario Rossi, il titolare."
"Rossi, certo! Era evidente," sbraitò Piras, lanciando il fascicolo sulla scrivania e mancando il bersaglio. "È stato il giro degli usurai. Nel senso di dire che... i meccanici hanno sempre debiti. Andiamo a prendere questi strozzini!" "Commissario, la cassaforte dell'officina era aperta e piena di contanti." "Dettagli, Torri! Siete la rovina dell'indagine moderna!"

La Scena del Crimine e l'Intuizione (Sbagliata)

L'officina puzzava di olio bruciato e solventi. Piras si mise le cuffiette, sparandosi Paint It, Black nelle orecchie per non sentire i lamenti del medico legale, che faceva il simpatico come nelle serie tv, ma in realtà era un rompicoglioni di prima categoria.
Si chinò sul corpo. (lui, non il medico legale). La vittima, colpita alla nuca con una chiave inglese, stringeva nel pugno chiuso un pezzo di stoffa rossa. Poco distante, sotto un telo di plastica, si intravedeva il muso di una vecchia Alfa Romeo Giulia appena riverniciata di nero.
Piras si tolse una cuffietta con stizza. "È lampante! Stoffa rossa. Il macellaio all'angolo indossa un grembiule rosso. Nel senso di dire che... hanno litigato per una costata andata a male. Arrestatelo!"
"Commissario," sospirò il medico legale, (ve l'ho detto che è un rompicoglioni) "questo è velluto pregiato, roba da tappezzeria d'auto d'epoca, non plastica da macellaio." "Zitto! E come si chiamava il morto? Marco? Massimo?" "Mario, Commissario." "È quello che ho detto! Portatemi chiunque bazzicasse qui dentro!"

L'Interrogatorio e l'Abbiocco

Nella sala interrogatori c'era una sola persona: il socio di minoranza della vittima, un certo Vismara. Un uomo sulla quarantina, vestito con un impeccabile abito grigio, che continuava a guardare l'orologio. Piras entrò come una furia, prendendo a calci una sedia prima di sedersi. "Allora, Vismara! Nel senso di dire che... so benissimo che lei voleva vendere il capannone a una multinazionale russa e il coso... Martino... non voleva firmare!" "Ma quale multinazionale?" ribatté il Vismara, asciugandosi il sudore. "Io non metto piede in quell'officina da due settimane! Mario e io avevamo discusso per via dei conti, non ci parlavamo nemmeno più. Ieri sera ero a cena a Milano, ho mille testimoni." "Balle!" urlò Piras, alzandosi di scatto. "Adesso le spiego la logica schiacciante che la inchioda, pezzo di..."
Improvvisamente, l'ira bruciò tutte le energie del Commissario. Gli occhi gli si ribaltarono all'indietro. Piras crollò a peso morto sulla sedia, la bocca mezza aperta. In tre secondi netti, un russare profondo rimbombò nella stanza. Torri, dalla sala d'osservazione, si passò una mano sul viso. Vismara rimase pietrificato, fissando il poliziotto addormentato.

Quindici minuti dopo.

Il cervello di Piras, in modalità stand-by, continuava a processare i dati in sottofondo. Nel suo sogno, la chitarra di Keith Richards in Paint It, Black suonava a ripetizione, mescolandosi alle immagini della mattina. Vedo una porta rossa e la voglio dipingere di nero. Stoffa rossa. Vernice nera.
Piras si svegliò con un sussulto, tirando una manata sul tavolo che fece saltare in aria Vismara. "E questo chiude il cerchio!" esclamò il Commissario, lucido come non mai. Si sporse in avanti, fissando il sospettato con occhi di ghiaccio.
"Lei non mette piede in officina da due settimane, eh? Nel senso di dire che... è un bugiardo patologico. Torri!" urlò, sapendo che l'ispettore lo sentiva dal microfono. "Il morto aveva in mano del velluto rosso. Il velluto dei sedili originali di quell'Alfa Romeo d'epoca che è parcheggiata lì sotto al telo. Un'auto rubata, senza dubbio." Vismara impallidì. "Io... io non so di cosa..." "Zitto! Lei usa l'officina di notte per riciclare auto d'epoca rubate. Ha cambiato i numeri di telaio di quella Giulia, strappato via gli interni rossi troppo vistosi e l'ha fatta riverniciare di nero per spedirla all'estero. Ieri sera... eh... il meccanico, quello lì, l'ha scoperta con le mani nel sacco. Hanno lottato, lui ha strappato un pezzo del sedile prima che lei gli sfondasse il cranio." "Non avete mezza prova!" balbettò Vismara, ormai con le spalle al muro.
Piras sorrise, un ghigno cattivo. Fissò i polsini della camicia bianca del socio, che spuntavano dalla giacca sartoriale. "Nel senso di dire che... dovrebbe imparare a fare il bucato, Vismara. Oltre a odorare di solvente per carrozzeria a un chilometro di distanza, ha una vistosa macchia di vernice nera fresca sul gemello del polso destro. Immagino che la scientifica la troverà identica a quella dell'Alfa."
Vismara abbassò lo sguardo sul proprio polso. Crollò sulla sedia, mettendo la testa tra le mani.
"Torri, portatelo via!" sbraitò Piras, alzandosi e inforcando gli occhiali da sole che si era appena accorto di avere sulla testa. "E portatemi un caffè doppio... se non sento Jumpin' Jack Flash entro tre minuti, arresto anche voi per complicità!"
Gemma Miniera
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