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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Lo sguardo del corridore
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L'ispirazione di porre nero su bianco scrivendo queste righe l'ho avuta mentre percorrevo il solito giro di corsa, in quel momento in cui la stanchezza si annulla, il fiato è placido e i pensieri affiorano. Costeggiavo il fiume Talvera, godendomi le bellezze che i miei occhi avevano di fronte e che mi riempivano il cuore, rendendomi felice, con quel leggero sottofondo di musica che proveniva dal mio telefono. Bolzano quest'anno mi ha dato pochissimo, anzi, faccio fatica persino a ritrovare me stesso. Una città che offre tanto – a detta dei telegiornali la migliore provincia della Nazione –, ma che per quanto mi riguarda non mi aggrada, tanto da non darmi la possibilità di sentirmi pienamente vivo. In quei quarantacinque minuti di corsa giornaliera ritrovo quella serenità che mi fa staccare da tutti i pensieri, rilasciandomi adrenalina nel sangue, la giusta ispirazione e motivazione per andare avanti, tanto che ne sono quasi diventato dipendente. Nel compiere quel gesto così naturale che il corpo umano esegue avanzando metro dopo metro, ritrovo me stesso. Mi sento bene. Mi accende quella miccia nel cervello che mi spinge a non essere apatico e demotivato, e mi aggrappo a essa con tutte le mie forze. Ho molto spesso la testa fra le nuvole, per avere già ventotto anni. Parlo poco – quasi niente – a causa della mia timidezza, ma osservo molto il mondo intorno a me. Non ho particolari capacità, forse non ho niente di eccezionale, non ho mai spiccato in alcuno sport o materia scolastica, leggo molto, libri autobiografici o di crescita personale più che altro, e quando ho l'ansia riesco a farfugliare solo alcune sillabe. Mi piace riflettere su ciò che mi capita, capirne le cause, e mi affascinano le bellezze delle piccole cose. Non sono mai stato uno scolaro modello, anzi, sono sempre stato rimandato e ho rischiato molte volte la bocciatura, salvandomi all'ultima curva con l'aiuto dei professori, o perché riuscivo a copiare il compito finale, ma mi ritengo una persona molto curiosa e caparbia; una persona che vuole progredire, conoscere e approfondire tutto ciò che lo fa sentire vivo, e ho sempre anteposto questo mio modo di essere a quello che i professori o i miei genitori mi dicevano. In quest'epoca in cui tutto va veloce, molto spesso resto indietro. Ho un solo profilo social, che resterà aperto ancora per poco. I miei coetanei corrono sempre a fotografare l'attimo più bello mentre io, il più delle volte, rimango attonito a osservare oltre quell'apparenza superficiale. Mi chiedo spesso perché questa apparenza va così di moda, oggi, perché non si riesce a vivere cogliendo l'attimo e guardando oltre quell'immagine che conserviamo nell'archivio di un telefono.
Una volta davanti a un vodka tonic e vari aperol spritz chiesi ai miei amici: «Perché non facciamo qualcosa per cambiare il mondo?». Le risate ripresero più forti, sembrava avessi raccontato una barzelletta. Mi dissero di posare il bicchiere perché avevo bevuto troppo. «Siamo giovani, forti, pieni di salute, cosa potrebbe fermarci?» insistetti. Le risate continuarono e rimasi un po' stranito dal loro comportamento, mentre il mal di testa stava iniziando a pesarmi. Continuai la serata, mezzo brillo. Ridevo, ma non riuscivo a non pensare a ciò che avevo proposto ai miei amici, anche una volta tornato a casa, nel letto. Dovevo riuscire a convincerli. Avevo un fuoco dentro che ardeva e sentivo che avremmo potuto fare qualcosa di grande. Alla fine, con gli occhi lucidi e la testa come un macigno, crollai in un sonno profondo. I giorni passavano ma nella mia mente c'era ormai questa fissazione e volevo in qualche modo attuarla, non potevo reprimerla. Dovevo metterla in pratica, e ritentai. Questa volta i miei amici erano sobri, e per quanto possibile seri. Mi chiesero cosa volessi effettivamente fare, quali fossero i miei piani. In realtà, non lo sapevo nemmeno io, non lo avevo nemmeno un piano e parlai sparando cose senza senso, dicendo frasi astratte che solo in un film potevano trovare accoglienza, e nuovamente, proprio come la prima volta, i miei amici scoppiarono a ridere. Così rinunciai. In quella mia decisione non potevo contare su di loro, non c'erano parole che potessero convincerli, pertanto, un po' deluso, mi convinsi ad agire da solo. Non sapevo nulla, e forse ero solo un ragazzino che aveva visto troppi film di Clark Kent, ma credevo fermamente che l'unico modo per cambiare il mondo è cambiare noi stessi, e che passo dopo passo, probabilmente, si può giungere in cima. Non contava quanto potesse essere rischioso, credevo fortemente ne valesse la pena. Nelle mie corsette, che definirei sedute terapeutiche, cambio più volte percorsi, volendo scoprire ogni angolo del posto che mi accoglie. Cercando motivazioni sempre maggiori, un pomeriggio mi si palesa davanti un ragazzo poco più grande di me. Passeggiava nel parco, dove mi fermavo per gli esercizi ogni qualvolta terminavo la mia corsa. Accompagnava una signora su una sedia a rotelle, probabilmente sua nonna. Non c'era niente di grandioso, ma rimasi fermo alcuni minuti a osservarli, emozionandomi per quella scena. I due sorridevano, il ragazzo le parlava e lei rideva, mettendo in mostra le evidenti rughe sul volto, lasciando trapelare una meravigliosa sintonia che forse un po' invidiai. Ripresi a correre, con quell'immagine davanti agli occhi e il suono di quelle risate che mi accompagnavano, e anche successivamente pensai molto a quella scena, chiedendomi perché ognuno di noi non può ritrovare la felicità nel compiere queste piccole azioni dal valore inestimabile. Pubblicata su Instagram, sotto forma di storia di cinque secondi, avrebbe avuto di certo effetto, un forte impatto emozionale. Eppure, quel ragazzo sembrava fregarsene di avere l'“approvazione'', sembrava per lui non esistesse nient'altro che quella signora in sedie a rotelle. Il giorno seguente, tornai nello stesso posto, alla stessa ora, sperando di rivedere la scena, ma non senza fortuna. Anche nei giorni successivi passai di nuovo, ma non li ho più rivisti. Totalmente focalizzato su cosa potesse veramente, in maniera tangibile, far avvenire ciò che i miei amici non avevano compreso, non avendo poteri, né capacità particolari, né mezzi, ma solo una voglia che saliva sempre più, in quel momento capii che dovevo partire dal basso e avere la costanza di fare le cose in maniera impeccabile, senza distrazioni, anche a costo di rischiare. Quella piccola scena a cui avevo involontariamente assistito divenne la mia fonte di ispirazione: dovevo provare a ricreare quelle occasioni sotto forma di altre situazioni, in contesti e luoghi differenti, questo avrebbe fatto la differenza. Vivi delle tue parole vivi dei tuoi pensieri vivi dei tuo far. Non vivere come l'altro non vivere nel passato, ti frena e disturba. Non vivere nel futuro, è ansia. Il tuo ora ti fa capire che non c'è alcuna paura. Sei vivo. Puoi dare ossigeno al cervello. È questo il tuo momento ed è questo il momento in cui stai bene, laddove non esiste ansia. Rilassa la fronte. Respira la luce. Allarga le tue labbra. Vivi l'ora. E sii grato alla pace che c'è in quest'adesso. Il resto non dipende da te, quindi, Non controllarlo. Ora si fa sul serio, e quell'ansia, quella paura di fare le valigie e lasciare casa mi spaventa un pochino ma allo stesso tempo mi dà grinta, perché di cose da fare ce ne sono e ce ne saranno, ma di una cosa sono certo: darò valore a ogni singolo giorno, anche a quelli che sembreranno ostili, senza che lo sconforto prenda il sopravvento, anche se un domani la vita mi riserverà altre strade. Ora è tempo di essere quello che ho sempre sognato. È tempo di far prendere forma a tutti i miei progetti, concretizzare ciò che ho sempre desiderato, con le valigie piene di sogni e le gambe che non aspettano altro che avanzare verso quello che mi spetta.
“Finché porterai un sogno nel cuore, non perderai mai il senso della vita.” Mahatma Gandhi |
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